Le vite di Ulisse

Alzarsi presto allunga la vita

Nevio smorza uno sbadiglio nel palmo della mano.

Con sguardo esperto e annoiato controlla la situazione: nelle ceste, cornetti e paste aspettano di essere disposti nella vetrina del bancone, così come il pane della prima sfornata. Anna se ne occuperà arrivando.

Sono le sei, l’ora di una pausa.

Mentre raccomanda all’apprendista di sorvegliare il forno, si serve un caffè, doppio e ristretto, non lo beve che così. Esce dalla porta di servizio senza dimenticare di prendere le sigarette.

Il cielo comincia ad illuminarsi ma la temperatura è ancora bassa nel vicolo, il contrasto con la calura rovente del forno assale Nevio facendolo rabbrividire, ma non è una sensazione sgradevole: lo fa sentire vivo.

È stanco. Da più di quarant’anni si alza alle tre di mattina, sette giorni su sette, per sgobbare in un caldo soffocante. All’ora in cui gli altri escono dal lavoro e cominciano a vivere, lui, esausto, se ne va a letto.

Una vita intera: bambino, aiutava già il padre in bottega. Per questo non ha mai voluto che i suoi figli lavorassero con lui. Ancora qualche anno e poi venderà tutto, ha già cominciato a fare progetti.

Spegne il mozzicone sulla suola, gli occhi fissi sulla tazza vuota: non ha più scuse per prolungare la pausa, se non la poca voglia di rientrare.

Con le mani callose si massaggia le braccia nude.

«Don Nevio, ce l’avete una sigaretta?»

Il fornaio sorride all’uomo che gli si avvicina.

«Già alzato, Ulì?»

«Fa freddo da me, diciamo che manco di riscaldamento in inverno e di condizionatore in estate». Ride, mostrando una bocca in cui mancano all’appello diversi denti. Gli occhi, di un marrone chiaro al punto da sembrare giallo, si confondono nel cuoio rugoso e screpolato del volto. «Ma ad alzarsi presto si vive di più. Lo sapete bene, voi, Don Né»

L’interpellato fissa il cielo che si schiarisce sempre più.

«Non lo so, Ulì, stavo proprio pensando che non l’ho vista passare, la mia vita: tutta sprecata in un forno a impastare e cuocere»

«Ma che dite, sprecata, che idea. Volete che vi racconto un fatto passato?»

Il fornaio dà una rapida occhiata all’orologio. «Il ragazzo può sbrigarsela ancora per un po’, aspettate, vado a cercarci un paio di caffè, e il giaccone».

Addossato al muro con la tazzina calda stretta in una mano, la sigaretta nell’altra, Ulisse ha lo sguardo lontano.

«Da moccioso, la mattina lavoravo per un contadino. Mi alzavo che faceva ancora notte: davo una mano per la mungitura, dalle cinque alle sette, poi rientravo a sciacquarmi l’odore delle bestie e cambiarmi, prima di andare a scuola.

Odiavo alzarmi così presto per faticare, però adoravo la colazione che mi davano al lavoro: latte appena munto e pane di segale scaldato sulla stufa a legna. Ci credete che mi ricordo ancora il sapore?

Una mattina, piuttosto una notte, vista l’ora e il colore del cielo, pedalavo diretto al lavoro, quando ebbi bisogno di pisciare. Lo so, urinare è più elegante, ma l’urgenza è uguale.

Ero poco lontano dalla chiesa del paese e mi garbò l’idea di farla lì. Avrò avuto dodici anni, magari dieci, non fumavo ancora, ed ero già un mangiapreti.

Posai la bici, diretto alla soglia della chiesa. C’era una cassetta da frutta piena di stracci che miagolavano.

Pensai che magari un paio di gattini potevo portarmeli a casa di nascosto da mio padre. Ma il cucciolo era uno solo ed era umano.

