La difesa è sempre legittima

Dove eravamo rimasti?

Adesso prendiamoci un break e guardiamo altrove: India, 1976. Scegliete un elemento: Acqua. (50%)

Prima di partire per un lungo viaggio...

AHMEDABAD, 1976

Muhammad! Muhammad!

Qualcuno lo chiama. Corre in direzione della voce: è sua madre. E’ sicuro che fra poco gli sarà permesso di vedere la sua sorellina, il frutto di Harsha, la ricompensa per l’attesa.

Ali Rajan tira su una grossa rete dal fiume. Alcuni pesci si dimenano ciechi nel tentativo di scappare. Muhammad sta per acchiapparne qualcuno, ma Ali lo rimprovera: “la loro cattura è necessaria quanto la loro fuga”. “Bapu, ma così facendo moriremo di fame!”. “Ricorda che l’occhio del Dio Vagish veglia su queste acque”. La voce di suo padre lo immobilizza: è il suo occhio ad intimorirlo, non quello del Dio.

Lo chiamano ancora, “Muhammad, Muhammad!“. L’accampamento ostetrico è un viavai di persone. Si gira, aguzzando i sensi. Si ricorda del Dio e si inginocchia a pregare sulla dura terra, ma Vagish sembra avere solo occhi, non orecchie. Lo chiamano ancora;  felicissimo corre verso la fonte, ma la voce di sua madre muore nella bocca di un altra donna, con in braccio due bimbi obesi con occhi minuscoli. La folla si accalca tutto intorno a lui, quasi trapassandolo, quasi come se non esistesse.

Muhammad! Mhuammad

***

<Ciro, a mammà, dove vai?

Mà, esco. >

Una serie di domande le restano fra la gola e il palato.

< Mohamè, ma possibile che tuo figlio sta sempre in un modo?

Gelsomina, ma perché quando fa qualcosa di sbagliato è sempre mio figlio?

Perché non mi parla; non mi dice che cosa fa, con chi va…

Questo fatto che devi sapere sempre tutto di Ciro, poi, un giorno di questi me lo spieghi.

Tu ti sei dimenticato quello che ha fatto al professor Esposito, quando stava alle medie?

Ma quelle so ragazzate, Gelsomì: bucare le gomme ad un professore che ti sta antipatico è quasi normale. O ti sei dimenticata dove viviamo? Perché questa non è Milano, tu lo sai bene.

Guarda Mohamè, non ricominciare un altra volta col fatto che ti ho costretto io a trasferirti qua perché non è vero. Il lavoro al Centro Direzionale l’hai accettato tu.

E certo, che l’ho accettato. Che dovevo fare, il pendolare come Claudio Bisio? Napoli-Milano, Milano-Napoli…

Ma perché la causa della tua infelicità devo essere sempre io?

Ma chi ti ha detto che sono infelice?

Tu devi ringraziare a me, se la mia famiglia..>

Muhammad mise da parte il giornale; il metallo del Rolex sbattè contro l’incerata del tavolo della cucina. Non un muscolo si mosse per andare a riprendere Gelsomina, che ne frattempo se n’era andata in camera da letto a “pensare”. La caffettiera fumava leggermente: si versò una tazzina, tiepida, e si mise la 24ore a tracolla. L’occhio di Istanbul, appeso allo stesso chiodo di un calendario di Frate Indovino, lo accompagnò fino all’ingresso. Mohammad lo fissò quasi con disprezzo, chiudendosi la porta alle spalle. “તેને જેઓ મૃત્યુ પામ્યા!”.

**

Quando Agostino gli disse che stava per partire per cercare un lavoro e una casa con Denise, Ciro quasi non ci credette. Insieme fin dalle scuole medie, Ciro e Agostino ne avevano combinate di tutti i colori. Dopo la bravata verso quella testa di cazzo di Esposito, un professore saccente e razzista che gli insegnava Storia, avevano intrapreso la difficile carriera di galoppini, prima con le biciclette e poi, coi soldi guadagnati, con i motorini.  Quella mattina Ciro, dopo essersi sorbito il solito cazziatone materno e la solita occhiataccia del padre, era zompato sul suo Beverly e si era avviato al bar per parlare con Agostino di lavoro.

< Bombolè, guarda cosa ti aggio portato>.

Era una lista di persone e indirizzi scritte su un pezzo di carta stropicciato.

<E che è?

Queste qui sono tutte prede facili, persone che hanno lasciato le case di proprietà incustodite e che non tengono manco l’allarme attaccato.

Ville?

No, appartamenti.

E a te chi cazzo te li ha dati?

Stammi a sentì, valli almeno a vedere. Se te la senti, entri. Aggio già controllato io, sò tranquilli.>

Ciro, chiamato Bomboletta per via di una divertente storia con gli estintori, guardò quel foglietto un po’ scettico.

<E adesso ascolta, che ti devo dire una cosa importante: io me ne devo andare, Bombolè. Devo uscire dal giro..

Come, te ne devi andà?

Ciro, non posso fare più questa vita. Denise sta preoccupata, tiene ragione. Devo mettere la testa a posto.

Ma che stai dicendo? Tu qua ci sei nato, come fai ad andartene?

Vado da mio zio, a Dusseldorf; ha detto che mi ha trovato un lavoro. Per il momento mi appoggio da lui, poi appena mi sistemo faccio venire anche Denise>.

In quel parcheggio, più piazza dedita a commerci che altro, non c’era mai stato quel silenzio. I due ragazzi si guardarono un pò in imbarazzo, l’uno di fronte all’altro, quasi timorosi di toccarsi.

<Almeno ti posso venire a trovare, ogni tanto?

Eh, come no, ti aspetto; basta che non ti presenti con quel Beverlì, che mi fai fare le figure di merda>.

Si abbracciarono forte, ridendo. Mentre si allontanava in sella allo scooter, Ciro non ci poteva credere quanto fosse strano, tutto questo: da oggi in poi non avrebbe più avuto nessuno che gli coprisse le spalle.

La pausa è finita, tutti in classe! Vediamo...con quale arma vi piacerebbe aggredire un ladro se trovato in casa vostra?

  • Con qualcosa di fatto in casa alla McGywer, tipo un deodorante-accendino lanciafiamme. (63%)
    63
  • Con la spada giapponese che tengo esposta nel salotto. (13%)
    13
  • Con la mia .44 magnum, la pistola più potente del mondo... (25%)
    25
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167 Commenti

  • Acc… complimenti, Gianluca! Molto stile Gomorra, ed il finale che lascia l’inquietudine. Dopo tanto, troppo tempo, ho aggiunto un nuovo episodio alla mia storia. L’anno scorso ho avuto troppi pasticci in giro, ma non me la sono dimenticata. Adesso voglio terminarla entro quest’anno. Se hai voglia, dimmi cosa nel pensi. Ciao!

  • Ma c’è un fatto di cronaca specifico che dovremmo ricordare?
    Ora però non puoi dire che fosse un racconto umoristico, gli spunti comici erano in netta minoranza rispetto agli aspetti drammatici. Il finale, poi.
    Ma perché Gerardo non è mai tornato à cercare la pistola?
    Il capitolo mi è piaciuto molto. Soprattutto il cocktail di “è troppo tardi” “chissà se magari ancora…” di Ciro con il padre.
    Ciao guagliò! 🙂

  • Ora però non puoi dire che sia un racconto humor: gli spunti comici sono decisamente in minoranza rispetto agli aspetti drammatici.
    Il finale poi. Ma c’è un fatto di cronaca preciso che dovremmo ricordare? A quella data?
    Però il capitolo mi è piaciuto molto, particolarmente il cocktail di “ormai è tardi” e “forse si potrebbe ancora, magari” di Ciro con suo padre.
    Alla prossima

  • Accidenti che finale! Anche se spesso l’humor si sposa con il drammatico, ci sono rimasta male. Secondo me non era questo che avevi in mente, probabilmente le scelte dei lettori ti hanno distratto dal tuo intento. Il racconto è ben scritto, come sempre. Mi piace il modo che hai di intervallare i dialoghi staccandoli dal testo, in questo modo risultano più incisivi. Non posso dire di essere entusiasta delle ultime righe, ma la nota in fondo, mi ha fatto capire che erano un omaggio a qualcuno, magari a un fatto di cronaca che al momento mi sfugge. Spero di rileggerti e mi auguro che non ci farai mancare il dialetto, una delle cose che ho sempre apprezzato molto in questo racconto. A presto 🙂

  • Bella storia, complimenti.
    Dall’inizio alla fine.
    Continuo a ripetere che non è humor, ma forse all’inizio avevi qualcos’altro in mente.
    In ogni caso, mi è piaciuto come hai gestito il punto di vista dei due protagonisti, sei riuscito a far empatizzare il lettore mantenendo una certa coerenza. Non è una cosa scontata.
    Il finale drammatico ha chiuso perfettamente il tema principale.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ehi, ciao tu 🙂 grazie mille per avermi seguito fino all’ultimo, è un onore. Sul genere, devo solo scuotere le spalle : il dramma c’è l’ho dentro e l’intenzione di creare un qualcosa di humoristico traspirante da alcuni punti, ma non è preponderante. Ci sono occasioni, però, in cui si ride; non è tutto grigio.
      Sono contento che l’accoppiata sia risultata vincente e che si sia capita la polarità dei due.
      A risentirci 🙂

  • Ciro, è lui che è uscito di scena, vediamo cosa farà dopo tutto questo.
    Il capitolo è davvero godibile, soprattutto il finale con il team di salvataggio, ma secondo me ogni tanto eccedi con i commenti ( o didascalie, chiamale come vuoi) morali. Per esempio, tutto il “muto all’eco del suo buonsenso eccetera” secondo me è superfluo, si capisce dagli eventi che il ragazzo se ne frega del gesto di pietas dell’altro e agisce da teppista come ha sempre fatto, non serve che lo spieghi.
    Per me appesantisce il testo che se no è vivace e pieno d’azione, ma magari sbaglio io.
    Ciao guagliò 🙂

  • Questo a mio avviso è il capitolo migliore, m’è piaciuto davvero tanto. Ho trovato anche delle chicche letterarie tipo “cercavano di non far trasparire la totale incompiutezza dei loro pensieri”. Una frase da manuale che descrive alla perfezione personaggi e situazione. I dialoghi, anche grazie al dialetto, sono esilaranti. Quanto alla richiesta della sigaretta, mi ha fatto venire in mente lo stacchetto pubblicitario di Massimo Lopez, dove era invece una telefonata ad allungare la vita. Altra chicca letteraria, la troviamo più avanti: “aggrappato a un sottile respiro”. Finale perfetto per un racconto fuori dagli schemi. Non riesco ad immaginare il finale, na so già che mi dispiacerà salutare i personaggi. Prenditi tutto il tempo necessario e… comincia a pensare al prossimo. Bravissimo 🙂

  • Non sono una copiona, giuro, ma pure io ho premuto Play. Mi sono divertita parecchio allo scambio di battute, alcune delle quali, forse complice il dialetto, le ho trovate irresistibili. Però, verso l’ultima parte, ho trovato un forte messaggio sociale che mi ha fatto riflettere. Mi riferisco a: siamo una generazione che combatte contro se stessa” e alla risposta: “siamo noi quello che avete costruito”.
    I più grandi comici, erano anche drammatici quando era necessario, trovo che in questo capitolo tu abbia saputo dosare queste due qualità. Bravo. A rileggerti 🙂

    • Ti ringrazio. In effetti, ho cercato di dare dei momenti di sfogo a questi due personaggi a tratti molto diversi fra loro, cercando però di inserire alcuni elementi classici (un coro, dei punti di vista esterni, un riferimento politico). È stato un fuori programma divertente, ma che non è ancora finito. Non so bene cosa aspettarmi dal finale….

