La Saga di Iscar – I. L’anello del potere.

Le tenebre nel mondo

Il freddo era pungente, il vento soffiava sulle vette innevate di Iscar quasi volesse preannunciare un violento temporale. La catena montuosa s’innalzava verso il cielo cupo, orgogliosa, sfidando le terribili folate provenienti da nord. Lampi si stagliavano in lontananza, illuminando una volta scura per nulla rassicurante. Soffi d’aria scivolano come centinaia di spade invisibili sulla pallida superficie di roccia, sollevando piccole quantità di neve che andavano a mulinare in alto formando concentrici vortici innaturali. Fu il rumore di un tuono che destò l’uomo dal suo sonno profondo. Uno squarcio così potente da far tremare il letto sotto di lui e spronarlo ad alzarsi di soprassalto. Preso dallo spavento scivolò a terra, s’infilò rapidamente gli stivali e corse alla finestra della piccola baita per capire cosa stesse succedendo. Quella che fino a poche ore prima sembrava essere una tiepida giornata d’inizio inverno, adesso si era tramutata in una tenebrosa e caotica visione apocalittica. Il vetro delle finestre vibrò pericolosamente quando un altro tuono ruppe il silenzio della stanza, spingendo l’abitante delle montagne ad indietreggiare. Posando lo sguardo sullo specchio alle sue spalle notò i segni della paura generarsi su di un viso ormai inoltrato nell’anzianità. I pochi capelli bianchi rimasti coronavano un volto segnato dalle rughe il cui unico oggetto di pregio erano dei chiari occhi color azzurro ghiaccio. Magro e apparentemente debole, il vecchio corse verso una pila di libri afferrando distrattamente una candela per illuminare la via e trovare l’oggetto della ricerca. Ansioso, sapeva bene che quello non era un comune temporale. Il vento urlava fuori dalla baita, la neve volava ovunque e i tuoni sembravano farsi sempre più vicini. Con il respiro che diveniva via, via più affannato fece cadere ogni cosa dal tavolo davanti a sé, sino a fermarsi nei pressi di un nero libro. «Eccolo!» Aprendo il tomo quello che lo accolse non furono semplici pagine scritte, ma degli intagli accurati con infondo una piccola cavità dove al centro vi era un anello d’oro. Afferrando il gioiello tra le mani lo guardò e sospirando scosse il capo prima d’iniziare a recitare sotto voce una lenta litania. I tuoni sembravano sopra la casa quando improvvisamente tutto cessò. Il vento scomparve, la neve cadde al suolo come attratta improvvisamente dalla gravità e una sensazione di malessere piovve improvvisamente sulla costruzione di legno. Fu in un secondo che la porta esplose in mille pezzi, proprio pochi istanti dopo la sparizione dell’oggetto dalle mani del vecchio. «Sei arrivato tardi! Per te non c’è più speranza!» Urlò l’uomo voltandosi improvvisamente verso la porta, osservando l’ombra che si stagliava sull’uscio. Se vi è una parola che possa descrivere la creatura che in un istante si gettò sull’anziano mago è una sola: oscurità. Tra urla di dolore e lamenti strazianti le ombre invasero quella dimora mentre la frustrazione della creatura echeggiava tra le montagne ormai divenute silenziose…

La foresta era immersa nella quiete più totale, tanto che il ragazzo dovette far attenzione a non mettere qualche piede in fallo che potesse rivelare la sua posizione. Cacciare cervi in quella stagione era una cosa decisamente non comune, specie per chi aveva appena compiuto ventisei anni. Giudicato troppo giovane per dilettarsi in inutili passatempi e troppo maturo per non aver ancora preso moglie, il principe Vaingart avanzava silenzioso per la vasta vegetazione con il suo arco. Moro e di bell’aspetto, le spalle larghe e il petto gonfio lo classificavano come un grande atleta. Diversamente dai suoi simili molto più magri e meno predisposti alla vita manuale, il nobile vantava sin dalla tenera età un’attrazione per tutto ciò che era accessibile alla gente più comune. Amato dal popolo, in lui vedevano un futuro re saldo e giusto, capace di portare quella nazione alla prosperità che meritava. Il rumore di un legno rotto lo destò dai suoi pensieri, sicuro d’aver trovato la sua preda si voltò, ma non fece in tempo a scorgere l’animale che un lampo illuminò il suo sguardo e un’esplosione lo costrinse a terra.  L’arco volò via e ci volle qualche istante prima di capire cosa fosse accaduto. Per il raggio di circa tre metri dei chiari segnali di bruciatura coprivano l’intero spazio, simulando i resti di un incendio che mai si era verificato. Avvicinandosi il giovane vide al centro dello spiazzo un piccolo bagliore, un anello d’oro in perfette condizioni. Curioso ed evidentemente preso dalla sorpresa si chinò per raccoglierlo. Osservandolo con attenzione brividi di freddo scivolarono lungo la schiena, ma incurante lo strinse a se iniziando a incamminarsi verso il palazzo.

Intanto dietro agli alberi qualcosa si muoveva, qualcosa che per poco non rivelò la sua posizione al principe e che inaspettatamente aveva visto tutta la scena.

Dietro agli alberi qualcosa o qualcuno ha assistito a quanto successo, nel prossimo episodio...

  • La presenza incide molto sulla trama, ma non viene rivelata. (Verso epilogo negativo.) (0%)
    0
  • L'ombra è stata solo un contorno di passaggio e non ha effetti sulla trama. (Verso epilogo positivo.) (0%)
    0
  • La "misteriosa" figura verà rivelata. (Verso epilogo mutabile e indefinito.) (100%)
    100

Voti totali: 2

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4 Commenti

  1. Siccome condivido l’opinione di aiels sul fatto che introdurre un’ombra per poi non usarla non mi sembra il caso, nonostante avrei preferito il finale positivo, voto l’epilogo mutabile ed indefinito.

    Non so ancora se mi piace, ma provo a seguirti 🙂

    Ciao 🙂

  2. Non saprei, potrebbe essere interessante.
    Però il testo però dovrebbe essere alleggerito, le frasi rese un pò più “secche” – anche visivamente manca dello spazio perchè la pagina e l’occhio respirino.
    Piccolo parere personale: se l’ombra fosse solo marginale allora non avrebbe senso inserirla, e ancora meno inserirla alla fine di un capitolo, che è una delle parti che resta più impressa nella memoria del lettore. E se incide sulla trama perchè non rivelarla?
    Sono perplessa da queste tre opzioni, due delle quali mi sembrano controproducenti per la storia in sè. Vedremo.

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