La vera follia.

Dove eravamo rimasti?

Lucrezia e Carlo Pratesi: sono grandi amici (50%)

Un flipper

Dopo aver messo giù il cellulare, Lucrezia apre il libro di diritto. Ma non riesce a concentrarsi perché continua a risentire la voce profonda di Carlo che ripete: “Ivan… Ivan… Ivan…”.

Chiude di botto il tomo e si alza. Sente che il padre esce dal bagno, e sa che adesso Carmen lo raggiungerà: “Con chi sei stato?” “Dove hai dormito?” “Mi tradisci da una vita!”, et similia.

Il pensiero di Carmen dovrebbe concentrarsi su Ivan. Quel ragazzo è uno dei suoi tanti errori, ma l’unico interesse di quella donna è la presunta infedeltà del marito. “Che se fosse vera non sarebbe da biasimare“, pensa Lucrezia. Lei non ricorda una sola parola gentile da parte di quella strega. Non li ha mai visti vicini, mai la madre ha cucinato per il marito, mai li ha visti accudire assieme quel fratello disastrato che si ritrova. Loro non sono un vero “loro”. E’ una famiglia composta da quattro elementi che cozzano di continuo come biglie impazzite. Suo padre è la biglia più grossa che gira lungo il perimetro, lentamente, come a definire un confine di sostegno. Ma spesso viene colpito, e l’equilibrio già precario corre il rischio di rompersi. Quella casa è un flipper e Lucrezia sente che il momento del tilt è molto vicino.

Deve sbrigarsi. Studiare, laurearsi, prendere in mano l’azienda di Paolo e farla rifiorire. Così potranno abbandonare quella donna al proprio destino.

Sente che la porta della camera padronale si chiude alle spalle di Paolo, poi arriva il passo veloce di Carmen dalle scale e nel disimpegno. Entra nella stanza e inizia a sbraitare contro il marito.

Lucrezia si sfiora la cicatrice della guancia: “Stronza. E a me tocca pensare a Ivan, anche se è tutta colpa tua”.

Poi si chiude in bagno e, sotto lo scroscio caldo della doccia, poggia i palmi alla parete. China la testa e l’acqua sulla nuca le separa i lunghi capelli in due bande nere di seta lucida. La sua pelle si arrossa, rabbrividisce, i seni pendono turgidi. Non vede più il piercing all’ombelico, ma vede le unghie dei piedi laccate di nero. Ricorda il blu che l’ha fatta fremere nei giorni scorsi – Andrea – ripensa alle sue dita lunghe e nervose, all’agilità di quella lingua che le trafigge l’anima. Sente uno spasmo di desiderio nel ventre, si risolleva. Andrea.

Quando esce dal vapore del box doccia, poggia volutamente i piedi nudi nelle piastrelle gelide. Guarda l’orario, vede che sono le 18.15. Ha appuntamento con Carlo alle 20, al Messicano. Dovrà usare la metro per arrivarci.

*

Dopo esser scesa dal vagone, si ritrova nella strada dello shopping prestigioso della città, Via Regina Elena. Cammina veloce fendendo la marea di passanti. Odiosi parassiti.

“Lu’! Ferma…”, il respiro affannato di Carlo la raggiunge, poi il suo braccio pesante  le cinge pesantemente le spalle “Secoli che non correvo in questo modo”.

Lucrezia lo guarda accigliata, ma poi scoppia a ridere. Nonostante il ciuffo superstite che spara i capelli come raggi di sole e la pancia prominente che gli apre i bottoni della camicia,  il suo amico psichiatra stringe spasmodicamente la valigetta che rappresenta tutto il suo mondo. Le prende la mano: “Sei bella”, e con irruenza le schiocca un bacio sulla cicatrice “dovresti vestirti più spesso così”.

Quando arrivano al Messicano, Lucrezia si vede riflessa nella porta a vetri. Le lunghe gambe sono inguainate in pantaloni di similpelle e gli stivali la slanciano, mentre una maglia aderente mostra un seno alto e pieno. Ha i capelli neri tenuti da un becco argentato, e il trucco è nature.

Col cuore in gola – Andrea –  si chiede il motivo di un simile abbigliamento – Andrea – ma poi si concentra sul locale: “Hai prenotato?”

“No, tanto c’è sempre un tavolo libero”.

Lucrezia sorride tra sé, nel vedere due gruppi che attendono. Probabilmente finiranno tutti dal kebabbaro.

