Luce

Dove eravamo rimasti?

Come continua la storia di Susan? Per problemi economici decide di dare in adozione la bambina (44%)

Il coraggio di una madre

Fissavo il soffitto, paralizzata, come se qualcuno stesse proiettando un film che io avevo già visto molte volte, quello della mia vita. Era come se il solaio bianco fosse un ottimo candidato per presentarmi, in maniera veloce e dolorosa, tutti i miei ricordi. Mi sentivo terrorizzata, tremavo al solo pensiero di essere scoperta. In tal caso, cosa sarebbe accaduto? 

Mi girai ancora una volta nel mio letto scostando con fatica l’enorme piumone, rischiando di gettarlo a terra. Non ho mai sofferto di insonnia, ma quella sera sembrava proprio che il mio corpo non avesse proprio voglia di riposare. Così, sconfitta dalla battaglia contro il sonno, mi alzai ed andai in cucina. Francesca era ancora in piedi. Vedevo, nella casa accanto, la sua lampada ancora accesa. Sicuramente stava lavorando. 

Dovevo esserle grata. É stata la prima persona con cui ho parlato quando arrivai in questo quartiere. A dire il vero é stata l’unica a non credere alle false dicerie sul mio conto, ai tanti pettegolezzi che coronavano il mio nome. É fu proprio per questo che diventammo subito amiche, confidenti e anche qualcosa di più, sorelle. 

Fu l’unica persona a cui raccontai il mio passato, la mia storia. Ricordo ancora quando, quattordici anni fa, arrivai spaesata in questo posto e lei da lontano mi salutò, come se ci conoscessimo da sempre. 

Dopo aver partorito, in incognito, non me la sentii più di continuare gli studi. Per un periodo di tempo ritornai a casa dai miei genitori, ma poi decisi di andare a vivere da sola. Non fu colpa loro, lo so, ma era come se fossero stati loro ad obbligarmi a dare in adozione la mia piccola. Precisamente fu mio padre, il quale con le lacrime agli occhi devo riconoscerlo, mi disse che non potevamo permetterci, o per lo più non potevo permettermi, di crescere una bambina. Non avevo un lavoro, non avevo una laurea, non avevo niente. Non avevo neanche un marito. E crescere così, e soprattutto senza un soldo, una bambina non era una cosa facile. Decisi cosi, seppur a malincuore, di lasciarla andare. Lo feci soprattutto perché speravo in una vita migliore per lei, una esistenza che con me sarebbe stata sicuramente più dolorosa.  Ma non avrei mai immaginato che un giorno sarebbe stata adottata da una famiglia del mio quartiere e che vivesse proprio di fronte a me. 

Mentre la mia mente impazziva e si tormentava con questi ricordi, vidi una macchina parcheggiarsi proprio nel viottolo della casa di fronte. Dal veicolo scese una ragazzina, alta, snella e con un portamento da principessa. Era lei, la mia bambina. Subito dopo scese dall’auto anche un ragazzo. Non mi piaceva. Indossava una giacca di pelle nera, tipica dei cattivi ragazzi, nonostante facesse un freddo cane. Notai che qualcosa tra di loro non andava. Notavo come mia figlia fosse spaventata. Dunque senza pensarci due volte presi la vestaglia ed uscii di casa. Iniziai a correre. Anche se erano pochi metri sentivo che il traguardo era lontano, come se stessi correndo a rallentatore. In quel posto deserto c’ero solo io che correvo, c’era lui che la picchiava e lei che, stesa a terra, gemeva e piangeva, indifesa. 

Come continua la storia?

