Diversamente labile

1 capitolo

Sono un essere umano affetto da un ritardo mentale. Forse la mia non è affatto una malattia, anche se tutti tendono a trattarmi al pari di una persona bisognosa. Certo, sono una persona bisognosa, ma non più o meno di quanto lo sia qualsiasi altra. Le mie lacune sono le lacune di tutti; i miei mali sono i mali di ognuno. 

Negli anni ho potuto comprendere come la mia sia solo una rara e preziosa occasione di guardare il Tutto da altre e differenti prospettive. Credo che l’unica differenza fra noi e il resto della moltitudine consista nel fatto che alla seconda categoria è solo concesso di guardare al mondo, mentre noi sentiamo il mondo, tutto ciò che lo compone. Questo è quello che non ti hanno mai detto: ciò che voi definite malattia mentale è solo uno stato differente della mente umana. Non so a che livello si trovi il mio stato mentale, se è più, o meno, elevato di quello in cui si ritrovano incubate le persone diverse da me, coloro che si autodefiniscono normali; so che la gente come me ingloba continuamente una quantità incalcolabile di informazioni: è questo il vero motivo per cui viviamo nella nostra bolla fatta di silenzi e insondabili riflessioni profonde. Questo, però, non te lo dirà mai una persona affetta da un ritardo mentale; non ne sarebbe capace. 

Noi, “persone diverse”, percepiamo lo scorrere perpetuo dell’energia vitale in ogni capillare; passiamo il tempo ad ascoltare, o meglio sentire, anziché parlare. La verità è che non si può descrivere ciò che di più profondo si cela dietro l’animo umano. Ogni parola non fa che deviare dal vero significato di ciò che esiste, proiettando il nostro sguardo verso ciò che è illusione. Semplicemente noi vediamo ciò che ci sta intorno in un altro modo.

Se ad un individuo che è stato catalogato normale fosse concesso di guardare, anche solo per una manciata di secondi, il mondo dai nostri occhi ne uscirebbe completamente sconvolto dall’esperienza. Sulla questione ho avanzato diverse ipotesi. Probabilmente un individuo normale, dopo una simile esperienza, sarebbe risucchiato dal nostro mondo e non saprebbe più tirarsene fuori. Forse mi sbaglio, ma anche voi, voi che avete studiato notte e giorno per mesi e anni e secoli la mente umana, al massimo potreste dare una risposta al pari della mia, ammesso che ciò sia possibile. 

Non sono mai stata una persona normale e voi non siete mai stati come me: come potremmo condividere le nostre esperienze se parliamo un linguaggio diverso? Semplice: con l’amore. L’amore, e tutto quanto lo concerne, ha una capacità comunicativa che oltrepassa ogni barriera. Dove c’è amore c’è sempre una soluzione, altrove, invece, regna il buio, il caos, la confusione. Ciò che ci differenzia e che ha creato fra le parti una certa distanza è il fatto che noi cerchiamo, attraverso l’amore, di condividere quello che proviamo, voi invece non avete nessuna intenzione di mostrarvi per quello che siete. Voi, spesso, rinnegate l’amore di cui siete fatti; rinnegate ciò che vi salverebbe. Voi preferite tenervi a distanza dalla gente come me, avete paura di ciò che non conoscete. Noi, invece, siamo perennemente attratti da ciò che non abbiamo ancora provato.

Tuttavia, in fondo a tutto questo, non c’è che una piccola barriera, una sottile linea invisibile che ci separa e che col tempo e l’esercizio possiamo imparare a sfruttare a vantaggio di ambo le parti. Questa sottile striscia di terra è la terra di nessuno, quindi di tutti. Un luogo recondito dove ogni muro cade, dove ogni differenza cede lasciando spazio a ciò che accomuna. Questo è un luogo della mente – perché di mente si tratta, non di terre che esistono sulla cartina geografica – che possiamo sfruttare come canale di comunicazione dove condividere le nostre esperienze e renderci migliori, insieme. Ma questo è ciò che non volete. Voi, “persone normali”, non siete normali. E nemmeno io lo sono visto che continuo a darvi del voi. Perché darvi del voi? In realtà non esiste un noi ed un voi. Siamo tutti la stessa cosa, facciamo parte, che lo si voglia o no, dello stesso universo intrinseco. Per questo spendo notti intere a chiedermi dov’è che stiamo sbagliando, cos’è che stiamo trascurando, qual è l’anello di congiunzione tra noi e voi, ovvero qual è il modo per riportare tutti in quel lembo di terra dove non esistono e mai esisteranno differenze e dove l’amore è l’unica costante. 