Invece si accosta una cameriera dai capelli platinati: “Carlo, si è liberato il tavolo vicino alla cucina, ti va bene?”.

“Meglio accontentarsi vero?”.

“Già”, sorride la biondina. Si gira e fa strada, muovendosi come in passerella. Un piede perfettamente in linea con l’altro, le spalle larghe e dritte, alcune ciocche che le solleticano la pelle vellutata del collo.

“Ehi Lu’!”, la voce di Carlo è seccata.

Lucrezia si riscuote: “Cosa?”.

“Ti chiedevo se vuoi sedere fronte o spalle alla cucina”.

“E’ lo stesso”, si siede spalle alla cucina lanciando un ultimo sguardo al profilo da bambola della cameriera.

Carlo fissa Lucrezia mentre apre la valigetta, che rivela un tablet, un block notes, una penna nera. Sfila un foglietto ripiegato e lo mette sotto gli occhi confusi dell’amica:  “Che tu sappia Ivan ha mai imparato a scrivere? addirittura a poetare?”.

La biondina ripassa, strizza l’occhio a Carlo. Carlo le fa un cenno, ma il suo sguardo intenso è su Lucrezia. Lei si sente leggere dentro. Carlo lo fa da una vita.

Abbassa gli occhi e prende in mano il foglietto. 

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137 Commenti

  1. E così, con questo finale carico di introspezione, hai chiuso il cerchio e rimesso a posto alcuni tasselli fondamentali lasciando sospesa la porta della speranza, quello che succede dopo è un’altra storia e la vivranno loro. Sempre molto profonda, Giorgia, complimenti.

  2. A questo punto voto per Lucrezia che si allontana dalla famiglia. Sarei stata curiosa di leggere a cosa avrebbero portato le altre opzioni, ma la protagonista è Lucrezia. Quindi io seguo lei. Complimenti, mi è piaciuto come hai sviluppato questo episodio. 🙂

  3. Caspita! Ti ho portato il punteggio in pareggio 33 33 33…. beh io ho votato per Ivan e il suo avvicinamento.
    Episodio esemplare. ben mostrato, vivido, sensibile e persino eccitante. Ma da te non mi aspetto di meno. La chiusa poi è un gioiello, sembrava la fine della storia… fin troppo ben data.

  4. Ciao Giò,
    io a questo punto fermerei Carlo, farlo andare fino in fondo proprio adesso sarebbe controproducente, ci sono nodi che vanno ancora sciolti ma sempre mantenedo alta la tensione emotiva. E tu sei una maestra in questo, ormai.

  5. Vanno fino in fondo, secondo me ormai che ha aperto il vaso di Pandora, Lucrezia non può fare marcia indietro.
    Certo che questo padre che lei vedeva come da ammirare, il solo punto fermo della famiglia, lo spiraglio verso un futuro migliore, non solo nasconde segreti ma scappa anche davanti alle richieste di chiarezza, ignora le richieste di aiuto. Lucrezia rischia di trovare solo disillusioni.
    E uno psichiatra non proprio “deontologico” 😉

    • dici che Carlo approfitta della sua posizione? forse sì 😀
      E’ vero, Paolo sta deludendo Lucrezia, ma per contro sta portando la ragazza a rivalutare la figura di Carmen. Forse Ivan aveva ragione a dire “Cammen, nessuno ama lei”… e allo stesso tempo Paolo non può essere tanto diverso dall’uomo in cui Lucrezia ha sempre creduto, probabilmente c’è ancora qualcosa da scoprire tramite Elena.
      Ogni effetto ha la sua causa.
      Grazie Befana, alla prossima 😉

  6. Ciao Gio, piacere di conoscerti con questa bella storia. Mi dispiace essere arrivato solo ora, ma non è facile mantenersi al passo. Mi piace la tua scrittura, è piuttosto cinica, ma velata da un leggero sarcasmo. Cercherò di seguire gli ultimi episodi 🙂

    • Ovviamente nel prossimo episodio saprete chi è Elena Mele 🙂
      Avevo bisogno di mostrarvi il difetto di Lucrezia e colui che potrebbe aiutarla a risolverlo, forse proprio portando a termine quella cosa lí che stanno per fare 😉
      Grazie Fuegood alla prossima

