Luce

Dove eravamo rimasti?

Come continua la storia? Susan salva sua figlia e minaccia il ragazzo (50%)

La scintilla

Ansimavo. 

Mentre correvo ero terrorizzata. Non avevo la più pallida idea di cosa stesse succedendo. Cioè, ne ero consapevole, ma la mia mente era come andata in tilt. Non sapevo cosa fare, stavo ancora correndo, come se il traguardo fosse troppo lontano. Ma poi vedendo la mia piccola a terra, indifesa, che piangeva, iniziai a fare passi più lunghi, e il traguardo fu finalmente raggiunto. 

“Ehi, mascalzone, che cosa stai facendo?” urlai con tutta la rabbia che avevo dentro. Lei era a terra, in un mare di lacrime, con un occhio nero e la pelle a macchie. Era cosparsa di lividi. Quello non era un uomo, era una bestia. 

“Che vuoi? Vai via, non sono affari tuoi” disse quel bruto, dandomi uno spintone. Per fortuna non caddi a terra e fu proprio quel gesto violento che mi fece capire ancora di più che mia figlia non era finita in buone mani. Per questo decisi di risvegliare la vecchia Susan combattente che si era rifugiata per anni nei più oscuri meandri del mio corpo, quella che dopo la perdita del suo unico grande amore non si era data per vita, che non aveva rinunciato alla sua vita, che aveva vinto una grande e dolorosa battaglia, quella contro la morte. Era così rinata, quella gelida sera di dicembre, una nuova Susan, una donna che aveva sofferto molto nella vita, che aveva dovuto combattere sempre e comunque con gli spettri del suo passato, un passato che quella sera era a pochi centimetri di cuore. 

“Sei un grande maleducato. Come ti permetti di picchiare una ragazzina?” dissi furibonda. 

Scoppiò a ridere. “Ragazzina? Questa é la mia donna..o meglio la donna di tutti” continuò sgnignazzando. “É una puttana, e da puttana la devo trattare. Se davvero ci tieni alla sua vita, piccola samaritana, vattene e lasciaci da soli. Ho da insegnarle le buone maniere. Nessuno si é mai preso gioco di me e dei miei preziosi clienti..”. Non poté concludere il suo disgustante discorso che lo afferrai, prepotentemente, per il colletto della sua lurida giacca. 

“Mi fai schifo. Vattene via o chiamo la pulizia. Dimenticati di lei. Non é la donna di nessuno, lurido verme. Lei é libera, ci siamo capiti? Se non te ne vai subito ti faccio finire in galera. Mio marito é un poliziotto, il più temibile te lo assicuro. E con i giusti contatti faccio finire la tua vita, cosi come tu stasera volevi finire la sua. Ora vattene. E non farti più vedere. E non cercarla mai più” . 

Non so da dove arrivasse tutta quella sicurezza, non mi riconoscevo in quelle parole. Ma, per fortuna, questo bastò per farlo scappare con la coda fra le gambe. 

Mi avvicinai a mia figlia. Era ancora accasciata a terra, ma aveva smesso di disperarsi. Con un lieve sorriso mi fece cenno di aiutarla ad alzarsi. Le porsi la mia mano, un po’ tremante. Lei l’afferrò e…

BOOM! 

Fu come se dentro di me si fosse acceso qualcosa, come se una miccia fosse stata finalmente consumata, facendo scoppiare una grande emozione, una scintilla, una scossa. Fu quello il momento in cui mi accertai che lei fosse sangue del mio sangue, frutto del mio ventre. E vedevo i suoi occhi celesti fissarmi, come se anche lei avesse avvertito qualcosa. Immediatamente ritirò la mano a se, mi fissò stordita e mi disse: “Ci conosciamo?”. 

Non ci può essere dimostrazione di amore più bella di una figlia che riconosce la propria madre. 

“Non credo, ma sono Susan, piacere di conoscerti”dissi. 

“Luce. Piacere mio. Vuoi entrare?” mi disse. Accettai. Entrate in casa notai che non c’era nessuno. “Dove sono i tuoi genitori?” domandai. “Sono sola. Vivo da sola, o meglio questa é la casa che quel bastardo mi ha comprato. Lavoravo per lui, venivo ricattata. Non ho mai voluto diventare una prostituta. Ma a volte il destino ha già scritto per te una storia, una che a te non sta bene, che vorresti riscrivere, ma ti mancano carta e penna e l’unica cosa che puoi fare é rassegnarti”. Si accasciò tremante sulla poltrona. In quella situazione non sapevo proprio cosa fare così le proposi una soluzione, per quanto temporanea potesse essere. 