  • Susan viene picchiata e il ragazzo fugge (0%)
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  • Susan soccorre la figlia mentre il ragazzo fugge (50%)
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  • Susan salva sua figlia e minaccia il ragazzo (50%)
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38 Commenti

    • Grazie di essere passato. Si, sono fatti reali purtroppo, cose che accadono tutti i giorni. Sono una scrittrice abbastanza realista, amo inserire argomenti di attualità nei miei scritti, niente che sia banale. Spero che continuerai a seguirmi. Buona lettura 🙂

  • Ciao.
    Credo sia il caso che Luce parli della sua famiglia adottiva, tanto per capire come possa vivere da sola con uno sfruttatore quando è ancora minorenne. Lo sai, vero, che non è legale? Come minimo toglierebbero l’affido ai genitori se lo scoprissero e poi sarebbero perseguibili penalmente. Luce rischierebbe il riformatorio e così via. Insomma un bel casino, sotto un profilo giuridico. Ma aspetterò di capire come lo sbroglierai tu.
    In quanto alla tua scrittura ho da dirti due cose: sei in grado di pensare a qualcosa di profondo, affrontando tematiche attuali e spinose e lo fai con garbo, senza esagerare. Riesci persino a evocare ricordi in chi legge. L’immagine della madre sola che si lancia in mezzo alla strada in vestaglia per salvare una figlia che non sa di essere sua non è affatto male, molto bella, per niente banale. Più banale quella di osservarla di nascosto dietro l’albero. Ma quella della vestaglia è buona. Però, questa è la seconda cosa che voglio dirti riguardo la tua scrittura, tu ti affidi troppo alla tua capacità elettiva e dimentichi che la scrittura ha le sue regole. Le regole possono essere infrante o sovvertite, ma prima bisogna conoscerle. La tua narrazione è molto lontana. Racconta senza mostrare, spiega senza lasciarci vedere. E se abbiamo visto qualcosa non è stato per merito della narrazione ma della tua buona fantasia che riesce a trasmettere anche laddove la trasposizione manchi completamente di immagini. Ti faccio un esempio, altrimenti non mi capisci: ogni volta che usi “è stata”, “dopo che”, non stai mostrando un fatto che accade – come si fa quando si scrive un racconto o un romanzo – stai raccontando un fatto che è già accaduto e sei costretta a spiegarlo, ma spiegare non è mostrare. Il fidanzato è morto e noi non lo abbiamo visto, ce lo ha detto lei. La figlia è nata è nata e non l’abbiamo vista, l’ha data in adozione e non lo abbiamo visto; voglio dire che questo sembra più il riassunto di una bellissima storia, piuttosto che una bellissima storia, poichè finora i momenti importanti della vita di questa donna li abbiamo solo sentiti di passaggio ma non ce li hai mostrati.
    Senti la differenza:
    Dopo aver preso un cornetto e un cappuccino sono tornata a casa.
    oppure
    Il cappuccino mi ha scottato la lingua, lo faccio sempre, lecco la schiuma e mi ritrovo a scottarmi, sono una frana. Persino il cornetto mi è andato per storto e le briciole si sono infilate anche nelle trame della sciarpa. Meglio tornare a casa.

    Ogni volta che racconti un fatto già accaduto non lo stiamo vedendo, ce lo stai spiegando. Ma se lo fai accadere in questo momento, ecco che le immagini prendono vita. Questo è scrivere.

    Baci

    • Accetto senz’altro le tue critiche. Il continuo della storia ti risponderá senz’altro.
      Magari il filo della storia é un’altro e forse é proprio per questo che non mi sono basata su alcuni dettagli.
      Grazie ancora 🙂

      • Non voglio insistere. Se il punto è un altro e il filo va altrove, forse hai fatto 15.000 battute di premessa, e sarebbero comunque troppe. Ma quello che ho cercato di spiegarti è che “i dettagli su cui non ti sei soffermata”, come li chiami tu, sono già la storia, perchè una storia inizia dalla prima parola che scrivi, e quello che cercavo di dirti è che tutto, ogni cosa che metti nella storia deve essere mostrato, anche se è un semplice aneddoto e si vuole andare a parare altrove. E’ un consiglio, poi fai come vuoi, certo. Ma è un consiglio basato su regole universali, non è il mio parere personale. Comunque ti seguo e smetto di darti consigli 😉 Baci

        • No grazie mille per avermi consigliato 🙂 fa sempre bene imparare cose nuove! Il mio fine comunque é di raccontare le cose non dette in precedenza non preoccuparti, solo che userò una tecnica molto diversa. Non ne parlo dal principio, ma le racconterò attraverso ricordi ed emozioni 🙂