  7. Nel leggere da una spoglia sala d’attesa questi tuoi ultimi due capitoli, mi sono convinta che la tua scrittura sia ormai pronta per il salto. Sei una scittrice, ormai, cosa aspetti? Pubblica le tue opere. Non ti manca nulla. Descrizioni, scene mostrate, tensione, c’è tutto.
    (Carmen li aiuterà)

  8. Parleranno entrambi con Paolo,
    è possibile parlare in modo pacato e incero degli scheletri di famiglia negli armadi?
    Gran bel capitolo, ho particolarmente apprezzato tutti i dettagli sui tentativi di Carmen di mantenersi degna, di sembrare sobria, il suo credere di camminare diritta, i battibecchi col cameriere: una scena davvero vivida.
    Ciao

    • Ciao Napo,
      so bene che gli acronimi non devono essere usati così come le cifre numeriche, ma li ho sfruttati per il limite dei caratteri considerando che non sono certo due sigle a rendere incomprensibile il testo.
      Il finale non è un mezzo spoiler, te lo assicuro io che sono l’unica a sapere quel che vi dirò 😀 è piuttosto una conclusione logica che riassume il pensiero di Lu.
      Grazie Napo, alla prossima.

  9. Ivan avrà bisogno di Carlo.
    Davvero un bel capitolo, con questo “mistero familiare” che continua ad aleggiare pesante ma ancora impalpabile.
    Posso permettermi un’osservazione sul finale della parte che si svolge in casa? Io avrei specificato meglio “i due” distesi eccetera, immagino siano Carmen e Ivan ma lei era assente dalla scena quindi “i due” resta un po’ vago; invece “la ragazza” non è necessario: Lucrezia è il soggetto attivo del capitolo fin dall’inizio.
    Se l’osservazione ti sembra inutile e fuori luogo puoi mandarmi a fare un giro, non mi offendo 🙂
    Sono molto curiosa di questo segreto (traumatico?)

  10. Io direi Carmen, siamo a metà del racconto e fin’ora è sempre rimasta sullo sfondo, facciamo entrare in scena la “malvagia” della storia. Di nuovo su di lei abbiamo appreso che si è sposata per “riparare il fattaccio” e perché ha cominciato a bere. Chissà cosa scopriamo facendola entrare a pieno titolo nell’azione.
    I segreti dei genitori, un soggetto inesauribile^^

  11. Io farei entrare in scena Carmen. In fondo finora abbiamo ascoltato solo la verità di Lucrezia, chissà se su Carmen potremo farcene un’idea nostra attraverso le parole del narratore.
    Dico “chissà” perché, anche se scrivi in terza persona, il tuo narratore è strettamente nell’ottica di Lucrezia. Non so se è un artificio voluto, ma l’effetto che mi fa è quello di un io narrante che prende le distanze da se stesso. Fin qui il racconto poteva benissimo essere scritto in prima persona. Introducendo il personaggio di Carmen avresti l’occasione di separare il narratore da Lucrezia e darci una visione diversa della realtà. Troppo determinismo finirebbe per appiattire il racconto e ridurlo a un mero susseguirsi di eventi.

    • Buongiorno Napo,
      in effetti avevo intenzione di introdurre il pdv di Carmen, poiché l’enigma la riguarda principalmente. Aspettavo solo che la votaste 🙂 ma forse anche stavolta dovrò forzare le cose. L’io narrante che prende le distanze da se stesso non è voluto, ma le mie intenzioni erano quelle da te suggerite nel commento malgrado voglia mantenere Lucrezia come pdv principale. Spero di non perdermi per strada come mi succede di solito a causa del limite dei caratteri.
      Grazie per la lettura e i consigli, a presto!

  12. Ciao Gio,
    ti ho trovata per caso e ne sono davvero felice. Scrivi molto bene e mi stupisco di non aver mai letto nulla di tuo prima, visto che a quanto pare hai un doppio profilo.
    Il soggetto è davvero interessante, c’è un po’ di mistero ma è tutto perfettamente verosimile, e tanto reale da apparire davanti agli occhi.
    Voto perché Lucrezia telefoni al padre, che mi sembra sia la sua ancora di salvezza in questa sua vita, e che probabilmente è l’unico a poterle dare una risposta.
    A presto!

