Evil is in the Air

Dove eravamo rimasti?

Seppur scontato per un horror, i protagonisti si separano. Su cosa vogliamo focalizzarci? Simone e Kaoru vanno in cerca delle luci nuove e assistono ad una scena singolare. (41%)

Profumo d’apprensione

«Dimmi un po’ Kaouru, com’è vivere in un paese così diverso dal Giappone?»

«In realtà di diverso Simone-san ci sono solamente i mezzi di trasporto pubblici più efficienti e un senso civico decisamente più spiccato.»

«Credo che vinci il confronto a mani bassi, però sul cibo bello mio vinciamo noi!»

«Amo la vostra cucina.»

«Bravo!» Scherzarono vivacemente i due ragazzi, mentre scendevano le scale dello scantinato.

«Ah, una cosa Kaoru.»

«Cosa?»

«Ora sta attento a dove metti i piedi, ci saranno un’infinità di cartoni stivi di roba e finché non trovo l’interruttore non conviene muoversi.» Lo avvertì il proprietario di casa, stizzito sia per la questione delle lampadine fulminate, sia per il litigio con la sua ragazza. Matilde infatti, si era rinchiusa in camera con Valentina per sfogarsi un po’ e cercare di recuperare la calma. Anche perché la vacanza era appena cominciata e non intendeva bruciarsela di schianto.

«Mmm, vediamo se… sì! Eccolo qui. Tac! E luce fu.» Annunciò vittorioso e appagato Simone, con lo studente orientale ad applaudirlo ironicamente.

«Bene, riprendiamo la ricerca.»

La stanza era molto spaziosa, erano presenti sul lato ovest delle finestrelle lunghe e basse, con pareti in pietra  che avevano permesso che la temperatura all’interno si mantenesse fresca ed asciutta. Oltre ai numerosi scatoloni pieni di oggetti vari, da entrambi i lati del locale vi erano tre scaffali suddivisi in sei macro categorie. Tra queste, era presente anche quella degli “OGGETTI UTILI”.

«Simone-san, forse qui troveremo quello che ci serve.»

«Oh! Fammi vede… Qui no. Qua sotto invece? Bingo, eccole qua! Una bella confezione nuova di zecca. Sei stato super efficiente Kaoru, grazie. Ora torniamo di sopra, non ho mai amato ambienti come questo.»

«Va bene, però mi permetti una domanda?» Chiese con tono più formale, che amichevole il giapponese.

«Certamente, chiedi pure.»

«Non sembreresti il tipo che patisce gli spazi chiusi e poco illuminati, ti è successo qualcosa da piccolo?»

«Ad essere sinceri… no.»

«Davvero?!» Ci rimase malissimo il giovane orientale, convinto di averci azzeccato.

«Già, a questo giro hai toppato.» Gli diede una pacca sulla spalla Simone, che se la rideva con gusto.

«Strano davvero… Comunque ok, andiamo.»

E invece ci avevi azzeccato, ma sarebbe troppo imbarazzante spiegare le dinamiche di quell’incidente…

Simone iniziò a risalire i primi gradini, quando poi, raggiunto il quarto, l’amico dietro di lui lo tirò per la maglietta. Con decisione.

«Ehi, ma che combini?»

«Simone-san, quella sensazione… la sto provando ancora.»

«Ma di che accidenti stai parlando?!» L’italiano interpretò quel gesto come uno scherzo all’inizio, tuttavia quando notò l’espressione seria e preoccupata dell’altro il suo umore mutò drasticamente.

«Ripeto, è una mia sensazione, però là fuori…»

«Ti avverto che mi stai facendo cagare sotto dall’ansia Kaoru, se è uno scherzo ti chiedo di finirla ora.»

«Vieni qui, guarda là. Il buio ha praticamente coperto tutto, ma lì, fra quei due alberi caduti mi è parso che qualcosa facesse muovere innaturalmente i rami.» Gli indicò attraverso una finestrella un punto lontano, al confine della casa.

«Potrebbe essere selvaggina, d’altronde siamo in mezzo al bosco.»

«Vero, vero.»

«Ecco, quindi restiamo calmi che sicuramente sarà stato un bel cinghiale a passare di lì!»

«Forse… hai ragione, sono stato esagerato. Perdonami.» Si scusò Kaoru, facendo un profondo inchino.

«Fa niente, ora torniamo di sopra che muoio di fame!»

Una volta tornati su, i due ragazzi si spartirono le luci da cambiare e ripristinarono l’illuminazione nell’abitazione. Nel frattempo Riccardo, di ritorno dal bagno, si unì agli altri maschi.

«Ah, noto con piacere che avete sistemato quel problemino. Bravi!»

«Già e ora è tempo di preparare la cena.»

«Certo che senza mangiare te, Simo, saresti una persona perduta. Lo sai, vero?» L’amicò lo ignorò di sana pianta, mentre quell’altro provò a camuffare una risata crescente.

«Piuttosto, quelle due dove sono?»

«Sono ancora rinchiuse in camera. L’hai sgravata Simo, ammettiamolo.»

«Lo so anche da me Richi, per questo motivo voglio provare a recuperare punti con lei preparandole il suo piatto preferito.»

«E sarebbe?» Chiesero all’unisono il giapponese e Riccardo.

«Carbonara!»

Trascorsero circa una ventina di minuti e nell’aria si cominciò a respirare aria di alta cucina. Il profumino attirò, quasi per magia, prima Valentina e poi anche Matilde. Quest’ultima parve essersi calmata.

«Per fortuna che abbiamo un cuoco fra noi! Con me sareste stati persi!»

«Hai pienamente ragione, Vale!» Ironizzarono Riccardo e la sua fidanzata.

«Vedi che sia perfetta quella carbonara, intesi?!» Si fece sentire infine Matilde, che sotto sotto aveva già perdonato il suo amato Simone.

«Mi pare ovvio, amore mio!»

«Karate Kid, che fai di fronte a quella vetrata? Con quel buio non si può vedere nulla.» Il ragazzo però lo ignorò; qualcosa attanagliava ininterrottamente la sua mente, turbandolo.

«Vorrei tanto sbagliarmi…»

Niente da fare, kaoru non riesce a star tranquillo. Quale avvenimento darà il via all'orrore?

  • Il bagno al lago, il pomeriggio seguente. (17%)
    17
  • Lo spuntino notturno. (83%)
    83
  • La cena. (0%)
    0

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6 Commenti

  1. Lasciamo le ragazze sole. Qualche imprecisione qua e là, un “ribatté elle” che è orrendo, specie se confrontato con il tono giovanile e colloquiale del resto del racconto. Faccio un po’ di fatica a seguire i dialoghi, ma è un problema mio, sono troppo vecchio per sopportare lo slang giovanile 🙂
    Ti seguo.

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