Una vita qualunque

Aurora, Aurora

Era settembre. Un venerdì, forse. Non ricordo bene. Era stata una giornata come tante e l’estate non era andata via del tutto. Questo lo so perché ho ancora in testa il ronzio del condizionatore in negozio.
Avrei dovuto telefonare al tecnico, ma me ne sono dimenticata ed Elena, la titolare, si è infuriata. Ha detto che era stufa di me e che là fuori era pieno di ragazze più giovani pronte a uccidersi per avere il mio posto. Io non è che ci credessi, sistemare slip e reggiseni su uno scaffale non è poi così appagante, però mi sono spaventata all’idea di perdere il lavoro perché io e mio marito eravamo in affitto e uno stipendio non era abbastanza.
Elena mi ha detto di andare al bancone e di guardare sotto, sul primo ripiano. C’era una pila di curriculum. Io li ho sfogliati e vedere le facce sorridenti di quelle ragazzine mi ha fatto sentire vecchia, anche se non avevo ancora trentasei anni.
Elena mi ripeteva sempre che non sapevo aggiustarmi, ma la verità è che ero stanca ed essere come lei non mi interessava. Lei aveva più di quarant’anni ma si vestiva come una delle ragazze dei curriculum. Non era bella e nemmeno il trucco riusciva a nasconderlo. Neanche io lo sono, ma almeno esserne consapevole mi ha evitato di farne un complesso.
Quando ho rimesso al loro posto i curriculum, Elena mi ha detto che per quel giorno ne aveva abbastanza di me e che potevo andarmene a casa a pensare se ci tenevo a quel lavoro.

Sono arrivata a casa presto, verso le cinque. Io e mio marito avevamo trovato un trilocale in periferia. Non era grande, ma era accogliente e vicino al palazzo c’era la fermata della metropolitana. A mio marito serve per andare a lavoro. L’affitto era buono e quindi abbiamo detto subito di sì. E poi era una situazione provvisoria, prima o poi saremmo stati in tre e allora avremmo cercato una casa più grande e magari avremmo provato a chiedere un mutuo.
Ho appeso la giacca di jeans all’appendiabiti accanto alla porta e sono andata in camera da letto.
Mi sono svestita e mi sono guardata allo specchio. Pensavo alle ragazzine dei curriculum e mi chiedevo se alla loro età il mio corpo fosse più tonico. Ho sfilato il reggiseno e lo specchio mi ha restituito l’immagine dei fianchi larghi in contrasto con i miei seni piccoli.
Ho messo la mia solita tuta e mi sono buttata sul letto. Sono rimasta lì per un po’, a pensare al negozio. Lavoravo lì da molti anni, ma la verità è che a Elena non ero mai piaciuta. Non so il motivo. Fino a poco tempo prima non le avevo dato il giusto pretesto per lamentarsi, credo. Poi sì, sono diventata distratta, ma solo perché ho cominciato a essere stanca. La radio accesa tutti i giorni e l’esigenza di apparire, il dover sorridere. Io non avevo voglia di sorridere. Non avevo nemmeno voglia di tornare là il giorno dopo. Avrei voluto andare via, da qualche parte. Una vacanza. Non riuscivo a ricordare quando
avessi fatto l’ultima. Avrei chiesto a mio marito se ce lo saremmo potuti permettere.
Poi mi sono addormentata.

Ho sognato di essere su una spiaggia. Ero sdraiata sulla sabbia e l’acqua spumosa mi bagnava i piedi. Poi il rumore del mare è stato interrotto dalla voce di un bambino che mi chiamava. Io sapevo che era mio figlio, anche se non potevo vederlo. Non diceva mamma, ma il mio nome. Ripeteva Aurora, Aurora e io mi tiravo su, in ginocchio, ma attorno a me non c’era nessuno. Eppure lo sentivo dire Aurora, Aurora e ho creduto che la voce venisse dal mare. Mi sono alzata e sono entrata in acqua e più mi allontanavo, più la voce si allontanava. Poi ha smesso di chiamare e di nuovo solo lo scroscio delle onde. Mi sono girata per tornare a terra, ma non c’era nessuna spiaggia. Ho chiuso gli occhi e ho smesso di muovermi e mi sono sentita sprofondare e a me andava bene così. Poi, quando l’acqua era sul punto di coprire anche i miei lunghi capelli neri, di nuovo quella voce. Aurora, Aurora e ho aperto gli occhi e davanti a me c’era mio marito. Mi guardava e con una mano mi scuoteva la spalla.

Era tardi e non avevo pensato alla cena. Mi sono alzata e ho raggiunto mio marito in soggiorno. Era seduto sul divano e guardava la televisione.
– Scusami, – ho detto – ti va della pasta?
– A cena non si mangia, lo sai.
– Lo so, ma è stata una giornata difficile.
– In negozio?
– Sì.
– Immagino.
– Allora va bene la pasta?

