Summer in the City

Dove eravamo rimasti?

Il piatto piange, la libido langue, la casa è ancora un deserto tristo se non fosse per lei, L'inquilina del piano di sopra. Mi rimetto in caccia, seguo gli indizi che mi condurranno tra le sue braccia! (60%)

Il duro del Lisander

Una domenica che è un monumento alla noia.

Potrei accendere lo stereo e farmi sanguinare le orecchie e non servirebbe a nulla, nemmeno per scambiare due bestemmie con il portiere: qui nel palazzo non lo abbiamo e se ci fosse sarebbe al supermercato a prendere del fresco e ad insegnare ai commessi come si lavora.

E allora che fai? Prendi e vai a studiare sul tetto. 

Il fatto che tu ci vada con lo sdraio di Tetteballerine, le infradito e il lettore Mp3 è del tutto casuale.

La prima volta che sono venuto quassù è stato con Zanna e Tetteballerine, sempre per lo stesso motivo: era domenica.

Quel giorno era troppo freddo per andare a giocare a pallone, almeno per coloro che Tetteballerine non ha mai nascosto di definire “morbidi”: io e Zanna. 

Lui invece è una macchina da guerra praticamente inarrestabile che quando nevica e la città è bloccata dal ghiaccio corre a frustare lo Yeti con l’asciugamani. E’ un Legolas con le braccia di The Rock.

Ecco allora che, dovendo ripiegare su qualcosa di più casalingo, partiamo alla scoperta del palazzo, non prima di aver rivoltato la casa come un guanto. Delusi di non aver trovato neanche una vasca da riempire di fango in cui far lottare le nostre coinquiline, dalla cantina ci spostiamo al tetto ed è là che uno di noi ha la botta di genio…

Prendendo con entrambe le mani un estensore a molla per pettorali, unico tesoro ritrovato nel vecchio armadio nella stanza delle ragazze, Zanna si lancia in una corsa folle verso i fili del bucato che dondolano in pace catafiondandosi alla Tango&Cash verso la gloria. I fili si strappano e tornano indietro come una fucilata, lo colpiscono in faccia e lui atterra di schiena. La botta lo lascia senza respiro, riesce solo a tossire. Ride, piange e sputa. 

Tetteballerine, impazzito di gioia, parte slacciandosi i pantaloni per umiliarlo definitivamente facendogli pipì sopra. Non chiedetemi come gli sia venuta in mente. Zanna, che non ha la forza di alzarsi, si gira sul fianco, punta il culo, mira e spara. Tetteballerine, pantaloni alle ginocchia, può soltanto morire. Così fa e si accascia. Zanna si alza e lo finisce con un colpo alla testa. 

PPPRrrrrrrrrRRRRROOOOOOOTTTTTTTTT!!!!

Bene dopo aver studiato per un tempo che ritengo sufficientemente dignitoso mi rimetto la maglietta e scendo. Ed eccola lì, appena credo di essermela tolta dalla mente, Lei riappare.

Sul pianerottolo del terzo piano metto i piedi su uno scontrino. E’ davanti alla sua porta, appena un passo prima dello scalino. Lo raccolgo. E’ del Don Lisander, un bar vicino alla facoltà di Zanna. Non è male, qualche appuntamento biricchino mi ha visto entrarci come James Dean ed uscirne come Jerry Lewis. BLUSH.

E’ uno scontrino da 6 euro, di una settimana fa. Probabilmente deve esserle caduto da una tasca. O dalla borsa mentre cercava le chiavi per entrare in casa. O magari per rispondere al messaggio di un’amica che la aspettava. Oggi. ADESSO.

Il cervello sfiora il grippaggio un paio di volte. Se fosse al Don Lisander anche adesso? E’ orario di Aperitivo, ci sta.

Via allora come una scheggia per le scale rischiando il suicidio con le infradito. Dentro casa a darmi una parvenza decente. Fuori, mi precipito a marce forzate verso il Don Lisander senza pensare davvero a che cosa sto facendo. Guardo lo scontrino che tengo ancora in mano. Lo osservo come se dovesse dirmi qualcosa: “Avanti ragazzo, da quella parte.”

