Luce

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà tra Susan e Luce? luce scopre qualcosa sul passato di susan (67%)

La foto

Luce POV 

Non avevo riposato così bene da molto tempo ormai. Susan era la persona migliore che potessi incontrare. Non appena entrai in casa sua, in una dimora semplice, accogliente ed elegante allo stesso tempo, fu come se mi sentissi a casa mia. Sapete quella sensazione che si prova quando qualcosa, anche l’aria stessa, ha un non so che di familiare? Ecco, io lo so da ieri sera. Fu una esperienza nuova per me. L’apprezzai tantissimo, cosiderato il modo in cui venivo continuamente trattata. Nessuna mi aveva mai coccolata e amata come ha fatto, fin dal primo sguardo, questa sconosciuta per me. Beh, forse ora sono un pò crudele. Non é una sconosciuta e neanche una semplice amica. Credo però di poterla chiamare il mio angelo.

Scesi di sotto per la colazione. Susan era in vestaglia, seduta a bere il suo caffé. La salutai e lei si girò di scatto come se non si ricordasse della mia presenza. Poi mi guardò negli occhi e mi trasmise una sensazione forte, quasi un brivido. Sorrise. Era cosi bella quando sorrideva. 

Nonostante avessimo età differenti, l’ho trovata una buona confidente. Insomma, era come se mi stessi sfogando con una mia coetanea. 

La sera precedente abbiamo passato la notte a parlare, a raccontarci di noi, delle nostre storie. Come me anche Susan aveva sofferto. Aveva perso una figlia. Un feto nato morto.

Povera Susan.

Forse io posso essere la sua seconda possibilità. Insomma potrebbe essere mia madre. Ma non lo é. Chissá dove sará la mia? Morta, viva? L’unica cosa che so é che é stata una grandissima vigliacca.

“Buongiorno cara, vuoi un caffé?” mi propose Susan. 

Accettai. Mi sedetti al suo fianco e iniziai a sfogliare la rivista di Cosmopolitan davanti ai miei occhi. Non ero mai stata fan della moda, la mia moda la creavo io. Mi piaceva decidere come vestirmi, non seguire nessuna tendenza. Ma forse a Susan piaceva quel genere di cose, forse per questo aveva una rivista di quel genere in casa. 

“Ti piace la moda?” mi domandò. 

Negai. 

“La rivista l’ha lasciata Francesca, la mia migliore amica e nostra vicina. Te la presenterò un giorno, vedrai é molto simpatica”. 

Sapevo che potevo fidarmi. Susan aveva qualcosa che mi attirava, qualcosa che ogni giorno, ogni secondo ed ogni minuto che passavo con lei mi faceva sentire protetta. 

Come se mi tenesse al caldo sotto le sue ali.

Forse sarebbe stata per sua figlia una mamma chioccia, una grande mamma. 

Povera Susan.

Poco dopo, mentre bevevo con calma il mio caffé, iniziai ad ispezionare con lo sguardo la casa. La sera prima non ne ebbi il tempo, eravamo impegnate nel conoscerci meglio.

 Subito il mio sguardo si pose su una libreria, e dopo aver notato i tanti libri che erano tenuti con cura, scrutai una piccola foto, un quadretto, messo lí, all’angolo, come se fosse una memoria. 

Mi alzai e mi avvicinai all’oggetto. Lo presi in mano e lo guardai. Non potevo fare a meno di ammirarlo. Ero come ipnotizzata. Raffigurava un ragazzo ed una ragazza al mare, felici, innamorati. Chi erano?

“Quella ero io” disse Susan.

“E lui?” domandai. Non ero mai stata molto discreta.

“Lui era l’amore della mia vita. Il padre di mia figlia” rispose lei con gli occhi lucidi. 

“Era?”. Non potevo fare domanda piú sciocca.

“É morto. Anche lui. Tutti morti”. Si girò di scatto e corse di sopra. Sentii la porta della sua camera sbattere e poi tanti, innumerevoli, rumorosi, incessanti singhiozzi. 

Ero stata davvero stupida. 

Mi voltai verso la fotografia, la presi nuovamente in mano e continuai a guardarla. 

Mi attirava, mi ipnotizzava. Ma cosa aveva quella casa per farmi un effetto simile? 

Forse ero ancora scossa dall’avvenimento, ma comunque sentivo una forte emozione nel vedere quei due ragazzini, innamorati, in riva al mare. Era come se li conoscessi da tempo.

