Missione Astrolabio

Dove eravamo rimasti?

cosa sceglierà Esther? di esplorare un nuovo universo (75%)

In un nuovo universo

Prendere una decisione dall’nterno di una Singolarità era per Esther come decidere fra essere o non essere; nonostante ciò che le permetteva di avere una coscienza fosse ancora intatto, il suo attuale stato era incompatibile con il concetto di portare la sua materia organizzata in atomi fuori da li. Era come decidere di andare oltre un limite invalicabile e impossibile da formularsi per un mente razionale come la sua. Era come una bambina di fronte a problemi troppo grandi.

Un giorno infatti, mentre sua nipotina era ipnotizzata da un suo racconto, la interruppe per chiederle cosa ci fosse oltre i confini del’universo e prima dell’inizio del Big Bang, ricevendo dalla zia una risposta impossibile da comprendere; fuori da questo spazio e da questo tempo non esiste niente, ossia è impossibile pensarci. Non esiste nemmeno il vuoto in senso fisico, perchè anche questo ha un valore e uno stato quantico in cui particelle virtuali di segno opposto si generano e si annichiliscono in continuazione; per arrivare a comprendere tutto questo la fisica oggi non aveva ancora modelli o riferimenti concreti e la stessa filosofia, andava a frantmarsi non avendo più i propri riferimenti saldi; il tempo e lo spazio assoluti. Quando questi due elementi perdono di senso, il pensiero umano si sospende e si porta in un terreno sconosciuto dove è necessario abbandonare tutte le coordinate di pensiero per accedere ad altre, ancora sconosciute e fino ad oggi irraggiungibili. Come diceva Feynman, ai suoi studenti, “se pensate di aver capito tutto questo, allora vuol dire che non lo avete capito”.

Questa era la dimensione da cui Esther aveva deciso di uscire, quindi per dovere di narrazione, il solo fatto di aver preso una decisione prevedeva possible prendere in considerazione una causa, un effetto e un luogo dove avvenire; per Esther tutto questo era perciò solo un’illusione della sua coscienza, che gli lasciava il “privilegio” di rimanere salda alle sue dimensioni  di sempre e di continuare ad avere coscienza. Allora anche questa coscienza era solo la proiezione di una coscienza altra, al di fuori dello spazio e del tempo, e il solo fatto di pensarla la rendeva possibile ma assolutamente non comprensibile. Il mondo quantistico era la struttura base ed originaria da cui si genera la materia, ma assolutamente più illogico del nostro vissuto. Tutto ciò che percepiamo diventa in questo modo solo una proiezione grossolana e apparentemente solida di un universo immateriale che gli da vita. Non siamo altro che un ologramma “sfuocato” di un fenomeno quantistico contenuto nelle infinite Singolarità sparse per l’Universo, che un giorno svaniranno e daranno vita ad un nuovo Eone. Ad ogni eone, spazio e tempo si generano e muoiono e la storia fra un eone e l’altro non è consequenziale; è solo la nostra mente che ha bisogno di metterle in fila per non impazzire e trovare senso in ciò che pensa.

Dallo spazio di Plank alla vita, la distanza di approssimazioni fisiche è quasi infinita e la nostra mente elementare di essere umani le approssima tutte per permeterci di costruire una matrice logica di vita, pur sapendo che la verità sta nascosta ed invisibile ai nostri sensi.

La stessa coscienza che le aveva permesso questi pensieri aveva la facoltà di farla “sentire” in altri punti dell’universo. Infatti la proiettò in nuovo universo con uno spazio ed un tempo tutti suoi, assolutamente non esplorabile con la nostra materia, ma solo con la coscienza, quella sequenza vibrazionale in grado di “essere” tale in più spazi ed universi contemporaneamente.

Anche la nostra umanità aveva esplorato questo pensiero senza essere mai riuscita a darne una spiegazione definitiva, quando per esempio si trovò di fronte all’enigma storico del gatto di Schoridinger, dove era assolutamene irrazionale pensare che se a livello quantistico più stati erano ugualmente possibili, allora tutte due potevano coesistere; anche la vita e la morte. Non solo, questi stati potevano essere correlati e coesistere in punti distanti anche a livello siderale; quello che i fisici chiamavano Entaglement quantistico, con il quale era possibile immaginare un futuro in cui il teletrasporto era solo un problema ingenieristico, non di fisica teorica.

