Ma questa è un’altra storia

Niente sarà più come prima

“Tieni l’estremità assorbente nel flusso di urina per almeno cinque secondi”.

Non bagnare lo stick: perché se no che succede, esplode?

Spiegassero piuttosto come non spruzzarti le dita, mannaggia alle unghie da strafiga.

Che schifo! Millenni di evoluzione e non c’è un modo più pulito di avere una risposta rapida e affidabile.

Rapida si fa per dire: tre minuti possono essere lunghissimi.

Intanto vado a lavarmi i denti, se trovo dove ho messo il tappino di sto coso.

È la prima volta che mi spazzolo i denti per tre minuti interi.

I dentisti lo raccomandano, ma non lo avevo mai fatto. Effetto collaterale imprevedibile di un ritardo mestruale: una perfetta igiene dentale. Fa anche rima.

Smetti di dire scemenze, è ora del responso.

“Sei incinta”.

Cacchio, non la prende mica alla larga, dà persino la data: due-tre settimane.

Che precisione, che tracotanza! Non posso più cincischiare sulle lineette troppo chiare o sbavate, il risultato incerto, avrò fatto male il test, non l’ho imbevuto abbastanza, o forse troppo, i simboli sono poco chiari… È scritto nero su bianco, insomma, grigio scuro su grigino.

Mi sento quasi sollevata: dopo giorni a mirare un affarino assorbente con il getto de il primo flusso, domani finalmente potrò ricominciare a farla normalmente. La cara vecchia pipì del mattino appena alzata, senza bersagli, senza ansie, tutto tornerà come prima.

Ma che sto dicendo: niente sarà come prima, mai più.

Sono incinta.

Un bambino, oddio, un bambino.

E se fossero due? Marco ha due cugini gemelli, è iscritto nel suo patrimonio genetico.

Due in una volta non ce la potrei fare.

Calma, Mimì, non precipitare le cose, cerca di essere razionale: le probabilità che siano due è minima, va tutto bene; sarà uno solo, un bellissimo, sanissimo, buonissimo bambino.

Che si nutre da solo, si cambia da solo, non piange mai e dorme dodici ore a notte. E come no.

Non ce la farò mai.

Lo so che eravamo d’accordo tutti e due che era arrivato il momento di provarci.

Ci abbiamo riflettuto seriamente: abbiamo entrambi un lavoro, anche se il suo è pagato meglio, figurati.

No, non distrarti: stai ricapitolando tutte le ottime ragioni per cui siete pronti ad avere un figlio.

Il lavoro, l’appartamento, anche se personalmente la terrazza è caruccia per farci gli aperitivi con gli amici, ma il bambino preferirei crescesse in una casetta con giardino. E un cane. Oh, sì, un labrador.

Divaghi di nuovo, sei incinta, alla razza del cane penseremo più in là.

E l’età, bé certo, gli enta sono sulla china discendente, sto caspita di orologio biologico e il suo tic-tac, sei stata tu a dire a Marco «Amore, facciamo un bambino?»

All’inizio ha fatto una faccia strana, per quello ti sei impuntata, hai insistito, lo hai assillato fino a estorcergli che l’idea ronzava in testa anche a lui.

Smettere la pillola è stata una scelta ponderata, eravate d’accordo, pronti, maturi, desiderosi di fondare una famiglia.

Certo, ma cavoli, tra dire e fare… non mettere il dito. No, non dev’essere così che si dice. Non importa, sto ancora divagando.

In vita mia non mi è mai riuscito nulla al primo colpo: persino l’esame di guida ho dovuto tentarlo due volte e là, smetto la pillola e paf, incinta!

Sto per diventare mamma, qualcuno mi chiamerà mamma.

Sì, perché le pseudo originali che incitano la prole a chiamarle per nome: no grazie. E perché no Signora Madre, o Madama Milena, mia genitrice?

Mamma. Davvero non pensavo che sarebbe successo così presto.

Oltretutto, non so se è che, maturi o no, convinti o no, un po’ ce la facevamo sotto tutti e due, ma da quando ho smesso la pillola non lo abbiamo quasi più fatto.

Due-tre settimane, c’è scritto: impossibile. Ultimamente siamo sempre di corsa, il tempo da passare insieme è pochissimo e quando ne abbiamo c’è sempre qualcosa da festeggiare con gli amici. Ci trasciniamo a letto esausti a ore impossibili.

Come la sera del compleanno di Guido.

Serata “messicana” dicevano, come no:  ettolitri di Margarita. Per fortuna che era qui a casa o non saremmo mai riusciti a rientrare, eravamo in uno stato pietoso.

Marco era proprio andato.

Lo ha eccitato il fatto di sparecchiare…  Oddio, è quella sera che è successo?

