Il Mondo Piccolo

Dove eravamo rimasti?

In che modo Giovanni decide di reagire al tormento creatogli dal racconto del vicino? Decide di prendersi una pausa da tutto e partire per un lungo viaggio (67%)

Uno per tutti

Ho riflettuto sulla mia situazione e sono arrivato alla conclusione che la tristezza e lo sconforto che ho addosso in questi giorni non sono da attribuirsi solamente al racconto di Franco ma anche e soprattutto a una buona dose di stanchezza e apatia che mi hanno portato a vedere le cose dalla prospettiva peggiore, ho quindi pensato di prendermi un paio di settimane di ferie e partire per qualche posto in modo da allontanarmi per un po’ dallo stress quotidiano, distendere i nervi e riprendere un po’ di  vigore per poi ritornare e ricominciare ad affrontare tutti i miei problemi nel migliore dei modi. Voglio intraprendere un viaggio e andare a conoscere qualcosa di nuovo lasciando in sospeso tutto quello che ha a che fare con la mia vita ordinaria, ho bisogno di nuovi stimoli per ritrovare il mio entusiasmo, voglio andare e toccare con mano qualche luogo che non conosco. Ricordo che quando ero bambino sono rimasto affascinato da un posto che avevo visto in un film, un piccolo paesino francese nella regione della Borgogna, si chiamava Flavigny-sur-Ozerain, questa sarà la meta del mio viaggio.

Sono passati quattro giorni da quando ho deciso di partire, il tempo di chiedere ferie a lavoro, informare i parenti, organizzarmi bene per il viaggio e domani finalmente parto: ho il treno alle 09:20 da Padova per Venezia, poi bus per l’aeroporto e alle 12:25 l’aereo per Lione, poi treno fino a Digione e infine taxi per arrivare fino a Flavigny-sur-Ozerain, facendo quattro conti in nove/dieci ore dovrei riuscire ad arrivare a destinazione e lì ho già prenotato il bed&breakfast per la notte.

Sono le 09:40 e sono sopra il treno per Venezia, un regionale di quelli a due piani delle ferrovie dello stato, ho pensato bene di sedermi nella parte di sopra vicino al finestrino così posso vedere bene fuori; devo dire che i sedili sono anche comodi, quelli blu in ecopelle con il poggiatesta per appisolarsi un po’, la sola cosa che mi preoccupa sono le tende che con il finestrino aperto svolazzano dappertutto e sono piene di orride chiazze scure, non ci voglio pensare. Di fronte a me è seduto un signore sulla sessantina, si è presentato come Mattia: capelli brizzolati, chierica in testa, barba grigia e due occhi azzurrissimi, magro e abbronzato, non lampadato ma abbronzato di quel colore che si prende quando si sta ad arare la terra in mezzo ai campi sotto il sole per giorni e giorni, eppure lui con la terra non ha mai avuto a che fare, è un professore in pensione, e anche un po’ folle per giunta. Da quando ho preso posto sul treno sono bastati pochi minuti, dieci al massimo, prima che il mio vicino passasse dal parlare con i suoi spiriti al parlare con me e alle altre persone nelle prossimità: ne ho ricavato che è stato professore di lettere in una scuola superiore del veneziano per circa trent’anni, è stato sposato con una russa dalla quale ha avuto due figli ormai grandi, ora e separato e dopo la pensione ha iniziato a girovagare per l’Europa alla ricerca di qualcosa che non ho capito, ma adesso sta tornando a Venezia per andare a trovare i suoi figli, poi sicuramente riparte per qualche altro posto. Conversando è venuto fuori che è stato anche a Flavigny-sur-Ozerain parecchi anni fa e lì è stato ospitato dal prete, tale Padre Fournier che, prima mi cingessi a scendere alla stazione di Venezia Mestre, mi ha detto di salutargli.

Incamminandomi verso la fermata dell’autobus per l’aeroporto ho pensato all’incontro appena concluso, quando poco fa ho detto che il mio interlocutore era una persona folle l’ho detto riferendomi al suo modo di porsi alquanto inusuale nei confronti della gente: pur essendo stato per lui un perfetto sconosciuto ha avuto un atteggiamento nei miei confronti di estrema familiarità, schiettezza e apertura, come mi avesse conosciuto da sempre, e lo stesso atteggiamento l’ha avuto con tutte le persone con cui ha scambiato due parole sopra quel treno. Quando ci si trova a conversare di fronte a un perfetto sconosciuto, per quanto uno possa avere tutta la loquacità e affabilità di questo mondo, in genere si tende a misurare le parole mantenendo anche un certo contegno: tutto questo è una sorta di preliminare, una forma di avvicinamento prudente per vedere che tipo di interlocutore si ha di fronte, come reagisce, qual è il modo migliore di porsi nei suoi confronti, poi, con il tempo e un po’ alla volta ci si allenta; questo Mattia invece si presentava in tutto il suo splendore affabile ma senza freni inibitori, come a dire: “io sono fatto così, questa è la mia storia e te la racconto chiaramente e non me ne importa di quello che ne pensi tu, a me va bene così”, indipendentemente da chi aveva di fronte lui era uno solo… per tutti.

Sono stanchissimo, sono le nove e dieci di sera e sono appena sceso dal taxi, il sole è tramontato da circa mezz’ora e ormai è buio: entro nel B&B, mi faccio vedere dal gestore e poi mi fiondo nella mia camera senza neanche sistemare le valigie, ho veramente bisogno di dormire.

Cosa fa Giovanni la mattina successiva?

  • Decide di fare un giro in chiesa (25%)
    25
  • Fa quattro passi per il paese (50%)
    50
  • Si intrattiene a parlare con il gestore del Bed & Breakfast (25%)
    25
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19 Commenti

  • Ciao Fil_tac…in viaggio, evviva!
    Non volermene ma mi ha fatto sorridere che un bambino possa aver memorizzato un nome così complicato come Flavigny-sur-Ozerain …ora che ho finito di scriverlo me io lo sono già dimenticato!!!
    E guarda caso c’era stato pure il signore incontrato in treno!!!
    Direi di cavalcare l’onda di questo legame (che non credo sia casuale) per andare alla chiesa a portare i suoi saluti al prete 
    Per il resto ho trovato come sempre il capitolo ben scritto, molto scorrevole: capisco la perplessità del protagonista, che è un po’ schivo, di fronte al personaggio super espansivo che racconta i fatti suoi a destra e a manca!!!
    Magari può spronarlo ad aprirsi di più.
    Ciao alla prossima!

  • Ciao Fil
    è la prima volta che ti leggo, sono arrivata al tuo racconto leggendo un’altra storia che avevi commentato.
    I due capitoli scorrono bene. Tuttavia, ho qualche perplessità sulla caratterizzazione di Giovanni, mi sembra che ci siano contraddizioni.
    Non sarà mica un clone di un noto scrittore ex operaio? Che mestiere fa? …Gli piacciono la narrativa filosofia, la psicologia… … si definisce schivo ma cerca di ascoltare “storie” , elementi importanti per chi ama scrivere e non solo.
    ma… ci sarà una spiegazione sicuramente… a te chiarirlo, se vorrai 🙂
    ciao

    • Ciao Maria,
      Onde evitare malintesi: “ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale” 😉
      Forse ho capito a quale noto scrittore ex operaio ti riferisci ma ti assicuro che non ho pensato a De Luca quando ho inquadrato il personaggio: quando ho presentato Giovanni c’ho messo un po’ di me stesso e delle mie esperienze (per esempio il libro che Giovanni tiene sul comodino esiste davvero, anche se a me è capitato tra le mani in altro modo, mentre per l’ambientazione ho pensato a un posto dove ho realmente vissuto per qualche anno) e qualcosa di inventato.

      Grazie della visita 🙂
      Un saluto

  • Ciao rieccomi!
    Evviva abbiamo conosciuto il vicino!
    Hai una scrittura molto scorrevole, ho apprezzato molto anche questo nuovo capitolo…l’unica cosa che non ho ben capito è il motivo per cui Stefania ha deciso di rimanere col compagno (neanche marito…) piuttosto che con Franco: mi è rimasto un pò ” fumoso”….
    Direi che è il momento di partire per un viaggio 😉

  • Ciao Fil Tac,
    e benvenuto sul sito!
    Mi ha incuriosito molto la tua sinossi, perchè avevo già sentito parlare di questa teoria (sulla quale ho i miei dubbi devo dire…), perciò voglio proprio vedere dove ci condurrai!
    Soprattutto perchè il tuo protagonista si presenta come schivo, forse anche un pò deluso dalla vita, e quindi chissà i famosi 5 passaggi dove lo porteranno….io mi sono figurata dall’altra parte del mondo 🙂
    Intanto conoscerei il vicino, lui sì che mi sembra un tipo dinamico!!!

    Un saluto,
    Cinzia

    ps: condivido il commento di AmoMarta…che tu sia scrittore o lettore è molto bello interagire con gli altri su questa piattaforma! Alla prossima!

  • Charlene.

    Ciao e benvenuto.
    Ho letto molto volentieri il tuo incipit, scorrevole, chiaro, ben scritto, e penso che anche tu abbia il dovere letterario di comunicare “un messaggio” alla fine del viaggio – ovvero di questa storia – così come ti ha insegnato il libro regalo di Charlene. Dato che sei stato in grado di apprezzarlo, sono sicura che ci regalerai un bellissimo messaggio. Per questo, dopo un primo episodio di riflessione e presentazione del protagonista, ti consiglio di iniziare a elaborare una trama. Lo so, qui i lettori possono cambiare la storia, ma la storia costruita da te… 😉 ti seguo volentieri e ti consiglio di andare a leggere e commentare le storie che trovi nei dintorni, perchè THe Incipit è una palestra interattiva davvero affascinante se impari a leggerla e ci sono molti autori brillanti con i quali si stabiliscono dialoghi stimolanti. No, non lavoro per il sito, ahahahah, ma sono una veterana. Baci a presto.

    • Ciao,
      Sì, a primo impatto pensavo fossi parte dello staff 😀
      È da anni che ho questo profilo ma ho iniziato a utilizzarlo seriamente solo ora, sia come lettore che come scrittore.
      Non ho ancora esplorato bene i dintorni però ti posso dare ragione, per quello che ho visto finora sì possono trovare lavori veramente interessanti, e la cosa bella è che non serve essere scrittori professionisti, basta la voglia di scrivere e di mettersi alla prova.
      Intanto grazie della fiducia 😉
      Un saluto e a presto

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