Il mondo dell’impermanenza

L’amica ritrovata

Erano le otto e mezza, il webinar con Strasburgo si era prolungato oltre il prevedibile, domande e relative risposte avevano di gran lunga superato le sue più rosee aspettative.

Orgoglioso del successo, posò il portatile di servizio sulla scrivania, domani mattina avrebbe integrato la presentazione con le osservazioni di quel pomeriggio, prima di renderla disponibile sul sito della società con in calce il suo nome: Dott. Alessio Pastorelli.

Ebbene si! Ancora una volta la sua intraprendenza l’aveva premiato. Premere l’acceleratore sul progetto ARTE.MI.DE, l’aveva posto in una posizione di rilievo rispetto a colleghi e dirigenti, poco importava se per il momento aveva dovuto condividere i riflettori con il suo capo, Nevio Sarmini, pardon, Ing. Nevio Sarmini, da sempre incredulo e disfattista sulla riuscita.

Indossò il cappotto e strinse la sciarpa al collo, pronto per rilassarsi altrove dopo quella esaltante, ma faticosa giornata. A passo svelto si diresse alla porta automatica dell’ingresso principale, dandosi un’ultima occhiata prima di attraversarla.

Quel nuovo taglio armonizzava i suoi ribelli capelli castani donandogli, insieme alla barba incolta, un look accuratamente stropicciato. Forse non era bello, ma si piaceva.

Frugandosi in tasca afferrò il cellulare alla ricerca del messaggio che l’aveva piacevolmente sorpreso.

Nessuno potrà

vedermi né chiedermi

qualcosa – In sogno

verrò da te stanotte,

non chiudere la porta del sogno.

(Kakinomoto No Hitomaro)

Quell’ haiuku l’aveva ammaliato proprio come la prima volta, quando le labbra carnose di Chie, la sua compagna di corso, l’avevano decantato durante lo stage nipponico.

Quanti anni erano passati? Forse dieci.

Chie era ricomparsa due settimane fa con una telefonata di lavoro rivelatasi un’inaspettata sorpresa. All’inizio non si erano riconosciuti, persi entrambi nei rispettivi doveri, ma erano bastati pochi secondi, per far riemergere l’amicizia universitaria, sopita dalla vita.

Ricordava i lunghi capelli e i brillanti occhi neri capaci di rimproverare e sorridere ancor prima di proferire parola.

«Ma c’era altro!» esclamò ironico al suo volto riflesso nel finestrino della coupé rossa, ammiccante al suo arrivo.

Rilesse il luogo dell’appuntamento e impostò il navigatore. Era in una zona non molto distante dalla sua posizione, direzione Sesto San Giovanni, con un po’ di fortuna e senza rallentamenti per il traffico ci sarebbe arrivato velocemente. Dopo qualche semaforo, un paio di imprecazioni e innumerevoli sensi unici, accostò al ciglio del marciapiede e compose il numero.

«Alessio-san, onorata di sentirti, mi ha fatto molto piacere che tu abbia accettato il mio invito» rispose la melliflua voce di Chie.

«Sono contento di poterti rivedere, i tuoi giochi nipponici mi fanno ancora uno strano effetto» disse ridendo imbarazzato all’apparecchio.

«È passato un po’ di tempo, ma avremmo modo di parlare quando mi raggiungerai» aggiunse la donna impostando la voce su un tono più naturale.

«Credo di essere arrivato, via XX settembre, 110/a. Porta scorrevole bianca e portiere all’ingresso».

«Giusto, sali al decimo, interno 4 a sinistra dell’ascensore. Sul campanello “Strecchetti”, ma ti aspetto sulla porta» e Chie riattaccò.

Alessio Pastorelli cercò il primo posto libero, espose il tagliando del parcheggio e si controllò nello specchietto retrovisore, annusò l’ascella, sospirò nel palmo della mano a conca e pur non trovandovi la perfezione si accontentò. Primo: era uscito tardi dal lavoro, secondo: era l’appuntamento dopo dieci anni e due telefonate nelle settimane precedenti, non voleva permettersi aspettative.

Quando l’ascensore si aprì, sulla porta, Chie indossava un kimono finemente ricamato nei colori del verde e dell’azzurro che pian piano degradavano verso il bianco all’altezza delle spalle. L’obi blu stringeva una vita filiforme che gli anni, almeno apparentemente, non avevano modificato.

Alessio si maledisse per non aver fatto una doccia, ma sorrise alla sua vecchia amica, che allargò le braccia e lo salutò stringendolo e baciandolo delicatamente sulle labbra.

«Felice di vederti» sospirò Chie.

«Non sai io» rispose l’uomo toccandosi nervosamente il naso.

«Accomodati pure».

L’appartamento era elegantemente rifinito con mobili moderni in grado di esaltare pezzi di antiquariato scelti con cura e capacità. Nulla sembrava lasciato al caso dalle porcellane giapponesi alla stanza da letto, dove sul tatami si adagiava un ampio futon, dal kakebuton nei colori del rosso e dell’oro. In quel tour dell’appartamento, Alessio soppesava pensieri contrastanti, riaffioravano nella sua mente ricordi da tempo accantonati.

«Vivrò qua per tutto il tempo necessario alla realizzazione del progetto ARTE.MI.DE, in un certo senso saremo di nuovo colleghi» disse sorridendogli e offrendogli un calice di prosecco, «serviti pure» aggiunse mostrando con la mano un piccolo buffet sul tavolo «mi piaceva rivangare il nostro viaggio in Giappone, ma uscire in kimono per Milano è troppo, mi cambio e andiamo a cena.»