Cacciai un urlo, un bestemmione, ve lo immaginate, caricai la cassetta sulla bici e corsi in paese dall’unico che era già al lavoro: il fornaio. Nel caldo del retrobottega, lui e sua moglie cambiarono le fasce alla creatura, era una bambina.

Aspettando il dottore, mi diedero una pagnotta calda e un bombolone alla crema, il primo della mia vita! Tornai a lavorare che mi era persino passata la voglia di fare pipì.

Se non fossi passato da lì a quell’ora, forse la creatura non si sarebbe salvata.

Chi l’aveva messa là voleva affidarla ai preti, ma doveva essere forestiero perché in quella chiesa un parroco non c’era. Ci facevano solo messe importanti: funerali, matrimoni, e veniva il prete della città. Il resto del tempo la chiesa era vuota, ci andavano le vecchiette a pulire e tenere in ordine una volta al mese.

Lo vedete, alzarsi presto allunga la vita, anche quella degli altri. Pure la voglia di pisciare, mi direte voi – aggiunge ridendo. Lo sguardo di nuovo presente, i suoi occhi sondano quelli di Nevio. – Era un brav’uomo, il fornaio. Se la sono adottata, quella bambina, lui e sua moglie. Alzarsi presto per preparare il pane non è una vita sprecata, Don Né, non lo dovete pensare.»

Il fornaio si stringe nel giaccone, pensando che è grazie al suo mestiere e alle levatacce che ha conosciuto Anna. È con una ciambella a forma di cuore che le ha offerto il proprio.

Pensa a tutta le persone che da anni cominciano la propria giornata addentando le sue creazioni.

«Avete ragione voi, Ulisse, avete fame? La volete una focaccia?»

«E chi la rifiuta, però non me la regalate, ditemi cosa posso fare per darvi una mano»

«Me l’avete già data, Ulì, ma venite, qualcosa da fare si trova sempre».

Nel prossimo capitolo, se vi va, seguiamo Ulisse. Dove?

  • All'uscita dal forno di Nevio (29%)
    29
  • Al bar (29%)
    29
  • Nella sua "casa" (41%)
    41
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401 Commenti

  • Se le seconde occasioni si dovessero meritare…

    Che bello rileggere la tua storia dal principio e scoprire questo finale! Un finale che mi è piaciuto perchè non è scontato, anzi!
    Credo che tu sia stata molto attenta nell’offrirci un personaggio che, anche se pronto a raccontare aneddoti, ha sempre tenuto nascosti i suoi ricordi più intimi… e sul finale scopriamo il motivo di tale atteggiamento. Poni delle belle questioni… Ulisse va perdonato o si merita una vita ai margini? Ulisse potrà ricominciare ad amare qualcuno? Ulisse sarà capace di scegliere una vita lontana dai rimpianti?
    Non era facile raccontare la vita di Ulisse. Eppure l’hai fatto con tanto garbo. Sei stata bravissima. È stato un piacere poter ritrovare la tua storia.
    Perdona l’assenza. Sento sempre la mancanza di una buona lettura, quando si crea troppa distanza tra me e quello che mi fa stare bene.
    Ciao Befana, a presto 🙂

    • Grazie!!!
      Che bel commento, è tutto quello che dici tu e anche: Ulisse saprà perdonare se stesso, ne ha il diritto? Abbiamo sempre diritto a una seconda occasione? E perché non l’avremmo? E chi lo decide?
      Secondo me la vita è fatta di tante domande, quelli che pensano di avere tutte le risposte e il giudizio facile non mi convincono.
      Ciao, manchi qui ^^

  • Ulisse è il tipo di personaggio “ammaccato” che mi è caro e la sua storia di redenzione (redenzione perché ha capito i suoi errori) l’ho trovata realistica e ben descritta.
    Ma, contenuti a parte, apprezzo moltissimo la forma, mi azzardo a dire che ti leggerei anche se scrivessi la lista della spesa 😉 (però non prenderlo come un suggerimento per il tema del prossimo racconto 🙂 ).
    Brava Maré

    • Ahah, grazie, i tuoi apprezzamenti mi lusingano sempre, questa volta poi la “lista della spesa” mi è sembrato un ottimo “contrappasso” in positivo: la prima pagina di mia creazione che ho letto a mio marito (era l’incipit della storia di Zombie) gli provocò questa reazione: «È scritto come una ricetta di cucina, un elenco piatto e funzionale», o giù di lì.
      Il fatto che gliene avessi dovuto fare una traduzione rapida ed estemporanea non attenuava interamente l’amarezza di ricevere un tale commento. Insomma, per dirti che per fortuna esistono i siti di scrittura, perché se si dovessero ascoltare solo le reazioni degli intimi…
      Io però vorrei poter di nuovo leggere qualcosa di tuo, egregio^^
      Ciao

  • So di aver letto i primi capitoli, ma la rilettura al completo ha il suo fascino. Il bello è tutto lì, riga dopo riga, parola dopo parola, nella ricerca della prossima sfida di Ulisse, che poi ha scelto di vivere ai bordi.
    Il finale lascia aperta la porta alla speranza e a chi, come me, vuole vederci qualcosa di buono e di possibile.
    Davvero un meraviglioso raccconto..
    Complimenti…
    Alla prossima storia.

    • Se mi dici che leggendo tutti i capitoli di seguito il filo tiene ne sono più che felice, in fondo è la cosa più difficile con un racconto costruito una pagina alla volta. Io non ho ancora osato rileggerlo tutto insieme, lo farò tra qualche settimana.
      Grazie, Mrs, a presto

  • “In strada aveva trovato altri come lui: ognuno con una storia diversa ma come lui non avevano più nulla, nulla si aspettavano. Bevevano per dimenticare, bevevano per ricordare, per sopravvivere, o per non farlo”.
    Grazie Marezia per la tua storia, il cui finale mi ha appena fatto scendere due lacrimoni. Non sono per niente d’accordo con ivano51, anche se posso forse capire il suo punto di vista; abbiamo tutti amato Ulisse per 9 capitoli, e il racconto della sua vita non dovrebbe farci cambiare idea su di lui così radicalmente.
    Da quello che ho potuto capire grazie al tuo racconto, Ulisse era uno spirito libero e se Pernilla non avesse insistito lui non si sarebbe mai fermato per mettere radici – e quindi non avrebbe cominciato a bere così tanto, o ad essere violento. Sto dicendo che è colpa di Pernilla? No! Assolutamente no, e Ulisse lo sa bene. Ma, «se le seconde occasioni si dovessero meritare»…
    Ora Ulisse deve solo capire che tipo di seconda occasione vuole: una con sua figlia, una nuova vita, l’affetto non perduto di Nevio, Gianna e gli altri.

    Ti ringrazio tanto 🙂 A prestissimo!

    • In realtà c’era anche un passaggio successivo in cui lei gli diceva che non lo teneva prigioniero poteva partire, ma non lo aveva mai fatto. Volevo fosse chiaro che era comunque una scelta sua, quella di prendere il positivo della famiglia, l’amore, il riconforto, ma rifiutarne gli obblighi.
      Ho dovuto scremare (in prima stesura l’ultimo capitolo superava largamente i 7000 caratteri!), ma volevo fosse chiaro che le colpe erano solo sue.
      Ora anche il perdono deve essere suo, ma perdonare se stessi è spesso più difficile che perdonare gli altri. Mi piaceva il fatto che capisse che qualcuno di nuovo poteva avere bisogno e voglia della sua presenza. Nonostante tutto.

      Grazie, Chiara, a presto

  • Ciao Befy,
    davvero molto triste il passato di Ulisse… Il finale è aperto, ma mi piace pensare che il nostro protagonista riuscirà a dare una svolta alla sua vita.
    Per quanto riguarda la narrazione, non mi è piaciuto il passaggio continuo dalla prima alla terza persona… Ho dovuto rileggere qualche volta le frasi perché, preso dalla scorrevolezza del racconto, intendevo una cosa per un’altra.
    Per esempio:

    «Sperava che ne avrei sentito il bisogno anche io, povera Perni. Rientravo alla fine di ogni contratto, carico di regali e di storie».
    Poi ripartiva.

    «Sperava che ne avrei sentito il bisogno anche io, povera Perni. Rientravo alla fine di ogni contratto, carico di regali e di storie.
    Poi ripartivo».

    Se fosse stata una parte recitata avrebbe funzionato benissimo, ma qui il contrasto tra la voce di Ulisse e quella del narratore è davvero minimo.
    Ecco, l’unico difetto di 10 capitoli. Sono un pignolo 😛
    Nel complesso una bella storia davvero.
    Ciao Befy, a presto! 🙂

    • Ciao, Christian,
      l’alternanza di discorso diretto e indiretto è stata una scelta quassi obbligata nel momento in cui ho deciso di iniziare il capitolo a confessione avvenuta e di riassumerne i contenuti. Trovavo che tutto in monologo id Ulisse facesse pesante e poi cosi potevo sintetizzare.
      Il passaggio che citi, credo di avere tolto e messo il “prima di ripartire”, “poi ripartivo” dal virgolettato almeno tre volte. La versione che ho scelto era la mia preferita, ma probabilmente hai ragione tu.
      Il fatto che tra i lettori ci sia chi accorda subito il perdono a Ulisse e chi glielo neghi definitivamente vuol dire che sono riuscita a fare di lui un personaggio né tutto buono né tutto cattivo. Ne sono molto felice, ci tenevo.
      A presto (nella misura in cui ho da poco commentato il tuo racconto, a prestissimo^^)

  • Ciao, mi è crollato il mito di Ulisse, mi è stato simpatico per nove capitoli, adesso mi risulta solo un fallito, e della peggior specie. E’ proprio il tipo di uomo a cui non perdonerei nulla, un peso per la società, dopo esserlo stato per due donne che lo amavano, la moglie, e soprattutto la figlia. Spero che scompaia, per non far del male ancora a qualcuno. Ecco, dopo lo sfogo ti auguro una Buona Domenica

    • Per fortuna che Ulisse non esiste, e che non ha incontrato te ma Nevio nel peregrinare del suo racconto 🙂
      Volevo fare di lui un essere umano fatto di colpe ma anche di qualità, né tutto buono né tutto cattivo.
      Io faccio sempre fatica a giudicare in modo definitivo, e sarei un pessimo magistrato, la condanna è una cosa che mi riesce profondamente difficile, ma ognuno ha la propria sensibilità. Era lo scopo del mio finale: che ognuno decidesse la propria interpretazione.
      Grazie, Ivano della tua presenza costante e sempre partecipe
      A presto^^

  • Befana!!!
    Ecco, mi son spuntate due lacrime agli occhi, e ho tirato un sospirone….Alla fine, parlando di sé stesso, Ulisse ci ha accoppati tutto d’un botto!
    Che dire: una storia dell’anima, una storia di sbagli e, forse, di redenzione.
    Mannaggia, i finali aperti non mi sono mai piaciuti, ma per il tuo racconto non saprei immaginarne uno diverso.
    Va bene così, è giusto così.
    Brava e grazie per le emozioni che ci hai regalato.
    E, spero, alla prossima 😉

    • Bé, in fondo è aperto ma non poi cosi tanto, almeno Ulisse sa che c’è gente pronta a accettarlo con le sue colpe e a offrirgli perdono e affetto. Se poi sia lui pronto a perdonarsi e ricostruirsi, credo gli ci vorrà tempo per deciderlo.
      Grazie, Cinzia, ci rileggiamo tra i tuoi vecchietti o tra le righe del mio prossimo incipit, chissà

    • Lo so, ma se era davvero colpevole di omicidio anche se colposo lasciava meno spazio per il perdono, sia da parte degli amici che suo personale.
      Sul tuo dubbio sul compassionevole, ce l’ho anche io: volevo un personaggio né buono né cattivo, imperfetto, difettoso e incerto, umano insomma.
      Troppo facile voler bene agli eroi senza macchia e senza paura.
      Grazie, Mr Smit ^^

      Ma le avventure di Luca Moh & co, quando ritornano?

