L’anello di vetro

Dove eravamo rimasti?

Cosa risponderà Lis? Accetta, perchè Ghunter le sembra un bravo ragazzo e sa di aver bisogno di protezione. (50%)

Il marchio

Lis osservava Ghunter sorpresa. Seguirlo, che follia. Non sapeva nulla di lui, non era neppure un cavaliere, eppure era sopravvissuto a Ser Dobraux, che le avrebbe sempre dato la caccia. Era finita in un mondo sconosciuto, diverso dal palazzo e i suoi sfarzi, e aveva bisogno d’aiuto per rifarsi una vita.

Ghunter aveva finito la mela e ne aveva gettato il torsolo sul prato. Poi le aveva sorriso incoraggiante. «Allora?»

Lis annuì, mentre sentiva il suo cuore alleggerirsi di colpo. «Va bene» fece allegra.

Il viso di Ghunter s’illuminò per la felicità. Ricordava il bacio che gli aveva dato, ma sentiva che non era il momento giusto per tirar fuori l’argomento. Aveva una compagna, un’amica. Non sarebbe più stato solo. «Partiamo!» decise preso dall’entusiasmo e si sfilò lo scudo per appenderlo alla sella.

«Per dove?» chiese la ragazza perplessa.

Il giovane montò a cavallo e l’affiancò, porgendole il braccio per salire. «Andremo oltre la capitale, oltre il mondo conosciuto» le rispose mantenendo il mistero. L’anello e la magia del sangue erano collegati, e lui voleva saperne di più.

Lis stringeva le labbra in una linea sottile, come contrariata. Non era la risposta che si aspettava. Lo studiava senza riuscire a inquadrarlo, ma sapeva di non poter rimanere lì da sola.

Un frullio d’ali si alzò dalla macchia e il cielo si riempì di stormi che s’allontanavano. Entrambi alzarono gli occhi richiamati dal rumore. Un corvo andò a posarsi sul ramo di un albero poco distante dalla loro posizione. Gracchiò. Il becco argentato riluceva sul piumaggio scuro.

«Ha tre occhi» mormorò Lis, arretrando di qualche passo.

Ghunter si girò di scatto per osservarlo meglio e rabbrividì. Aveva ragione. Non poteva essere nulla di buono. «Presto!» la incitò allungandole il braccio e Lis non se lo fece ripetere, raggiungendo le sue spalle.

Il pennuto sembrò scoppiare a ridere e lasciando il ramo, volò a terra, mutando forma. Davanti a loro c’era un vecchio. Il naso adunco, sotto cui una lunga barba bianca fluiva fino a raggiungere l’ombelico. Sopracciglia spesse, occhi piccoli e neri, come il pastrano. Vernon.

Ghunter sentì gelare il sangue. Non era possibile che l’avesse trovato, non era più il ragazzo di un tempo.

«Due piccioni con una fava» mormorò con il vocione profondo.

«Via!» gli gridò Lis nelle orecchie e il ragazzo sembrò rianimarsi. Sferzò il cavallo e si diresse verso il folto.

«Non così in fretta!» tuonò il mago, puntando il bastone che stringeva nella destra verso loro.

Lis si voltò e vide una luce azzurrina risplendere sulla punta della verga. «No, no, no!» fece presa dal panico, guardandosi intorno e cercando un modo per difendersi. Lo scudo ondeggiava a poche spanne da lei. Si piegò e con le mani che tremavano riuscì a slacciarlo.

«Che fai?» protestò il giovane.

«Tu guida!» replicò lei, alzando lo scudo appena in tempo. L’incantesimo impattò sulla superficie di metallo a gran velocità. Lis subì il contraccolpo e il bordo dello scudo la colpì, tagliandole la fronte.

Ghunter l’aveva solo sentita gridare, poi scivolare pericolosamente a sinistra. Lasciò le redini e si allungò per prenderla. Scorse con la coda dell’occhio lo scudo miracolosamente appeso al suo braccio, annerito là dove l’incantesimo lo aveva colpito. «Lis!» fece scuotendola.

La ragazza strinse gli occhi. «Sto bene» fece tirandosi su e aggrappandosi alle spalle del giovane. Aveva un forte mal di testa.

Ghunter emise un sospiro di sollievo. «Meno male» mormorò guardando il bosco che s’avvicinava davanti a loro. Incitò il cavallo ad andare più veloce e poi avvertì le dita di Lis stritolargli i fianchi, mentre la sua voce gli riempiva le orecchie. Si ritrovò spinto in avanti dalla potenza dell’impatto. Un secondo incantesimo li aveva raggiunti.

L’ombra degli alberi li accolse. Ghunter si girò indietro e scorse Vernon pronto per colpirli di nuovo. Avvertiva il corpo di Lis abbandonato contro la schiena. Non sarebbero mai sopravvissuti a quello scontro. Si sentiva inutile. Non era in grado di combattere. «Yelda!» gridò disperato. Solo lei poteva salvarli.

Fece scorrere la mano al fianco e si tagliò con il filo della spada. Non sapeva se la magia del sangue avrebbe funzionato, ma era l’unica cosa che gli restava. Osservò il palmo interdetto, leccò la ferita. Un sapore metallico si liberò nella sua bocca. «Yelda!» gridò ancora.

«Zitto» gli comandò la voce della donna.

Ghunter si girò intorno per capire dove fosse e la vide alle loro spalle, agitare in aria la mano e il bastone, creando dei grandi cerchi. Poi l’ennesima luce azzurra impattò contro una barriera invisibile, che s’increspò appena. Fermò il cavallo incredulo.

Si girò per vedere come stesse Lis. Respirava, profondamente, come addormentata. La prese tra le braccia e la stese a terra. Il vestito color pesca era bruciato al centro della schiena e una doppia spirale nera era impressa a fuoco sulla sua pelle. «Cos’è?» si chiese allungando la mano per fiorarla.

«Un marchio. Per ucciderti» replicò Yelda, sopraggiungendo alle sue spalle.

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40 Commenti

  1. Questa storia mi piace sempre di più 🙂
    Hai unito magnificamente le due opzioni. La ragazza che getta via il suo salvatore, poi, è un tocco di classe 😀
    Lo scudo magico è una ficata. La bestia secondo me è una lince. Ghunter seguirà la Saggia perché adesso ha bisogno di cure e di riposo. Però lo farei tentennare 😉

    Ciao 🙂

  2. Ciao! Premetto che non sono una grande fan del genere fantasy però questa storia mi ha colpito ed interessato notevolmente. Aspetto volentieri il secondo episodio. Ho scelto la vista, proprio perché sono curiosa di vedere come continua la storia.
    Anche io ho iniziato un racconto. Se ti va puoi leggerlo e commentare. Si chiama Luce. Grazie mille in anticipo e buona fortuna ! 🙂

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