Anzi, mi sembrava proprio che il ragazzo avesse i miei occhi. 

Arriva una comunicazione dal tribunale.

  • Luce viene affidata ad un'altra famiglia (0%)
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  • Luce deve ritornare dai suoi genitori adottivi (25%)
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  • Luce non può vivere con una sconosciuta (75%)
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38 Commenti

    • Grazie di essere passato. Si, sono fatti reali purtroppo, cose che accadono tutti i giorni. Sono una scrittrice abbastanza realista, amo inserire argomenti di attualità nei miei scritti, niente che sia banale. Spero che continuerai a seguirmi. Buona lettura 🙂

  • Ciao.
    Credo sia il caso che Luce parli della sua famiglia adottiva, tanto per capire come possa vivere da sola con uno sfruttatore quando è ancora minorenne. Lo sai, vero, che non è legale? Come minimo toglierebbero l’affido ai genitori se lo scoprissero e poi sarebbero perseguibili penalmente. Luce rischierebbe il riformatorio e così via. Insomma un bel casino, sotto un profilo giuridico. Ma aspetterò di capire come lo sbroglierai tu.
    In quanto alla tua scrittura ho da dirti due cose: sei in grado di pensare a qualcosa di profondo, affrontando tematiche attuali e spinose e lo fai con garbo, senza esagerare. Riesci persino a evocare ricordi in chi legge. L’immagine della madre sola che si lancia in mezzo alla strada in vestaglia per salvare una figlia che non sa di essere sua non è affatto male, molto bella, per niente banale. Più banale quella di osservarla di nascosto dietro l’albero. Ma quella della vestaglia è buona. Però, questa è la seconda cosa che voglio dirti riguardo la tua scrittura, tu ti affidi troppo alla tua capacità elettiva e dimentichi che la scrittura ha le sue regole. Le regole possono essere infrante o sovvertite, ma prima bisogna conoscerle. La tua narrazione è molto lontana. Racconta senza mostrare, spiega senza lasciarci vedere. E se abbiamo visto qualcosa non è stato per merito della narrazione ma della tua buona fantasia che riesce a trasmettere anche laddove la trasposizione manchi completamente di immagini. Ti faccio un esempio, altrimenti non mi capisci: ogni volta che usi “è stata”, “dopo che”, non stai mostrando un fatto che accade – come si fa quando si scrive un racconto o un romanzo – stai raccontando un fatto che è già accaduto e sei costretta a spiegarlo, ma spiegare non è mostrare. Il fidanzato è morto e noi non lo abbiamo visto, ce lo ha detto lei. La figlia è nata è nata e non l’abbiamo vista, l’ha data in adozione e non lo abbiamo visto; voglio dire che questo sembra più il riassunto di una bellissima storia, piuttosto che una bellissima storia, poichè finora i momenti importanti della vita di questa donna li abbiamo solo sentiti di passaggio ma non ce li hai mostrati.
    Senti la differenza:
    Dopo aver preso un cornetto e un cappuccino sono tornata a casa.
    oppure
    Il cappuccino mi ha scottato la lingua, lo faccio sempre, lecco la schiuma e mi ritrovo a scottarmi, sono una frana. Persino il cornetto mi è andato per storto e le briciole si sono infilate anche nelle trame della sciarpa. Meglio tornare a casa.

    Ogni volta che racconti un fatto già accaduto non lo stiamo vedendo, ce lo stai spiegando. Ma se lo fai accadere in questo momento, ecco che le immagini prendono vita. Questo è scrivere.

    Baci

    • Accetto senz’altro le tue critiche. Il continuo della storia ti risponderá senz’altro.
      Magari il filo della storia é un’altro e forse é proprio per questo che non mi sono basata su alcuni dettagli.
      Grazie ancora 🙂

      • Non voglio insistere. Se il punto è un altro e il filo va altrove, forse hai fatto 15.000 battute di premessa, e sarebbero comunque troppe. Ma quello che ho cercato di spiegarti è che “i dettagli su cui non ti sei soffermata”, come li chiami tu, sono già la storia, perchè una storia inizia dalla prima parola che scrivi, e quello che cercavo di dirti è che tutto, ogni cosa che metti nella storia deve essere mostrato, anche se è un semplice aneddoto e si vuole andare a parare altrove. E’ un consiglio, poi fai come vuoi, certo. Ma è un consiglio basato su regole universali, non è il mio parere personale. Comunque ti seguo e smetto di darti consigli 😉 Baci

