A volte ritornano… morti

Va sempre tutto bene, finché non va male

“Cioè, vorresti dire che ce ne liberiamo? Sul serio?”

Le due teste, bionda e mora, sembravano il primo tassello di un castello di carte, una contro l’altra, armate di pettegolezzi dell’ultima ora. Era mattina presto, poche facce in giro. Il setting ideale per un corso di aggiornamento in Ultime novità.

“Ho sentito Boldini parlare con il procuratore, ieri. Una settimana e se ne va!” confermò la bionda, investita del sacro onore di diffondere voci.

“Oddio, speriamo che non mandino una peggio di lei!” osservò l’altra, con una mano sul cuore, neanche stesse cantando l’inno nazionale.

“Peggio della Stronza? Impossibile!”

“Potrebbero mandare una come voi, allora si, che sareste nella merda!” osservò secca una terza voce.

Le due teste, tanto immerse nel gossip da non accorgersi di quello che succedeva intorno, sobbalzarono goffe. Sotto strati di trucco applicato impeccabilmente, la stessa espressione di una lepre sorpresa dagli abbaglianti.

Alle loro spalle, lei.

La Stronza.

Ovvero il viceispettore Miriam Clemente, che non incarnava la virtù del suo cognome neanche come diversivo. Il grazioso siparietto venne interrotto prima che le due pettegole potessero fingere delle scuse.

 “Miriam. Nel mio ufficio!”

L’ispettore Boldini impartì l’ordine secco, mentre entrava in centrale, il cellulare ancora accostato all’orecchio. Miriam scavalcò centralinista e contabile, da lei amabilmente soprannominate Adelina e Guendalina e seguì il capo. Dario, accomodatosi alla poltrona di pelle nera, si stava aggiustando il colletto della giacca, che era aggrovigliato alla base della nuca, dove i capelli, tinti di un marrone castagno, davvero non plausibile per un uomo a tre anni dalla pensione, stavano ritti come soldati sull’attenti.

“Ciao anche a te!” disse lei, scherzando.

“Abbiamo un caso. Omicidio,” riferì lui impassibile. Mescolava le carte sulla scrivania senza guardarla.

 “Sarà un’ultima settimana movimentata” commentò lei, perplessa dall’atteggiamento distaccato.

“Uomo, trentasette anni, originario della provincia di Bolzano, residente a Mantova. Il cadavere è stato rinvenuto questa mattina alle sei dalla convivente appena rientrata a casa-“

“Rientrava alle sei di mattina?” chiese Miriam, abituata a captare i dettagli.

“La vittima aveva una piccola impresa edile e si assentava la notte quando era al lavoro su cantieri lontani. Stava lavorando a Pistoia. La convivente ha un fratello che vive poco distante dalla casa che condivideva con la vittima. Ha passato la notte da lui.”

“Abbiamo un nome?”

“Si,” rispose Dario. Sembrava aver raggiunto il nodo della questione ed era improvvisamente riluttante a continuare. Il suo sguardo vagò sulla parete, attratto dalle medaglie al merito e dal ritratto del Presidente della Repubblica.

“Dario?” Miriam richiamò l’attenzione del capo. Si risistemò sulla sedia con un cattivo presentimento. “Cosa c’è che non va?”

“Niente. Stavo pensando. Così ci lasci.”

“Già” disse lei, con la testa piegata di lato, stupita dal cambio repentino di argomento.

“Cosa farai con tutti quei soldi?”

“Vivrò di rendita” rise lei. “Dipingerò, andrò al cinema, farò viaggi per il mondo. Potrei scrivere le mie memorie degli anni in polizia.”

“Trentacinque anni mi sembrano un po’ pochi per aver qualcosa da dire.”

“Trentasette. Un sacco di rockstar sono morte prima dei trenta e ci sono quintali di biografie!” puntualizzò lei.

“Non cadrai in depressione?”

L’espressione prima divertita della donna, si congelò. Quella di Dario non era una battuta di spirito. Si guardò le unghie, mangiate fino alla radice. Le cuticole scorticate e di un rosa troppo acceso per essere sano. Se le coprì con i palmi, quasi imbarazzata.

“Farò del mio meglio.” Una mezza promessa, in tono sommesso. Sembrava facile da rispettare, adesso. “Il nome della vittima?” chiese per mascherare il disagio.

“Mattia Villani”

“Mattia V-”

La voce di Miriam si smorzò in gola. La stanza iniziò a danzarle intorno. Si era alzata? Il puzzle della Scuola di Atene alle spalle dell’ispettore era enorme, minacciava di inghiottirla. Con le mani si artigliò ai braccioli della poltrona. No, non si era alzata. Ma stava andando in iperventilazione.

“MIRIAM!”

La donna si riscosse. La voce del capo era lontana, mentre la testa viaggiava su un binario parallelo e apriva una stanza che pensava di aver chiuso per sempre dieci anni prima.

Dieci anni.

E solo a sentire il nome le venivano ancora gli attacchi di panico.

Patetica.

Patetica.

Patetica.

And who do you think you are,
Running around leaving scars,
Collecting your jar of hearts,
And tearing love apart?
You’re gonna catch a cold,
From the ice inside your soul.
So don’t come back for me,
Who do you think you are?

Nella sua testa Christina Perri era partita in loop.

Cosa succede ora?

  • Miriam sconvolta dalla notizia fugge dall'ufficio di Dario. E incontra.... (0%)
    0
  • Dario tranquillizza Miriam e vanno sulla scena del crimine. Incontriamo i primi sospetti. (40%)
    40
  • Dario vista la reazione esclude Miriam dal caso. Ma lei ovviamente non ci sta. (60%)
    60
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97 Commenti

    • Già! Frase emblematica! E anche molto onesta!
      Io non so se posso scrivere gialli… non è che mi senta proprio nel genere.
      Ci vediamo al prossimo… quello che sarà e quando sarà…
      Grazie per avermi seguito anche stavolta.
      Sto aspettando il tuo nuovo capitolo. Mi piace un sacco la tua storia, pur non essendo estimatrice della, pur affascinante, cultura giapponese…

  • Ciao Aiels,
    per me il cerchio si chiude con una rinascita 😉
    Mi scuso per il ritardo, ultimamente sono un pò latitante sul sito, ho recuperato addirittura 3 capitoli insieme ( ho apprezzato tantissimo l’analisi della crisi di Miriam, davvero ben scritta!)
    La storia scivola via piacevolmente, e le tesserine aspettano come sempre di essere sistemate nel capitolo finale.
    Aspetto con ansia.
    Buona serata!

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