Ancora una mezzanotte

Dove eravamo rimasti?

Direzione... Amsterdam (60%)

XXX

Avrei dovuto capirlo dal principio.

È palese, e lo è sempre stato, che papà sia la persona più imprevedibile del mondo. Non mi stupisce molto il fatto che non abbia battuto ciglio quando si è reso conto di essere su un furgone, sfrecciando a centottanta chilometri orari, diretto verso Amsterdam. Una persona ragionevole si sarebbe preoccupata o almeno si sarebbe posta qualche domanda, ma lui non rientra in questa categoria e, così, appena aperti gli occhi e notato di trovarsi ben lontano dai confini italiani, non si è scomposto affatto. Si è limitato a sbiascicare un “Mi porti in gita? Azz! Svegliami quando arriviamo!” ubriaco di sonno, prima di voltarsi dall’altra parte e riaddormentarsi.

Avrei dovuto capirlo dal principio, appunto, che se un uomo anziano e folle ti chiede di entrare in un negozio di biciclette, ad Amsterdam, ti sta prendendo in giro oppure ti sta per raggirare. 

E quindi eccoci qui.

Vondelpark in bicicletta lo ricordavo meraviglioso dai tempi in cui ci ero stato con gli amici da ragazzo, uno dei luoghi più interessanti della città ma non al punto da inserirlo tra i “dieci motivi” che avevano spinto papà e me a decidere di tornare qui insieme, un giorno. Sicuramente tra questi non c’era il proposito di noleggiare un risciò con tanto di cabina posteriore dove far viaggiare, comodo e al calduccio, un uomo che ogni cinque minuti ti urla “Oh, guarda là che coscia! Rallenta! Fermati” o ancora “Uà, e vuoi accelerare un po’ che ci sta quella bella signora che corre più veloce di te e che mi sta ammiccando da un po’?”.

E dicono che la vecchiaia li rimbambisce!

Fa parte anche questo del ciclo della vita, no? In un certo senso glielo devo. Quanti figli non hanno mai desiderato di poter ricambiare con i propri genitori almeno la metà di quello che loro hanno fatto per noi? Anche se la mia situazione è un po’ diversa, sento di non riuscire a dar corda a quel sentimento di rancore che a tratti mi pervade quando penso che, tra la mia adolescenza e l’età in cui sono diventato davvero adulto, non ho avuto più modo di confrontarmi con la figura più importante di cui un uomo ha bisogno.

Necessiti di un mentore, di qualcuno che ti guidi durante la crescita vera, quella in cui ti trovi al cospetto di diversi bivi davanti ai quali non sai mai che strada prendere. E qualche volta decidi di restare fermo, come se a quel bivio ci fosse installato un semaforo rosso che non accenna mai a diventare verde, e tu sei troppo impaurito dallo scorrere del tempo per buttarti per strada ed attraversare. Poi, ad un certo punto, lo fai. Ti rendi conto che ormai è troppo tardi e che ti sei lasciato raccontare dai tuoi sogni la vita che avresti voluto vivere, inerme.

“Guagliò”, sento chiamarmi con tono delicato, “Accosta un po’, pausa!”

“Povero, non sarai troppo stanco?” gli rispondo sorridente.

“Strunz, e statti un po’ zitto” mi rimprovera, gesticolando disperato.

Dalla saccoccia comprata qualche sera prima, quando siamo arrivati, tira fuori una busta di cellophane, la osserva attentamente, la appoggia sulla panchina su cui ci siamo seduti, e mi guarda.

“Tu lo sai, io non sono capace a parlare. Sia nel senso che sono ignorante ma ancora di più nel senso che non sono mai stato bravo a dire le cose che vorrei esprimere” mi dice mentre, con calma, cerca nella borsa i suoi occhiali per poi indossarli.

“Ti ho preso un pensiero ieri sera, quando ho detto che volevo vedere lo spettacolo delle signorine nude. Approposito, se non te ne sei accorto significa che tu sei an..”

“Da nessuna parte, papà!” lo interrompo, paonazzo.

Mi porge il pacchetto al cui interno trovo una maglietta di taglia enorme con l’immagine stampata di un uomo, non più d’età florida, con uno spinello in bocca e un cappello hip hop in testa, probabilmente intento a ballare o a fare qualcosa che lo ricorda molto.

Non può essere.