Mio marito ha grugnito di sì e mio sono sentita in colpa. Sapevo che già a pranzo mangiava poco e male e quel giorno lo avrebbe fatto anche a casa. Ma ero stanca e non potevo fare di più.
Ho messo l’acqua sul fuoco e ho aspettato che bollisse appoggiata al lavello. Ho controllato il tempo di cottura della pasta. Mio marito mi sgridava sempre perché la facevo scuocere. Stavo per andare a prendere il telefono per mettere il timer, quando ho visto quello di mio marito sul tavolo. Ho impostato il timer e mi sono messa ad aspettare.
Dopo un po’ ha suonato. Ho preso il telefono ma a farlo squillare era stato un messaggio.
C’era scritto amore, mi manchi.

Cosa fa Aurora?

  • Se ne va di casa (43%)
    43
  • Fa finta di nulla e tiene tutto per sé (57%)
    57
  • Fa una scenata al marito (0%)
    0
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

16 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato adesso i capitoli persi.
    La tua scrittura è molto lineare e scorrevole, e questa storia mi sta prendendo molto.
    Sei molto bravo a narrare gli stati d’animo, e per questo la sofferenza di Aurora traspare del tutto.
    Ho votato per far incontrare Aurora e l’amante del marito: tolto il dente, dente il dolore!
    Al prossimo capitolo.

  2. Di questo capitolo, il 4, ho apprezzato molto il punto di vista femminile descritto davvero bene, è bello questo momento introspettivo e da flusso di coscienza in un momento così cruciale e tremendo della vita della protagonista. La scena dei ricordi delle donne che entrano nel negozio è molto verosimile, osservare gli altri e immaginarne pensieri. La vicenda è triste sia nei ricordi del passato sia nel presente, anche se stai iniziando a far smuovere le cose. Spero che continueranno ad esserci questi ricordi del passato e questo andamento lento e un po’ esistenzialista. Complimenti!

  3. Ah cavolo, che colpo di scena alla fine del capitolo! Ho sentito una fitta al cuore per Aurora e non ho trovato un’opzione per continuare la storia che mi soddisfacesse in pieno, ti dico la verità….alla fine ho scelto che scrive all’amante.
    Come sempre ben descritto l’animo di Aurora, la tensione dell’attesa per il figlio che non vuole arrivare.
    Ad un certo punto però, nella tristezza che mi hanno suscitato quei rapporti forzati anche da parte di lei, mi sono chiesta: perchè il figlio lo vuole proprio da lui?
    Perchè sedurre un uomo che è palesemente non attratto da lei, anche quando neanche lei sembra più attratta o interessata a lui? Mi piacerebbe saperlo (se è possibile).
    Se è solo un figlio che vuole, meglio provare ad averlo con un bello e intrigante sconosciuto che magari la desidera e la fa sentire di nuovo donna, no? 😉
    Buona serata 😉

  4. Ciao Andrea, bellissimo il tuo racconto. Il tema del tradimento rimane quello che suscita sempre contrastanti emozioni nel lettore. Mi è piaciuto molto la tua bravura nelle similitudini : la moglie paragonata alla sedia zoppa, ormai tenuta solo per fare arredamento. Ho votato che indaga sull’altra perchè mi sembra ciò che di più logico si farebbe all’inizio. A presto e se vorrai passare anche da me ne sarei felice.

  5. Ciao Andrea,
    ti faccio i miei complimenti, molto bello davvero anche questo secondo episodio!
    Hai una grande capacità nel descrivere le sfumature dei sentimenti della tua protagonista…è stato molto toccante leggere le sue reazioni al messaggio.
    Complimenti anche per il “colpo di scena” a fine episodio (anche se il paragone col bolo è stato un po’ inquietante..)…ora lei pianificherà la vita senza di lui…ovviamente.

    Buona serata!
    Cinzia

    • Cara Cinzia,
      grazie di nuovo! Mi chiedo sempre se una donna possa immedesimarsi in quello che sto scrivendo, nella mia Aurora, e leggere i tuoi commenti mi dà fiducia e sicurezza.
      Il paragone col bolo è stato disgustoso, sì, ma credo renda bene l’idea di come quest’uomo si approcci al corpo di sua moglie
      Al prossimo episodio!
      Andrea

  6. Complimenti. Sono curioso di seguire l’evoluzione psicologica di questa tua nuova storia di vita. Aurora la immagino fragile e forte nello stesso tempo. Prevedibile ma anche sorprendente. Quindi? Aurora fa finta e tiene tutto per sè.
    Grazie per questa tua nuova proposta di lettura.

  7. Ciao Andrea,
    mi è piaciuto molto questo incipit….hai tratteggiato con molto garbo Aurora e il suo (inconsapevole) malessere interiore: ho apprezzato in modo particolare la descrizione del sogno, che riflette la sua dimensione più intima. Io credo che lei si terrà tutto dentro. …
    Un saluto, Cinzia

    • Ciao Cinzia, grazie per le parole gentili. Sono contento di essere riuscito a farlo con garbo. Quando si sceglie di usare la prima persona con un protagonista di sesso opposto al proprio c’è sempre il rischio di non essere credibili o, nel caso di una protagonista femminile, di essere troppo “maschlli”.
      Spero che il prossimo capitolo possa lasciarti soddisfatta 🙂

Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi