La vera follia.

Papà!

“Calmo”.

La voce di Lucrezia è bassa mentre abbraccia il corpo sussultante del fratello. Sente sulla spalla la sua bocca aperta e cosparsa di bava, la immagina come l’antro buio di un lupo. Ivan stesso è un lupo che urla e singhiozza. Adesso ha certamente gli occhi rossi e fissa qualcosa davanti a sé, dove c’è il niente. Lucrezia lo allontana per potergli parlare, e asciugargli le lacrime di bambino pazzo.

“Ivan, cosa ti ha spaventato?”

Le lunghe dita scarnite tremano. Le porta alla bocca, e gli occhi bovini su Lucrezia.

“…voio ammoe mio”.

Lucrezia tira un profondo sospiro. “Chi sarebbe l’amore tuo?”.

Ivan abbassa lo sguardo, poi si alza e corre fuori dalla stanza. Lucrezia non lo ferma. Non è stupita, né offesa. Fissa l’uscio dal quale è uscito il fratello, e si sfiora la lieve cicatrice marrone sulla guancia sinistra.

Poi lo vede rientrare in salotto mentre fissa una custodia per cd che tiene in mano. Le si accosta e mugugna, ma lei non lo capisce. La maggior parte delle sue parole sono incomprensibili. Ivan si sforza, chiude gli occhi e porta fuori la lingua.

Infine pronuncia chiaramente: “Amore”, e glielo mostra.

Tiziano Ferro ride col viso semi nascosto dalla mano. Lucrezia non proferisce parola, ma quando vede il fratello baciare l’immagine e poi strofinarsela nel jeans all’altezza dell’inguine, salta su come impazzita.

“Smettila!”. Gli strappa l’oggetto dalle mani, ma Ivan le si avventa contro per riappropriarsene.

Poi le mette la custodia sotto gli occhi sbiancando le nocche: “Chetto ammoe mio! Tu no ammoe, tu no voi che io ammoe!”, salta fino alla porta come un pupazzo rotto, poi si gira verso la sorella con un’espressione improvvisamente quieta. “…acche tu hai ammore, se voi”.

Lucrezia rabbrividisce. Si sente nuda davanti a quello sguardo profondamente ottuso che le fa bruciare come carne viva la coscienza. La mano di nuovo alla cicatrice, si alza e raggiunge il fratello: “Non dire sciocchezze. Dov’è la mamma?”

Ivan sorride estasiato e prende a saltellare: “Cammen Cammen Cammen…”.

Forse è quella alcolizzata il tuo vero amore, scemo”, pensa Lucrezia.

La sua mente torna a quindici anni prima, quando la piastra arroventata del ferro da stiro le aveva lasciato un’impronta irreparabile sulla guancia. Risente la sghignazzata di Ivan dissolversi in pianto da animale, lo rivede cadere sulle ginocchia e riprendere a ridere. Sua madre era accorsa a strappargli il ferro dalle mani, poi aveva placato il figlio con le solite leccate da cagna grassa. Le sue moine erano disgustose. Aveva dimenticato di dargli le gocce, quel giorno, che erano un calmante indispensabile per evitare che Ivan diventasse pericoloso.

Lucrezia, bimba di 7 anni, aveva atteso il suo aiuto tra le lacrime. Ma quando Carmen le si era rivolta, era stato come un ringhio. “Tirati su, andiamo dal medico”. 

Adesso Lucrezia pensa che sarebbe giusto trovarla stesa sotto il tavolo, con in mano una bottiglia di Jack Daniels e la bava alla bocca. Invece sarà come al solito vestita in tiro, col seno traboccante tenuto da una disgraziata maglia, le labbra lucide di un rossetto da quattro soldi e i corti capelli biondi ben piastrati.

Il portoncino si apre.

La prima cosa ad arrivare è la zaffata alcolica del suo profumo comprato al mercato rionale. Poi il rumore della borsa lasciata cadere sul tavolo, e i tacchi echeggianti nella stanza vuota. Ivan si illumina e parte verso la madre.

Lucrezia invece sale le scale e si chiude la porta dello studio alle spalle. Spalanca la finestra e nella stanza entra il profumo dell’erba bagnata e il rombo monotono di un tagliaerba. Decide di lasciare aperto per coprire qualsiasi altro rumore proveniente dalla casa, poi si accosta al tavolo disseminato di libri e appunti. Tra una settimana darà Diritto Al Lavoro, poi potrà concentrarsi a preparare la tesi in Giurisprudenza. Sorride, distendendo le lunghe gambe sotto il tavolo. Tra poco tempo si dedicherà al sogno di far rifiorire l’azienda del padre. Con lui. Non manca tanto neanche al suo rientro.

Si gira verso la credenza che funge da libreria, e in una foto vede il suo sguardo azzurro che brilla sopra la barba da hipster a cui non rinuncia da anni.

La porta si apre, e il passo greve di Paolo precede la sua comparsa. Lucrezia ride, si gira e lo abbraccia: “Papà!”

“Son potuto partire prima perché la commessa è stata firmata senza problemi”, ride anche lui nel sentire la figlia fremere tra le sue braccia. Le strizza l’occhio: “Ricorda però che gioia uguale assegni firmati”.

Il suo fiato e il sudore acido sanno di nicotina, ma Lucrezia lo stringe di più. “Questa casa senza di te è un castello degli orrori”.

Paolo chiude gli occhi. “Come vanno gli studi?”.

Lucrezia si allontana: “Dimenticavo, devo studiare! sciò, va’ a lavarti che sembri una ciminiera”.  

Il padre esce con un sorriso, e Lucrezia apre il libro determinata a leggerne una buona parte.

Ma il suo cellulare vibra sul tavolo. Guarda il display: Carlo Pratesi.

“Dottore?”

“Salve Lucrezia, ho bisogno di parlarti riguardo Ivan. Stasera”.

Lucrezia e Carlo Pratesi:

  • lui cerca di convincerla a portare con sé il fratello (20%)
    20
  • sono grandi amici (50%)
    50
  • lei è reticente e non lo vuole incontrare (30%)
    30
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

137 Commenti

  • Quando ho visto il tuo nuovo nickname tra i commenti, non ho potuto fare a meno di venire a leggere questo racconto. In solo tre episodi hai saputo delineare un personaggio davvero complesso, con le sue luci e ombre. Adesso sono curiosa di vedere come prosegue la storia.
    Ho votato per Ivan e la poesia. Lucrezia dovrà fare qualche sforzo per cercare di capire il fratello e scoprire qualcosa di più sul biglietto.

  • Carmen.
    L’agendina da borsetta di quelle che non vanno da anni o il puffo che le è esploso in testa, tutti dettagli incredibili quelli che immagini, mostri in modo accurato e vivido ogni scena e i dialoghi sono assolutamente credibili certamente perchè hai saputo caratterizzare bene i personaggi. Complimenti Giò.

  • Sinceramente non ho ben capito in che direzione stia andando il racconto. Disorienta un po’, ma ciò non è un male. Hai innescato varie situazioni interessanti e sono curioso di leggerne lo sviluppo. In breve: mi piace 🙂

    Voto: Ivan e la poesia. A presto!

  • Avevo letto il primo capitolo e mi aveva un po’ disturbato: perdonami, è che, non posso farci nulla, sono stata geneticamente modificata per essere politicamente corretta e il giovane malato psichiatrico che sbava e si sfrega Ferro sull’inguine mi turba 🙂
    Il secondo capitolo non mi era dispiaciuto, questo mi ha davvero affascinata: dal misterioso foglietto al chissà se l’alcolica e solforosa Carmen nasconde un segreto affascinante, al magnetismo animale che Lucrezia sembra sprigionare, ai non detti dello psichiatra. Sono molto curiosa. Forse Carmen e la poesia?

    • Benritrovata Befana,
      abbiamo il problema opposto, io non sarò mai politicamente corretta ed è per questo che tendo a turbarvi con la verità 🙂 anche i malati psichici hanno pulsioni sessuali e il problema delle loro famiglie in tal senso è molto grave.
      Adesso la magnetica Lucrezia si troverà a dover risolvere qualcosa che ha a che fare col suo difetto più intimo. Grazie per lettura, voto e commento 🙂

      • Ah no, non in quel senso, ho una buona idea di cosa sia la realtà di malati, psichici e non solo, disabili e disadattati vari, è che ogni volta che ne leggo o ne vedo una rappresentazione di fiction temo (e spesso a ragione) la caricatura o lo sfruttamento a scopi ridicoli o piagnoni. Per questo ho continuato a leggere, per sapere dove volevi andare a parare, ancora non l’ho ben capito ma mi piace 🙂

  • Direi Andrea, deve avere qualcosa di magnetico.
    Ciao Gio,
    Una lettura veramente intensa. Il primo capitolo veramente angosciante, opprimente. Quasi ti aggrappi alla figura del padre che finalmente arriva portando un po’ di serenità in una situazione pesantissima. Penso che volessi ottenere proprio questo e ci sei riuscita benissimo 🙂
    Il secondo capitolo più arioso, a tratti sensuale, si vede proprio che lontano da una famiglia così problematica Lucrezia riesce a respirare un po’. Anche se il fantasma di Ivan pare aleggiare sempre.
    Complimenti e ciao!

  • Buonasera Giorgia.
    A parte il braccio pesante che la cinge pesantemente direi che questo episodio è meravigliosamente espresso e mostrato. Ho fatto la doccia guardandomi le unghie laccate e sono pure entrata dal messicano osservando la cameriera bionda che mi faceva strada, brava brava brava… ma in tutto questo non ho comunque capito la risposta che hai dato a Danio e, perdonami, lo sai che sono curiosa…

  • ciao Gio,
    confesso che ho faticato ad iniziare questa lettura, il tuo racconto evoca in me il pensiero del rapporto col disagio psichico proprio e / o delle persone vicine, sento che turba un po la mia serenità e questo per me significa che stai scrivendo bene e che stai andando a toccare le corde giuste nel lettore. Mi piace il carattere di Lucrezia tipo affetto ribelle, rabbia e umanità che affiorano in un alternanza aritmica di emozioni, quindi ho votato reticente e non vuole incontrare il medico. ciao ciao

  • Ho controllato almeno un paio di volte se stessi leggendo un’avventura o un horror. E a quanto pare è un avventura, ma dai toni dark, e la cosa mi piace.
    Voto per “cerca di convincerla” anche se a quanto pare le percentuali mi sono avverse. 🙂
    Mi piacciono le storie con i pazzi, vediamo che genere di pazzo abbiamo qui. Seguo! A presto.

    • Lo so Mephid, do’ sempre un tono horror alle mie storie perché ce l’ho nel sangue. Ma questo racconto sarà un’avventura, forse dark come dici tu; purtroppo in questa piattaforma i generi sono davvero pochi ed è difficile piazzare bene i racconti.
      Spero comunque che possa piacerti 🙂 grazie per lettura e voto.

  • Buonasera, Giorgia.
    Ti cimenti in un esperimento di sensazioni forti in dosi alla goccia, vedo. Un horror, se non fosse in avventura. Ma già il conflitto si annusa, già il desiderio della protagonista emerge, già possiamo intuirne la missione in un clima di disarmante umanità e dolore. Complimenti. Dico amici, servono.
    Seguo, certo, come no! Baci baci brava brava

  • Mi piace come inizio, vorrei scoprire come prosegue! Ho scelto la seconda opzione : essere amici. Aspetto il secondo episodio!
    Anche io ho scritto il mio primo incipit del racconto Luce 🙂 se vuoi leggilo e lasciami un commento 🙂
    Beh, buona fortuna!

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi