LA PIETRA DELLA FOLLIA

LA CELLA DI MARTIN

“Ucciderò te e quella lurida sguattera!”

Martin spalancò gli occhi. Aveva la fronte imperlata di sudore. Il battito del cuore impazzito. Respirava con affanno, in preda al panico. Di nuovo quella voce. Ancora quell’orribile voce che sibilava meschinità dentro la sua testa. Si alzò dal suo giaciglio di paglia che utilizzava come letto da circa vent’anni, e si mise ad andare avanti e indietro in quella che sembrava più una stalla per bestie che una cella di contenimento per malati mentali. Si passò una mano tra i capelli ricci e rossi, terrorizzato. 

“Chi sei, chi sei… Cosa vuoi da me? Rispondimi… rispondimi di ti ho detto!”

Martin, per sbaglio, affondò un piede dentro i suoi escrementi, sparsi per tutta la cella.

Un brivido gelido gli percorse la spina dorsale, drizzandogli i peli delle braccia. Inarcò di scatto la spalla, come se qualche entità invisibile lo avesse trafitto con un pugnale. Smise di girare in tondo e tornò a sedersi sulla balla di fieno. Si grattò in maniera convulsa il lato destro del naso, dove le lentiggini marrone scuro proliferavano su quasi metà volto. Prudevano, pruriginosi . Sulla pelle c’erano ancora i segni cicatrizzati delle unghie. Ora il prurito si spostò sull’inguine, ma non osò toccarsi sulle parti intime. Nel Bedlam Royal Hospital, i pazienti sorpresi a masturbarsi venivano picchiati e frustati. A Martin venne in mente l’episodio in cui due infermieri lo presero con la forza e, dopo averlo massacrato di botte, gli gessarono il braccio per impedirgli di dare sfogo alla sua libido. Come se tutto ciò non fosse bastato, lo costrinsero a bere il suo stesso seme e, quando cercò di sputarlo, ricevette una bastonata sulle gambe e un’altra serie di percosse.

“Toccati. Lo so che vorresti farlo. Su, piccolo Marty! Fatti questa cazzo di sega, lurido porco!”

Martin si premette le mani sulla tempia, quasi a volersi fare esplodere la testa.

<<No! B-basta!>> urlò. <<V-vattene! V-vattene s-subito! Nn-non ti a-ascolto più!>>

“N-non t-ti a-ascolto più!” lo schernì la Voce. “Sei un balbuziente deficiente! Un balbuziente deficiente!”

<<SMETTILA!>>

Martin si accasciò sul letto, tappandosi le orecchie.

<<Tu n-non ee-esisti>>.

“Non esisto, piccolo Marty? Ne sei certo? Eppure continui a frignare come una lurida cagna! Sei una femminuccia, piccolo Marty. E tu vorresti scoparti quella troietta di una psicopatica? Ah! Riderebbe di te. Arrenditi, dolce fiorellino. Passerai il resto della tua inutile e insignificante vita maneggiare quel putrido arnese che ti penzola tra le gambe. Sei patetico”.

<<Vattene! V-vattene o-ora!>>

Le grida strazianti di Martin rimasero intrappolate in quello squallido abitacolo cosparso di feci e sudiciume. Le fredde mura di pietra erano intrisa di umidità, disperazione e sofferenza.

Uno scatto alla serratura e la porta di ferro della cella si aprì con un gracchiante sfrigolio di cardini e ruggine. 

Martin rimase quasi accecato dall’improvvisa ondata di luce che travolse la semi-oscurità a cui si era da tempo abituato. Si coprì gli occhi con una mano e si raggomitolò su sé stesso. Udì dei passi e poi la porta chiudersi. Una chiave venne girata nella serratura. Martin avvertì la presenza di un estraneo a pochi metri dal suo letto. Capì subito che si trattava di un uomo per il respiro roco e affannato, per l’odore acre e pungente di sudore, mischiato a un costoso dopobarba che potevano permettersi solo chi guadagnava un mucchio di denaro.

Rumori di passi che si avvicinavano. Martin tremava, gemeva. Aveva paura. 

<<Ehi tu, voltati.>>

Era un ordine, e Martin sapeva molto bene che agli ordini bisognava ubbidire se non si voleva rischiare di incorrere in terribili punizioni.

Martin era girato di schiena; la pelle della spalla era completamente striata da lunghe cicatrici causate dalle molteplici frustate. Martin si mosse con lentezza. Aveva ancora la vista offuscata dalla troppa luce. Cercò di identificare chi fosse l’uomo che lo guardava dall’alto con le mani ai fianchi. Dal camice bianco che indossava, Martin ipotizzò che si doveva trattare di un medico. Forse lo aveva incontrato altre volte all’interno dell’ospedale, ma più di questo non riusciva a ricordare. I farmaci a base di oppio che ingeriva ogni giorno, a volte, giocavano brutti scherzi alla sua memoria. Il dottore restò per un attimo a fissare quel ragazzo denutrito che tremava al suo cospetto. Osservò le unghie e i capelli lerci che erano cresciuti oltre ogni misura consentita all’interno di una struttura ospedaliera; il suo corpo martoriato e straziato dalle continue torture terapeutiche a cui era sottoposto; sentì il fetore di lerciume che emanavano i pori della sua pelle e le esalazioni rancide di metano prodotte dagli escrementi.

<<Fai proprio una vita di merda tu, eh?>> constatò il medico, con un’espressione disgustata.

Martin non rispose. Si limitò ad abbassare lo sguardo e a mugolare come una bestia impaurita che stava per essere sbranata.

Come proseguirà la storia?

  • Martin subisce un abuso sessuale dall'infermiere, per essere poi rinchiuso all'interno di una gabbia... (100%)
    100
  • Martin ha un attacco epilettico. (0%)
    0
  • Martin aggredisce l'infermiere. (0%)
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