        • No grazie mille per avermi consigliato 🙂 fa sempre bene imparare cose nuove! Il mio fine comunque é di raccontare le cose non dette in precedenza non preoccuparti, solo che userò una tecnica molto diversa. Non ne parlo dal principio, ma le racconterò attraverso ricordi ed emozioni 🙂

  • Ciao, eccomi qui.
    Premetto che non ho nessuna qualifica per dare recensioni e tanto meno consigli, ma visto che me li hai chiesti ci provo 🙂

    Nel primo paragrafo non ho capito se abbia visto la figlia o lo immagini o sia un ricordo, in ogni caso io avrei fatto uno stacco grafico tra quel paragrafo e il resto, tipo una piccola serie di asterischi.
    Cerca di andare a capo più spesso, facilita la lettura e soprattutto quando inserisci dei dialoghi, vai a capo tra un interlocutore e l’altro: rende il testo più chiaro e pulito.
    Questi sono i consigli base che si danno a tutti, me li hanno dati quando ho fatto il mio primo esperimento qui un annetto fa e sono ottimi consigli.

    Un altro consiglio poco originale ma utile è il grande classico “Show, Don’t tell” dai molte informazioni, forse troppe, in tutto il testo ma soprattutto nell’ultimo paragrafo in cui esponi il dramma che ha cambiato la vita alla tua protagonista. Capisco che sono importanti e vuoi mostrarle subito, ma risulta troppo descrittivo, il paragrafo sul ragazzo morto sembra un vero riassunto esplicativo, dovresti cercare di centellinare le informazioni da dare, farle emergere nell’evoluzione del racconto, attraverso quello che succede e i dialoghi. Così come i sentimenti dei personaggi: che avrebbe voglia di stare sola, che apprezzi l’affetto e il modo di fare della sua amica, dovresti cercare di farlo emergere dalle loro azioni e dialoghi, piuttosto che scriverlo in modo descrittivo.
    Infine, è stata dura anche per me ma poi giuro che migliora la scorrevolezza dello scritto: non mettere tutti i dettagli, molti sono scontati e il lettore li immagina, inserirli appesantisce solamente il testo. Ad esempio il passaggio sul dvd, non hai bisogno di scrivere che si sono sedute sul divano, dopo aver scelto un film, eccetera. Puoi rendere il passaggio più fluido scrivendo guardammo un dvd sul divano, un vecchio film che ci ricordava la nostra adolescenza; ma quel giorno di ricordi ne avevo già troppi che mi affollavano la mente.
    E’ solo un esempio per mostrarti quello che volevo dire.
    In ogni caso, non voler dare troppe informazioni tutte insieme: 50mila caratteri sembrano pochi ma non lo sono, avrai largamente lo spazio di inserire tutte le sfumature della tua storia nel corso dei capitoli.
    Spero che quello che ti ho scritto possa esserti utile, vedi tu.
    Ciao 🙂

    • Grazie mille 🙂 seguirò alla lettera i tuoi preziosissimi consigli! Ho iniziato a scrivere cosi in media res soprattutto perché questo é il mio stile: la narrazione prevale piú della descrizione e della forma dialogica stessa. Ognuno ha un proprio modo di approcciarsi al lettore, cercando di suscitare emozione e soprattutto suspense. Comunque il consiglio di inserire piu spazi e di dividere delle parti con asterischi lo seguirò volentieri! Credo però che utilizzare molti dialoghi non sia nel mio stile, ma cercherò di inserirli ovviamente. Il fulcro di questo racconto é giocare sul pensiero, sul ricordo soprattutto e sulla consapevolezza di non poter sfuggire al destino, bello o brutto che sia! Spero che continuerai a leggere i miei episodi e a darmi delle dritte! Grazie mille ancora e buona fortuna con Ulisse 😉 !

    • Si, é stata una scelta che ho dovuto fare per raccontare il passato di Susan, perchè sono sempre stata dell’idea che non bisogna dimenticare e che non esiste identità senza memoria , e la memoria è il nostro passato 🙂 grazie mille per aver votato e per avermi dato una possibilità! Ti aspetto al prossimo capitolo!

    • Grazie mille 😀 é davvero piacevole trovare una persona a cui, già dopo i miei primi passi, piace il mio stile e abbia fiducia in me. Spero che continuerai a leggere la mia storia e che anche gli altri inizieranno a darmi fiducia, Buona fortuna anche a te con la tua storia 🙂 e grazie ancora.

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