In ogni giallo che si rispetti, c'è almeno un omicidio e questo racconto non fa eccezione. Narriamolo,

  • attraverso gli occhi del giornalista, a cadavere freddo. (25%)
    25
  • attraverso gli occhi dell'assassinato, fino alla chiusura definitiva. (30%)
    30
  • attraverso gli occhi dell'assassino. (45%)
    45
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

267 Commenti

  • Ciao, MrsRiso.
    Un bel finale, molto coinvolgente, commovente.
    Alessandro che si stringe alla ricerca dell’eco dell’abbraccio di poco prima è struggente, basterebbe da sola a farci sentire il suo amore e la sua disperazione.
    Brava! Lo sai già, mi piace come scrivi e ti leggerei volentieri più spesso.
    Solo una cosa, in questo finale, mi disturba un po’: ma la valigia che ha portato in cimitero, cosa diavolo c’era dentro? 😀 😀 😀
    Ciao, a presto, spero.

    • Grazie per i complimenti!
      Visto che la storia è finita, ti “spoilero” un po’. La valigia era il mio futuro, se l’opzione fosse stata scelta, l’avremmo aperta. Un abbozzo della storia che doveva essere esiste, quindi ti svelo cosa ci sarebbe stato dentro, ma non il loro utilizzo, quello lo lascio alla tua fantasia!
      La valigia conteneva: un cappotto bianco, un bisturi, un pugnale rituale, la foto dello stage con i volti cancellati e una tutina da bimbo di un mese.
      Spero di averti accontentato almeno un po’.
      Alla prossima

  • Un finale con uno sguardo introspettivo, intimo, sentimentale e passionale.
    Un finale dedicato al povero Alessandro, su cui abilmente hai direzionato i riflettori, mostrandolo come: la vera “vittima” di tutta questa storia.
    Mi è piaciuto, brava.
    Complimenti 🙂
    Aspetto il tuo prossimo racconto!
    Un saluto

  • Ok, il finale mi ha lasciato un po’ meh; sarà perché io non amo finali simili, ma devo dire che, a differenza di altri che ho letto, almeno ha un senso. Tutte le cose sono tornate al loro posto come mi aspettavo: l’attesa è valsa 🙂

    Ci vediamo alla prossima storia 🙂

    Ciao 🙂

    • Grazie per l’attesa è valsa, un po’ mi scagiona!! 🙂
      Il finale doveva lasciare un po’ nel dubbio, ci sono cose non dette in questa storia, ognuno è libero di riempirle come crede.
      E’ stato un piacere averti tra i miei lettori, alla prossima storia, ma non a breve!
      Ciao!

  • Ciao MrsRiso.

    Presente. Più che altro perché m’incuriosisce la reazione di Alessandro al momento.

    Ok, ufficialmente non sono più preoccupato. Sono letteralmente stupito da questo episodio, più che altro da me stesso che non me l’aspettavo. La valigia è ovviamente un elemento nuovo e originale, ma tutto il resto potevo immaginarlo e invece no, mi hai stupito lo stesso. Brava. Grazie.

    Attendo il gran finale.

  • Certo che è inquietante quel sorriso sull’ingresso del cimitero… (valigia compresa)
    “Doveva sembrare un giorno come gli altri…” – spietata e calcolatrice come sempre.
    Che dire, in questo capitolo Mrs.Riso mi hai messo davvero paura.
    Sei entrata nell’anima e nella testa di Chie in modo spaventoso.
    Opto per il presente.
    Ciao

  • Presente, non stacchiamo.
    Ma cosa c’è un quella valigia – pesante! – che porta come tributo a una persona amata?
    La siringa dentro un maglione ben piegato, tutto era pianficato da tempo, compreso il suicidio.
    Bello.
    Ciao, ci vediamo per il gran finale!

  • Buonasera MrRiso, sono della squadra del “presente”.. La curiosità del come va a finire è forte. Finale molto ben condotto, amaro e inevitabile. L’amore non ce l’ha fatta, le rose sono appassite per sempre. Però c’è ancora una puntata, e chi leggerà, saprà. Io leggerò di certo.A presto!

  • Ciao MrsRiso,
    un bel capitolo, sulla strada della conclusione. Ho notato due refusi: trombe anziché tombe e porteria anziché portiera, potrebbe dipendere dalla voglia di concludere? A me succede, quando il racconto è in dirittura di arrivo non vedo l’ora di finirlo per cominciarne uno nuovo 🙂
    Ho votato per il futuro, nella speranza che Chie possa essere salvata anche se non so se, per lei, sarebbe un bene.
    Aspetto il finale e ti auguro una buona domenica.
    Alla prossima!

    • Oltre ai refusi che indichi, io rileggendo dopo aver pubblicato ne ho trovato un altro: rilesso al posto di riflesso. Non è stanchezza o voglia di finire semplicemente io non li vedo, certe volte leggo ciò che vorrei ci fosse scritto…mi servirebbe un correttore di bozze!!! 🙂
      Per le conferme ti rimando all’ultimo capitolo.
      Grazie a alla prossima!

  • Futuro.

    Secondo The Incipit c’era un pareggio tra l’indagine e Chie, però abbiamo visto solo Chie… “accidenti ai caratteri”? 😉

    In questa storia ci sono dei punti che mi lasciano perplessi, ma vediamo se tutto torna nel capitolo finale 🙂

    Ciao 🙂

    • La parità era impossibile da conciliare come chiederebbero le regole, ho tentato di portare il risultato dell’indagine in scena, dici che poco? 🙂
      Il capitolo finale, sopratutto se come dici tu è futuro, dubito che possa chiarire qualcosa, mi farebbe piacere sapere cosa non ti convince potrebbe essere un modo per identificare pezzi che ho scritto con minore chiarezza.
      Grazie per l’aiuto che vorrai darmi, alla prossima

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi