Giù in cantina

Dove eravamo rimasti?

È dietro di me. Sento il terribile odore che emana. Dove scappo? Il portone è l'uscita più vicina. Ma poi sarei fuori. Solo. (67%)

La macchina

David si arrampicò con mani e piedi pur di non fermarsi, pur di non rallentare neppure un attimo. Risalì nell’androne buio. La lampadina a timer si era spenta. Ora l’unica luce proveniva da fuori; penetrava dai vetri crepati del portone.

David si avventò sulla maniglia, tirando e sbattendo. Il suo cervello non connetteva più. Il suo volto era deforme dalla paura.

Doveva ruotare la maniglia. Si, ruotarla!

Il portone si aprì sino a metà, poi David perse l’equilibrio.

Lo vide richiudersi, guidato dal meccanismo a molla. Stretta nella sua mano destra c’era la maniglia, strappata via.

Non fiatò. Non pensò.

Non cadde.

Lasciò la maniglia e afferrò il montante del portone appena prima che quello si chiudesse. Lo tirò così forte da farlo schiantare contro il muro. Schegge di vetro piovettero sul pavimento.

David schizzò fuori.

Corse per strada. Corse finché un verso terribile lo immobilizzò. Uno stridio, come l’urlo di una sirena. Proveniva dalla sua sinistra.

David si voltò appena in tempo per vederla.

Si lanciò di lato, evitando di essere preso in pieno dalla macchina che scivolava verso di lui in un fischiare di gomme. Ma quella era troppo veloce e bam!

In breve tutto il vicinato era affacciato alle finestre e ai balconi.

*

«HO PRESO LA TARGA FIGLIO DI PUTTANA!»

È la voce di Papà.

Il rombo della macchina si allontanava veloce.

«Dave! David, figlio mio.» La Mamma si lanciò a terra e lo strinse tra le braccia. «Oh, Dave.»

«Lascialo» ordinò Papà. «Lo vedi che si sta tenendo la gamba? Ti fa male la gamba, David?» Chiese chinandosi.

David annuì e sputacchiò un si impastato di saliva. Tirò su col naso. La Mamma lo strinse più forte. La gamba gli pulsava poco sotto il ginocchio, dove la macchina lo aveva colpito a mezz’aria.

«Ti fa male, così?» Disse Papà facendogliela distendere.

David gridò, investito da un dolore immenso.

«Dev’essere rotta» diagnosticò Papà.

E infatti due ore più tardi, di ritorno dall’ospedale, alla gamba di David c’era un ingombrante gesso bianco. Nulla di grave, a detta del dottore, ma l’avrebbe comunque dovuto tenere per almeno un mese.

«Quindi cos’è successo?» Domandò Papà, mentre entravano nel palazzo.

Le schegge di vetro scricchiolavano sotto i loro piedi.

«N-non mi ricordo bene» disse David, toccandosi la testa.

«Lascialo stare, poverino» disse la mamma stringendolo più forte.

Lei e David erano tenuti l’una all’altro perché ancora non avevano procurato un paio di stampelle.

Papà raccolse la maniglia. Cercò di riagganciarla, ma senza successo e la rimise a terra. «Ora bisogna aprire per forza con la chiave.»

David guardò le scale che portavano in cantina; la luce era accesa. Si sentiva come appena risvegliatosi da un sogno particolarmente vivido, incerto su cosa appartenesse al mondo reale e cosa a quello onirico.

«Stavo portando la bici giù, mi sa» si decise a dire David. «Mi sa…mi sa che la nostra cantina è aperta.»

David sentì lo stomaco farsi di piombo. Non c’era bisogno di dire altro; il bimbo aveva visto un fantasma ed era scappato. È questo che fanno i bimbi come David.

Papà corrucciò le labbra. «Vado a vedere» disse.

David sentì il forte impulso di seguirlo, di dimostrargli che non aveva paura. Ma poi la mamma lo strattonò per un braccio e David la seguì su per le scale senza opporsi.

Seduto in cucina osservava l’orologio. Da quanto tempo Papà era laggiù?

Era successo qualcosa quella sera in cantina, eppure aveva lasciato che Papà scendesse di sotto senza neppure dargli un avvertimento.

