Ancora una mezzanotte

Passaggio di testimoni

Eccolo: lo schiocco dell’apertura del portone rimbomba per tutto il cortile. Il freddo è tagliente, lo dimostra il fatto che le mie mani sono martoriate dalle piaghe. Mia madre mi direbbe che sono un cretino, che ho cinquant’anni ed ancora non ho imparato a mettermi i guanti, a differenza di papà, a quanto pare. Lo vedo spingere il cancello del condominio e recarsi verso di me, somigliante più ad un fagotto di lana bianca che ad un uomo.

Mi avvicino sorridente, dandogli un’amorevole pacca sulla spalla con una mano e porgendogli il bastone con l’altra.

“Ti sembro forse un vecchio cazzone che ha bisogno di un bastone, sì?” mi sento rimproverare.

Decido di non rispondere, anche perché finge di non aver bisogno di sostegno ma poi si aggrappa con forza al mio braccio.

“Facciamo poco casino, la mamma si è addormentata! Sono uscito di nascosto!” mi bisbiglia con un ghigno divertito.

Il furgone è parcheggiato davanti al bar all’angolo, sono riuscito a farmelo prestare da Luca, il figlio dell’ortolano di zona, in nome della lunga amicizia che ci lega da quando siamo ragazzini. Mi sembra incredibile che sia riuscito a portare papà fuori di casa per una sera. Sono passati un sacco di anni da quando siamo riusciti a passare un po’ di tempo insieme, e devo ammettere che per certi versi ho quasi dimenticato la sensazione che si prova nello scambiare due chiacchiere con l’uomo che ti ha cresciuto.

Con le mani in tasca cerco nervosamente le chiavi per premere la chiusura centralizzata ma, come ogni volta, mi perdo tra le troppe cerniere del giubbino e non ricordo dove le ho messe. Non che cambiasse molto, eh… Arei voluto stupire papà con un giochetto di prestigio del tipo “Guarda, si accendono le luci di quel bestione lì, un po’ come facesti tu quando ero adolescente e, venutomi a prendere in stazione, apristi una vettura spider che avevi preso in affitto solo per farmi felice!”.

“Dove mi stai portando, in metropolitana, guaglio’?” Borbotta papà dopo aver percorso sì e no duecento metri.

Gli rispondo con un’occhiata che chiede pietà.

Quando capisce qual è la situazione mi guarda con lo sguardo da bambino menefreghista, ma io in realtà so che sta mettendo a fuoco e che qualcosa dentro gli preme. Saliamo a bordo, si guarda intorno analizzando il furgone, e poi mi osserva con aria circospetta. “Fammi capire un po’ che cosa sta succedendo” comincia “Questo carro è la fotocopia di quello che mi hanno rubato una vita fa, soltanto un po’ più moderno. Dove vogliamo arrivare?” 

“Allora non sei rimbambito del tutto, dai!” lo schernisco.

“Vabbuò, e poi che cosa mi nascondi ancora? Lo sai che se è quello che penso… Puoi avere tutti i furgoni del mondo ma la mezzanotte di Capodanno io e te l’abbiamo sempre passata col botto, eh… Capisci a me!” Ed un sorriso furfante si appropria per un attimo di quel volto anziano.

“E secondo te il furgone lo prendevo in prestito solo per farti viaggiare più comodo?” Gli rispondo trepidante.

Allora partiamo; guido verso il centro della città senza una meta precisa. Il cielo è stato generoso di pioggia fino a poche ore fa e la strada è un’immensa distesa di asfalto coperto da pozzanghere, alcune delle quali troppo invitanti per lasciarle piatte e informi. Ne punto una piuttosto larga, affondo l’acceleratore e la attraverso completamente sollevando un’enorme campana d’acqua sporca che, non proprio casualmente, investe una congrega di giovani intenti a fumare in compagnia. 

“Ua’, li abbiamo allagati!” esulta papà, e mentre lo fa abbassa il finestrino, si sporge col il busto ed urla “Buon anno giovani!” soffocando tra tosse e risate.

“Papà!” lo ammonisco “Non è ancora il nuovo anno!”