Una sveltina di cinque minuti in piedi da dietro, puntellandomi al tavolo, tra i cadaveri di bottiglie e i resti di torta sacher. È così che lo abbiamo concepito?

Cosa potrà mai pensare dei suoi genitori. Cominciamo bene.

Bé, sii realista: sono poche le probabilità che se ne ricordi una volta nato.

Per fortuna. Il futuro padre, mi fa ridere pensare a lui in quei termini, appena finito, è crollato come la pera di Newton, ah no, forse ho sbagliato frutto.

Non importa, il punto è che quando mi sono divincolata si è spiaccicato con la faccia sulla tovaglia.

Ho dovuto portarlo a letto, una vera impresa considerando che il mio sangue avrebbe potuto mandare in coma etilico lo sventurato vampiro che avesse osato mordermi.

Dubito che il concepimento sarà mai uno degli aneddoti gloriosi di cui parleremo a nostro figlio.

Nostro figlio: aspettiamo un bambino!

Devo dirlo a Marco.

Come decide di dare la notizia a Marco?

  • È troppo agitata, non può aspettare: gli telefona (41%)
    41
  • Aspetta la sera, quando saranno entrambi rientrati dal lavoro, a cena (36%)
    36
  • Gli fa una sorpresa al lavoro, durante la pausa pranzo (23%)
    23
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312 Commenti

  • Ti sei ricordata del romanzo, grazie x averlo chiesto 🙂
    Direi che procede, visto che il corpo principale c’è, compreso il finale (io scrivo in ordine sparso in base al l’ispirazione del momento..)…ora devo collegare le varie parti e limare/approfondire quello che ho già scritto. ..
    Però ho due problemi: uno è che un giorno mi pare di aver scritto delle cose bellissime e il giorno dopo delle vere cavolate, e l’altro è che non ho nessuno che mi legge per dirmi se è vera la prima o la seconda opzione di cui sopra !!!!! Però procedo, lo sto scrivendo soprattutto per me 🙂
    Ma anche tu ce la puoi fare, scherzi? Un romanzo non è altro che un racconto più lungo dei 50.000 caratteri concesso qui in fondo 🙂
    Perciò buttati e, come sempre, buona scrittura ;-)))

  • Ciao befana,
    mi mancheranno un sacco le ansie della tua protagonista e il piccolo mondo che con maestria hai saputo costruirle attorno !
    Bellissimo finale e bellissimo nome per il tanto atteso bebé (anche se Aragorn aveva un certo fascino…quanto ho riso in quel punto ! XD)
    Di questa storia ho adorato l’ironia, delicata e quotidiana, e la costruzione di personaggi che, presentatici da una protagonista carismatica, che pur nel loro essere, a volte, sopra le righe non sono mai macchiette ma persone con i loro pregi e i loro difetti. Molto bella anche la scelta di descrivere la gravidanza, che viene dipinta nell’immaginario collettivo come un perenne stato di grazia, in modo verosimile, attraverso il racconto in prima persona di una neo mamma che ne descrive invece anche le problematiche.
    Alla prossima !

    • Grazie Chiara,
      sì, decisamente era questo il mio punto di partenza: l’ipocrisia buonista che obbliga a dire che essere incinta è bellissimo, una donna incinta è raggiante, che la nascita faccia dimenticare gli orrori del parto, eccetera.
      Certo che avere un figlio è un’esperienza meravigliosa, in fondo è l’unico vero obiettivo di ogni specie vivente, ma, cacchiarola, ci sarebbero parecchi punti da migliorare nel processo che porta alla nascita.
      Per i toni, ho cercato una via di mezzo tra la caricatura e il realismo, sono felice che ti sia piaciuto, mi ha molto divertita scriverlo.
      A presto

  • Ciao befana,
    eccomi alla lettura, come sempre piacevolissima, del tuo ultimo capitolo…..come tutta la storia mi ha strappato più di un sorriso il tuo ironico scorcio di vita vera, dalla suocera soporifera, all’insanabile strappo di topa ( sia di Milena che della vicina) !!!!!
    Che dire, davvero complimenti per questa ennesima, riuscitissima, prova. Per me hai saputo creare allo scopo uno stile particolare e godibile, brava 🙂
    Ti saluto e ti aspetto prossimamente!

  • Un tenero ritratto dipinto con gioiosa armonia. L’arrivo del piccolo, che avrebbe potuto chiamarsi Aragorn (e non mi sarebbe dispiaciuto), è un raggio di sole nella vita dei genitori, ma non solo. Le nonne forse scopriranno di andare d’accordo e magari un giorno i genitori lo faranno davvero quel viaggio in bicicletta, tutti e tre. Questo racconto è la prova tangibile che non serve arrampicarsi sulla luna né affrontare un orda di mostri primordiali per avere l’attenzione dei lettori. Basta una penna con le ali, la giusta ironia e una buona dose di sentimento, di quello genuino che non lo fanno più. Bravissima.

    • Secondo me chiamarsi Aragorn sarebbe dispiaciuto a lui prima o poi, ti immagini gli sfottò dei compagni di scuola?
      Ti ringrazio dei complimenti, in realtà per me resta un cruccio: sogno da sempre di scrivere grandi epopee, avventure, noir avventurosi, ma poi mi vengono in mente solo storie di gente normale cui non succede nulla di straordinario.
      Ma adesso che ho ricevuto un’espressione bella come “penna con le ali” lo faccio ancora più volentieri.
      Ciao

  • Ciao Befana,
    E così siamo arrivati al termine di questa storia divertente e vera, delicata nonostante la comicità. Se l’humor doveva essere un esperimento per quanto mi riguarda è riuscitissimo 🙂
    Apprezzabilissima la tua capacità nel far vivere in prima persona la storia che stai narrando, e farlo con un uomo, in questo caso, non era affatto facile 🙂
    Complimenti.

    Ciao, alla prossima!

    • Sai che è proprio una delle cose che mi ha stupito di più? Iniziando la storia credevo di avere quasi solo lettrici donne e invece ne ho avuti quasi di più uomini. A quanto pare soffro di preconcetti anche io.
      Sono felice che ti sia piaciuta, scrivere col sorriso è piaciuto molto anche a me.
      Ciao

  • Aiuto, la descrizione della compagna di stanza è decisamente realistica XD Io non credo che resisterei con uno soggetto del genere!
    Mi è piaciuto questo finale: Di solito le storie che raccontano una nascita hanno un che di stucchevole, a parer mio, ma non è certo questo il caso.
    Leggerò con piacere il tuo prossimo racconto.

    • Ammetto che ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti non è interamente casuale 😉
      Cercare di dissacrare lo stucchevole era forse la cosa che mi divertiva di più: tutta questa retorica delle donne raggianti, del momento magico, non è che la riproduzione umana sia proprio tutta rose e fiori XD
      Adesso proverò a cambiare ancora genere, è uno dei piaceri di questo sito, la “sperimentazione libera”
      A presto

    • In effetti, sopporto sempre meno tutti quelli che cercano di insegnare e parlano di “mestiere” di genitore. È un’avventura umana, che si impara e si aggiusta, si corregge, modifica giorno dopo giorno, nell’interazione, diversa per ognuno, diversa da un figlio all’altro. Un’avventura insieme.
      In cui bisogna cercare di agire seriamente e con impegno ma senza prendersi troppo sul serio. Come nella vita 🙂
      Il prossimo racconto sarà totalmente diverso ma parlerà sempre di persone, mi rendo conto che sono l’unico soggetto di cui mi viene da scrivere.
      A presto

  • Rieccomi, befana.
    Soprattutto negli ultimi capitoli, quando hai coinvolto anche il compagno, mi è capitato di vedere riflesse situazioni che avevo vissuto in prima persona. Quest’ultimo poi è stato l’apice: quale coppia non ricorda la compagna di stanza caciarona circondata da amici/parenti improponibili? Il fatto è che, se la cosa è una inesorabile legge fisica, ti domandi che razza di fastidio riesci a dare tu a lei, perché questa ti ricordi con fastidio 😀
    Una bella avventura. Nove mesi narrati con la discreta ironia che ho imparato a conoscere e che apprezzo molto. Mai banale, mai retorica, sempre molto vera. Complimenti!
    Ciao, ti auguro un sacco di ottimi giorni.

    • Parla per te, io sono sicura di essere stata una compagna di stanza impeccabile, ammirevole, discreta e invidiabile 😉
      Devo ammettere che la cosa del telefono si ispira a una vera compagna di stanza, simpatica e piacevole in verità, ma molto diretta commentando “la cosa” con gli amici al telefono.
      Apprezzo particolarmente il “mai retorica”, demagogia e retorica sono veramente fra gli atteggiamenti umani che aborro in assoluto.
      Ciaooooo
      P.S. Ho pubblicizzato il tuo sito alle mie 2 più care amiche con figlie under10. Con le vacanze non so se hanno implementato la sponsorizzazione, mi informerò 🙂

  • Leggere questo racconto è stato davvero bellissimo, anche se non ho vissuto niente di tutto questo sulla mia pelle – un pregio in più per la tua storia: avvicinarsi e toccare tutti indistintamente, non solo le mamme.
    Grazie Marezia! Tornerai presto? Spero di poterti augurare delle buone vacanze 🙂

    • Spero di potermele augurare anche io ^^
      Ma già ho prenotato tre giorni a Roma, un giretto nella Città Eterna in cui non metto piede da 15 anni almeno, già lo so che le vacanze cominceranno bene!
      Grazie, Chiara, i tuoi commenti mi scaldano sempre l’anima.
      Buonissima estate

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