    • Ma come, mi avevi scritto “ti dico dopo il finale” e mi dici solo questo? ^^
      All’inizio non avevo capito la cosa del distruggere (tra l’altro mi pareva aver scritto solo cose positive sul tuo racconto, le mie critiche al carattere di Gemma non concernono certo la qualità del racconto. ^^)
      Poi ho letto il tuo messaggio e ho capito: l’ultimo capitolo l’ho letto praticamente subito dopo la pubblicazione, mi è piaciuto molto (anche il sicario cinese, molto “esoso” come si diceva ai miei tempi, ma perfetto nell’atmosfera cinema d’azione del racconto). Non ho commentato perché non avevo nulla di intelligente da dire (lo so che a volte la cosa non mi ferma, ma stavolta sì) e non sapevo cosa votare, non sapevo scegliere tra le opzioni. Tutto qui.
      Vado a leggere il nuovo capitolo, ciao A. ^^

  • Ciao Marezia
    Qualcuno ha detto che ognuno di noi ha a che fare, nel proprio carattere, con almeno uno dei peccati capitali. Per il protagonista del tuo racconto è l’accidia. Tul l’ hai saputo mostrare molto bene: sensibilità, osservazione puntuale e…la giusta “tecnica” che non guasta mai.
    Ti rileggerò di nuovo con piacere 🙂

    • Interessante, tu ci vedi l’accidia?
      Forse, io lo vedevo più come una insofferenza a impegnarsi, a sopportare il peso di sapere che qualcuno conta su di te, che hai degli obblighi, non puoi prender su e scappare quando vuoi. Un senso deformato della libertà, una forma di immaturità cronica, che nel caso di Ulisse, miscelato a un radicato debole per la bottiglia. In fondo era quello che volevo, fare di ulisse, un essere umano magari con più difetti che qualità ma piuttosto normale, come non ci voglia poi molto per gettare via la propria vita. E la grande domanda: le seconde occasioni si devono meritare?
      Ciao, Maria, sto tentando un netto cambio di genere per il prossimo, quasi un salto nel buio 🙂 per ora seguirò le avventure della tua cicala

  • Quando ho letto dell’incidente ho subito pensato che la figlia fosse morta. Brava, ferite e fratture ma nessun morto, sarebbe stato ancor più atroce per Ulisse.
    Sui sequel sono d’accordo con Napo, anche se questa storia si presterebbe benissimo, se non altro per ciò che Nevio gli ha suggerito.
    Complimenti e al prossimo racconto 🙂

    • No, no, i sequel proprio non mi si addicono ^^
      Ho esitato, ma aver ucciso la propria figlia, seppur non intenzionalmente, avrebbe cambiato tutta la storia.
      Sarebbe riuscito a affrontare gli anni di prigione senza togliersi la vita? Ci sarebbe una speranza di ricominciare per lui? Mi sembrava meglio un colpa grave e saper di aver sfiorato l’irreparabile, ma senza averlo commesso.
      Grazie, Danio, al prossimo incipit, tuo o mio ^^

  • Mi piacciono i finali aperti perché lasciano al lettore la possibilità di “scrivere” il finale secondo la propria sensibilità. Non mi piacciono invece i sequel e la serialità in genere, ma con te questo rischio non c’è.
    Sei uno di quegli autori che mi fa tornare la voglia di scrivere, ma saprò resistere.
    Sarò tra i tuoi lettori, quando vorrai.