La Mamma riscaldava la cena interrotta dall’incidente. Perché lei non se ne preoccupava? Non capiva che Papà ci stava mettendo troppo tempo?

David aprì la bocca per farglielo notare, ma lo scatto della serratura lo interruppe. Papà sbucò dalla porta, sano e salvo, e senza dire niente si sedette a tavola.

«Come mai ci hai messo così tanto?» Domandò finalmente la Mamma.

Ma prima che Papà potesse rispondere, David si intromise.«Mi sono dimenticato di avvisarti che la lampadina si è fulminata» disse velocemente.

Non riuscì a trattenersi, doveva dire qualcosa. Voleva riscattarsi in qualche modo, ma tutto ciò che gli venne fuori fu quello.

Papà aggrottò le sopracciglia. «Stavo sistemando la maniglia» disse rispondendo alla Mamma, poi rivolgendosi a David: «Quale lampadina?»

«Della cantina…?» Disse David.

«Non era mica fulminata» rispose Papà.

«Ah, ero convinto…» Ma non continuò.

E mentre cenavano, David continuò a ripensare a ciò che ricordava di quella sera. E più ci pensava e più i suoi ricordi si facevano distanti e assurdi.

Era ora di crescere e finirla con i mostri. Glielo aveva detto già una volta suo padre.

***

Quell’uomo se n’era andato. Lo aveva osservato, nascosta nella sua realtà intangibile, fatta di ombre e follia. Le era costato uno sforzo enorme nascondersi. Era così difficile anche solo esistere.

Curva e tremante, instabile sui suoi lunghi arti come un agnello ancora ricoperto di sangue e liquido amniotico, sgusciò nel piano fisico.

E con le lunghe dita deformi cominciò a sondare il terreno in cerca di piccoli esseri dei quali nutrirsi.

Nel prossimo capitolo il punto di vista cambierà. Chi sarà al centro della storia?

  • Un nuovo personaggio (14%)
    14
  • Vic & Tom (43%)
    43
  • L'essere in cantina (43%)
    43
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73 Commenti

  • Sai che me lo ero persa, il tuo racconto?
    Forse perché la maggior parte degli “horror” qui sul sito sono abbastanza deludenti, tranne poche eccezioni.
    Bé avevo fatto davvero male, è davvero carino questo intenso mélange di magia nera, bambine possedute e avventurieri adolescenti. Tra l’altro mi par di capire che sia ambientato nei primi anni 90: questi ragazzini sono quasi miei coetanei, perfetto per immedesimarsi 😉
    Voto per il buon vecchio acciaio, il babbo non è un adepto della magia e dei rituali, è solo un depresso alcolico molto pragmatico 🙂
    Ciao

    • Ciao Bef!
      Ti ringrazio. Si, hai capito bene, è ambientato nei primi anni 90. Ma più che per l’ambientazione in se, in verità, ho scelto quegli anni per rendere verosimile il comportamento dei protagonisti e la scarsità dei mezzi di comunicazione/informazione a loro disposizione. Mi sarebbe piaciuto poter dedicare qualche parola in più all’ambientazione, ma con i tagli è sempre la prima cosa ad andar via ahahah Magari dopo averlo finito ne riscrivo una versione ‘uncutted’ 🙂
      Per quanto riguarda il vecchio, ci hai azzeccato in pieno. Oltre a non essere pratico, ne ha pure paura. Ma chissà cosa gli riserveranno i voti 🙂
      A presto!

  • Ciao Mephid,
    io andrei con un coltello molto affilato.
    La figlia posseduta trasformata in demone (?) è un evergreen negli horror.
    A te il compito di spiegarci cosa è accaduto di preciso in questa famiglia diabolica. A proposito, io avrei scritto familiare anche se vanno bene entrambe le forme. Lo dico solo perché talvolta mi piace tanto rompere le scatole 😀 😀
    Bene così

    a presto

    • Ciao Fue!
      Il coltello affilato è sempre una sicurezza ahaha
      Vedrò di fare un quadro della situazione nel prossimo episodio.
      Riguardo familiare/famigliare, mi piace utilizzare forme ambigue nella speranza che qualcuno mi segnali l’errore ahahah
      Grazie e a presto!

