Fuga dall’incubo

La telefonata

Sento un debole suono in lontananza. E’ così familiare, eppure non riesco a capire da dove provenga. Ora sembra aumentare di intensità, si sta avvicinando. Adesso è forte, sempre più forte…
Apro gli occhi di colpo, attorno a me è tutto buio. Una flebile luce bluastra proveniente dal comodino attira la mia attenzione, mi rendo conto soltanto ora che il telefono sta squillando. Allungo di scatto la mano e lo afferro, il numero è sconosciuto ma rispondo ugualmente.
“Sanno dove sei, stanno venendo a prenderti”. La fredda voce dall’altra parte non aggiunge altro. “Dimmi chi sei”. Urlo. Non risponde nessuno, hanno già riattaccato.
In un istante scatto in piedi, sento il cuore che comincia a martellare nel petto.
Chi era? Come hanno fatto a trovarmi?
Non so cosa fare, cammino barcollando verso la parte opposta della stanza.
E se fosse una trappola? E se volessero farmi uscire allo scoperto?
Non riesco a respirare, mi manca l’aria. Ormai il cuore batte così violentemente che mi sembra di morire. Sento le gambe cedere e in un instante mi ritrovo a terra. Rimango li, immobile.
Chiudo per un attimo gli occhi, devo calmarmi. Non posso perdere il controllo proprio ora. Inspiro lentamente, trattengo l’aria per qualche secondo e poi espiro, sempre più lentamente.
Funziona, sento la nebbia che avvolge la mia mente pian piano diradarsi. Dopo qualche secondo sto meglio. Con le mani ancora tremanti mi asciugo il sudore che mi cola dalla fronte e lentamente mi rialzo. Vado dritto verso l’unica finestra e con cautela guardo attraverso le strette fessure della tapparella. Tre piani più in basso lo stretto vicolo di fronte alla palazzina sembra deserto, illuminato a malapena da un paio di vecchi lampioni che si spengono e riaccendono in continuazione lasciandolo per lunghi tratti completamente al buio. La visuale non è delle migliori ma non ho alternative. Rimango ad osservare per qualche secondo ma la situazione non cambia, nessun movimento. Forse ho ancora un po’ di tempo, loro non sono ancora qui.
Mi tolgo dalla finestra e corro verso il vecchio armadio di legno dall’altra parte del monolocale. Mi metto sul lato sinistro e comincio a spingere. Lo sento opporre resistenza e scricchiolare sempre di più man mano che aumento la forza ma non vuole saperne di spostarsi. Stringo i denti e spingo con tutta la forza che ho in corpo. Ecco, finalmente lo sento muoversi. Lo sposto di qualche centimetro, è più che sufficiente. Mentre prendo fiato apro il primo cassetto del comodino, afferro un cacciavite e mi chino sulla porzione di pavimento appena scoperta. Vado a colpo sicuro sulla piccola piastrella, la più consumata delle altre. Faccio leva con il cacciavite e in un attimo viene via. La busta di carta marrone è li, dove l’avevo lasciata. La tiro fuori dall’incavatura e con la mano rimuovo velocemente lo spesso strato di polvere che vi si è depositato sopra. La osservo per un istante, loro non l’avranno mai.
Un bip dell’orologio mi riporta bruscamente alla realtà. Sono le quattro di notte, è passato fin troppo tempo. Lascio tutto così com’è, devo andarmene immediatamente da qui. Indosso in fretta il giubbotto nero appoggiato alla sedia, infilo la busta nella tasca interna e mi dirigo alla porta.
Non la apro subito, appoggio l’orecchio e trattengo il respiro. Nessun rumore, nulla. Abbasso lentamente la maniglia e comincio ad aprire la porta, centimetro dopo centimetro, attento al minimo segnale di pericolo. Ancora nulla, sembra sicuro. Esco sul pianerottolo e vengo completamente avvolto dal buio. Non posso rischiare di accendere la luce. Richiudo la porta alle mie spalle e a passo incerto mi dirigo verso le scale. Pian piano i miei occhi cominciano ad abituarsi all’oscurità e comincio a vedere qualcosa. Lentamente riesco a scendere al piano inferiore, non si muove una mosca, il silenzio è quasi irreale. Continuo a scendere e arrivo al piano terra, riesco a vedere l’uscita in fondo al corridoio. Allungo leggermente il passo, la porta di vetro è ormai a pochi metri da me.
Sto quasi per toccarla ma mi blocco di colpo. Rimango li, immobile, come paralizzato. La sagoma scura di un uomo è apparsa al di là della porta. La maniglia si sta lentamente abbassando.

Sono nel panico, cosa posso fare?

  • Fingo di arrendermi e di portarli dov'è la busta per guadagnare del tempo. (18%)
    18
  • Affronto l'uomo faccia a faccia. (27%)
    27
  • Torno indietro da dove sono venuto, mi inventerò qualcosa. (55%)
    55
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20 Commenti

  1. Bel capitolo adrenalinico anche questo, bravo!!
    Mannaggia che curiosità! Anche per questo ho scelto che vediamo la cosa da un altro punto di vista….quello che mi viene da chiedere è: il punto di vista di chi?
    Devo aspettare un altro episodio per scoprirlo, accidenti 😉
    Buona domenica!

  2. Ciao Tales,
    incipit intrigante sotto tutti i punti di vista, sia per lo stile scorrevole, sia per il ritmo incalzante che per la densità di misteri da svelare. Mi è piaciuto molto!
    Voto per il faccia a faccia: essendo una porta a vetri mi pare tardi per fare dietro-front, e poi mica è detto che l’uomo dall’altra parte sia uno di quelli che cercano il protagonista 😉
    Alla prossima,
    Cinzia

  3. Direi che finge di arrendersi anche se…. 😉
    Ho letto questo incipit già ieri sera, a dire il vero, quando sei passato da me ho cliccato sul titolo e mi sono trovata qui dove ero già stata. Poco male, in questo modo l’ho riletto con calma, ieri sera non ero proprio in un luogo silenzioso… ahahahah
    Credo sia un incipit di attesa e di transizione, succede qualcosa, chiama qualcuno, arriva un uomo… non sappiamo ancora nulla, né chi sia l’uomo che arriva né chi sia lui, il protagonista e cosa nasconda, per cui le sfumature del giallo sono tutte lì, tanti tasselli da dipanare. Attendo 😉

  4. Ho scelto che torna indietro. È talmente scritto bene questo incipit da sembrare reale, come se quello che racconti fosse successo proprio a te (ovviamente spero di no, soprattutto se poi al protagonista succede qualcosa :-D) ma è un modo per farti i complimenti. Ti seguo!

  5. Ciao, letto il primo capitolo ho messo subito la tua storia fra le seguite 🙂 non sono un fan nè dei racconti in prima persona nè di quelli scritti con tante frasi brevi (le trovo veramente poco “fluide”) però c’è un gran senso dell’azione in questo incipit! La sensazione di imminente pericolo è trasmessa benissimo e c’è anche quella giusta dose di mistero che porta il lettore a voler continuare per sapere come mai il protagonista è in quella situazione 🙂
    Ah ho votato perchè lo affronti faccia a faccia: il protagonista non mi sembra assolutamente uno sprovveduto, magari è abile nella lotta!

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