La difesa è sempre legittima

Dove eravamo rimasti?

In poche parole, come funziona oggi la legittima difesa? Non è cambiato praticamente niente dal precedente emendamento: posso ancora essere accusato di eccesso colposo. (67%)

Il provolone.

< Quale pazzoide va in giro con un paio di manette?

Non lo so. Quale fesso fa una rapina con una pistola da museo?

Se il ferro ce l’ho, vuol dire che un motivo ci sta.>

Gerardo squadrò bene il revolver e sorrise compiaciuto: vecchi brividi di goduria risalivano in superficie, insieme ai ricordi della sua prima Beretta.

< A chi appartieni? Ancora non me l’hai detto.

Ai Casalesi.

E quanti anni tieni?

E a te che te ne fotte? – replicò un po’ insicuro. Ma Gerardo era stizzito dalla mancanza del voi.

Me ne fotte, perché se a 15 anni fai le rapine, invece di stare sotto a qualcuno, vuol dire che non sei buono.

Chi ti ha detto che tengo 15 anni?

Fèti ancora di Plasmon, piccerì.

Guarda che tengo il ferro; me l’hanno dato loro.

Loro chi? Chi ti ha mandato qua?

Gennaro Auricchio>

I nomi non si fanno mai senza un motivo, ma quel ragazzino sembrava saperla lunga: che stesse cercando di intimidirlo? Si inumidì le labbra; la pistola era ormai scesa lungo il corpo e l’atteggiamento del ragazzo era più rilassato, quasi spavaldo. Chiamò il suo bluff.

<Stai sott a Pruvulon.

Hai capito brav’.

E tu come ci sei finito, sotto a Pruvulon?

So cazzi miei.

Lo sai perché lo chiamano così? Lo pizzicarono a Gragnano, in una fabbrica di latticini: fecero un blitz durante un incontro e si portarono quasi tutti i capi.

Lo saccio.

Sì? E sai pure che sta in carcere, sennò come mette piede fuori se lo fanno? Uagliò, ma tu sei veramente di qua o fai solo finta?

E forse mi manda chi ha pigliato il posto suo, no?

E muglierema s’chiamm’ Charlize Theron. Jamm, forz’, come sapevi che non ci stava nessuno qua? Da quanto tempo spiavi l’appartamento?

Ma c vuò? Quello che dovevi sapere, te l’ho detto. Mò muoviti ad aprire le manette che me ne voglio andare.

Eh, come no, così mi porti la polizia.

Guarda che so’ minorenne, mica so’ strunz: che faccio, vado alla polizia a denunciare il fatto che stavo a casa tua? Se devo chiamare qualcuno, chiamo a chi so io, no? Tanto dove abiti lo so già.>

Un grumo di rabbia, come un trombo, obliterò per un attimo la vista di Gerardo: se fosse tornato con i rinforzi avrebbe trovato non lui, ma suo nipote col piccerillo. Il pensiero di una vendetta trasversale si condensò veloce: in quel paese pure e pullece tenevano ‘a tosse. Sorrise ironico.

<Chi chiami, l’amico tuo Pruvulon?

Lo so io.

Io invece so un’altra cosa, che hai violato almeno una decina di norme penali e che il carcere minorile non te lo leva nessuno, se non mi dici chi ti ha mandato veramente.

Pfiu. Già ci hanno provato un sacco di volte a chiudermi e non ci sono mai riusciti..
E poi le tue minacce non mi fanno niente; tu non puoi farmi niente. Anzi, se non mi liberi mò mò mi metto pure a strillare..>

Gerardo stavolta non lasciò andare. Fece per colpirlo col calcio della pistola come a pugnalarlo, ma con la mano libera il ragazzo riusciva a difendersi più che a sufficienza. Un paio di morsi e unghiate e il vecchio arretrò inviperito: il giovanotto era ossuto e molto più agile di lui. Si liberò dalla presa, pagando l’ascesso di rabbia con qualche strappo sulla camicia, e tolse la sicura: ne esplose tre in tutto, uno ai suoi piedi e gli altri due per aria.