Devo sbrigarmi, devo fare in fretta. Lei è Là. Lo sento.

Soltanto quando comincio ad avvicinarmi seriamente la testa inizia a pormi le sue domande sconfortanti.

Come farò a sapere che lei sarà lei? Come a farò a riconoscere qualcuno che non conosco? E cosa farò dopo?

Sei un coglione. Indietro tutta.

Ma niente, ormai sono sulla via. Vado fino in fondo. Chi si ferma è perduto.

Entro. Maschero il fatto che me la stia facendo sotto camminando dritto verso il bancone senza voltarmi a guardare.

Funziona.

Sembro scemo ma funziona.

Ordino un tassoni aperol e mi giro dando le spalle al barista. Faccia da schiaffi e gomito sul bancone. La peggior imitazione di un tamarro da bar nella storia del Road House, ma funziona.

Il Don Lisander tira e attira. Le diottrie si sprecano.

Ma dove sarai?

Il dado è tratto, e ora?

  • Facciamo entrare il Fangio, e le pavide azioni da conquistadores di Enrico saranno solo un ricordo (25%)
    25
  • Si perde in una filosofica elucubrazione sugli approcci uomini/donne (25%)
    25
  • Scopriamo se Enrico è riuscito a trovare la misteriosa inquilina (50%)
    50
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55 Commenti

    • Ciao FueGod!

      Raramente le migliori cose della vita riescono al primo colpo, che Enrico Sia l’eccezione che conferma la regola!
      Sotto sotto, spero anche io in questo fatidico incontro ma come hai detto, qua siete voi a decidere! 🙂
      Spero che la settimana prossima tu possa leggera la storia che vuoi 😉

      Buona scrittura e buon ponte!

    • Il background è sicuramente quello della vita universitaria ai suoi più splendenti albori e vuoti pneaumatici, che ho provato sulla pelle.

      L’Influenza di Paz, come di Jack Frusciante, come dei primissimi Muccino’s Brother fa sicuramente parte dell’inconscio da cui queste storie traggono fondamenta, ma c’è anche tantissimo altro.

      Ti ringrazio, come sempre!

      Buona Scrittura!

  • Tetteballerine, Ho dovuto votare quello.
    Comunque, come ho letto in qualche altro commento, consiglio anche io di approfondire un poco di più il concetto di stereotipo, piuttosto che citarlo e basta. Magari perché un determinato personaggio ha certe convinzioni ecc.
    Per il resto il capitolo è ben scritto, sarcastico e divertente. Complimenti!

    • Ciao Maria!

      A quali (dei tanti) stereotipi ti riferisci? 😉
      Per il momento c’è solo un personaggio, Enrico, il nostro narratore. Sta provando a farci il quadro della sua vita, per poi aprire le porte e farci entrare. Dopodiché, temo, non si potrà più tornare indietro.

      Ciao e buona scrittura!! 🙂

      • Mi riferisco per esempio alla frase ” Il Maschio è fondamentalmente un MAIALE e prima o poi ci proverà comunque, anche se non gli piaci.”
        Se non c’è qualche personaggio coinvolto in una scena del tipo “Show, don’t tell” la frase è superflua. Prova a toglierla, vedrai che il testo scorre lo stesso. Un suggerimento: la maiuscola si usa al solito per gridare 🙂
        ciao e Buona domenica

        PS ti aspetto da me, se vorrai naturalmente 🙂

  • Bello, scritto bene e filante che è un piacere.
    Ti seguo e spero che continuerai su questa falsariga. Ho votato per la radio, da come l’hai presentato(ma è parere mio) Enrico non mi sembra tipo che da fuori di matto(urlare al soffitto) e non sappiamo ancora com’è messo fisicamente per minacciare qualcuno(esce di casa e fa passare un brutto quarto d’ora a qualcuno)
    Ciao e a presto 😉

    • Ciao Danio!!
      Grazie mille per il tempo che ti sei preso per darmi un giudizio così esauriente su quello che è, di fatto, solo il primo capitolo di una storia molto articolata.
      Giusto, Enrico non è un ragazzo dal temperamento così caldo da dare in escandescenza. Vediamo cosa deciderà la comunity.

      Grazie mille!!

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