    P.S. Sul tuo altro profilo come ti chiami? A questo punto non mi dispiacerebbe leggere altro di tuo 🙂

    • Che sciocca sono. Giorgia Muscas, ovviamente. E sì, avevo letto qualche capitolo di “Cosa non voglio”, solo che non mi ricordavo il titolo. Era diverso? Si possono cambiare i titoli? Comunque, non era tanto il mio genere, perciò l’avevo abbandonato. Questo racconto invece mi ha presa moltissimo 🙂

      • Benvenuta Chiara, col vecchio profilo ho pubblicato molti racconti perché ho una lunga permanenza qua su TI 🙂
        Però tra quelli che mi hanno dato più soddisfazione non c’è Cosa non voglio e Candido che sono storie sbagliate e lontane dal mio stile; era un periodo in cui mi sentivo contaminata.
        I racconti più nelle mie corde sono Preziosissimo Sangue e Il mio amante, i precedenti sono acerbi.
        Conto di mantenere la mia vena con La Vera Follia, e spero che tu abbia piacere di essere sempre dei miei. Verrò anch’io da te, mi incuriosisci 😉

  13. Ciao (Giorgia?), piacere di conoscerti 🙂
    Mi ero segnato tra le storie da leggere anche questa, ed ora mi sono messo in pari con i quattro capitoli.
    Mi piace molto la psicologia di Lucrezia e la natura del rapporto con Ivan, e mi piacerebbe, dunque, vedere un suo coinvolgimento nel prossimo capitolo.
    Complimenti.

    Buona serata, alla prossima!

  14. Questo sito ha grossi problemi di connessione…dopo il restyling sono, se possibile, peggiorati… ogni cosa che sclegooche cliccomi va in palla… ma com’è’???? vediamo,ci riprovo: episodio eccezionale, mi è piaciuto molto, scritto in modo davvero vivido….
    dico Ivan

  15. Telefonerà al padre, sembra ancorarsi a lui come solo elemento valido della famiglia.
    Mi è piaciuto molto come hai sottolineato l’ambivalenza dei sentimenti di Lucrezia per Ivan: il senso di peso, di obbligo, di imprigionamento e l’amore incondizionato insieme.
    Bello anche avere un visione di quello che sente, pensa Ivan, finora avevamo avuto solo il POV di Lucrezia, avremo anche quello di questa madre bislacca e fallimentare? Sarebbe interessante.
    Molto bello ^^

    • Ma guarda, ci siamo commentate nello stesso momento 🙂
      Sì, il mio intento è mostrare esattamente quel che hai descritto: l’esasperazione di Lucrezia unito ad un amore verso il fratello che prevarica il proprio interesse, e il rancore verso la madre. Anche Carmen si mostrerà come ha fatto Ivan, oppure indirettamente attraverso delle rivelazioni che in questo episodio non ho voluto anticipare.
      Grazie Befana, alla prossima.

  16. Telefonerà al padre.
    Un altro bel capitolo, incentrato sulla mancanza di dialogo di Lucrezia con la madre e il senso protettivo verso Ivan, anche se a volte sembra perdere la pazienza.
    Davvero un’esistenza difficile quella di Lucrezia, e forse in questo momento ha bisogno del padre.
    Ciao e al prossimo 🙂

  17. Quando ho visto il tuo nuovo nickname tra i commenti, non ho potuto fare a meno di venire a leggere questo racconto. In solo tre episodi hai saputo delineare un personaggio davvero complesso, con le sue luci e ombre. Adesso sono curiosa di vedere come prosegue la storia.
    Ho votato per Ivan e la poesia. Lucrezia dovrà fare qualche sforzo per cercare di capire il fratello e scoprire qualcosa di più sul biglietto.

  18. Carmen.
    L’agendina da borsetta di quelle che non vanno da anni o il puffo che le è esploso in testa, tutti dettagli incredibili quelli che immagini, mostri in modo accurato e vivido ogni scena e i dialoghi sono assolutamente credibili certamente perchè hai saputo caratterizzare bene i personaggi. Complimenti Giò.

  19. Sinceramente non ho ben capito in che direzione stia andando il racconto. Disorienta un po’, ma ciò non è un male. Hai innescato varie situazioni interessanti e sono curioso di leggerne lo sviluppo. In breve: mi piace 🙂

    Voto: Ivan e la poesia. A presto!

  20. Avevo letto il primo capitolo e mi aveva un po’ disturbato: perdonami, è che, non posso farci nulla, sono stata geneticamente modificata per essere politicamente corretta e il giovane malato psichiatrico che sbava e si sfrega Ferro sull’inguine mi turba 🙂
    Il secondo capitolo non mi era dispiaciuto, questo mi ha davvero affascinata: dal misterioso foglietto al chissà se l’alcolica e solforosa Carmen nasconde un segreto affascinante, al magnetismo animale che Lucrezia sembra sprigionare, ai non detti dello psichiatra. Sono molto curiosa. Forse Carmen e la poesia?

    • Benritrovata Befana,
      abbiamo il problema opposto, io non sarò mai politicamente corretta ed è per questo che tendo a turbarvi con la verità 🙂 anche i malati psichici hanno pulsioni sessuali e il problema delle loro famiglie in tal senso è molto grave.
      Adesso la magnetica Lucrezia si troverà a dover risolvere qualcosa che ha a che fare col suo difetto più intimo. Grazie per lettura, voto e commento 🙂

      • Ah no, non in quel senso, ho una buona idea di cosa sia la realtà di malati, psichici e non solo, disabili e disadattati vari, è che ogni volta che ne leggo o ne vedo una rappresentazione di fiction temo (e spesso a ragione) la caricatura o lo sfruttamento a scopi ridicoli o piagnoni. Per questo ho continuato a leggere, per sapere dove volevi andare a parare, ancora non l’ho ben capito ma mi piace 🙂

  21. Direi Andrea, deve avere qualcosa di magnetico.
    Ciao Gio,
    Una lettura veramente intensa. Il primo capitolo veramente angosciante, opprimente. Quasi ti aggrappi alla figura del padre che finalmente arriva portando un po’ di serenità in una situazione pesantissima. Penso che volessi ottenere proprio questo e ci sei riuscita benissimo 🙂
    Il secondo capitolo più arioso, a tratti sensuale, si vede proprio che lontano da una famiglia così problematica Lucrezia riesce a respirare un po’. Anche se il fantasma di Ivan pare aleggiare sempre.
    Complimenti e ciao!

  22. Buonasera Giorgia.
    A parte il braccio pesante che la cinge pesantemente direi che questo episodio è meravigliosamente espresso e mostrato. Ho fatto la doccia guardandomi le unghie laccate e sono pure entrata dal messicano osservando la cameriera bionda che mi faceva strada, brava brava brava… ma in tutto questo non ho comunque capito la risposta che hai dato a Danio e, perdonami, lo sai che sono curiosa…

  23. ciao Gio,
    confesso che ho faticato ad iniziare questa lettura, il tuo racconto evoca in me il pensiero del rapporto col disagio psichico proprio e / o delle persone vicine, sento che turba un po la mia serenità e questo per me significa che stai scrivendo bene e che stai andando a toccare le corde giuste nel lettore. Mi piace il carattere di Lucrezia tipo affetto ribelle, rabbia e umanità che affiorano in un alternanza aritmica di emozioni, quindi ho votato reticente e non vuole incontrare il medico. ciao ciao

  24. Ho controllato almeno un paio di volte se stessi leggendo un’avventura o un horror. E a quanto pare è un avventura, ma dai toni dark, e la cosa mi piace.
    Voto per “cerca di convincerla” anche se a quanto pare le percentuali mi sono avverse. 🙂
    Mi piacciono le storie con i pazzi, vediamo che genere di pazzo abbiamo qui. Seguo! A presto.

    • Lo so Mephid, do’ sempre un tono horror alle mie storie perché ce l’ho nel sangue. Ma questo racconto sarà un’avventura, forse dark come dici tu; purtroppo in questa piattaforma i generi sono davvero pochi ed è difficile piazzare bene i racconti.
      Spero comunque che possa piacerti 🙂 grazie per lettura e voto.

  25. Buonasera, Giorgia.
    Ti cimenti in un esperimento di sensazioni forti in dosi alla goccia, vedo. Un horror, se non fosse in avventura. Ma già il conflitto si annusa, già il desiderio della protagonista emerge, già possiamo intuirne la missione in un clima di disarmante umanità e dolore. Complimenti. Dico amici, servono.
    Seguo, certo, come no! Baci baci brava brava

  26. Mi piace come inizio, vorrei scoprire come prosegue! Ho scelto la seconda opzione : essere amici. Aspetto il secondo episodio!
    Anche io ho scritto il mio primo incipit del racconto Luce 🙂 se vuoi leggilo e lasciami un commento 🙂
    Beh, buona fortuna!

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