Qual'è la vera differenza tra una persona affetta da un ritardo mentale e le altre che la scienza considera sane di mente?

  • Non esistono persone sane di mente, giacché viviamo in società che ci insegnano a cercare la verità fuori invece che dentro se stessi. (63%)
    63
  • Si, esiste una vera e propria differenza. (38%)
    38
  • No, non c'è davvero una differenza. (0%)
    0
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26 Commenti

  1. La reazione della madre fa pensare che non è la prima volta che il figlio si comporta in questo modo, altrimenti la sua reazione sarebbe veramente fuori da ogni logica o_O
    Comunque ho votato per un incontro “generico”, la madre la escludo immediatamente e per il momento vorrei anche evitare qualcosa di troppo filosofico come “incontra se stesso” ^_^

  2. Ciao Samuel
    ho trovato questo capitolo ermetico.
    L’irascibilità del protagonista sembra un’eredità genetica della sua “flemmatica” madre.
    A che titolo dare dei ceffoni e pichiare forte? boh!
    Credo, ed è una mia personalissima opinione, che ci dovresti far capire il tipo di problema/disturbo che lo affligge, diversamente, le sue azioni/reazioni non trovano un senso o meglio “il senso”.
    Scusami ma non capisco bene le opzioni, se riguardano quello che verrà dopo (il prosieguo della storia), non c’entra questo capitolo e allora perché il titolo “Incontro, parte prima?”

    • Incontro parte prima e parte e seconda. Per quanto riguarda i ceffoni s’intende sottolineare quanto si tratti di una madre poco compassionevole, ovvero il ritratto di un’umanità poco propensa all’ascolto e votata al cinismo. Col prosieguo del racconto capiremo un po’ di cose. ?

    • Incontro parte prima e incontro parte secondo: è così. Per quanto riguarda i ceffoni s’intende sottolineare quanto si tratti di una madre poco compassionevole, ovvero il ritratto di un’umanità poco propensa all’ascolto e votata al cinismo. Col prosieguo del racconto capiremo un po’ di cose. ?

  3. Ciao Samuel ,
    il capitolo mi è piaciuto veramente tantissimo, a mio parere hai espresso dei concetti importantissimi che portano a riflettere, infatti purtroppo viviamo in una realtà ostile alla diversità. Credo sia importante che si rifletta su questi temi importanti.
    Seguirò la storia perché mi sembra molto bella e ricca di significato.

  4. Ciao Samuel,
    complimenti per il coraggio di affrontare un tema così profondo e delicato. Il mio piccolo e umile parere è che bisogna distinguere gli ambiti in cui classificare “normali” o no i diversamente abili. Se parliamo di ambito umano, nobile e affettivo oltre che emozionale direi di no, non esistono differenze ma a livello fisico e biologico purtroppo si. Sono un’educatrice di asilo nido e con i bimbi affetti da ritardi mentali a volte ci lavoro. Specifico a volte perchè sono una supplente che non si trova mai nella stessa sezione o nido ma che gira molte scuole. Ti dirò che se si ha una sensibilità spiccata questi bimbi o persone adulte hanno molto da insegnarci e ci migliorano, loro sono un arricchimento per noi. Sono in grado di farci aumentare la capacità di amare. Detta la mia opinione, condivisibile o no, ti rinnovo i complimenti, aggiungendo anche quelli per lo stile e la grammatica. Ti seguirò con interesse. Mi piacerebbe sapere cosa ne pensi del mio racconto, ovviamente se hai voglia. A presto.

  5. Ciao Samuele e benvenuto.
    Una volta ho letto su un cartello”Nessuno visto da vicino è normale”. Mi ha fatto pensare.
    Detto questo, il tuo incipit mi porta a fare molte domande ma ho pochi elementi per capire: per esempio, di che tipo di ritardo stiamo parlando?
    Visivamente il tuo testo sa soglia di più all’Urlo di Munch che non ai girasoli di Van Gogh 🙂
    Non mi convincono molto le opzioni, comunque voto che esiste una differenza, se è vera o no, non lo so.

  6. Leggevo proprio in questi giorni una massima che dice “non è segno di salute mentale essere ben adattati ad una società profondamente malata.”, mi è subito venuta in mente leggendo questo tuo primo capitolo ^_^ non è ben chiaro però se parli del problema “in sè” o come dice la massima parli a livello più filosofico che scientifico.
    Io per non sbagliare voto “esiste una vera e propria differenza”, però se continuando a leggere i prossimi capitoli capisco che ho mal interpretato questo primo capitolo non ti offendere 😀

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