  • Ciao, eccomi qui.
    Premetto che non ho nessuna qualifica per dare recensioni e tanto meno consigli, ma visto che me li hai chiesti ci provo 🙂

    Nel primo paragrafo non ho capito se abbia visto la figlia o lo immagini o sia un ricordo, in ogni caso io avrei fatto uno stacco grafico tra quel paragrafo e il resto, tipo una piccola serie di asterischi.
    Cerca di andare a capo più spesso, facilita la lettura e soprattutto quando inserisci dei dialoghi, vai a capo tra un interlocutore e l’altro: rende il testo più chiaro e pulito.
    Questi sono i consigli base che si danno a tutti, me li hanno dati quando ho fatto il mio primo esperimento qui un annetto fa e sono ottimi consigli.

    Un altro consiglio poco originale ma utile è il grande classico “Show, Don’t tell” dai molte informazioni, forse troppe, in tutto il testo ma soprattutto nell’ultimo paragrafo in cui esponi il dramma che ha cambiato la vita alla tua protagonista. Capisco che sono importanti e vuoi mostrarle subito, ma risulta troppo descrittivo, il paragrafo sul ragazzo morto sembra un vero riassunto esplicativo, dovresti cercare di centellinare le informazioni da dare, farle emergere nell’evoluzione del racconto, attraverso quello che succede e i dialoghi. Così come i sentimenti dei personaggi: che avrebbe voglia di stare sola, che apprezzi l’affetto e il modo di fare della sua amica, dovresti cercare di farlo emergere dalle loro azioni e dialoghi, piuttosto che scriverlo in modo descrittivo.
    Infine, è stata dura anche per me ma poi giuro che migliora la scorrevolezza dello scritto: non mettere tutti i dettagli, molti sono scontati e il lettore li immagina, inserirli appesantisce solamente il testo. Ad esempio il passaggio sul dvd, non hai bisogno di scrivere che si sono sedute sul divano, dopo aver scelto un film, eccetera. Puoi rendere il passaggio più fluido scrivendo guardammo un dvd sul divano, un vecchio film che ci ricordava la nostra adolescenza; ma quel giorno di ricordi ne avevo già troppi che mi affollavano la mente.
    E’ solo un esempio per mostrarti quello che volevo dire.
    In ogni caso, non voler dare troppe informazioni tutte insieme: 50mila caratteri sembrano pochi ma non lo sono, avrai largamente lo spazio di inserire tutte le sfumature della tua storia nel corso dei capitoli.
    Spero che quello che ti ho scritto possa esserti utile, vedi tu.
    Ciao 🙂

    • Grazie mille 🙂 seguirò alla lettera i tuoi preziosissimi consigli! Ho iniziato a scrivere cosi in media res soprattutto perché questo é il mio stile: la narrazione prevale piú della descrizione e della forma dialogica stessa. Ognuno ha un proprio modo di approcciarsi al lettore, cercando di suscitare emozione e soprattutto suspense. Comunque il consiglio di inserire piu spazi e di dividere delle parti con asterischi lo seguirò volentieri! Credo però che utilizzare molti dialoghi non sia nel mio stile, ma cercherò di inserirli ovviamente. Il fulcro di questo racconto é giocare sul pensiero, sul ricordo soprattutto e sulla consapevolezza di non poter sfuggire al destino, bello o brutto che sia! Spero che continuerai a leggere i miei episodi e a darmi delle dritte! Grazie mille ancora e buona fortuna con Ulisse 😉 !

    • Si, é stata una scelta che ho dovuto fare per raccontare il passato di Susan, perchè sono sempre stata dell’idea che non bisogna dimenticare e che non esiste identità senza memoria , e la memoria è il nostro passato 🙂 grazie mille per aver votato e per avermi dato una possibilità! Ti aspetto al prossimo capitolo!

    • Grazie mille 😀 é davvero piacevole trovare una persona a cui, già dopo i miei primi passi, piace il mio stile e abbia fiducia in me. Spero che continuerai a leggere la mia storia e che anche gli altri inizieranno a darmi fiducia, Buona fortuna anche a te con la tua storia 🙂 e grazie ancora.

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