Sarcasmo intermittente

L’equilibrio.

“Si incontrano in gruppo e pregano davanti un quadro” disse Freddie asciugandosi rozzamente la birra dalla barba usando la manica della camicia.

“Un quadro? Di che tipo? Un’icona religiosa?” domandò Giulio mentre cercava di aprire un pistacchio.

“Boh, qualcosa del genere immagino.”

“Pregano o meditano?”

“C’è differenza?”

“Immagino di si”

“Non saprei. Dicono che concentrandosi fortissimo su qualcosa di specifico, alla fine i loro desideri diverrano reali.”

“Ad esempio?”

“Tutto. Dai colloqui di lavoro a, che so, vincere al gratta e vinci.”

“Ma scusa, non avevi detto che erano buddisti?”

“Si.”

“Credevo che i buddisti cercassero il distaccamento materiale e l’allontanamento dal desiderio.”

“Stai parlando dei seguaci di Buddha. Loro pregano il Budda. Quello senz’acca.”

“Mi stai prendendo per il culo?”

“No, è tutto vero. Cerca pure su internet” disse Freddie afferrando lo smartphone.

Giulio rimase in silenzio per alcuni minuti mentre l’amico digitava parole chiave a caso su google.

Poi sospirando disse

“Non sei stufo di tutto questo?”

“Perché dovrei esserlo? Mi piace cercare le cazzate su internet.”

“No, parlo di questo equilibrio immaginario.”

“Equilibrio immaginario? Che vuol dire?” domandò Freddie senza alzare gli occhi dal telefono.

“Guardaci. Sono anni che veniamo qui ogni venerdì a bere birra fino a tardi. Non facciamo altro che parlare di stronzate e minimizziamo il contatto col mondo esterno.”

“Scusami, ma non riesco proprio a trovare il lato negativo della cosa. Dove sarebbe il problema?”

“Il problema è che si tratta di un equilibrio fittizio in cui, altalenando da un estremo all’altro, ci lamentiamo del mondo senza conoscerlo realmente. Siamo immersi in una realtà malsana.”

Freddie posò il telefono sul tavolo.

“Giulio, quello che hai detto non ha alcun senso.”

“Sto dicendo che il nostro alto tasso di asocialità ci sta lentamente logorando.”

“Parla per te. Io socializzo molto bene. In particolare con il personale del pub.”

Freddie concluse la frase sbracciando vistosamente per attirare l’attenzione di qualche cameriera. Una di loro, quella che fingeva di non vederlo, alla fine si avvicinò controvoglia.

“Ciao Giulio, ciao stronzo.”

“Ciao Claudia” disse Giulio rispondendo al saluto della ragazza.

“Un’altra birra Giulio?” disse Claudia ignorando volontariamente Freddie.

“Si grazie.”

“Un’altra anche per me…”

“Di allo stronzo che se vuole un’altra birra deve andare a prendersela da solo al bancone”

“Ha detto che…”

“Ho capito” tagliò corto Freddie alzandosi dalla sedia.

“Se non avessi il dubbio che gli possa piacere, gli sputerei nel bicchiere” disse Claudia.

“Puoi sempre farlo fare a qualcun’altro” suggerì Giulio.

Fu quello il momento in cui Il Nano entrò nel locale

“Ti ha detto qualcosa Claudia?” Chiese Freddie tornando dal banco con una birra in mano.

“Non proprio. Però ho l’impressione che sia ancora arrabbiata con te.” Rispose Giulio osservando il nano arrampicarsi su uno degli alti sgabelli del bancone.

“Beh, come biasimarla? Non è che mi sia comportato molto bene nei suoi confronti. Certo, a mia discolpa devo dire che…ehi mi stai ascoltando?”

Giulio stava guardando oltre le spalle di Freddie.

Continuava a fissare Il Nano.

Sembrava ipnotizzato.

“Mi spieghi cosa stai guardando?”

“C’è un nano.”

“Un nano?”

“Sì. Dietro di te, sullo sgabello del bancone”

Freddie si voltò per sincerarsi delle parole dell’amico. Quando tornò a guardare Giulio, vide che era pallido. Gocce di sudore gli imperlavano la fronte.

“Cosa ti prende?”

“Freddie, io…io ho paura dei nani.”

“Hai paura dei nani? Ma cosa cazzo dici?”

“Non sto scherzando.”

“Vuoi…vuoi fare a cambio di posto? Così magari se non lo vedi ti togli quell’espressione grottesca dalla faccia.”

“No! Non voglio averlo alle spalle! Devo sapere cosa sta facendo!”

“Ok, ma calmati. Mi stai spaventando…”

“Ecco la tua birra Giulio. Ehi rilassati, sono io!”