“Mi sembri troppo piccola per vivere da sola. Forse lui prima era il tuo protettore, faceva carte false per non farti scoprire. Ma tu non puoi vivere da sola. Vieni a casa mia, puoi stare da me per un po’ se vuoi”.

“No, non voglio avere problemi con tuo marito. Lui capirà. Non voglio la polizia attorno” disse. 

“Non sono sposata. Non ho un marito. Ho mentito. Ho mentito per salvarti”. 

Luce POV , cosa racconta?

  • la sua famiglia adottiva (71%)
    71
  • la sua infanzia (14%)
    14
  • le sue insicurezze (14%)
    14
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38 Commenti

    • Grazie di essere passato. Si, sono fatti reali purtroppo, cose che accadono tutti i giorni. Sono una scrittrice abbastanza realista, amo inserire argomenti di attualità nei miei scritti, niente che sia banale. Spero che continuerai a seguirmi. Buona lettura 🙂

  • Ciao.
    Credo sia il caso che Luce parli della sua famiglia adottiva, tanto per capire come possa vivere da sola con uno sfruttatore quando è ancora minorenne. Lo sai, vero, che non è legale? Come minimo toglierebbero l’affido ai genitori se lo scoprissero e poi sarebbero perseguibili penalmente. Luce rischierebbe il riformatorio e così via. Insomma un bel casino, sotto un profilo giuridico. Ma aspetterò di capire come lo sbroglierai tu.
    In quanto alla tua scrittura ho da dirti due cose: sei in grado di pensare a qualcosa di profondo, affrontando tematiche attuali e spinose e lo fai con garbo, senza esagerare. Riesci persino a evocare ricordi in chi legge. L’immagine della madre sola che si lancia in mezzo alla strada in vestaglia per salvare una figlia che non sa di essere sua non è affatto male, molto bella, per niente banale. Più banale quella di osservarla di nascosto dietro l’albero. Ma quella della vestaglia è buona. Però, questa è la seconda cosa che voglio dirti riguardo la tua scrittura, tu ti affidi troppo alla tua capacità elettiva e dimentichi che la scrittura ha le sue regole. Le regole possono essere infrante o sovvertite, ma prima bisogna conoscerle. La tua narrazione è molto lontana. Racconta senza mostrare, spiega senza lasciarci vedere. E se abbiamo visto qualcosa non è stato per merito della narrazione ma della tua buona fantasia che riesce a trasmettere anche laddove la trasposizione manchi completamente di immagini. Ti faccio un esempio, altrimenti non mi capisci: ogni volta che usi “è stata”, “dopo che”, non stai mostrando un fatto che accade – come si fa quando si scrive un racconto o un romanzo – stai raccontando un fatto che è già accaduto e sei costretta a spiegarlo, ma spiegare non è mostrare. Il fidanzato è morto e noi non lo abbiamo visto, ce lo ha detto lei. La figlia è nata è nata e non l’abbiamo vista, l’ha data in adozione e non lo abbiamo visto; voglio dire che questo sembra più il riassunto di una bellissima storia, piuttosto che una bellissima storia, poichè finora i momenti importanti della vita di questa donna li abbiamo solo sentiti di passaggio ma non ce li hai mostrati.
    Senti la differenza:
    Dopo aver preso un cornetto e un cappuccino sono tornata a casa.
    oppure
    Il cappuccino mi ha scottato la lingua, lo faccio sempre, lecco la schiuma e mi ritrovo a scottarmi, sono una frana. Persino il cornetto mi è andato per storto e le briciole si sono infilate anche nelle trame della sciarpa. Meglio tornare a casa.

    Ogni volta che racconti un fatto già accaduto non lo stiamo vedendo, ce lo stai spiegando. Ma se lo fai accadere in questo momento, ecco che le immagini prendono vita. Questo è scrivere.

    Baci

    • Accetto senz’altro le tue critiche. Il continuo della storia ti risponderá senz’altro.
      Magari il filo della storia é un’altro e forse é proprio per questo che non mi sono basata su alcuni dettagli.
      Grazie ancora 🙂

      • Non voglio insistere. Se il punto è un altro e il filo va altrove, forse hai fatto 15.000 battute di premessa, e sarebbero comunque troppe. Ma quello che ho cercato di spiegarti è che “i dettagli su cui non ti sei soffermata”, come li chiami tu, sono già la storia, perchè una storia inizia dalla prima parola che scrivi, e quello che cercavo di dirti è che tutto, ogni cosa che metti nella storia deve essere mostrato, anche se è un semplice aneddoto e si vuole andare a parare altrove. E’ un consiglio, poi fai come vuoi, certo. Ma è un consiglio basato su regole universali, non è il mio parere personale. Comunque ti seguo e smetto di darti consigli 😉 Baci

        • No grazie mille per avermi consigliato 🙂 fa sempre bene imparare cose nuove! Il mio fine comunque é di raccontare le cose non dette in precedenza non preoccuparti, solo che userò una tecnica molto diversa. Non ne parlo dal principio, ma le racconterò attraverso ricordi ed emozioni 🙂

  • Ciao, eccomi qui.
    Premetto che non ho nessuna qualifica per dare recensioni e tanto meno consigli, ma visto che me li hai chiesti ci provo 🙂

    Nel primo paragrafo non ho capito se abbia visto la figlia o lo immagini o sia un ricordo, in ogni caso io avrei fatto uno stacco grafico tra quel paragrafo e il resto, tipo una piccola serie di asterischi.
    Cerca di andare a capo più spesso, facilita la lettura e soprattutto quando inserisci dei dialoghi, vai a capo tra un interlocutore e l’altro: rende il testo più chiaro e pulito.
    Questi sono i consigli base che si danno a tutti, me li hanno dati quando ho fatto il mio primo esperimento qui un annetto fa e sono ottimi consigli.

    Un altro consiglio poco originale ma utile è il grande classico “Show, Don’t tell” dai molte informazioni, forse troppe, in tutto il testo ma soprattutto nell’ultimo paragrafo in cui esponi il dramma che ha cambiato la vita alla tua protagonista. Capisco che sono importanti e vuoi mostrarle subito, ma risulta troppo descrittivo, il paragrafo sul ragazzo morto sembra un vero riassunto esplicativo, dovresti cercare di centellinare le informazioni da dare, farle emergere nell’evoluzione del racconto, attraverso quello che succede e i dialoghi. Così come i sentimenti dei personaggi: che avrebbe voglia di stare sola, che apprezzi l’affetto e il modo di fare della sua amica, dovresti cercare di farlo emergere dalle loro azioni e dialoghi, piuttosto che scriverlo in modo descrittivo.
    Infine, è stata dura anche per me ma poi giuro che migliora la scorrevolezza dello scritto: non mettere tutti i dettagli, molti sono scontati e il lettore li immagina, inserirli appesantisce solamente il testo. Ad esempio il passaggio sul dvd, non hai bisogno di scrivere che si sono sedute sul divano, dopo aver scelto un film, eccetera. Puoi rendere il passaggio più fluido scrivendo guardammo un dvd sul divano, un vecchio film che ci ricordava la nostra adolescenza; ma quel giorno di ricordi ne avevo già troppi che mi affollavano la mente.
    E’ solo un esempio per mostrarti quello che volevo dire.
    In ogni caso, non voler dare troppe informazioni tutte insieme: 50mila caratteri sembrano pochi ma non lo sono, avrai largamente lo spazio di inserire tutte le sfumature della tua storia nel corso dei capitoli.
    Spero che quello che ti ho scritto possa esserti utile, vedi tu.
    Ciao 🙂

    • Grazie mille 🙂 seguirò alla lettera i tuoi preziosissimi consigli! Ho iniziato a scrivere cosi in media res soprattutto perché questo é il mio stile: la narrazione prevale piú della descrizione e della forma dialogica stessa. Ognuno ha un proprio modo di approcciarsi al lettore, cercando di suscitare emozione e soprattutto suspense. Comunque il consiglio di inserire piu spazi e di dividere delle parti con asterischi lo seguirò volentieri! Credo però che utilizzare molti dialoghi non sia nel mio stile, ma cercherò di inserirli ovviamente. Il fulcro di questo racconto é giocare sul pensiero, sul ricordo soprattutto e sulla consapevolezza di non poter sfuggire al destino, bello o brutto che sia! Spero che continuerai a leggere i miei episodi e a darmi delle dritte! Grazie mille ancora e buona fortuna con Ulisse 😉 !

    • Si, é stata una scelta che ho dovuto fare per raccontare il passato di Susan, perchè sono sempre stata dell’idea che non bisogna dimenticare e che non esiste identità senza memoria , e la memoria è il nostro passato 🙂 grazie mille per aver votato e per avermi dato una possibilità! Ti aspetto al prossimo capitolo!

    • Grazie mille 😀 é davvero piacevole trovare una persona a cui, già dopo i miei primi passi, piace il mio stile e abbia fiducia in me. Spero che continuerai a leggere la mia storia e che anche gli altri inizieranno a darmi fiducia, Buona fortuna anche a te con la tua storia 🙂 e grazie ancora.

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