  • Dati i due soggetti propendo per quello che c’è in frigo.
    Non è che alla fine questi due trovano un alleato e una ragione per essere meno arrabbiati con la vita l’uno nell’altro?
    Questo capitolo mi è piaciuto davvero molto.
    Sarà lo straccio bagnato a refrigerio dal sudore che è molto d’attualità? 🙂
    Ciao

  • L’inquilino, d’altronde mi chiedo perché non sia venuto a bussare prima.
    Questo Gerardo non sta bene: un analista, un amico, due psicofarmaci, al peggio un confessore, ma bisogna dargli una mano prima che esploda davvero.
    Ciao

    P.S. AvaNbracci? Con la N? vabbé che sono le vacanze estive, però.. XD

  • Visto il filo conduttore del racconto, non succederà più.
    Mi sono un po’ persa anch’io, non ho capito tutto il filo temporale della biografia di Gerardo, né rispetto alla storia principale. E cosa c’entrava la scelta tra le opzioni nell’ultimo capitolo? E non ho capito il riferimento ai rossi e al mostro?! Insomma non ho capito quasi nulla, ma mi aggrappo, e la lettura resta piacevole, ci sono immagini molto suggestive, come quelle della lacrima/sudore/insetto. 🙂
    Piccola nota in rosso: fino a prova contraria supplicare è transitivo. “L’aveva supplicata”, non “le aveva supplicato” .
    Ciao

    P.S. Ma sei sicuro che il genere sia humour?

    • I tuoi commenti mi costringono sempre a rimboccarmi le maniche. Partiamo dalla fine.
      Humor è il genere più vicinona quello che voglio raccontare. Anche se sembra anacronistico, ci sono molti spunti ironici e ne aggiungerò molti altri.
      La nota in rosso la accetto con vergona e guance arrossite.
      Il Mostro, i Rossi e la città di Hama sono riferimenti temporali. Spero di non aver creato confusione mischiandoli tutti insieme.
      Questo trip è nella mente di Gerardo, mentre torna dall’appartamento del nipote. Per mancanza di spazio, non ho inserito asterischi e, per continuità volutamente oscura, ho mantenuto tempi e strutture simili, per dare l’impressione di viaggiare nel passato con Gerardo. Ovviamente il tentativo non è riuscito al meglio.
      Grazie per esserci sempre e non temere: sarò molto più chiaro in futuro.

      • Ma figurati, guance rosse, era perché l’avevono notato. Forse è solo che è molto molto denso, il capitolo, vuoi metterci un sacco di cose, forse troppe.
        Capisco cosa siano i rossi e il mostro con la maiuscola, ma Gerardo ha avuto a che farci nell’ambito del servizio? O è un riferimento più generico alle violenze delle epoche passate. O fu di servizio e Firenze?
        L’ho trovato solo un po’ criptico, ma sono le sue memorie, ci sta.
        Ti saluto e vado ad affrontare il solleone ^^

  • Visto che a casa mia le armi, anche quelle di servizio, solitamente non entrano, vada per il fatto in casa.
    Non ho capito quale informazione aggiuntiva ci dia l’infanzia da minoranza mussulmana in India del padre, ma fa folklore, colora^^
    Ma questo pezzo viene dopo lo scontro con Gerardo, o prima? Perché se torna subito a svaligiare dopo una paura così, coraggioso ma scemo, il ragazzo.
    Ancora una domanda (non so se si è capito ma il capitolo me ne ha fatte sorgere parecchie): ma il rolex del babbo è vero, o taroccato made in Mergellina? Perché se se ne può permettere uno vero il figliolo farebbe il topo d’appartamento solo per piacere.
    Non per criticare le tue opzioni, ma personalmente non mi piacerebbe aggredire nessuno, ah, sì la Santanché o Salvini magari sì, ma dubito mi si intrufolino mai in casa, XD

    • Aaaaaah, befana, sono contentissimo di questo commento…..
      Il motivo del flashback, perché di questo si tratta (Ciro sta andando chiaramente a rapinare le persone dalla lista e, in un dialogo che ho dovuto escludere, si vede Ciro prendere la. 38) è doppio, narrativo e contenutistico: per dare uno stacco alla vicenda in un punto di akme (scommetto non hai cliccato il link sul titolo) ; per mettere in risalto alcuni aspetti culturali del razzismo all’italiana (lo straniero viene discriminato dal colore della pelle, anche quando è nato e cresciuto in Italia ed è figlio di italiani almeno per metà etc.).
      Ricorda che Ciro è molto giovane e vive in un contesto molto particolare. Ti posso suggerire “La paranza dei bambini” di Saviano per decifrare un po’ meglio la mentalità adolescenziale di ALCUNI, non tutti, GRUPPI.
      Per quanto riguarda Salvini e la Santanchè, ti prego, critica pure!

