Una vita qualunque

Dove eravamo rimasti?

Come reagisce Aurora? Scrive all'amante del marito (100%)

Colpe

Ho passato la mia vita a chiedermi perché non potessi avere quello che gli altri hanno. Nel tempo mi sono data tante risposte e sono arrivata a un bivio. Gli altri avevano fortuna, era colpa mia. Mia madre mi diceva di non guardare cosa facessero le altre bambine e le altre ragazze. Le altre donne no, che è morta. Non ci parlavamo da anni. Quando ha lasciato mio padre, è mancato il collante. Se fosse ancora viva, e potesse vedere quella foto, credo mi punirebbe con il silenzio. Comunque non dovevo pensare alle altre, confrontarmi con loro. Impegnandomi avrei raggiunto i miei obiettivi. 
Non mi sono impegnata, quindi?
La mia vita, mi chiedo, è colpa mia?
E il mio corpo?

A lavoro si vede ogni tipo di donna. Ascoltarle di nascosto è uno dei pochi passatempi. Non si origlia, avrebbe rimproverato mia madre. Ci sono le ragazzine che comprano il loro primo completo. Non badano a spese. Quel completo è importante. Di solito sono in coppia e dalla gravità con cui parlano all’amica capisci la loro aspettativa, la loro paura per quella prima volta. Qualche risatina, ogni tanto, perché c’è sempre la battuta sconcia. Io com’ero, così? L’ho fatto anche io? Ricordo una macchina, un ragazzo più grande. Le mutande non le ha neanche guardate.
Le ragazze più grandi, le universitarie, vengono da sole. Sempre. Non importa l’occasione. Si aggirano tra gli scaffali cercando il prezzo più basso. Niente completi per loro, bastano quelli vecchi, quelli dell’illusione. Sfogliano i cartellini e ti evitano, non vogliono aiuto. Comprano calzini spaiati, con le offerte. Qualche slip di cotone, i reggiseni di una collezione passata. 
Ma le donne… Ce n’è di ogni tipo. Alcune si vergognano. Anzi, tante si vergognano. Da Maria Francesca non vanno, le intimorisce coi suoi leggings. E mentre gli uomini la guardano – perché entrano anche le coppie – le donne vengono da me. È questo che sono, innocua. 

Altre non si fanno problemi ad arrivare in cassa con l’intimo più audace. Cercano i tuoi occhi, ti sfidano. La verità è che anche loro hanno paura. Pensano che le giudichiamo, che mentre imbustiamo un perizoma glielo immaginiamo addosso le immaginiamo con le loro pulsioni, con quello che si faranno fare. 
Se proprio devo origliare, però, lo faccio con quelle che hanno un ruolo di comando. Non è per come si vestono. È per la faccia, credo. I lineamenti decisi. Loro stanno al telefono e parlano di lavoro. Anzi, lavorano proprio. Loro stanno al telefono e impartiscono ordini, sgridano, minimizzano e intanto accarezzano una camicetta, spremono l’imbottitura di una coppa, afferrano delle brasiliane in pizzo. A me fa ridere. Se penso agli uomini, dall’altra parte, che credono queste donne dietro le loro scrivanie… A me fa ridere, tutto qui.
Quando origlio, però, è una la domanda cui devo rispondere: è colpa mia? Cerco di afferrare le loro vite, di aggrapparmi alle loro parole solo per sapere cosa ho sbagliato, quanto ho sbagliato. O se hanno avuto fortuna. Ci guardiamo tutte così, con questo senso di colpa profondo, radicato. Tutte pensiamo di aver sbagliato. Tutte pensiamo di vivere una vita di merda. È per questo che ci disprezziamo a vicenda. 
È per questo che non mi sento in colpa a disprezzarla, lei con le sue due lineette. Lei che ha avuto fortuna. La fortuna di aver incontrato me e le mie colpe. 

Mi sono chiesta: e se fosse una di quelle ragazze? Se fosse una mia cliente? Non di quelle che vengono di me, no, ma una di quelle che vanno da Maria Francesca, che non ne hanno paura, che vogliono ridimensionarla. Se avesse comprato davanti a me il completo, quel completo che lui le ha sfilato prima di…

Ho tenuto il suo telefono tra le mani, per un po’. Accendevo lo schermo quando si spegneva. Guardavo le due lineette. Mi chiedevo come sarebbe stato se quella foto fosse stata mia, se l’avessi mandata io. A chi, poi? A lui? Con chi ne avrei gioito? Fantasticando, ho pensato per la prima volta che mi avrebbe lasciata. Lei lo avrebbe preteso. E io? 
Vediamoci, ho scritto. 
E poi Lei sospetta. Questo numero non è sicuro. Scrivimi qui. 
Le ho lasciato il mio cellulare. Lei mi avrebbe cercata. L’avrei conosciuta.

