Evil is in the Air

Il primo passo.

«Richi, ma sei sicuro che abbiamo preso la strada giusta? Ormai sono una ventina di minuti buoni che giriamo per queste strade del cazzo!» Disse spazientito il ragazzo alla guida di un fuoristrada nero opaco.

«Sarà una decina d’anni che non vengo qui, dovrai scusarmi se per caso ho sbucciato un incrocio, eh…» Ribatté il passeggero di fianco, Simone, il quale stava tentando di contattare suo padre per chiedere aiuto da diversi tempo.

«Oh boni voi due, altrimenti vi arrivano due ceffoni!»

«O peggio, stasera noi dormiamo per i fatti nostri e voi rimanete a secco…» Li avvertirono le loro fidanzate, Matilde e Valentina.

«Eh no, Vale! È quasi un mese che mi tieni a bocca asciutta per via della tua cistite cronica e ora che ti è finalmente passata non permetterti di minacciarmi così!» Si agitò prontamente Riccardo, che quasi si andò a schiantare contro un albero per la paura presa.

«Va bene a te, quest’altra mi fa fare gli straordinari! La vorrei io una pausa.» Ci scherzò su Simone, che si attirò le peggio occhiatacce da Matilde. Quest’ultima non aveva per niente gradito quell’uscita poco piacevole e priva di tatto. Così, gli mollò un bel ceffone.

«Oh! Amore, ma che sei impazzita di brutto?! Mi hai fatto malissimo, porco schifo come mi frizza la guancia…» Si lamentò sofferente l’amico del guidatore.

«Ti sta bene, ma ti pare che si dicano certe cose?! Volevi una pausa? Ecco, te la do io con effetto immediato. Spero tu sia contento adesso.» Scolpì sul volto un’aria offesa, la morosa di Simone, da far accapponare la pelle. Gli altri due scoppiarono a ridere. D’un tratto, un cellulare prese a squillare. Era quello di Simone.

«Papà, era ora che rispondessi…» La telefonata si dilungò per un quarto d’ora.

«Quindi? Ti ha detto se stiamo percorrendo la strada giusta?»

«Sì, Richi e ha detto che c’è un ultimo bivio e lì dobbiamo girare a sinistra. Si è anche raccomandato di non imboccare per nessun motivo l’atra via, quella è proprietà privata e dalle voci che gli sono giunte sui proprietari…» Il giovane si bloccò e smise di parlare, contemporaneamente ripose lo smartphone in tasca.

«Ma che fai, non continui la frase? Simo! Finisci un po’.» Lo incitò Valentina.

«Sì, continua che mi hai incuriosito.» Si aggiunse alla richiesta il fidanzato di quest’ultima. Simone si voltò verso Matilde, ma lei deviò il suo sguardo vistosamente.

«Accontentali.» Gli disse con grande sforzo Matilde.

Porco zio, se l’è presa proprio a male ‘sta volta. Forse ho esagerato per davvero, devo assolutamente farmi perdonare…

«Simooo!» Richiamò la sua attenzione Valentina.

«Cosa? Ah già, in pratica il mio vecchio mi ha raccontato in breve che i proprietari non sono belle persone e soprattutto non sono molto amichevoli. Tempo fa gli fece visita per discutere di non so cosa e dopo poco lo cacciarono via minacciandolo con un fucile.»

«Perfetto, gli staremo lontani.» S’intromise improvvisamente il quinto passeggero.

«Kaoru, ti sei svegliato finalmente!»

«Buonasera Matilde-san, visto che tempismo?»

«Sì, da far venire i brividi guarda.» Ribatté ella.

«Amici, ma quanto manca? Io non ce la faccio più a star qua dentro.»

«Tranquillo amico del sol levante, quello è il bivio e quella a sinistra la strada per entrare nella proprietà di Simo.»

«Esattamente, due minuti e scendiamo.» Confermò Simone stesso, il quale pensava sempre a come scusarsi con la sua ragazza.

«Bene, il mio spirito ora è sereno.»

Dopo non molto, finalmente i cinque amici raggiunsero la casa di montagna rimanendo stupiti dal bel giardino che la circondava e dalla casa stessa.

«Mica male cazzo, meno male che abbiamo deciso di venire anche noi Vale.»

«Eh già, dici bene Richi.»

«Forza, ognuno prenda la propria roba e vediamo di andare subito a preparare la cena. Sto morendo di fame!» Disse Simone, ancora mezzo incriccato dopo il lungo viaggio. Valentina intanto confabulava con l’amica.

«Che aria fresca, il luogo ideale per i miei allenamenti.» Inspirò a pieni polmoni il giovane orientale.

«Karate Kid, certo che per essere in Italia da meno di sei mesi, lo parli bene l’italiano!»

«Richi-kun, io metto tutto me stesso in ogni cosa che faccio e sapere che il mio studio da buoni frutti è una soddisfazione.» Lo ringraziò per il complimento Kaoru, il quale ebbe improvvisamente una strano senso di disagio.

«Kaoru che c’è?» Chiese Riccardo, mentre chiudeva il veicolo.

«Nulla di che, ho avuto come la sensazione che qualcuno ci stesse osservando.»

«Gente muoviamoci, si sta facendo buio e ho fame!» Ribadì il proprietario di casa. Matilde, ancora offesa, gli passò davanti e seguirono poi i restanti. Per ultimo Kaoru, che continuò a guardarsi attorno.

Si alzò il vento, le nuvole scivolavano via veloci e le ombre della sera s’infittirono gradualmente. Nell’abitazione vennero riaccese le luci dopo un lungo periodo d’inutilizzo; un paio di lampadine si fulminarono lasciando al buio la cucina e il bagno.

«Ma che palle, ora mi tocca andare a cercare le lampadine nuove…»

«Vengo con te, Simone-san.»

Seppur scontato per un horror, i protagonisti si separano. Su cosa vogliamo focalizzarci?

  • Valentina e Matilde nel disfare i bagagli, parlano fra loro del più e del meno. Tutto normale, finché qualcuno suona il campanello... (24%)
    24
  • Riccardo, lasciata la valigia all'entrata, si precipita in bagno. In un momento di silenzio, ode strani rumori. (35%)
    35
  • Simone e Kaoru vanno in cerca delle luci nuove e assistono ad una scena singolare. (41%)
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6 Commenti

  • Lasciamo le ragazze sole. Qualche imprecisione qua e là, un “ribatté elle” che è orrendo, specie se confrontato con il tono giovanile e colloquiale del resto del racconto. Faccio un po’ di fatica a seguire i dialoghi, ma è un problema mio, sono troppo vecchio per sopportare lo slang giovanile 🙂
    Ti seguo.

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