Non posso vedere la mia faccia ma la immagino: di pietra, come tutte le volte che ho aperto un regalo ed ho cercato, invano, di nascondermi dagli sguardi altrui per scongiurare la possibilità di apparire impassibile. In realtà sono solo troppo felice per poterlo dimostrare.

Un pensiero.

Non sei il solo a non saper esprimere i propri sentimenti, papà.

“In base a cosa hai pensato che potesse starmi una maglia di questa taglia?” rompo l’imbarazzo.

“We, io te lo giuro, ho girato in più negozi mentre tu, a questo punto lo so, facevi il maiale a guardare gli spogliarelli, ma erano tutte taglia XXX” risponde, affranto.

“Papà!” esplodo in una risata senza tempo, “XXX è il simbolo di Amsterdam, lo trovi su tutte le magliette per questo! Non potevi chiedere ad una commessa?”

“Eh, è arrivato ‘o scienziato!” mi rimprovera, imbarazzato “E da quando parlo l’inglese?”

“Sei un fenomeno” sentenzio, abbracciandolo.

“Ah, papà. Dobbiamo tornare in città. Luca mi ha scritto un messaggio qualche ora fa dicendomi che domani ha bisogno del furgone” lo avviso.

“E che ci sono venuto a fare ad Amsterdam se non vedo nemmeno una tetta? Vafancul tu e la tua maglietta!” mi urla sorridente “E jamm!”.

I nostri viaggiatori sono di ritorno in autostrada ma non tutto va secondo i piani. Cosa succede?

  • Ad una stazione di servizio, durante la pausa caffè, il furgone è sparito. Qualcuno l'ha rubato! (75%)
    75
  • La polizia stradale, insospettita dalla strana coppia, ferma il furgone per un controllo. (13%)
    13
  • Un incidente. (13%)
    13
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168 Commenti

  • Ciao Veners,
    E scusa per il ritardo mostruoso con cui commento il tuo racconto.
    E, quindi, se non ho capito male, è stato tutto frutto dell’immaginazione del protagonista, un sogno di riconciliazione ad occhi aperti che però si è scontrato contro la dura realtà di una parete bianca, orfana di fotografie più recenti? Eppure questo padre era così vivido, così verace, lo hai descritto che pareva fosse lì a dare dello “strunz” anche a noi 😉
    E’ venuto il magone anche a me, però non posso dirti se non BRAVO! Scritto proprio in grande, come grande è stata la tua capacità di accompagnarci in un viaggio fatto di sentimenti, incontri/scontri/malinconia. A volte viviamo senza renderci conto che le nostre azioni hanno un peso, che ogni giorno seminiamo un semino piccino che darà i suoi frutti, che facciamo scelte che ci portano in una direzione piuttosto che in un’altra. I rimpianti sono una brutta cosa accidenti!!!
    Veners, spero che tornerai a scrivere presto su questa piattaforma, perchè ho ancora voglia di leggerti.
    Un saluto,
    Cinzia

    • Buonasera Cinzia,
      Cavolo che bel commento! Ti ringrazio tantissimo per queste belle parole e per aver letto la storia. Come dico sempre, senza voi non riuscirei a migliorarmi e quindi siete una risorsa molto preziosa 🙂
      Ebbene sì, hai capito bene… Era tutta una fantasia scaturita dal fatto che, quando l’orgoglio maledetto prevale, tante volte le spese si pagano talmente tardi che rischiano di diventare un macigno. E non si può più spostare…
      Che dire: vorrei ringraziarti ancora perché sei stata molto gentile e mi ha fatto molto piacere averti come lettrice, sarò felice di continuare ad averti qui è a leggere le tue storie 🙂

      Buona serata, a presto!

  • Eccomi. Mi hai incuriosito con il tuo commento “a babbo morto” e ho pensato di leggere qualcosa di tuo. E bene ho fatto. Ho scoperto un autore bravo, con una bella fluidità e leggibilità della scrittura, e interessante per la sensibilità e per il tema trattato.
    Ti seguo in attesa di un tuo nuovo racconto.

    • Buonasera Napo,
      Apprezzo molto che tu abbia letto la storia e anche le cose che mi hai scritto. Detto da un autore di cui apprezzo molto la scrittura (tra l’altro mi troverai a spizzare le tue altre storie in questi giorni) mi fa molto felice e lo prenderò come un plus per provare a migliorare nei prossimi racconti.
      Grazie per essere passato!

      Alla prossima, ciao 🙂

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