Cosa succede?

  • Il marito scopre la cosa. (0%)
    0
  • Le due donne si incontrano. (50%)
    50
  • Aurora continua a spacciarsi per il marito e inizia a messaggiare con l'amante. (50%)
    50
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15 Commenti

  1. Ciao, ho recuperato adesso i capitoli persi.
    La tua scrittura è molto lineare e scorrevole, e questa storia mi sta prendendo molto.
    Sei molto bravo a narrare gli stati d’animo, e per questo la sofferenza di Aurora traspare del tutto.
    Ho votato per far incontrare Aurora e l’amante del marito: tolto il dente, dente il dolore!
    Al prossimo capitolo.

  2. Di questo capitolo, il 4, ho apprezzato molto il punto di vista femminile descritto davvero bene, è bello questo momento introspettivo e da flusso di coscienza in un momento così cruciale e tremendo della vita della protagonista. La scena dei ricordi delle donne che entrano nel negozio è molto verosimile, osservare gli altri e immaginarne pensieri. La vicenda è triste sia nei ricordi del passato sia nel presente, anche se stai iniziando a far smuovere le cose. Spero che continueranno ad esserci questi ricordi del passato e questo andamento lento e un po’ esistenzialista. Complimenti!

  3. Ah cavolo, che colpo di scena alla fine del capitolo! Ho sentito una fitta al cuore per Aurora e non ho trovato un’opzione per continuare la storia che mi soddisfacesse in pieno, ti dico la verità….alla fine ho scelto che scrive all’amante.
    Come sempre ben descritto l’animo di Aurora, la tensione dell’attesa per il figlio che non vuole arrivare.
    Ad un certo punto però, nella tristezza che mi hanno suscitato quei rapporti forzati anche da parte di lei, mi sono chiesta: perchè il figlio lo vuole proprio da lui?
    Perchè sedurre un uomo che è palesemente non attratto da lei, anche quando neanche lei sembra più attratta o interessata a lui? Mi piacerebbe saperlo (se è possibile).
    Se è solo un figlio che vuole, meglio provare ad averlo con un bello e intrigante sconosciuto che magari la desidera e la fa sentire di nuovo donna, no? 😉
    Buona serata 😉

  4. Ciao Andrea, bellissimo il tuo racconto. Il tema del tradimento rimane quello che suscita sempre contrastanti emozioni nel lettore. Mi è piaciuto molto la tua bravura nelle similitudini : la moglie paragonata alla sedia zoppa, ormai tenuta solo per fare arredamento. Ho votato che indaga sull’altra perchè mi sembra ciò che di più logico si farebbe all’inizio. A presto e se vorrai passare anche da me ne sarei felice.

  5. Ciao Andrea,
    ti faccio i miei complimenti, molto bello davvero anche questo secondo episodio!
    Hai una grande capacità nel descrivere le sfumature dei sentimenti della tua protagonista…è stato molto toccante leggere le sue reazioni al messaggio.
    Complimenti anche per il “colpo di scena” a fine episodio (anche se il paragone col bolo è stato un po’ inquietante..)…ora lei pianificherà la vita senza di lui…ovviamente.

    Buona serata!
    Cinzia

    • Cara Cinzia,
      grazie di nuovo! Mi chiedo sempre se una donna possa immedesimarsi in quello che sto scrivendo, nella mia Aurora, e leggere i tuoi commenti mi dà fiducia e sicurezza.
      Il paragone col bolo è stato disgustoso, sì, ma credo renda bene l’idea di come quest’uomo si approcci al corpo di sua moglie
      Al prossimo episodio!
      Andrea

  6. Complimenti. Sono curioso di seguire l’evoluzione psicologica di questa tua nuova storia di vita. Aurora la immagino fragile e forte nello stesso tempo. Prevedibile ma anche sorprendente. Quindi? Aurora fa finta e tiene tutto per sè.
    Grazie per questa tua nuova proposta di lettura.

  7. Ciao Andrea,
    mi è piaciuto molto questo incipit….hai tratteggiato con molto garbo Aurora e il suo (inconsapevole) malessere interiore: ho apprezzato in modo particolare la descrizione del sogno, che riflette la sua dimensione più intima. Io credo che lei si terrà tutto dentro. …
    Un saluto, Cinzia

    • Ciao Cinzia, grazie per le parole gentili. Sono contento di essere riuscito a farlo con garbo. Quando si sceglie di usare la prima persona con un protagonista di sesso opposto al proprio c’è sempre il rischio di non essere credibili o, nel caso di una protagonista femminile, di essere troppo “maschlli”.
      Spero che il prossimo capitolo possa lasciarti soddisfatta 🙂

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