  • Ciao Mephid,
    agghiacciante il pasto di ratto della creatura…bello!
    Sei riuscito a rendere molto bene la descrizione, l’immagine mi è apparsa vivida….meno male che hai soprasseduto sull’altro pasto: lo hai lasciato aleggiare nell’aria ed ha fatto venire i brividi lo stesso 🙂
    Io ho optato per il parco: l’albergo mi sembrava troppo asettico, mentre la vecchia casa mi intrigava molto però ho pensato: forse David non ci andrà, visto che è già molto spaventato.
    Ciao!!

    • Ciao Cinzia! Ad essere sincero credevo che l’opzione “parco” sarebbe stata la meno votata. Mi sono sbagliato di grosso ahahah Però riflettendo sulle tue considerazioni, mi rendo conto che in effetti è la più plausibile.
      Grazie per voto e commento. A presto!

  • Buonasera, Mephid. Ho votato per un Tom reticente.
    Mi piace l’ordinarietà della situazione, mi fa pensare che qualcosa arriverà a spezzare la tregua e quando accadrà sarà molto poco divertente per David 😀
    Mi piace questo intreccio a metà strada tra Kafka e La finestra sul cortile.
    (Immagino che storcerai il naso per paragoni inopportuni, ma non ho potuto fare a meno di pensarci).
    Ho l’impressione che da qui in poi “l’ordinario” cederà il posto a situazioni che di consuetonon hanno nulla.
    Ciao, buon weekend.

    • Ciao Erri! L’idea è proprio quella di inserire un evento straordinario in un contesto “normale”. E si, credo proprio che d’ora in poi ci si inoltrerà nella parte misteriosa ahahah
      Sui paragoni ti dirò che a mio parere tutte le storie, a prescindere da chi le ha scritte o da quando sono buone, possono avere dei punti in comune. Però devo ringraziarti per i paragoni illustri 🙂
      A presto!

  • Ciao Mephid,
    io sono andata subito al sodo, alla faccia dell’attesa, sentiamo che è successo!!! 😉
    Bel capitolo, ho trovato il vecchio mellifluo al punto giusto…eh, eh…
    Bravo, mi interessa sempre più!
    Intanto sono anche riuscita a finire la mia storia, il che non è poco, perciò ti dico alla prossima, ma qui a casa tua 😉
    Ciao,
    Cinzia

    • Ciao Cinzia!
      Mi fa piacere che il vecchio sia venuto bene 🙂 ahah
      Ho visto che hai finito, ma non sono ancora riuscito a leggere il finale. Passerò al più presto sia a leggere la fine della vecchia, che l’inizio della nuova 🙂
      Grazie e a presto!

  • Buongiorno Mephid, piacere di conoscerti.
    Ho letto i cinque capitoli con grande rapidità (nel senso che sono volati, in particolare dal secondo all’ultimo) perché​ sei riuscito ad incuriosirmi, intrattenermi con una buona trama e un ottimo intreccio, e convincermi scrivendo bene.
    La storia mi piace, mi ha coinvolto molto e mi fa piacere poter leggere un horror che mi prenda così.
    Personalmente ho optato per Tom che è a casa e non vuole parlare: me lo immagino come qualcosa che tenga il lettore ancora un attimo sulle spine, il necessario perché David capisca che la situazione è fuori controllo.
    Seguo volentieri 🙂

    Buona Pasqua, ciao!

  • Ciao Fue!
    Mi rendo conto di aver reso male l’idea. Diciamo che la mamma non è euforica per le stampelle, ma in generale per i soldi.

    Ahimè, quando arriva il momento di tagliare non va via solo il superfluo!

    Ho immaginato che tra il sapere cosa si fossero detti, e l’andare a vedere quanto il vecchio aveva lasciato sul tavolo, la madre per prima cosa va a contare i soldi. Tuttavia non volevo che sembrasse avida, perciò prima di tutto pensa a David.
    E tutto questo perché la famiglia di David non se la passa benissimo economicamente.

    Insomma, tutto questo per dire che: dovrei lasciarmi più spazio al posto di condensare troppa roba in un solo episodio xD Altrimenti poi non si capisce.

    Grazie davvero per avermi fatto notare il fattaccio. Me ne ricorderò per il futuro.
    Ciao, a presto!

  • Bene bene bene,
    Un amico scomparso e un vecchio abitante della palazzina che casualmente ha investito il nostro David.
    Mi piace.
    Dato che sono curioso vorrei sapere cos’è successo a Vic.
    Mi pare solo un po’ strano che la madre non si sia subito interessata a quello che si sono detti i due a bassa voce.
    Io avrei fatto in modo di esternare la curiosità della madre al posto della contentezza di comprare le stampelle. Interrotto poi dal faccione di Vic.
    Ma va bene anche così, sia ben chiaro 🙂

  • Bello. Hai mostrato davvero bene le emozioni che muovono Tom e Vic, e ho visto la povera ragazza che agonizza in cantina in preda al terrore per la mutazione che avvverte nel suo corpo. Ho votato che David riceve una visita inaspettata, pensando a Vic.

    • Ciao Giorgia! Ti ringrazio. La mia più grande preoccupazione ogni volta è sempre quella di non riuscire a trasmettere esattamente ciò che ho in testa. Perciò è sempre un piacere quando riesco nel mio intento 🙂
      Per quanto riguarda la visita, non credo sarà Vic, anche se… lo scopriremo presto ahah
      Grazie per voto e commento. A presto!

  • Buonasera Mephid, stavolta sono io che ti faccio visita. Ho votato per l’abilità perché mi hai fatto pensare al bimbo di Shining 🙂
    Veramente coinvolgenti, scorrevoli e ben scritti questi capitoli, in alcuni punti ho quasi sobbalzato per la tensione! Mi piace l’atmosfera, mi piace come scrivi, ti faccioi miei più sinceri complimenti, tra le storie horror che ho letto è certamente una delle più efficaci.
    A mio parere, si intende!
    Bravo, ti auguro una buona serata.

    • Ciao Erri! Ti ringrazio davvero tanto per i complimenti 🙂
      Per l’abilità contavo in qualcosa di più ordinario, ma che al contempo potesse rivelarsi utile ai fini della storia. A breve scopriremo di cosa si tratta ahah
      Grazie ancora, e alla prossima!

  • All’inizio, dato che le opzioni Vic & Tom e l’essere in cantina erano a pari percentuale, avevo intenzione di dividere l’episodio in due. Ma poi scrivendo è saltato fuori che l’episodio ha si come protagonisti Vic e Tom, ma parla dell’essere in cantina. Perciò ho deciso di lasciarlo così. Spero possa essere una buona via di mezzo.

  • Ciao Mephid,
    ho votato Vic&Tom perché mi interessa sapere se anche gli oggetti che si sono portati a casa provocheranno qualcosa…
    Mannaggia alla maniglia, un classico da film horror gli oggetti che ti si rivoltano contro proprio nel momento del bisogno!!!
    Buffo che tu scriva papà e mamma con la maiuscola, c’è un motivo particolare?
    Comunque il padre che ordina alla madre di lasciare andare il figlio con tono da dittatore…anche no!!!
    Se mio marito mi si fosse rivolto così mentre stringevo il mio bambino appena scampato ad un incidente me lo sarei mangiato vivo ;D
    Ciao alla prossima!!!!

    • Ciao!

      Ho scritto della maniglia pensando che in fondo anche quando le cose vanno male, c’è sempre la possibilità che vadano peggio (e peggio ancora visto il continuo) ahaha

      Per quanto riguarda i genitori, sono chiamati così perché chiamarli col loro nome mi dava l’impressione che non rendesse bene l’idea dell’attaccamento di David. Insomma credo che i tredici anni siano un po’ quella fase in cui non si è più bambini ma neppure adulti, e sebbene si cerchi l’indipendenza si conta ancora molto sui genitori. E David ci conta particolarmente, sopratutto su suo padre.
      Quindi si, il motivo c’è. E c’è anche un motivo se nell’ultima frase dal punto di vista di David, Papà viene chiamato “suo padre” 🙂

      E a proposito del padre, come avrai capito è un po’ burbero, ma CREDO non sia un cattivo padre o marito, in fondo. Ma in realtà devo ancora scoprirlo anche io ahaha

      Ti ringrazio per voto e commento. A presto 🙂

    • Ciao! Mi fa piacere che ti sia piaciuta. L’idea è proprio quella di buttare lì una situazione fantastica nel bel mezzo della realtà che tutti conosciamo. Nulla di nuovo insomma, ma spero di riuscire a rendere il tutto abbastanza originale alla fine dei conti 🙂 A presto!

    • Ciao! Concordo con te sulla creatura, anche se sono sempre combattuto quando scrivo su qualcosa di misterioso. Arrivo sempre ad un punto in cui io so più o meno tutto sul mistero e mi domando quanto sia necessario svelare al lettore. Seppure fantastica, una spiegazione in alcuni casi credo ammazzi un po’ l’atmosfera, anche se data alla fine del racconto. Ma ce ne preoccuperemo più avanti ahaha A presto!

  • Ehi ciao Mephid,
    subito nel vivo della storia, bello!
    Quando la luce ha tremato al nome della propritaria del diario un brividino l’ho avuto anch’io 🙂 Davvero ben descritta anche quest’ultima puntata, sai rendere il descritto molto vivido e partecipativo.
    Per me il povero David corre a casa: che sono 3 piani di scale a 13 anni?! E poi con l’adrenalina in corpo….
    Un saluto, Cinzia

  • Sicuramente l’uscita più vicina: dobbiamo scappare dal mostro, ma soprattutto…DALLE BLATTE!!! 🙁 Sono orribili, come fa David a ridere, quando le vede? Io sarei scappata urlando! Capitolo bellissimo, mi piace il tuo alternare la paura a una parvenza di serenità: è utile a far tirare un sospiro di sollievo al lettore per poi spaventarlo più di prima. Ho usato questa tecnica anche io qualche volta nel racconto precedente. Questo capitolo mi ha ricordato molto una delle scene iniziali di IT di Stephen King (libro). Georgie va in cantina per recuperare una sostanza che renderà la sua famosa barchetta impermeabile e sente che qualcosa lo sta aspettando nel buio…sembra solo un’irrazionale paura infantile, niente di che, ma poi esce di casa e…viene adescato proprio da IT, che lo uccide. Non farci caso, sono una fan di Stephen King e ogni cosa la associo a lui. Ancora complimenti, sembra che un nuovo horror degno di questo nome sia comparso su questo sito! 😀

    • David è un bambino coraggioso, ha paura solo delle cose che “non esistono” ahahah Stephen King piace molto anche a me, conosco IT chiaramente ma non l’ho ancora letto (perciò non dico di essere un fan xD). Ho comunque presente la scena e ora che me lo fai notare mi sa di averlo plagiato un po’ in questo episodio ahahah Speriamo non se la prenda. Grazie per i complimenti! A presto. 🙂

  • La porta in cantina.
    Ciao, sono curiosa di sapere cosa succederà a questo gruppo di ragazzini. Mi aspetto qualcosa di sconvolgente.
    Nella scena frenetica, il mio problema è sorto nel leggere tutti i nomi dei ragazzi senza ancora saper nulla di loro.
    A presto 😉

    • Ciao! Si, spero di riuscire a scrivere qualcosa di abbastanza sconvolgente per questi tre poveretti 0_0
      Ho cercato di non inserire troppi dettagli per non spezzare il ritmo e magari ho esagerato nel senso opposto, lo terrò a mente per il futuro. Grazie per avermelo fatto notare 🙂 A presto.

  • Direi coraggio e cantina 😉

    Sono tre giorni – o forse più – che t’inseguo, ti leggo, poi ripasso dopo, torno tra poco, no aspetta facciamo domani, e ce l’ho fatta. Buono l’inizio, non zoppica, si capisce, ha ritmo e poi la storia è interessante, almeno per me che mi annoio facile. Brava o bravo, non lo so, non l’hai detto, ti seguo volentieri.

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