L’arrivo di Claudia lo aveva fatto sobbalzare visibilmente.

“Mi spieghi perché hai paura dei nani? Che cosa ti hanno fatto?”

“Hai paura dei nani? Sul serio?” intervenne Claudia.

“Basta, smettetela. Non lo so perché. È una mia fobia atavica. Per quanto mi riguarda, da piccolo potrei anche essere stato molestato da un nano, ma non m’interessa e non lo voglio sapere.”

Terminata la frase, Giulio con un lungo sorso dimezzò il contenuto del bicchiere che gli era appena stato portato.

“Ok, d’accordo. Problema tuo” concluse Claudia tornando a lavoro.

“Sicuro che sia una fobia la tua e non una particolare forma di razzismo?” domandò Freddie sospettoso.

“Ma cosa significa una particolare forma di razzismo? Ehi, non lo vedo più! Dov’è finito? Dov’è?”

“Santo Dio Giulio, basta! Stai degenerando…” Freddie si interruppe per alcuni istanti, poi continuò “aspetta un attimo…è dietro di te. Sta parlando con due ragazzi.”

“Davvero? Cosa gli sta dicendo?”

“Ma come faccio a saperlo? Un momento… credo stia venendo qui.”

Prima che Giulio riuscisse a dire qualcosa, una piccola mano posò un boccale sul tavolo.

Sovrastando il brusio del locale affollato Il Nano domandò:

“Vi dispiace se mi unisco a voi?”

Cosa vuole Il Nano dai nostri potenziali eroi?

  • Nulla, vuole solo compagnia per la serata. (24%)
    24
  • Propone loro un affare. (59%)
    59
  • Ha bisogno di aiuto. (18%)
    18
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334 Commenti

  • Ciao Fuegod, è da tanto che non leggevo qualcosa di tuo. Strana storia. Devo ancora finirla. Già immagino che tipo di finale ci potrà essere, ma forse mi sbaglio. Mi farebbe piacerebbe se tu passassi a leggere “Diversamente labile”, il mio nuovo racconto. Appena finisco di leggere ka tua storia ti dico che ne penso. ?

  • Ciao FueGod, mi ero letta il tuo finale ma ancora non avevo commentato. Ho una lunga lista di arretrati… e intanto vedo che hai cominciato un nuovo racconto. Voglio aggiornarmi.
    Ma torniamo al tuo finale! Mi è piaciuto. Tanto. Così come mi è piaciuto il resto del racconto. Ti leggo proprio volentieri! La cosa che mi ha dato più soddisfazione è stata l’associazione tra le dettagliate spiegazioni nirvaniche&C e le immagini assurde di nani, poeti, scienziati e allegri bevitori. Bravo! Hai una scrittura ironica che solleva il morale 🙂 Non è da tutti.
    Complimenti davvero, sei stato proprio una bella scoperta!
    A presto!

    • Athelas,
      sono sempre contento di leggere i tuoi commenti 🙂
      Certo, le tue lusinghe mi imbarazzano un pochino, però sono felice che tu abbia apprezzato la surreale ironia del racconto. Mi ha fatto piacere averti dato delle soddisfazioni grazie alle assurde immagini che sono riuscito ad evocare 😀
      Il tuo racconto invece aveva un’atmosfera magica e rasserenante. Quindi rinnovo ancora la speranza di leggerti al più presto 😀

  • Ciao FueGod,
    non ho mai caricato una sola App nel mio cellulare, ma quella per raggiungere il nirvana la gradirei… 😀
    Magari leggo anch’io qualche chat con tutti i magnifici consigli dei già illuminati…mi hanno fatto scompisciare!!!!
    Mi mancheranno i tuoi dialoghi e le situazioni surreali, maledettistamente….
    Un racconto decisamente godevole, spero di leggerti ancora.
    Alla prossima!!!

  • Ciaoo FueGod,
    E così hai terminato anche questa.
    L’impressione generale è che tu stia andando in crescendo, sempre più padrone delle storie che racconti. Padrone si fa per dire, perché sono convinto che in buona parte le crei insieme a noi. Sei un conduttore, diciamo, un autista esperto 🙂
    In crescendo, perché mentre per la prima trapelava qualche insicurezza sulla trama, questa storia è decisamente Jazz! Mi sbaglio? Molta improvvisazione dipanata in modo armonico e molto godibile. Ho riso e ho riflettuto, diciamo che la parte riflessiva riguardava soprattutto il mio dubbio che la caterva di paroloni e citazioni new age avessero veramente qualche senso (ho paura di sì, ma mi sfugge il grosso!) 🙂
    Bella storia, fantasiosa, ben scritta, ben condotta. Complimenti sinceri.
    Ciao a presto