“Ah no? Tu gli hai fatto la doccia con l’acqua zozza ed io mi devo preoccupare che non è ancora il nuovo anno? Mica crederai a quella storia che fare gli auguri in anticipo porta male!” E scoppia a ridere nuovamente.

“Comunque… Possiamo dire che hai quasi imparato a guidare, ma non dimenticarti che sarai sempre meno bravo di me!” aggiunge, provocandomi.

Un’idea è come una scintilla: è imprevedibile e rischia di provocare un incendio.

Freno, accosto, metto il freno a mano e scendo dal furgone. Mi avvicino alla sua portiera e lo intravedo guardarmi perplesso dal finestrino. Adesso vediamo se sei ancora capace a guidare, caro. Il pensiero non mi riesce nemmeno a balenare per la testa che quel maledetto pazzo si sposta sul sedile del guidatore, chiude la macchina dal dentro, e parte a razzo lasciandomi come un fesso sul marciapiede. Riesco a notare gli stop che si illuminano in lontananza, si avvicina in retromarcia quel tanto che basta per farmi credere di poter salire a bordo e, all’improvviso, tira ancora giù il finestrino, mi guarda e, con tutta la forza che ha in corpo, mi urla: “Scemooooo!” facendo un gesto di saluto con la mano, allontanandosi di nuovo.

Nel prossimo episodio:

  • La serata continua: cena e discorsi da padre e figlio. (40%)
    40
  • La serata continua: botti di Capodanno. (60%)
    60
  • Il papà rientra dalla moglie. (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

168 Commenti

  • Ciao Veners,
    E scusa per il ritardo mostruoso con cui commento il tuo racconto.
    E, quindi, se non ho capito male, è stato tutto frutto dell’immaginazione del protagonista, un sogno di riconciliazione ad occhi aperti che però si è scontrato contro la dura realtà di una parete bianca, orfana di fotografie più recenti? Eppure questo padre era così vivido, così verace, lo hai descritto che pareva fosse lì a dare dello “strunz” anche a noi 😉
    E’ venuto il magone anche a me, però non posso dirti se non BRAVO! Scritto proprio in grande, come grande è stata la tua capacità di accompagnarci in un viaggio fatto di sentimenti, incontri/scontri/malinconia. A volte viviamo senza renderci conto che le nostre azioni hanno un peso, che ogni giorno seminiamo un semino piccino che darà i suoi frutti, che facciamo scelte che ci portano in una direzione piuttosto che in un’altra. I rimpianti sono una brutta cosa accidenti!!!
    Veners, spero che tornerai a scrivere presto su questa piattaforma, perchè ho ancora voglia di leggerti.
    Un saluto,
    Cinzia

    • Buonasera Cinzia,
      Cavolo che bel commento! Ti ringrazio tantissimo per queste belle parole e per aver letto la storia. Come dico sempre, senza voi non riuscirei a migliorarmi e quindi siete una risorsa molto preziosa 🙂
      Ebbene sì, hai capito bene… Era tutta una fantasia scaturita dal fatto che, quando l’orgoglio maledetto prevale, tante volte le spese si pagano talmente tardi che rischiano di diventare un macigno. E non si può più spostare…
      Che dire: vorrei ringraziarti ancora perché sei stata molto gentile e mi ha fatto molto piacere averti come lettrice, sarò felice di continuare ad averti qui è a leggere le tue storie 🙂

      Buona serata, a presto!

  • Eccomi. Mi hai incuriosito con il tuo commento “a babbo morto” e ho pensato di leggere qualcosa di tuo. E bene ho fatto. Ho scoperto un autore bravo, con una bella fluidità e leggibilità della scrittura, e interessante per la sensibilità e per il tema trattato.
    Ti seguo in attesa di un tuo nuovo racconto.

    • Buonasera Napo,
      Apprezzo molto che tu abbia letto la storia e anche le cose che mi hai scritto. Detto da un autore di cui apprezzo molto la scrittura (tra l’altro mi troverai a spizzare le tue altre storie in questi giorni) mi fa molto felice e lo prenderò come un plus per provare a migliorare nei prossimi racconti.
      Grazie per essere passato!

      Alla prossima, ciao 🙂

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi