La vera follia.

Dove eravamo rimasti?

Scegliete: Ivan e la poesia (70%)

Nessuno ama lei.

Una caraffa giace in frantumi sul pavimento della cucina. Le mille stelle che il sole crea sui pezzetti di vetro sono ammalianti. Ivan pensa di metterle dentro un sacchetto per ammirarle prima che arrivi la notte. Ogni giorno, quando la sera diventa più scura, la mamma gli ficca in gola quella che lui crede una caramella e gli ordina di bere dell’acqua. Da quel momento non riesce più a tenere gli occhi aperti e cade in un sonno pesante e vuoto. Sente di trovarsi dentro una scatola buia, e talvolta brama di aprirla per vedere almeno il cielo e le stelle.

Adesso un passerotto si posa sulla finestra spalancata. Volta il piccolo capo e lo guarda.

Ivan sorride mettendo in mostra denti storti e ingialliti. Si muove caracollante: “Amico mio… amico!”.

Il passerotto lancia un breve cinguettio e vola via. Lui si ferma amareggiato al centro della stanza. Si sentono le auto transitare lontano, il compattatore della nettezza urbana si arresta con fragore, l’anziano vicino impreca mentre prova il motore di un macinino ingolfato. Ivan abbassa gli occhi ai piedi e il suo volto si contrae nel pianto: nel camminare ha schiacciato il suo piccolo sogno e spento tutte le stelle.

Fuori, il vecchio chiude la bocca. La moglie lo esorta a rientrare, ma lui la zittisce: “Shhh!”.

Nell’aria si diffonde il gemito lungo e lamentoso di Ivan, e sembra che il resto del mondo taccia.

Il ragazzo estrae da una tasca del jeans un’immagine spiegazzata. E’ la copertina del cd di T. Ferro. La posa sulla guancia ricoperta di barba ispida, e il suo pianto si placa.

La porta dell’ingresso viene aperta con veemenza e i passi veloci di Lucrezia arrivano sino alle orecchie di Ivan.

“Che succede?”, chiede inquieta. Nota che il pavimento è cosparso di vetro, e il manico della brocca riluce ai piedi del tavolo. “Perché sei solo, dov’è la mamma?”.

La ragazza sente una morsa allo stomaco che cederebbe volentieri a chiunque altro. Le lacrime del fratello non stemperano la collera per quella responsabilità indesiderata.  Tuttavia, quando lui solleva gli occhi rossi e le rivolge un mezzo sorriso, Lucrezia gli si accosta per abbracciarlo e riesce a scorgere cosa tiene in mano.

Poco dopo Ivan si siede davanti al televisore, e non si muove più per lungo tempo.

Lei passa l’aspirapolvere, e cerca di non pensare al fratello e alla sua strana fissazione per Ferro. Prima di mettere piede in casa si sentiva euforica. Quella mattina aveva incontrato Andrea all’Ateneo. La sua amica studia Antropologia Filosofica, lei Diritto al lavoro, ma si sono ritrovate a condividere l’Aula Magna per un corso in comune. Da quel giorno Andrea l’ha avvicinata nei momenti più disparati, le ha parlato di Gelhen e Rothacker e della loro teoria sulla specificità dell’uomo. L’ha incantata esprimendo concetti filosofici con le sue lunghe dita colorate, lo sguardo sognante e gli occhi dorati da elfo. Sino a quel grigio pomeriggio di marzo in cui Lucrezia si è ritrovata ad attenderla ma invano, e a gioire il giorno seguente per un suo inaspettato messaggio su ws.

Sfrega la cicatrice della guancia col pollice, sa che in quel momento è più scura del solito perché si sente accaldata e nervosa.

Il portoncino si apre nuovamente, e Carmen si immette in casa con la sua solita grazia: tacchi pesanti, borsa gettata nel primo appiglio disponibile, tosse e respiro affannoso. Lucrezia la raggiunge e vede quel che si aspettava: il fratello fissa la madre con sguardo adorante, e lei lo abbraccia adagiata scompostamente sul divano.

“Ivan si trovava da solo in casa”, dice Lucrezia con tono accusatorio.

Carmen le rivolge uno sguardo spento: “Son dovuta uscire”, poi sorride ironicamente: “Scusa, figlia bella”.

Lucrezia sa che ostinarsi sarebbe solo una perdita di tempo, allora gira le spalle e affronta la rampa di scale per andare a studiare. Non vede l’ora di sparire da quel lurido posto. Invece Ivan corre verso di lei per afferrarle la mano: “Cammen ama te, nessuo ama lei”.

E’ costretta a seguirlo sino al piano superiore e nello studio, dove Ivan apre un cassetto della libreria. Si blocca per un istante di fronte al padre che lo osserva dalla cornice d’argento, poi affonda le mani in un mucchio di scartoffie e porta fuori una vecchia foto. Continua a cercare, infine alza il capo con espressione delusa: “No c’è tutte foto senza Cammen”.

Lucrezia guarda quella che ha in mano. Una brunetta con gli occhi  vistosamente truccati sorride all’obiettivo, seduta sul cofano di un’auto. Porta una camicia  dalla fantasia floreale annodata sotto il seno e dei jeans scoloriti dalla caviglia stretta. Ma quel che attira l’attenzione di Lucrezia è la macchina. Le è familiare, nonostante la foto paia avere oltre vent’anni. Il suo sguardo cade sul ritratto del padre, poi su Ivan che ha ripreso a frugare nel cassetto. D’un tratto il fratello lancia uno strillo e con esultanza le porge una piccola agenda datata 1988.

Al suo interno trova parole d’amore scritte con la stessa grafia della poesia trovata da Ivan..

Nel prossimo episodio Lucrezia:

  • coinvolgerà Ivan (40%)
    40
  • contatterà Carlo (20%)
    20
  • telefonerà al padre (40%)
    40
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