    • Ah no, “Ulisse 2 la vendetta” non vedrà il giorno ^^
      Tu non hai più voglia di scrivere, invece a me tutti i bei commenti ricevuti qui mi danno la voglia di provare a vedere se un pubblico più vasto apprezzerebbe la mia scrittura, ma ogni volta che provo a scrivere “in libertà” finisce che mi perdo o che il resultato mi delude e riesco a scrivere in un modo che mi soddisfa solo qui su TI.
      Questo per dire che il prossimo incipit arriverà presto.
      Ciao

      • Ti dirò, se riesci a scrivere con piacere solo su TI, resta su TI. Scrivere un racconto interattivo è come fare l’amore, scrivere un romanzo è invece come portare avanti una gravidanza: gioia ma anche ansie e paure fino a quando non “nasce” e anche dopo.
        Certo sarebbe interessante per te capire se “reggi” oltre le cinquantamila battute (per meglio dire su una lunghezza di almeno centosessantamila battute).

        • Bé con la differenza che quando partorisci il pupo ti piace e questo ti basta, un libro vorresti comunque piacesse anche a qualcun altro. 🙂
          Scrivo anche altrove, ma mi rendo conto che il sistema interattivo capitolo dopo capitolo mi piace parecchio, sto pensando di riunire alcuni dei racconti di cui sono più soddisfatta e la maggior parte sono nati e cresciuti qui.
          Quanto al romanzo, per ora è ben lungi dalle mie capacità: le mie storie mancano un po’ di “intreccio”, non sarai tu a contraddirmi. ^^
          Ma mai dire mai. Ciao

  • Rieccomi, befana.
    Ulisse ha ‘confessato’. Mi dà l’impressione di averlo fatto non per trovare comprensione, per far comprendere agli altri la pena che sta scontando. Mi fa pensare molte cose, anche a quanto questo ergastolo autoinflitto non sia un modo come un altro per rimanere egoisticamente libero. Scusa, non è che voglio male al tuo Ulisse, tutt’altro, mi sembra così vero nelle sue azioni che mi viene naturale indagarle in profondità. 🙂
    No, non accetterà l’offerta, non ce lo vedo proprio 😀
    È stato bello leggerti, è bella la tua storia. Mi piace pensare che i tuoi protagonisti non siano poi così distanti dalle mie combriccole di bambini discoli ma tutto sommato buoni. Ma perché per i bambini è così facile perdonarsi? Sarà che non si prendono troppo sul serio?
    Ciao, grazie per questa storia, buona serata!

    • Ma figurati, mica devi scusarti: cerco di scrivere come mi piace leggere, amo i finali non eccessivamente vaghi ma nemmeno troppo definitivi, dove chi legge può interpretare e immaginare le scelte e il futuro dei personaggi, soprattutto se li ha amati. Sembra essere il tuo caso con Ulisse, ne sono felice.
      Non volermene, ma trovo che la tua visione dei bambini sia un po’ idealizzata, ho visto e vedo ancora bambini coltivare, esercitare e compiacersi di una cattiveria assoluta, quando non ferocia o crudeltà. I bambini sono assoluti in molte cose, non tutte buone. E hanno molti meno filtri scrupoli e autocontrollo degli adulti.
      Oddio, non pensare che non ami i bambini, li amo molto, e non solo i miei, che naturalmente sono buonissimi e perfetti 😉

      • Di nuovo buonasera, befana.
        Oddio, in realtà ho circoscritto molto le mie affermazioni. Ho scritto “[mia] combriccola di bambini discoli ma [tutto sommato] buoni”.
        Mi piace che pensi a me come a un bonario Geppetto, come mi piace rappresentare sempre in tutti i miei protagonisti, piccini e no, un briciolo o un chilo di bontà. Ma forse la mia percezione della realtà è leggermente diversa da quella che voglio rappresentare. E la facilità nel perdonarsi non è mica così positiva, visto che è la stessa che hanno anche i criminali senza scrupoli (un’altra cosa che mi piace, in alcuni casi, è avere almeno una doppia chiave di lettura 🙂 ).
        Non credo che esista quella che chiami “cattiveria assoluta”, né nei bambini né negli adulti. Ma so che la cattiveria “relativa” è presente in entrambi in egual misura.
        Semplicemente, non mi va di scriverne.
        O forse a Erri non va di scriverne e forse le due affermazioni non sono equivalenti.
        Ciao, di nuovo buona serata.