  • Io difenderò sempre le barriere contro l’eccesso colposo.
    Non so esattamente in Italia, in Francia la difesa deve essere immediata giustificata e proporzionale all’ offesa. Insomma, il commerciante che insegue il ladro che scappa per sparargli nella schiena “perché sono due volte che mi rubano in casa” non esercita una legittima difesa! Tanto per non tirare in ballo le attualità. 😉
    Questo capitolo mi è piaciuto di più, forse perché è più lineare, più “narrativo”.
    Ciao

  • Non è cambiato niente, anzi… Gerardo non si trova in una posizione migliore del “mariuolo”: quella non è casa sua e ha ammanettato un minore con le manette che avrebbe dovuto restituire insieme alla pistola, quando è andato in pensione.
    Accedendo ai link che hai indicato credo di aver scaricato qualcosa che non avrei dovuto… sono legittimata a chiederti un risarcimento? 🙂

  • La nazionalità del ladro non è casuale…vero?
    Comunque non è cambiato nulla per quel che ne so. Notte o giorno, se hai la sfortuna-fortuna di sparare a un ladro che ti minaccia, andrai sempre incontro a delle grane.
    Qualcuno ha detto che la difesa deve essere proporzionata all’offesa, quindi se uno ti assale con un bastone dovresti averne uno sempre sotto il letto. Ma se il malvivente ha una pistola, e tu no…e mò?
    Ottimo episodio, hai reso bene il concetto, a presto.

  • Non è cambiato praticamente niente. In Italia non cambia mai niente, tutt’al più si fa finta di cambiare un dettaglio.
    Mi chiedo se hai scelto un mariuolo mulatto per accondiscendenza ai rigurgiti razzisti di fin troppi italiani o, all’opposto, per darcene una lettura opposta.

  • Ciao Gianluca,
    secondo me fai benissimo a parlarne, anche se questo non esclude un approfondimento psicologico dei personaggi, ad esempio trovo che il protagonista sia già ben caratterizzato, anche se siamo solo all’inizio della storia.
    Mi è piaciuta molto la scelta di iniziare in media res, ha catturato immediatamente la mia attenzione!
    Seguirò la storia con grande interesse.

    Alla prossima !

  • Un instant book su un tema ostico, che può dividere. Per stare sul tema dovresti scrivere gli episodi a ranghi serrati.
    Non c’è che dire: hai attirato la mia attenzione con questo tema. Voglio vedere come te la cavi. Dal tono meridionalista del primo episodio, prevedo che scontenterai i giustizieri leghisti (e a me sta bene).
    È la prima volta che leggo qualcosa di tuo e, se sto commentando, vuol dire che non ho lasciato l’incipit a metà, cosa che faccio spesso con i racconti esordienti. Ti seguo, poi si vedrà.
    Vai con la satira (ma non da Bagaglino, per carità).

  • Allora …. non sono un marketer ma ne so!

    Devo ammettere che hai colto sull’attenzione e buon pro per te.

    Il racconto è leggibile ma come hai dato come opzione e ti consiglio concentrati ora sui personaggi e la loro storia. Non necessariamente interiore, anzi, te lo sconsiglio perché è interessante sulle prime e noiosa sulle rimanenti. A parte questo, se vuoi parlare comunque del tema, nessuno te lo vieta, neppure io 🙂

    Ti seguo. Ciao. 🙂

  • Fai bene a parlarne… anche perché, più che il politico, è il giudice a stabilire fino a che punto sia “legittima” la difesa (vedi i casi di cronaca in cui un commerciante finisce in carcere al posto del rapinatore che lo ha derubato, perché ha “osato” difendersi e ci è scappato il morto).
    Bentornato Gianluca, ti seguo volentieri in questa nuova avventura.
    A presto.

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