La nuova Esther, copia quantistica della originale che aveva lasciato, si trovava perciò a navigare in un uno stato correlato in un Universo altro, figlio del nostro, nato per gemmazione dal nostro in qualche regione sconosciuta e costretta a fluttuare dentro la Singolarità da dove tutto era cominciato.

Il nuovo universo in cui navigava non aveva un campo di Higg,s e l’energia non si organizzava in materia, ma rimaneva tale, in stato di onde vibrazionali. La coscienza persisteva e perciò non era il risultato di interazioni chimiche fra atomi, ma qualcosa di più profondo e di elementare, che poi si organizzava come tale.

Rimase estrerefatta alla vista di un universo con una organizzazione di una vita immateriale. Provò ad approciare il primo essere che incontrò.

cosa produce l'incontro di Esther

  • si immerge in un nuovo paradosso fisico? (25%)
    25
  • la possibilità di comprendere come muoversi in altri universì? (75%)
    75
  • un nuovo salto quantico? (0%)
    0
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31 Commenti

  1. Ciao papà,
    Allora, la mia mente ha sostituito questo capitolo con un gigantesco punto interrogativo. Lo so che io ci capisco molto meno di te rispetto a questi argomenti, ma in questo capitolo non ho capito molto… Ok, un capitolo scritto un po’ male qua e là può succedere, ma se continui così perdo pezzi della storia!
    Però devo farti i complimenti per la parte di “storia” dove si racconta qualcosa di Esther, non si è ancora capito nulla di lei, chi è e cosa faceva prima imbattersi nella Missione Astrolabio. Anche se questo è più un saggio che una storia ci deve essere una trama.
    Ci sono un po’ di refusi qui e lì, ma può succedere. 🙂
    La prossima volta potresti usare una lingua che capiscono anche i comuni mortali? Grazie.
    Ciao papà. 🙂

  2. viene proiettata in una nuova dimensione temporale. Troppo bella per non votarla ^_^

    Le spiegazioni fantascientifiche mi piacciono sempre ^_^
    Ma questa è quella che mi è piaciuta di più:
    ——————————–
    Era per questo che i colleghi fisici non avevano trovato evidenze di universi paralleli dove regnassero fisiche differenti; noi vediamo con gli occhi del nostro universo e ci è impedito di vedere ciò che si muove fuori di esso e non risponde alle stessa matrice matematica.
    ———————————-

    Ciao 🙂

  3. bravo blackhole, scrivi bene, la tua storia è interessante e ricca di contenuti che però, per miei limiti , fatico a comprendere a fondo. Mi sembra che ci si diverte a giocare agli scrittori. Quante belle storie. Bella l’idea di chi ha creato sto sito, complimenti a tutti, scrittori e inventori!

  4. Non so bene cosa tu intenda ma l’opzione nuovo paradosso mi ispira più delle altre.
    Ciao blackhole,
    Interessante questo secondo capitolo. Anche originale. Se ho ben capito, Esther sta viaggiando a ritroso nel tempo, nello stesso percorso del viaggio di andata, o meglio, ripercorrendo proprio gli stessi ‘fotogrammi’ di tempo al contrario. Molto interessante.
    Una cosa che avrei evitato, ma si tratta di gusto personale, è l’orologio che gira al contrario: visto che per Esther (Ester? Non Rachel?) il tempo localmente scorre nella direzione solita (altrimenti dovrebbe essere ripercorrere a ritroso tutto ciò che ha fatto nel viaggio di andata, quindi dimenticare via via ciò che ha vissuto), perché invece l’orologio dovrebbe andare al contrario? Ma è solo una mia pignoleria, l’idea è interessante.

    Ciao a presto

  5. Nel secondo capitolo non ho capito se racconta Esther o un narratore a parte. E come al solito non ho capito gran che dei ragionamenti dell’astrofisica, ma sicuramente ho capito di più grazie alle tue spiegazioni.
    è bella la storia, spero che con il tempo riuscirò a capire un po’ più cose sui buchi neri e lo spazio tempo.
    Complimenti papà! 😉

  6. Caio, Blackhole.
    Credo che entrerei in un nuovo paradosso se studiassi questi fenomeni non potrei mai arrendermi. Scritto in modo molto scorrevole, si segue e si legge che è un piacere. Sono di parte perchè sull’argomento ho decine di dispense, tesi e teoremi, e non potevo non notarti e venire a leggerti 😉
    poi adesso che ho messo insieme i pezzi… farò visita anche alle storie dei tuoi figli 😉 è fantastico scrivere tutti insieme, nessuno condivide con me questa passione, in casa non mi hanno mai letta… bravi voi, continuate così! 😉
    seguo la tua storia e aspetto con ansia il seguito.