        • No scusa, non voglio che tu scriva di bambini cattivi, mi piacciono molto i tuoi discoli buoni.
          Mi riferivo alla frase sul perdonarsi e la bontà dei bambini, pensavo si riferisse al l’infanzia in generale. Con assoluta intendevo una cattiveria gratuita e senza limiti.
          Ti faccio un esempio: l’altro giorno stavo andando in piscina con i miei pargoli e per strada una bambina ha salutato mio figlio. Dicendomene il nome, lui mi ha spiegato “io non ho nulla contro di lei, ma in classe tutti ce l’hanno con lei e le danno addosso. Non so perché”. Ecco, ero come lui, non so perché i bambini scelgano sempre un bersaglio su cui sfogare la propria voglia di fare male. I francesi hanno il termine esatto: il “souffre-douleur”. Gli adulti, quelli per bene non i sociopatici, hanno molti più freni inibitori. Nel bene e nel male. Era quello che volevo dire, non vi ho preso per un Geppetto ingenuo, né Erri né Porta. ^^
          Ciao

  • Buonasera Befana,
    E così eccoci arrivati alla fine. Sappiamo tante cose di Ulisse: lo abbiamo conosciuto piano piano, ci è sempre piaciuto molto. È un’anima buona che porta dentro di sé bagagli molto più pesanti di quanti ne possegga ora, solo, abbandonato al suo destino.
    La consapevole di aver commesso l’irreparabile nei confronti di chi ti dà tutto l’hai spiegata benissimo con le parole di Don Nevio e con il finale aperto che onestamente apprezzo molto e che trovo calzare a pennello.
    Ad inizio incipit ero stato attratto molto dalla tua scrittura che a tratti mi evocava profumi ed immagini (non assumo sostanze stupefacenti, giuro!), mi pare te lo dissi in qualche modo. Lieto, dopo dieci capitoli e con la storia completa al suo termine, di averti letto.
    In bocca al lupo per la prossima storia, quando sarà (sarà, vero??!!) La seguirò volentieri.

    Alla prossima, ciao! 🙂

    • Ciao Veners,
      Sei molto gentile, con me e con Ulisse, il finale aperto mi sembrava il più adatto: a ognuno di giudicare il passato di Ulisse e di immaginarne il futuro.
      Mi piaceva un personaggio sfaccettato, né buono né malvagio, imperfetto, “umano” insomma.
      Grazie per avermi seguito fino a qui, il prossimo incipit non tarderà molto, ma questa volta tento un altro genere, un altro stile, un’altra roba, insomma. Vorrei provare a fare ridere, perché ultimamente sto scrivendo un sacco di roba triste, ma non sono affatto sicura di saperlo fare e però ci provo ^^
      A presto

  • Befana,
    sono d’accordo con JAW.
    Non ho idea se continuerà ad espiare o se tornerà da loro per cui il finale relativamente aperto ci sta tutto.
    Sicuramente un gesto terribile quello di Ulisse, ma non grave quanto avrei potuto immaginare. Fortunatamente, perché da come era iniziato iniziavo a non controllare l’ansia 🙂 pensa che ho quasi tirato un sospiro di sollievo (sono troppo fatalista probabilmente).
    Non posso che confermare le mie molteplici considerazioni che ho fatto qui e nel tuo racconto precedente.
    Adesso vai a scrivere il tuo nuovo incipit per favore 😀

    a presto

    • Come ho appena scritto a Jaw, se fosse stato responsabile della morte di qualcuno, a maggior ragione di moglie o figlia, penso che non ci sarebbe stato il dubbio sul futuro.
      Perdonarsi e ricostruire dopo aver ucciso, pur senza volerlo, un figlio, poi: arduo, quasi impossibile. Però questo è uno dei temi che mi appassiona moltissimo (sì, sono stramba^^), magari un giorno provo a scriverne davvero.
      Volevo che Ulisse avesse colpe gravi, sapesse di avere sfiorato l’irreparabile, ma che la possibilità di perdonarsi esistesse. Forse per gli altri perdonarlo è più facile.
      Grazie, Fue, non ti conosco ma ti voglio bene: leggerti è sempre così piacevole, e intelligente, nei racconti come nei commenti.