    • Caro JAW,
      il tuo commento mi onora.
      Un racconto Jazz? Ma è una definizione bellissima 😀
      Non sbagli, a parte l’inizio e la fine (quindi l’intro e la rullata finale 🙂 ) il resto l’ho improvvisato, e come ho detto più volte, divertendomi molto.
      Che poi questa piattaforma dovrebbe avere lo scopo di migliorare la creatività (mi sa che ho già detto pure questo).
      Per quanto riguarda paroloni e citazioni, diciamo che le ho spinte al limite della credibilità cercando di mantenermi in bilico tra l’assurdo e il reale.
      Una cosa che può non piacere a tutti.
      Ma vabbé.
      Comunque sappi che adoro gli spaghetti con la bottarga, anche se non ho mai assaggiato i gameti kalisiani.

      a presto

  • Eccoci qui. Terminare la storia esattamente dov’è cominciata, mi fa pensare che nella vita siamo “posseduti” dalle nostre abitudini! Non capisco bene dove siano finiti tutti i personaggi (ci sarà un seguito?) e riflettendo bene…non è che questi due mattacchioni, Freddie e Giulio, hanno sognato tutto quanto a causa dell’alcool ingerito?
    Certo c’è il signor Pino che rende tutta la faccenda più reale…
    Complimenti FueGod

    • Ciao Asami,
      è ovvio che siamo posseduti dalle nostre abitudini, perché in generale siamo tutti dei pigroni.
      Il signor Pino che rende tutta la faccenda più reale potrebbe essere un ossimoro 😀
      Secondo te potrebbe essere un trip mentale dei due? Nel mio racconto precedente ho fatto una cosa del genere e non ne sono rimasto troppo soddisfatto. Quindi preferisco credere che sia stato tutto assurdamente reale.
      Come conferma il signor Pino alla fine 😀

  • Ciao Fue
    racconto divertente, dialoghi deliranti, a volte quasi logorroici e non immediatamente comprensibili, per il “consumatore medio” di storie 🙂
    In questo finale le apps sono originali, il sig. Pino dà il meglio di se stesso 🙂
    mi resta un dubbio: come fanno a spiegarsi così bene i nostri protagonisti, nonostante tutte le birre tracannate? ma se solo hanno bevuto un paio di birre a episodio… fanno… n birre (ho perso il conto) 😀
    al prossimo

    • Cara Maria,
      hai ragione, ma la logorrea era parte integrante della storia 😀
      Per quanto riguarda le capacità dialettiche dei nostri eroi nonostante l’elevato tasso alcolemico, potremmo dare diverse spiegazioni.
      Forse quella più confacente potrebbe essere ascrivibile alla propensione all’alcolismo che li rende in un certo modo immuni agli effetti psicotropici dell’alcol.
      Vabbé, è un racconto surreale 😀

      a presto

    • Buongiorno Erri,
      la ciclicità delle nostre esistenze può essere paragonata allo svuotarsi e riempirsi di un boccale di birra? Secondo me si 😀
      Sono stati i vostri tentativi di deragliamento a creare Sarcasmo intermittente, a parte l’ultimo capitolo. In quel caso la decisione di ambientarlo nel pub l’ho presa in maniera del tutto autonoma.
      Grazie di avermi seguito fino in fondo e dei tuoi complimenti,

      a presto

  • Finale perfetto, con anche l’accenno postepilogo a un pericolo imminente e devastante. Un omaggio ai classici del cinema horror? 🙂
    Mi resta solo il dubbio sulla possibilità per Freddie di dare una carezza delicata alla ragazza con una mano piena di schegge di vetro, ma non soffermiamoci su queste bazzecole.
    Racconto divertente, e intelligente, dall’inizio alla fine, a proposito: le app e i blog per aspiranti nirvanici sono assolutamente magnifici. Sei persino riuscito a mantenere una coerenza di insieme al racconto, cosa non facile dato il surrealismo dominante.
    Continuo a pensare che ne verrebbe fuori una godibilissima sceneggiatura teatrale.
    Curiosa di vedere in cosa ti cimenterai ora!
    Ciao

  • Stanotte sognerò migliaia di Nani che parlano come il sommissimo Signor Nano di FueGod. Mannaggia! E come faccio mo?
    Arrivati alla fine della storia… È stata una storia molto divertente e originale, una di quelle che, ad ogni capitolo pubblicato, non hanno bisogno di dover fare mente locale per ricordare dove eravamo rimasti. Dialoghi esilaranti e in alcuni tratti davvero folli 🙂
    Seguirò con grande piacere le tue prossime storie.

    A presto!

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