Lo scrittore

Dove eravamo rimasti?

Che genere di racconto ti piacerebbe leggere in seguito? Beh, direi sarebbe meglio un misto tra horror e rosa. (100%)

Un “piccolo” particolare

Gli occhi della professoressa mi avevano accompagnato per tutto il tragitto, dalla porta d’ingresso fino al mio banco in fondo alla classe. Il suo sguardo era un misto fra ira e delusione. Non era la prima volta che mi presentavo in classe venti minuti dopo l’inizio della lezione.

Durante la lezione di storia non avevo fatto altro che vagheggiare le gambe di quella che a mio avviso era la ragazza più bella della classe. Dalla mia postazione era possibile ammirare interamente il suo corpo prosperoso. Con gli occhi avevo stabilito un percorso che cominciava dalle sue caviglie, proseguiva sui polpacci ben definiti (era una ballerina di danza classica), si soffermava poi sulle ginocchia e infine andava a rovistare sulla porzione di cosce che si intravedeva dalla gonna rossa. Ero completamente invaghito di lei. Ogni parte del suo corpo mi mandava in estasi. Mi infiammavo al solo sentire la sua voce.
Era la ragazza dei miei sogni.

<<Marco! A cosa pensi? Perché non riesci a concentrarti mai sulla lezione?>>
Fui scosso dal mio dolce sognare. Senza una ragione apparente, le parole fuoriscirono dalla mia bocca come un fiume in piena. 

<<Perché penso sempre a lei?>>
<<A lei chi?>> – domandò la prof.
<<Alla bellissima ragazza mora che ha di fronte.>>
Tutta la classe scoppiò a ridere. Nel fracasso generale notai il suo sguardo. Sì, proprio lei, la ragazza dei miei sogni, si era voltata verso di me. Restammo qualche secondo a fissarci, entrambi col viso imporporato dall’imbarazzo. Quel suo sguardo poteva significare soltanto una cosa: ci stava.

Durante la ricreazione mi si è avvicinata e abbiamo discusso a lungo. Era la prima volta che mi rivolgeva la parola dopo quattro mesi di scuola.

Due settimane dopo lei era diventata la mia ragazza. Il mio sogno, giorno dopo giorno, era diventato realtà. Stavamo benissimo insieme, eravamo in perfetta sintonia.

Una mattina, durante la lezione di matematica, lei mi ha scritto su WhatsApp. Per più di mezz’ora ci siamo scambiati frasi d’affetto.
<<Quanto vorrei abbracciarti proprio ora.>>
<<E allora fallo.>> – avevo risposto prontamente.
<<Non posso.>>
<<Sì che puoi. Vai in bagno e io ti raggiungo subito dopo.>>

Cinque minuti dopo eravamo nel bagno delle donne a pomiciare. Eravamo così eccitati che non ci siamo resi conto di quello che facevamo. Quella che era una semplice pomiciata si è trasformata poco dopo in una calda e piacevolissima scopata. Completamente nudi, chiusi a chiave nel bagno delle donne, con lei su di me… poi io su di lei… poi distesi per terra… poi sono venuto dentro. 

Mio Dio!

Il giorno dopo gli ho chiesto se aveva preso la pillola. La sua risposta è stata affermativa.

Tre mesi dopo mi ha detto: <<Sono incinta.>>

Dopo varie discussioni mi sono reso conto che non sarei riuscito a convincerla. Lei non avrebbe mai e poi mai abortito. Voleva un bambino. Ma avevamo ancora 18 anni. Mi sentivo troppo giovane per diventare papà.

Il nostro rapporto, a causa della diversità di opinioni, aveva preso una brutta piega. Lei non voleva più vedermi. E, a dire la verità, nemmeno io scalpitavo dalla voglia di vederla. Tuttavia era la madre di mio figlio. Non potevo tirarmi fuori da questa situazione. Quel bambino avrebbe avuto il mio stesso sangue, il mio stesso cognome.

Un pomeriggio le ho scritto un messaggio per convincerla a farmi entrare in casa sua. L’ho ingannata dicendole che avevo cambiato idea, che ora anch’io volevo un figlio. Prima mi sono assicurato che fosse da sola in casa, poi sono entrato dalla finestra della sua stanza. L’ho raggiunta in camera sua, le ho puntato il coltello in faccia ed ho intimato: <<Ultima possibilità. O abortisci o ti ammazzo.>> Lei ha cominciato a piangere mentre diceva: <<Io voglio un figlio. Lasciami stare.>>
La ragazza ha cercato di dirmi qualcosa, ma io non le ho dato nemmeno il tempo di aprire la bocca.

L’ho squartata.

Sono uscito dalla casa lasciandomi alle spalle una scena raccapricciante: il suo letto pieno di sangue e ricoperto qua e là di brandelli di carne. 

In seguito sono andato in riva al mare. Dovevo calmarmi, avevo un attacco di panico. Ho acceso una sigaretta e ho estratto il cellulare dalla tasca per chiamare la polizia e consegnarmi alla giustizia. Così mi sono accorto che c’era un messaggio non letto. <<Ieri ho fatto l’esame del dna. Il figlio non è tuo.>>
Lei mi aveva mandato il messaggio poco prima che io entrassi in casa sua. Se solo l’avessi letto prima tutto ciò non sarebbe accaduto. Un “piccolo” particolare che mi aveva reso quello che sono ora: un assassino. In fondo non ero io il padre di quel bambino e lei non era nemmeno la ragazza dei miei sogni, semplicemente perché era stata messa in cinta da qualcun altro. Dunque io ero con la coscienza a posto. Ero. Ora non lo sono più.

Vi è piaciuta questa storia? Ora cosa proponete?

  • Un misto fra eros e avventura (0%)
    0
  • Vediamo come te la cavi col fantasy (100%)
    100
  • Un racconto sarcastico andrebbe bene. (0%)
    0
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7 Commenti

  1. Connie Angel ha detto:

    Questa storia mi è proprio piaciuta. Mi ha spiazzato. La scena dell’omicidio è proprio orrenda e da madre devo dire che mi ha fatto male, ma è ben scritta!!!
    Adesso vada per il fantasy

  2. Connie Angel ha detto:

    Idea originale di saltare da un genere all’altro, anche se l’horror e l’eros mi sono sembrati molto “light”. Io passerei al misto horror e rosa per vedere che ne esce fuori!

  3. Samuel Mingolla ha detto:

    Secondo racconto… Scusate. Vabbè quello che conta è il pensiero.

  4. Fantasy, mi pare parecchio romantico il ragazzo. Ciao

  5. Ottima l’idea di variare il genere ad ogni episodio…vediamo come te la cavi con l’horrror..

  6. Danio Mariani ha detto:

    Bel primo episodio, scritto bene e senza troppi fronzoli. Per il secondo ho scelto l’horror, un genere che mi piace.
    ciao e a presto.

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