  7. Ciao blackhole! (nome suggestivo, mi piace 😉 ) Ho appena finito di leggere i primi due capitoli della tua storia. Premetto di essere anch’io una new entry di questa piattaforma di scrittura, per cui non sono ancora molto esperto su come “funzionano” le cose tra inter-scrittori.
    Personalmente, come profondo amante della fantascienza “hard” (quella cioè scientificamente corretta e ragionata) devo dire che mi ha entusiasmato molto questo racconto! Sagittarius A, la teoria del tutto (o M-theory se preferisci 😉 ), la materia esotica del viaggio superluminale! Ecco! Sono proprio questi i dettagli che mi appassionano.
    Il mio giudizio è ovviamente di parte, essendo un estimatore del genere!
    Voto “riparte nuovamente”, mi piacciono le avventure nello spazio alla “Interstellar”, voglio vederne delle belle 😀
    A presto!
    Zaion.

  8. Ciao, devo dire che il racconto è abbastanza classico e mi ha ricordato vari film/libri di fantascienza che ho letto (è uno dei miei generi preferiti) però è scritto davvero bene e sono curioso di sapere come si evolverà la storia. Voto per il ritorno sulla Terra.

    PS: se hai tempo e voglia passa da me per un commento 😉

  9. Ciao!
    Non lo sapevo che anche l’altro figlio scrive su questo sito… dove trovo la sua storia?
    siete tutti nella fantascienza?
    Se un giorno avrò tempo anche io inizierò a scrivere, ma ora non se puede…
    ciao ciao

  10. Bravo papà!
    Sei riuscito finalmente a buttar fuori tutta la tua passione sui buchi neri in un unica storia, non credevo che fossi così bravo, ma non c’è da stupirsi: tutta la tua vita l’hai passata su libri e fisica (o quasi). Alcune parti non le capisco, ma credo che sia perché non è proprio la mia passione la fisica quantistica. 🙂 Ero sicura che saresti riuscito a raccontare una bella storia! 😉

  11. Tra le tre opzioni, scelgo sta tornando sulla Terra, non voglio il sogno e non mi sembra giusto che vaghi senza meta.
    Buonasera blackhole.
    Sai che ho come l’impressione di aver letto qualcosa dei tuoi figli? Una scrive di simpatici E.T. e l’altro di neve, mi sbaglio? Se è così, complimenti, la grandicella ha una scrittura già molto matura e il piccolino la segue a ruota. Ho anche commentato la grande, ma non lo farò più, nonostante continui a leggerla, preferisco che le appaiano commenti di autori che scrivono racconti più adatti del mio alla sua età. O magari mi sbaglio, e allora scusa.
    Il tuo incipit è interessante: buchi neri supermassivi, entanglement quantistico. Teoria del Tutto… che pessimo nome per una teoria. Sarà perché non esiste ancora. Che io sappia, l’hanno preso sul serio solo gli sceneggiatori del film omonimo.
    A mio parere, il tuo stile è pulito e abbastanza scorrevole. In alcuni punti si soffre per periodi forse un po’ troppo lunghi. Ad esempio, la prima frase avrebbe forse acquistato più pathos e ritmo dividendola. Alcuni periodi potrebbero essere resi in modo più chiaro, tipo
    Cominciai a digitare sui tasti della tastiera porgendo le prime domande di senso che mi balenavano in testa.
    O anche
    Nonostante il grande entusiasmo, non si capiva come un messaggio con un apparente senso compiuto stesse vagando casualmente e proveniente proprio dal centro di essa.

    Per il resto, sono curioso! 😀
    Ecco, mi sono presentato, spero di non esserti risultato sgradevole: quando posso esprimo la mia modesta opinione, nella convinzione che il confronto aiuti a crescere.

    Ciao a presto

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