La vera follia.

Dove eravamo rimasti?

Scegliete: Carlo e Lucrezia vanno fino in fondo (50%)

La giostra della vita.

Carlo incombe col suo metro e novanta sul corpo sensuale e pieno di Lucrezia, e lei sente il suo odore maschile e la fermezza di un fisico solido che presagisce sostegno e protezione. E’ come ubriaca, mentre le labbra umide dell’amico le sussurrano all’orecchio “cosa vuoi…”, senza sosta, ansimando forte; ciò la induce ad alzarsi sulla punta dei piedi strusciando il ventre su quello di lui, che spinge di più bloccandola alla parete. A questo punto è lei a mormorare: “…tu cosa vuoi?”.

Carlo sposta il capo per fissarla da vicino. I suoi occhi chiari indugiano in quelli da indiana di Lucrezia, sulla sua bocca semi chiusa in cui si intravedono i denti bianchi, e d’improvviso allunga un braccio per sbattere la porta. La ghermisce alle cosce sollevandola sul tavolo e spazzando via con una mano le tazzine, che cadono schizzando il pavimento di caffè. Lucrezia inarca la schiena aprendo la camicetta tesa sui seni, mentre lui inizia a sbottonarsi i jeans e si fionda famelico sul petto pieno dell’amica. La morde, prima di baciarla, le succhia la pelle esplodendo di desiderio, e Lucrezia sente di avere il cervello completamente sgombro: c’è solo Carlo e il suo corpo esigente e duro, esiste solo quella scossa potente che si irradia dal ventre sino alla testa, ai piedi e oltre. Adesso è completamente svestita e Carlo è sopra di lei, padrone della situazione ma inerme con la sua pancia nuda e occhi scuri che non ha mai avuto prima, il cipiglio che indica fermezza, e il largo petto che sembra poter sollevare il mondo intero.

*

Il rumore della porta che sbatte sveglia Carmen, che apre gli occhi intontita. La stanza è buia, e la bocca asciutta la spinge ad allungare la mano per cercare la bottiglia. La solleva da terra vuota, se non per un sorso che le fa storcere le labbra per il disappunto. Dopo essersi messa a sedere, si alza e barcolla sino all’uscio. Afferrata allo stipite, resta in ascolto. Sente che c’è qualcuno in casa, ma scende le scale senza cautela. Carmen non teme niente, non crede di avere più niente da perdere.

Arrivata al disimpegno, vede che è stata la porta della cucina, abitualmente aperta, a chiudersi di malo modo.

I rumori che sente provenire da là dentro sono inequivocabili.

Allora la sua mente fa un salto indietro nel tempo. Contrae il viso impedendosi di piangere, ma non può cancellar dalla memoria quel breve film che ha segnato il suo ennesimo fallimento.

Lei che rientra dal turno al Caffè per comunicare a Paolo di essere in attesa di un bambino, lei che quasi corre sul marciapiede per dirglielo il prima possibile, e faceva niente se lui non trovava un’occupazione, non era neanche importante che solo qualche mese prima la bionda ereditiera Elena Mele l’avesse tentato coi suoi soldi e il visino da bambola: “Vieni a lavorare nell’azienda di apicoltura di mio padre, stai con me, abbandona Carmen Casula che è irrecuperabile. Stai con me…”.

Invece Paolo non si era lasciato irretire preferendo Carmen, la bella cagliaritana del quartiere di Marina, che prima di conoscerlo aveva visto solo miseria e squallore.  Era stata scelta, malgrado tutto, e adesso stava correndo a dirgli che era in attesa di suo figlio. Si era fiondata nell’appartamento della Comune e, arrivata alla sua stanza chiusa, aveva sentito quel rumore. L’ansimare, i gemiti, le parole a metà, la voce lontana di lei. Aveva smesso di respirare, attonita, e dopo aver aperto la porta li aveva visti.

Paolo ed Elena, avvinghiati e nudi come vermi.

Era corsa via, e dopo qualche giorno aveva iniziato a bere. Come aveva fatto sua madre quando il marito era stato stroncato da un’overdose nel carcere di Buoncammino, e lei non era riuscita ad apporsi al trascinante declino che l’aveva ammazzata sporca di bava e sangue. Ma la giostra della vita aveva giocato con Carmen, ripresentandole Paolo a giurare di nuovo la sua fedeltà. Lei ci aveva creduto un po’ meno dell’altra volta, ma l’aveva sposato lo stesso perché era un’ubriacona incinta di 7 mesi e da sola non sapeva come fare. Ivan era nato malato, ma Paolo l’aveva aiutata a disintossicarsi senza colpevolizzarla. Anni dopo era arrivata Lucrezia, divenuta poi una bimba sensibile e scontrosa, e un giorno di inizio primavera il desiderio mai sopito tra suo marito ed Elena Mele si era nuovamente svelato agli occhi di Carmen.

Scritto nella carta, chiuso in un cassetto, celato al suo amore confuso.

E quell’onda alcolica, di nuovo, a stordirla per non farla penare e pensare, e quella rabbia esplosiva che solo la bottiglia riusciva a estinguere per poco, solo per tornare e ricominciare.

Ora Carmen si siede nel divano, e aspetta che sua figlia e Carlo finiscano. Sa che sono loro ed è felice che finalmente Lucrezia abbia trovato una risposta, almeno quella legata alla sessualità. L’ha sempre vista fuggire ai ragazzi e mostrare una forza che immancabilmente si trasformava in furia e livore, innamorata di un padre irraggiungibile, bramosa di non aver più bisogno di mostrarsi invincibile e ignara che l’amore possa essere indolore.

Il finale vedrà ricomparire il misterioso Paolo:

  • Lucrezia deciderà di allontanarsi dalla famiglia (57%)
    57
  • Carmen prenderà una decisione estrema (29%)
    29
  • Ivan si riavvicinerà a lui (14%)
    14
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