La vera follia.

Dove eravamo rimasti?

Il finale vedrà ricomparire il misterioso Paolo: Lucrezia deciderà di allontanarsi dalla famiglia (57%)

Innamorati di te

Carlo si allontana da Lucrezia, lasciandola con la schiena e i piedi poggiati sul tavolo. La fissa con occhi sornioni.

“Che c’è?”, chiede Lucrezia.

Lui risponde leccandosi le labbra: “Per un attimo ho pensato di scusarmi, ma poi ho visto che ancora sussulti”, fa un cenno alle sue gambe aperte.

Lei tira un lungo sospiro e mormora: “Scusa per cosa?”. Forse qualsiasi rammarico potrebbe venir cancellato da un’altra prova lì, di nuovo sul tavolo. O magari sul pavimento. Deglutisce.

Carlo invece chiude la patta e ridiventa l’amico di sempre. Quello che la analizza in modo perfetto.

“Per averti mostrato la realtà in maniera poco professionale” sorride, per poi chinarsi a raccogliere la camicia. Quando si risolleva, resta a bocca aperta. Lucrezia è scesa dal tavolo, ed è bella come una ninfa. Le sue lunghe e sensuali gambe sono sormontate da un ventre acerbo, con l’ombelico da cui sporge una sferetta di carne e i fianchi magri. Tuttavia i seni torniti e ancora arrossati, coi capezzoli velati dai capelli corvini, mostrano quel che è divenuta con gli anni.

“Sei splendida”, sussurra Carlo con occhi luminosi.

Lei sorride sardonica: “Tu invece sei molto confuso. Il codice deontologico non ti ha mai impedito di darmi consigli non graditi”. Inizia a rivestirsi, ma poi si blocca: “Ma di quale realtà parlavi?”.

“Della consapevolezza di te stessa”, nel rispondere con tono accademico, Carlo non la guarda più e Lucrezia avverte un qualche tipo di risentimento “Non credo ti sia ricordata della tua passione per Andrea o per qualsiasi altra donna, nell’abbandonarti a me”.

Lo sdegno di Lucrezia cresce: lei non si è abbandonata proprio a nessuno. Ma l’armatura della sua Giovanna D’Arco, che combatte contro le fiamme di una nuova rivelazione, ormai brucia senza scampo.

Finisce di rivestirsi senza dire una parola. 

“Perdonami, ma era una follia”, esclama lui spalancando le mani “Tutte le volte che un qualsiasi ragazzo ti si è accostato, ti sei rifugiata nell’amicizia morbosa di una lesbica o presunta tale che ritenevi avesse una forza emulabile. Poi com’è finita, sempre? Non hai mai concluso con loro, perché in fondo vuoi qualcosa di diverso”.

Gli ultimi  brandelli della fittizia protezione di Lucrezia si dissolvono in cenere; quella protezione che aveva iniziato a creare a sua difesa quando da bambina aveva capito che l’amore non esiste, di non voler diventare una nuova Carmen e di voler riuscire ad accontentarsi dell’affetto discontinuo di Paolo.

Lui abbassa la voce: “Credi che mi possa approfittare di te? O addirittura abbandonarti?”.

Lo scruta, le sue spalle, le braccia energiche e gli occhi fermi su di lei. Quando gli si accosta scuote la testa: “So solo di aver bisogno di una nuova armatura”

Carlo apre le braccia e la stringe forte.

Dopo qualche minuto la porta della cucina viene spalancata, e Ivan si fionda dentro sputacchiando come al solito parole confuse. “Mammi e papi baciano, Lu bacia, io bacio!”, così dicendo si porta alle labbra la copertina di T. Ferro e la ricopre di baci e saliva.

Lucrezia si allontana a malincuore da Carlo. Ivan fa per trascinarla fuori, ma è preceduto dall’ingresso di Paolo e Carmen. Lucrezia si acciglia: i suoi genitori sono insolitamente vicini. Solleva un sopracciglio rivolta a entrambi, ma è Carmen a prendere la parola.

“No, tesoro”, la sua è sempre la solita voce roca, e la zaffata di nicotina e alcol che arriva sino alla ragazza è demoralizzante “Non intendiamo riprendere ad amarci. Tuo padre e io siamo troppo lontani, ormai, ma perdutamente innamorati” fa un passo prendendole le mani “di te”.

“Ho sbagliato a non rivelare la mia relazione con Elena”, ammette Paolo, facendo saettare lo sguardo tra lei e Carlo. “Non è facile. Ho iniziato a dipendere totalmente da lei, e dalla sicurezza economica che mi dà”.

“Ancora?” chiede Lucrezia.

Paolo annuisce guardandosi i piedi. “Ma ho promesso a tua madre che per te, e Ivan, cambierò vita. La lascerò per sempre”.

“Ne dubito”, si intromette Carmen “In ogni caso io farò la mia parte riprendendo le riunioni alla Alcolisti Anonimi. Tu stai facendo la tua”, sposta lo sguardo dalla figlia a Carlo che ascolta in silenzio “lungo la giusta strada”.

Lucrezia riflette nel guardare i suoi nuovi genitori, e infine si rivolge al padre: “Ho ancora intenzione di aiutarti in azienda. Potremmo collaborare quando avrò preso il dottorato, ma solo se ti sarai deciso”. Immagina la sua sofferenza, ma decide di andare oltre: “Elena, o la nostra famiglia”.

Lui sembra troppo imbarazzato per accennare una risposta.

Carlo si schiarisce la gola muovendosi piano verso l’uscita, e Lucrezia si riscuote.

“Aspettami”.

Scompare per poi tornare dopo pochi minuti con in mano uno zaino traboccante di abiti cacciati dentro alla rinfusa. “Mi ospiti per qualche giorno?”.

Carmen sorride nel vedere Carlo prendere in mano la borsa e annuire con foga.

Quando la coppia si chiude la porta alle spalle, è Ivan a spezzare il silenzio portandosi la copertina al cuore: “Lucchezia vuole ammore, finammente”.

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