Qualche calcinaccio nevicò dal soffitto; stizzito e con una tosse spastica, si accasciò nell’angolo opposto, mentre il ragazzo, mani contro il termosifone, si era rannicchiato cercando di non tremare. Acuto come uno spillo e lucido, l’occhio del ragazzo brillava da quella sagoma impolverata di una luce fragile e incostante, simile a quella di una fiammella mossa dal vento. Gerardo si guardò dritto negli occhi, dall’armadio a specchio di fronte a lui: era un carneo ammasso deforme, sadico e frustrato; la fronte grondava sudore e gli occhiali cadevano sulla punta del naso. Il suo colorito normale stava tornando.
Perchè, perchè mi sta succedendo questo?si ripetevaChe cosa devo fare con questo qui?
Le risposte si affollarono tremende, offuscandogli la vista; una coscienza sibilante gli dettò cosa fare, parlandogli dal riflesso. Si levò, appoggiandosi al ginocchio, e guardò dritto in quel punto nero, mettendolo nel mirino. Aveva vinto di tutto, dal mirino. La forza sprigionata da un proiettile esploso è un’infinità di volte maggiore di quella che serve a premere un grilletto, ma questo Gerardo sembrava non ricordarlo: concentrò tutta la sua forza nella mano, al punto da farsi venire i crampi. L’impugnatura ribolliva nella morsa sudata e più si inumidiva più la stretta aumentava. Ad un tratto il tremore si arrestò:  con un lungo respiro scagliò via il revolver, coprendosi il volto con le mani.

Ci volle qualche minuto per trasalire: un tonfo, una porta chiusa, il silenzio. Il vecchio se n’era andato. Solo, nell’appartamento, una sensazione di vertigine si arrampicò lungo la schiena, come una scossa: scoppiò in una risata nervosa.

Era sopravvissuto.

Adesso prendiamoci un break e guardiamo altrove: India, 1976. Scegliete un elemento:

  • Fuoco. (40%)
    40
  • Terra. (10%)
    10
  • Acqua. (50%)
    50
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167 Commenti

  • Acc… complimenti, Gianluca! Molto stile Gomorra, ed il finale che lascia l’inquietudine. Dopo tanto, troppo tempo, ho aggiunto un nuovo episodio alla mia storia. L’anno scorso ho avuto troppi pasticci in giro, ma non me la sono dimenticata. Adesso voglio terminarla entro quest’anno. Se hai voglia, dimmi cosa nel pensi. Ciao!

  • Ma c’è un fatto di cronaca specifico che dovremmo ricordare?
    Ora però non puoi dire che fosse un racconto umoristico, gli spunti comici erano in netta minoranza rispetto agli aspetti drammatici. Il finale, poi.
    Ma perché Gerardo non è mai tornato à cercare la pistola?
    Il capitolo mi è piaciuto molto. Soprattutto il cocktail di “è troppo tardi” “chissà se magari ancora…” di Ciro con il padre.
    Ciao guagliò! 🙂

  • Ora però non puoi dire che sia un racconto humor: gli spunti comici sono decisamente in minoranza rispetto agli aspetti drammatici.
    Il finale poi. Ma c’è un fatto di cronaca preciso che dovremmo ricordare? A quella data?
    Però il capitolo mi è piaciuto molto, particolarmente il cocktail di “ormai è tardi” e “forse si potrebbe ancora, magari” di Ciro con suo padre.
    Alla prossima

  • Accidenti che finale! Anche se spesso l’humor si sposa con il drammatico, ci sono rimasta male. Secondo me non era questo che avevi in mente, probabilmente le scelte dei lettori ti hanno distratto dal tuo intento. Il racconto è ben scritto, come sempre. Mi piace il modo che hai di intervallare i dialoghi staccandoli dal testo, in questo modo risultano più incisivi. Non posso dire di essere entusiasta delle ultime righe, ma la nota in fondo, mi ha fatto capire che erano un omaggio a qualcuno, magari a un fatto di cronaca che al momento mi sfugge. Spero di rileggerti e mi auguro che non ci farai mancare il dialetto, una delle cose che ho sempre apprezzato molto in questo racconto. A presto 🙂

  • Bella storia, complimenti.
    Dall’inizio alla fine.
    Continuo a ripetere che non è humor, ma forse all’inizio avevi qualcos’altro in mente.
    In ogni caso, mi è piaciuto come hai gestito il punto di vista dei due protagonisti, sei riuscito a far empatizzare il lettore mantenendo una certa coerenza. Non è una cosa scontata.
    Il finale drammatico ha chiuso perfettamente il tema principale.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ehi, ciao tu 🙂 grazie mille per avermi seguito fino all’ultimo, è un onore. Sul genere, devo solo scuotere le spalle : il dramma c’è l’ho dentro e l’intenzione di creare un qualcosa di humoristico traspirante da alcuni punti, ma non è preponderante. Ci sono occasioni, però, in cui si ride; non è tutto grigio.
      Sono contento che l’accoppiata sia risultata vincente e che si sia capita la polarità dei due.
      A risentirci 🙂

  • Ciro, è lui che è uscito di scena, vediamo cosa farà dopo tutto questo.
    Il capitolo è davvero godibile, soprattutto il finale con il team di salvataggio, ma secondo me ogni tanto eccedi con i commenti ( o didascalie, chiamale come vuoi) morali. Per esempio, tutto il “muto all’eco del suo buonsenso eccetera” secondo me è superfluo, si capisce dagli eventi che il ragazzo se ne frega del gesto di pietas dell’altro e agisce da teppista come ha sempre fatto, non serve che lo spieghi.
    Per me appesantisce il testo che se no è vivace e pieno d’azione, ma magari sbaglio io.
    Ciao guagliò 🙂

  • Questo a mio avviso è il capitolo migliore, m’è piaciuto davvero tanto. Ho trovato anche delle chicche letterarie tipo “cercavano di non far trasparire la totale incompiutezza dei loro pensieri”. Una frase da manuale che descrive alla perfezione personaggi e situazione. I dialoghi, anche grazie al dialetto, sono esilaranti. Quanto alla richiesta della sigaretta, mi ha fatto venire in mente lo stacchetto pubblicitario di Massimo Lopez, dove era invece una telefonata ad allungare la vita. Altra chicca letteraria, la troviamo più avanti: “aggrappato a un sottile respiro”. Finale perfetto per un racconto fuori dagli schemi. Non riesco ad immaginare il finale, na so già che mi dispiacerà salutare i personaggi. Prenditi tutto il tempo necessario e… comincia a pensare al prossimo. Bravissimo 🙂

  • Non sono una copiona, giuro, ma pure io ho premuto Play. Mi sono divertita parecchio allo scambio di battute, alcune delle quali, forse complice il dialetto, le ho trovate irresistibili. Però, verso l’ultima parte, ho trovato un forte messaggio sociale che mi ha fatto riflettere. Mi riferisco a: siamo una generazione che combatte contro se stessa” e alla risposta: “siamo noi quello che avete costruito”.
    I più grandi comici, erano anche drammatici quando era necessario, trovo che in questo capitolo tu abbia saputo dosare queste due qualità. Bravo. A rileggerti 🙂

    • Ti ringrazio. In effetti, ho cercato di dare dei momenti di sfogo a questi due personaggi a tratti molto diversi fra loro, cercando però di inserire alcuni elementi classici (un coro, dei punti di vista esterni, un riferimento politico). È stato un fuori programma divertente, ma che non è ancora finito. Non so bene cosa aspettarmi dal finale….