      P.S.Il prossimo incipit per ora non esiste ma ce l’ho in testa da un po’: vorrebbe essere tutt’altra cosa da quello che ho scritto prima. esito ancora’, ma non tarderò, ho la dipendenza da questo sito dove ti si dice subito che effetto fa quello che scrivi ^^

      • Bef,
        Conoscere le persone tramite quello che scrivono è molto affascinante. Beh, certo ci sono vari fattori da considerare ovviamente, però credo sia inevitabile che qualsiasi ‘autore’ metta molto di sé nelle proprie storie, anche in quelle più surreali. Sfumature che spesso non escono fuori in altri contesti.
        Vabbè, basta con questa psicologia poeticamente spicciola.
        Rinnovo il mio saluto.

  • Chissà che mi credevo! 😉
    È un bel paradosso: chi è in grado di capire quando sbaglia, difficilmente riesce a perdonarsi l’errore. Viceversa, i professionisti dei comportamenti antisociali vivono tranquilli e beati. Io Ulisse lo perdono. Il finale aperto per me è molto chiaro e penso si possa capire cosa immagino dalle righe che ho appena scritto.
    Complimenti, Marezia. Una bella storia, narrata con uno stile personalissimo, sempre piacevole e empatico.
    Brava.
    Ciao, a presto

    • Bé, oddio, non è che fosse difficile da realizzare, come errore.
      Ho volutamente scelto di non avergli fatto commettere l’irreparabile: lasciava molto meno aperta la scelta; ma le colpe restano: aver rischiato di ammazzare delle persone, tra cui la propria figlia è un peso notevole.
      Perdonare se stessi è forse la cosa più difficile, almeno per le persone per bene, c’è chi ci riesce benissimo!
      Grazie, sei sempre troppo buono, ma continua così 😉

  • Spero non me ne vogliate per il finale “aperto”: credo che i pesi, le colpe, gli errori, i rimpianti, chiamiamoli come vogliamo, che Ulisse si porta dietro da anni sono tanti e tali che non stava a me, in un ultimo capitolo, decidere se sia pronto a perdonarsi o deciderà di continuare a espiare.
    La decisione spetta a lui 🙂

    • Ne dubito, ma al “clochard” da cui è nata la mia idea, e che fu uno dei simboli del quartiere della mia infanzia, è un po’ che il comitato rionale riflette a dedicargli almeno un murales a decorazione della barchessa che fu la sua “casa” per anni. Forse prima o poi lo fanno davvero. ^^
      Sulla forma, l’idea di un racconto a capitolo era la mia idea di base e continua a piacermi, nella pratica è e evidente che mi è stato difficile rispettarla: spesso più che aneddoti erano solo frammenti di ricordo, qualche linea il cui solo scopo era tratteggiare Ulisse.
      Il bar era anche la mia opzione preferita, anche e non solo perché faceva parte dei capitoli che avevo in mente e non ho trovato l’occasione di inserire, ma Ulisse dovrà accontentarsi di una panchina, a quanto pare. 🙂
      Ciao

  • Oops!
    Scusa il ritardissimo Marezia, non ho ben capito cosa è successo. Arrivo appena in tempo prima del gran finale. Molto bello questo capitolo, uno di quelli che mi sono piaciuti di più, Anche perché mi mette addosso una grande curiosità su come terminarà la storia. E comunque, te lo confesso, non vedo l’ora di sapere cos’ha fatto di tanto turpe Ulisse perché non vedo l’ora di poterlo perdonare. 😀
    Ciao, a presto!

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