La terra dei suoceri

Giù nella Valle (parte prima)

Io sono Stanco, abito qui da 10 anni e cioè da quando la mia prima figlia aveva un anno.

Sogno è un bel paese della Valle Stramba. Ha un sacco di frazioni e un vasto territorio tra i trecento e i mille e più  metri di quota.

Siamo in Bislungobardia terra di grandi lavoratori infaticabili, non sempre ben capiti dal forestiero, forse anche per via di un linguaggio asciutto e criptico.

Qui le mie figlie stan crescendo, in un bell’ambiente sia naturale che umano .

Portandole a spasso nello zainetto, ho iniziato ad esplorare il territorio attorno a casa guidato da mia suocera ottantenne che camminando mi raccontava di come si viveva in questi stessi luoghi ai suoi tempi.

Mi diceva che fino a metà del secolo scorso, queste zone erano abitate da un numero di famiglie (e di animali) che oggi fatichiamo ad immaginare. Ogni costruzione era popolata, anche quelle che ora vediamo ingoiate dal bosco, ogni terrazzamento coltivato, anche a grano e mais, ogni famiglia aveva una piccola casa e una stalletta per la mucca e poco altro.

Mi diceva che da mattina a sera si percorrevano questi stessi sentieri, ma mai scarichi! C’era sempre qualcosa nella gerla, la legna, il fieno, le foglie, il letame o la sabbia e il cemento (poco) per la casa che lei che stava costruendo con suo papà.

Poi i tempi son cambiati.

Oggi cielo grigio, mattina libera e così con il mio amico Fiacco ho risalito la valle che da San Trafitto va su fino a incrociare la strada asfaltata che porta alla frazione detta Coturnice: mia suocera la chiama “la Val di Vache” perchè lei che abitava a Cà Fiur, si ricorda che lì ci andavano le mucche ad abbeverarsi, mentre loro, le ragazze, lavavano i panni sulle pietre lisce lì vicino.

In effetti subito incontriamo un manufatto in cemento, mi immagino che prima ci fosse stato qualcosa di simile ma fatto di “sbalse de erba e corne”, magari era quello l’abbeveratoio, booh.

Ecco, abbiamo trovato i primi tesori: 4 lattine di Red Bull, vuote ovviamente, 2 quasi integre e 2 lacerate e semi sepolte, che ‘sta bevanda faccia male al senso civico? mah, comunque le ho raccolte e messe nel sacco

Risaliti tre minuti c’è una bella marmitta di un paio di metri di diametro e forse altrettanti di profondità con gocciolatoio soprastante, quì è ancora più carino, con soli 5 minuti di cammino già sembra di essere in chissà quale posto selvaggio.

Qui mia figlia una volta ci ha trovato un gambero, noi una bottiglia di “smacbrillacciaio” che infiliamo nel sacco.

Uno sguardo attorno, una foto e si prosegue seguendo la valletta per 10 minuti fino ad incontrare una cascatella in parte ancora ghiacciata con pozza nascosta tra le piante.

Fiacco mi racconta che in una di queste pozze ci aveva fatto il bagno da ragazzino con una allegra compagnia di coetanei ed una ragazza che voleva imparare a nuotare  che invece quasi ci affogava.

Si disseppellisce un brandello di flacone di candegginaace, uno tipo soledeipiatti e altri che non so distinguere, gettiamo tutto nel sacco e si prosegue.

E’ ripida la scarpata di fianco alla cascata, poi qualche pozzettina e siamo a “sota pisina”. La suocera mi dice che un tempo c’era sempre un filo d’acqua che cadeva da più di 10 metri in una pozza naturale.

Qui ora c’è un manufatto in cemento, pare un bacino dell’acquedotto, chissà se è ancora in uso.

La roccia è scavata e crea un tetto sotto quella che fu una cascata sempre attiva mentre ora lo è solo una tantum..

Giunti di sopra ancora rifiuti, brandelli di plastica azzurra, blu e bianca sono mischiati al sedimento di terra e sassi naturalmente depositato con le piene.

A tratti il fondovalle procede con poca pendenza e tra le piante il rigagnolo fa giretti e ogni tanto piccoli salti e piccole pozze.

Eccolo, un piccolo manufatto sulla destra imbriglia una sorgentella e un tubo porta via l’acqua appena sgorgata verso il bacino da poco superato.

Rifiuti e bellezza si alternano, si mischiano e procedendo aumentano entrambi.

La valle adesso si stringe tra pareti di roccia e ora aprendo le braccia possiamo toccarle entrambe.

Cespugli di pugnitopo verde scuro e foglie aguzze contrastano con il morbido muschio verde chiaro e il tappeto di foglie nelle tante sfumature del marrone.

La liscia corteccia grigio maculata di giovani faggi spicca tra i più numerosi  alberi marci ricoperti di edera.

Sto pensando che questi colori mi ricordano qualcosa, si ora ci sono, una foresta tropicale, esatto!

Era in Messico, ricordo ora quella volta che con Marta ci siamo addentrati scarponi ai piedi, in un tratto di foresta, una zona protetta non lontano da Puerto Escondido sulle montagne all’interno della laguna di Chacahua: cocco e coccodrilli in laguna, uova di tartarughe marine, surfisti e grandi onde sulla lunga spiaggia sabbiosa della costa pacifica. 

La guida per molte ore ci ha ha guidati per la giungla, maledicendo i coyotes americani, con soltanto un machete in mano e le infradito ai piedi. Ci aveva nutrito con i tuberi che di tanto in tanto tirava su da terra, papaya e altri frutti che crescevano spontanei.

Cos'altro hanno in comune la Val di Vache e quel tratto di foresta Messicana nei ricordi di Stanco?

  • un banano nano (20%)
    20
  • Il ritrovare rifiuti disseminati in posti belli (60%)
    60
  • le conoscenze degli abitanti (20%)
    20
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29 Commenti

  1. Sei davvero bravo, io seguo tua figlia Camostilla e appena scriverà un libro anche Tipa. Purtroppo non posso seguirti ma cercherò di leggere i tuoi capitoli, ho votato che il sogno di Stanco si avvera, così sarà un pochino più divertente e riuscirai a continuare meglio perché alcune possibilità poi sono difficili da continuare e si complica un po’ tutto. Buona fortuna!

  2. L’avessi avuto io, un padre scrittore. Beate le tue figlie. Scrittrici anche loro? Ah vabbé, beati voi. A casa mia non mi legge nessuno. eh eh eh eh…
    Non sono ancora riuscita a inquadrare il tuo racconto ma noto una padronanza tale per cui non ti etichetterei come un “dilettant-emergent” ma come uno che sa quello che fa. 😉
    Vado avanti e poi ti dico, aspetto il seguito e seguo – gioco di parole – e piacere, io sono Marta senz’acca e senza lacca.

  3. L’incipit mi ha incuriosito, quindi provo a seguirti.

    L’idea che i rifiuti si risvegliano è interessante ma non mi piace che la Valle venga abbandonata così, appena l’abbiamo conosciuta. Il sogno di Stanco lo farei avverare verso la fine della storia, quindi voto il liquido pericoloso 😉

    Ciao 🙂
    PS: non pubblicare troppo in fretta od i lettori non faranno in tempo a leggere.

  4. Ciao, mi piace questo incipit perché l’ho trovato ironico quasi come fosse di denuncia 🙂 anche se non so se è il tuo intento. Se continui a dare ai personaggi nomi così indicativi invece che passare a quelli normali (Marta) e se curi maggiormente la forma, diventerà per me un racconto davvero bello.
    Ti seguo.

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