  • Dati i due soggetti propendo per quello che c’è in frigo.
    Non è che alla fine questi due trovano un alleato e una ragione per essere meno arrabbiati con la vita l’uno nell’altro?
    Questo capitolo mi è piaciuto davvero molto.
    Sarà lo straccio bagnato a refrigerio dal sudore che è molto d’attualità? 🙂
    Ciao

  • L’inquilino, d’altronde mi chiedo perché non sia venuto a bussare prima.
    Questo Gerardo non sta bene: un analista, un amico, due psicofarmaci, al peggio un confessore, ma bisogna dargli una mano prima che esploda davvero.
    Ciao

    P.S. AvaNbracci? Con la N? vabbé che sono le vacanze estive, però.. XD

  • Visto il filo conduttore del racconto, non succederà più.
    Mi sono un po’ persa anch’io, non ho capito tutto il filo temporale della biografia di Gerardo, né rispetto alla storia principale. E cosa c’entrava la scelta tra le opzioni nell’ultimo capitolo? E non ho capito il riferimento ai rossi e al mostro?! Insomma non ho capito quasi nulla, ma mi aggrappo, e la lettura resta piacevole, ci sono immagini molto suggestive, come quelle della lacrima/sudore/insetto. 🙂
    Piccola nota in rosso: fino a prova contraria supplicare è transitivo. “L’aveva supplicata”, non “le aveva supplicato” .
    Ciao

    P.S. Ma sei sicuro che il genere sia humour?

    • I tuoi commenti mi costringono sempre a rimboccarmi le maniche. Partiamo dalla fine.
      Humor è il genere più vicinona quello che voglio raccontare. Anche se sembra anacronistico, ci sono molti spunti ironici e ne aggiungerò molti altri.
      La nota in rosso la accetto con vergona e guance arrossite.
      Il Mostro, i Rossi e la città di Hama sono riferimenti temporali. Spero di non aver creato confusione mischiandoli tutti insieme.
      Questo trip è nella mente di Gerardo, mentre torna dall’appartamento del nipote. Per mancanza di spazio, non ho inserito asterischi e, per continuità volutamente oscura, ho mantenuto tempi e strutture simili, per dare l’impressione di viaggiare nel passato con Gerardo. Ovviamente il tentativo non è riuscito al meglio.
      Grazie per esserci sempre e non temere: sarò molto più chiaro in futuro.

      • Ma figurati, guance rosse, era perché l’avevono notato. Forse è solo che è molto molto denso, il capitolo, vuoi metterci un sacco di cose, forse troppe.
        Capisco cosa siano i rossi e il mostro con la maiuscola, ma Gerardo ha avuto a che farci nell’ambito del servizio? O è un riferimento più generico alle violenze delle epoche passate. O fu di servizio e Firenze?
        L’ho trovato solo un po’ criptico, ma sono le sue memorie, ci sta.
        Ti saluto e vado ad affrontare il solleone ^^

  • Visto che a casa mia le armi, anche quelle di servizio, solitamente non entrano, vada per il fatto in casa.
    Non ho capito quale informazione aggiuntiva ci dia l’infanzia da minoranza mussulmana in India del padre, ma fa folklore, colora^^
    Ma questo pezzo viene dopo lo scontro con Gerardo, o prima? Perché se torna subito a svaligiare dopo una paura così, coraggioso ma scemo, il ragazzo.
    Ancora una domanda (non so se si è capito ma il capitolo me ne ha fatte sorgere parecchie): ma il rolex del babbo è vero, o taroccato made in Mergellina? Perché se se ne può permettere uno vero il figliolo farebbe il topo d’appartamento solo per piacere.
    Non per criticare le tue opzioni, ma personalmente non mi piacerebbe aggredire nessuno, ah, sì la Santanché o Salvini magari sì, ma dubito mi si intrufolino mai in casa, XD

    • Aaaaaah, befana, sono contentissimo di questo commento…..
      Il motivo del flashback, perché di questo si tratta (Ciro sta andando chiaramente a rapinare le persone dalla lista e, in un dialogo che ho dovuto escludere, si vede Ciro prendere la. 38) è doppio, narrativo e contenutistico: per dare uno stacco alla vicenda in un punto di akme (scommetto non hai cliccato il link sul titolo) ; per mettere in risalto alcuni aspetti culturali del razzismo all’italiana (lo straniero viene discriminato dal colore della pelle, anche quando è nato e cresciuto in Italia ed è figlio di italiani almeno per metà etc.).
      Ricorda che Ciro è molto giovane e vive in un contesto molto particolare. Ti posso suggerire “La paranza dei bambini” di Saviano per decifrare un po’ meglio la mentalità adolescenziale di ALCUNI, non tutti, GRUPPI.
      Per quanto riguarda Salvini e la Santanchè, ti prego, critica pure!

  • Io difenderò sempre le barriere contro l’eccesso colposo.
    Non so esattamente in Italia, in Francia la difesa deve essere immediata giustificata e proporzionale all’ offesa. Insomma, il commerciante che insegue il ladro che scappa per sparargli nella schiena “perché sono due volte che mi rubano in casa” non esercita una legittima difesa! Tanto per non tirare in ballo le attualità. 😉
    Questo capitolo mi è piaciuto di più, forse perché è più lineare, più “narrativo”.
    Ciao

  • Non è cambiato niente, anzi… Gerardo non si trova in una posizione migliore del “mariuolo”: quella non è casa sua e ha ammanettato un minore con le manette che avrebbe dovuto restituire insieme alla pistola, quando è andato in pensione.
    Accedendo ai link che hai indicato credo di aver scaricato qualcosa che non avrei dovuto… sono legittimata a chiederti un risarcimento? 🙂

  • La nazionalità del ladro non è casuale…vero?
    Comunque non è cambiato nulla per quel che ne so. Notte o giorno, se hai la sfortuna-fortuna di sparare a un ladro che ti minaccia, andrai sempre incontro a delle grane.
    Qualcuno ha detto che la difesa deve essere proporzionata all’offesa, quindi se uno ti assale con un bastone dovresti averne uno sempre sotto il letto. Ma se il malvivente ha una pistola, e tu no…e mò?
    Ottimo episodio, hai reso bene il concetto, a presto.

  • Non è cambiato praticamente niente. In Italia non cambia mai niente, tutt’al più si fa finta di cambiare un dettaglio.
    Mi chiedo se hai scelto un mariuolo mulatto per accondiscendenza ai rigurgiti razzisti di fin troppi italiani o, all’opposto, per darcene una lettura opposta.

  • Ciao Gianluca,
    secondo me fai benissimo a parlarne, anche se questo non esclude un approfondimento psicologico dei personaggi, ad esempio trovo che il protagonista sia già ben caratterizzato, anche se siamo solo all’inizio della storia.
    Mi è piaciuta molto la scelta di iniziare in media res, ha catturato immediatamente la mia attenzione!
    Seguirò la storia con grande interesse.

    Alla prossima !

  • Un instant book su un tema ostico, che può dividere. Per stare sul tema dovresti scrivere gli episodi a ranghi serrati.
    Non c’è che dire: hai attirato la mia attenzione con questo tema. Voglio vedere come te la cavi. Dal tono meridionalista del primo episodio, prevedo che scontenterai i giustizieri leghisti (e a me sta bene).
    È la prima volta che leggo qualcosa di tuo e, se sto commentando, vuol dire che non ho lasciato l’incipit a metà, cosa che faccio spesso con i racconti esordienti. Ti seguo, poi si vedrà.
    Vai con la satira (ma non da Bagaglino, per carità).

  • Allora …. non sono un marketer ma ne so!

    Devo ammettere che hai colto sull’attenzione e buon pro per te.

    Il racconto è leggibile ma come hai dato come opzione e ti consiglio concentrati ora sui personaggi e la loro storia. Non necessariamente interiore, anzi, te lo sconsiglio perché è interessante sulle prime e noiosa sulle rimanenti. A parte questo, se vuoi parlare comunque del tema, nessuno te lo vieta, neppure io 🙂

    Ti seguo. Ciao. 🙂

  • Fai bene a parlarne… anche perché, più che il politico, è il giudice a stabilire fino a che punto sia “legittima” la difesa (vedi i casi di cronaca in cui un commerciante finisce in carcere al posto del rapinatore che lo ha derubato, perché ha “osato” difendersi e ci è scappato il morto).
    Bentornato Gianluca, ti seguo volentieri in questa nuova avventura.
    A presto.

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