Ancora e ancora

Dove eravamo rimasti?

Cos'è successo ai due amici? Chi è l'uomo? E L'albero che centra? L'ignoto è la maggior paura. L'uomo emerge dall'ombra e va verso di loro. (67%)

Stasera si festeggia!

“Incredibile veramente.” sentenziò Zeno
“Davvero?”
“Ma sì: è tanto che ti impegni e finalmente hanno accettato il tuo progetto, la tua idea! Grande.” occhi lucidi di ammirazione guardavano Cosimo, memori di tante avventure da bambini.
“Il tuo aiuto è stato fondamentale.”
“Lo so, ecco perché mi hai chiamato con te, però il grosso l’hai fatto tu!”
“Hai ragione in effetti.” I due amici scoppiarono in una grossa risata.
Proseguì Cosimo con occhi di divertita sfida:”E se ripenso poi a quella volta del maiale…”
“Ancora no!” Cosimo non poté trattenere l’entusiasmo, ma un disperato Zeno:”Promettimi che non ne parleremo più per favore!”
“Va bene.”
Attimo di silenzio.
“Ma devo ammettere che ebbi un grande spavento.” Per l’ennesima volta quel giorno, la casa echeggiò della loro gioia.
“Basta, dobbiamo festeggiare!” sentenziò Zeno.
“Va bene, ci sto!”
“Serio? Non devo convincerti?”
“Rido.”
“Dai andiamo che è già passata l’ora di cena!”
“Sì, avviati alla macchina che arrivo.”
Zeno uscì fischiettando una vecchia canzoncina e Cosimo andò in camera da letto a prendere le chiavi di casa. Con tre passi fu al comodino di fianco al grande letto blu, afferrò il mazzo e quando alzò lo sguardo vide qualcosa: un gatto. Non un comune gatto però, perché questo stava in piedi su un bidone e dondolava la coda dal dorso ad in mezzo le gambe posteriori, ancora e ancora, lentamente. Dov’era il suo cane? Abbaiava sempre ai gatti, il suo cane. Il felino lo fissava imperterrito. Il rumore del clacson e Zeno lo riportarono alle sue urgenze:”Cosimoo!”
“Arrivo!” urlò in modo da farsi sentire e lasciò così il gatto, in piedi su un bidone, senza nessuno ad abbagliargli dietro.

Ogni fibra muscolare dei due ragazzi si contorceva ed anelava di potersi muovere, non importava verso dove, sarebbe bastato potersi muovere, ma l’aria era troppo pesante e li teneva ancorati al terreno e la paura, che aveva acquisito propria sostanza, gli impediva di distogliere lo sguardo da lui. Da quello. Una figura avvolta da una sottile cortina di vapore tutto intorno, che tuttavia non si dissolveva nell’aria, ma restava vorticosamente aggrappata al corpo, a definire una forma molto umana dai lunghi arti e da un corto busto, perdendosi poi in sé stessa: un immenso nero, nel cuore del suo petto. Gli occhi di Cosimo lo guardavano, lo guardavano avvicinarsi passo dopo passo, un lento incedere, con brevi pause. La figura era nera al buio ed nera alla luce. Il ragazzo non poteva non guardarlo.
“Cosimo…”
Il suono del suo nome gli rimbalzava in testa, ma non poteva proprio distogliere lo sguardo.
“Cosimo.” sussurò ancora Zeno. “Che stai facendo?”
Non capiva. Che stava facendo?
La figura, più nera e più vicina, stava facendo qualcosa con la testa e Cosimo non poteva smettere di fissarla, nonostante l’emicrania.
“Cosimo, smettila!” pronunciò imperioso Zeno, afferrando con forza il braccio dell’amico, che si destò come da un sogno profondo e guardò l’altro con paura.
“Ti stavi avvicinando!”
“Cosa?”
“Esatto, andiamocene!” Zeno girò i tacchi e diede fondo alle proprie forze, trascinando Cosimo, che girò ancora la testa e quella cosa era ancora là, ferma. Tra uno strattone e l’altro, Cosimo notò: due grandi palle bianche si erano schiuse sulla testa e lo tenevano a loro. Zeno ansimava e si spostava sempre più lentamente. La figura ricominciò ad incedere.
“Cosimo io non ce la faccio, sono stanco.”
“Zeno…”
“Cosimo, aiuto…” le energie lo abbandonarono, lasciandolo cadere rovinosamente a terra.
Cosimo riacquistò l’equilibrio in due o tre passi, afferrò l’amico per le spalle e quando accennò a tirarlo su, la vide eretta di fronte a sé, che piegava la testa su un lato. Una mezzaluna bianca si disegnò sotto quelle palle bianche e si allungò fin quasi a circondarle. Cosimo era immobile. La figura avvicinò ancora la faccia a quella di Cosimo, ma questo non ne riconosceva ancora alcun dettaglio: era solo nera. I muscoli tremavano in tutto il suo corpo, quando un anelito, un nuovo sussurro lo circondò, forse il sospiro di quello? Una voce antica e lontana, eppure vicina, attaccata, lo tirava a sé e lo avvicinava a quella mezzaluna. Un brivido gelido percorse tutto il suo viso ed lui aprì la bocca, a malapena pronunciando:”Fermo.” E quella testa dondolava e quegli occhi lo fissavano, lo tenevano fermo e la voce lontana, non più sussurro, era ora distinguibile, vicina e sempre più veloce. Il brivido sostò per un secondo sulla sua lingua, per discendere poi e perdersi dentro di lui. Lo sentiva vicino al cuore, su tutto il petto, sul busto, nelle braccia e nelle gambe, in tutto il corpo. La voce ora rideva e i dolori aumentavano.
Il freddo si spense e la voce ricominciò a parlare piano, lontana, remota. Il lampione che li sovrastava si spense e la mezzaluna si richiuse su sé stessa e gli occhi si fecero piccoli, più piccoli, più piccoli ancora. Buio. Cosimo inarcò la schiena all’indietro ed emise un lungo sospiro, prima di cadere tramortito e sfinito.
Una voce lontana, familiare:”Cosimo! Svegliati! Un altro pullman!” 

Che cosa è successo è Cosimo? Zeno come mai non è tramortito a terra, ma anzi cerca di destare Cosimo? Siano maledetti i gatti randagi...

  • Cosimo si sveglia ma l'autobus non si ferma. (50%)
    50
  • Cosimo non si sveglia e i due non riescono a prendere il nuovo autobus. (0%)
    0
  • Zeno sveglia Cosimo ed insieme prendono l'autobus. (50%)
    50

Voti totali: 4

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13 Commenti

  1. sarebbe figo se il titolo fosse stato “Ancora e Ancora”: sarebbe stato più ripetitivo e già metterebbe ansia (una roba tipo la forma-poesia)
    Comunque figo: mi sono iscritto così posso seguirti senza perdermi il link.

    • Tranquillo che l’essere un cliché dipende da come la materia è trattata alla fine.
      Credo che l’horror non nasca di fronte allo spaventoso in sé, quanto possa invece farlo quando realtà, fantasia ed ignoto (o, forse, è meglio “incomprensibile”) si incontrano di fronte agli occhi di un malcapitato (due malcapitati, in questo caso).

  2. Ciao Davide,
    Voto per la cosa che mi inquieterebbe di più: l’uomo che ricompare dall’ombra e va verso di loro.
    Incipit che parte bello spedito e che angoscia abbastanza; molto interessante. Sono curioso di dare una risposta a tutte le domande che hai posto alla fine del capitolo, vediamo dove arriveremo.

    Ciao, alla prossima

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