Scomparsa Metafisica

“Un Classico!“

Era una mattina come le altre. Il sole caldo provvedeva a rendere ancora più soffocante l’aria della città, aesantita dagli scarichi di tutti quei mezzi di trasporto nel traffico delle strade. Il dipartimento di polizia era proprio davanti un parco sempre affollato. Non si poteva considerare una cittadina tranquilla dopotutto, anche se i crimini per cui i poliziotti ed i detective venivano disturbati erano sempre crimini minori. Qualche rapina, qualche ragazzino che cercava di uscire dal negozio con il pacchetto di caramelle non pagato.

La cosa più eccitante che Owen aveva visto in tutta la sua carriera da detective in quella città era stata quella volta quando avevano stuprato e poi ucciso una ragazza. Sebbene fosse un pervertito, non era stato lo stupro ad averlo eccitato. No, per niente. Anche perché si era scoperto poco dopo che ad averla uccisa era stato il proprio ragazzo. Un classico, certo. Fu il movente, più che altro, ad aver divertito parecchio Owen. Torturarono (all’insaputa del capo dipartimento) il ragazzo, che nell’imbarazzo, dovette cedere e confessare. Lui e la sua ragazza non avevano mai avuto un rapporto prima di allora, era una ragazza seria la sua. Avevano deciso che quel giorno avrebbero fatto… Si, insomma… Che lo avrebbero fatto… Da dietro però. Durante il rapporto lui le infilò la mano dentro i pantaloni e scoprì con suo dispiacere che stava facendo sesso con quello che in realtà era un uomo.

Ogni volta che Owen raccontava a qualcuno di quella storia era l’unico a ridere. Gli altri riuscivano a vedere il tragico in quell’omicidio, ma non lui. Per lui era l’unica cosa divertente che avesse mai fatto al lavoro. In realtà faceva il detective più per necessità che per passione. Lo stipendio era alto, non doveva lavorare chissà quanto, o comunque quando c’era da lavorare faceva tutto con leggerezza, cercando di chiudere le faccende con la prima scusa più plausibile. Aveva poco più di cinquant’anni, ma si suoi capelli grigi e la barba incolta gliene facevano dimostrare di più.

Quella mattina aveva salutato sua moglie per recarsi in ufficio con l’unico intento di passare la giornata a guardare porno sul suo PC. I suoi colleghi degli uffici adiacenti ormai erano abituati a sentire gemiti e grida provenienti da quella stanza. In quei giorni lì tutti evitavano di stringergli la mano destra, o comunque di accettare cibo da lui durante la pausa pranzo. Aveva appena aperto il suo sito preferito, ed aveva iniziato a fare di consueto, quando fu disturbato da una chiamata.

“Owen, il capo ti vuole sulla linea 2.”

Mise in pausa il video, si sistemò le mutande ed i pantaloni, e alzò di nuovo la cornetta.

“Owen, posa quella dannata mano e renditi presentabile, stai per ricevere una signora. Vedi di valutare il suo problema e di agire.”

La chiamata fu chiusa prima che Owen potesse dare anche il cenno di una conferma. Non ebbe neanche il tempo di cancellare la cronologia e di spegnere il PC, che una giovane signora gli si presentò alla porta. Era del genere che piaceva a lui, capelli rossi, trucco pesante e seno enorme. La sua libido calò drasticamente quando la donna iniziò a parlare con voce da uomo.

“Detective, mi deve aiutare, la prego.” disse la donna disperata.

Si presentò come la “Signora Durmstrad”, gli strinse la mano e si accomodò davanti a lui. Notò con suo disgusto che il detective le aveva lasciato la mano umidiccia, e la sfregò subito sul braccio della sedia senza farsi notare.

“Mio marito è scomparso. Tre giorni fa è uscito da casa, avevamo appena litigato… Di solito torna dopo poche ore, con un mazzo di rose o dei cioccolatini. Ha lasciato tutto a casa, tranne il cellulare, che risulta spento, e le chiavi della macchina che ha portato con sé.” spiegò la signora scoppiando in lacrime.

“E lei mi viene ad avvertire soltanto adesso? Dopo tre giorni dalla scomparsa?”

“Beh… Credevo sarebbe tornato…” rispose la donna in tono un po’ vago.

“Un classico!”

“Cosa sta insinuando?”

“Mi dia le generalità di suo marito, per favore.”

“Si chiama Alfred Durmstrad. Quarantasette anni, alto un metro e ottanta circa. Capelli corti e castani, occhi verdi, nessuno segno particolare.” recitò piano la signora Durmstrad, singhiozzando.

Controvoglia, il detective si alzò e si fece accompagnare dalla signora alla propria abitazione.

“Perlustrerò un po’ tutto. Faccia come se fosse a casa sua” Owen fece l’occhiolino alla donna.

In realtà non aveva alcuna voglia di perlustrare quel posto. Andò in bagno per lavarsi le mani, e con suo dispiacere capì che quelle che stava usando per asciugarsi le mani erano delle enormi mutande da uomo. Entrò nell’ufficio dell’uomo e notò lo schermo del pc acceso. Sullo sfondo c’era uno strano simbolo. Probabilmente il logo della compagnia per cui lavorava. Si diresse verso la camera da letto, e vide un altro paio di mutande da uomo sul comodino, molto più piccole però.

Tornò dalla signora, ed in tono annoiato le annunciò:

“Signora, io qua ho finito ed ho tratto le mie conclusioni…”

Che scusa inventerà per chiudere al più presto il caso? Come continuerà la sua frase il detective?

  • "... Probabilmente suo marito si sarà allontanato parecchio e avrà finito la benzina. Tornerà presto, sicuramente!" (0%)
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  • "... Suo marito è fuggito con la sua amante. So che è difficile da accettare... Ma è un classico, non è la prima, né l'ultima!" (43%)
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  • "... Lei mi deve seguire in centrale. È sospettata per omicidio e verrà interrogata nei prossimi giorni, insieme al suo amante." (57%)
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8 Commenti

  1. Il marito é omosessuale. La moglie è rientrata a casa ed ha colto sul fatto il marito con il Suo amante. Dopo una concitata discussione i due, in tutta fretta, si sono vestiti e sono andati.

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