La difesa è sempre legittima

Dove eravamo rimasti?

La pausa è finita, tutti in classe! Vediamo...con quale arma vi piacerebbe aggredire un ladro se trovato in casa vostra? Con qualcosa di fatto in casa alla McGywer, tipo un deodorante-accendino lanciafiamme. (63%)

I tre fantasmi.

A bordo della Mondeo, Gerardo sembrava impassibile e meccanicamente ripercorreva la strada di casa; la sua mente, inceppatasi su quanto era accaduto poco prima, tornò, senza un apparente motivo, a quei giorni di febbraio, in cui seppe del bombardamento alla città di Hama. I soldati aprirono il fuoco su 30000 persone, fra cui civili, paramedici e, ovviamente, anche sulla sua Filomena. Per mesi attese una telefonata che smentisse i suoi presentimenti: le aveva supplicato di non partire, l’aveva rassicurata che un posto gliel’avrebbe trovato lui… Si ricordò delle numerose chiacchierate che avevano avuto sul futuro e sui sogni, di come bisogna inseguirli fino alla fine, perché sono l’unica cosa che resta, che ci rende immortali; Gerardo si limitava ad accarezzarle i capelli, perso nei suoi pensieri, incapace di vederla allo stesso modo. Perché la realizzazione di un sogno deve voler dire la distruzione di un altro? Per questo motivo, quando pensava a come se n’era andata, se al centro di una deflagrazione o dilaniata dalle ferite, tratteneva sempre le lacrime: il disprezzo era sempre più grande dello sconforto. Il dolore, come tutto, ha due facce.

In che modo cercò conforto non volle ricordarlo, ma la vergogna montava e saliva come il puntatore del tachimetro. Alcool, puttane, scommesse e ancora puttane; diede un colpo di acceleratore ad ogni punto della lista, noncurante dei semafori e delle altre auto. Qualcosa correva sulla sua guancia, pizzicandolo, ma non seppe dire se si trattasse di sudore o di lacrime o di un insetto. Si ricordò di Pamela, quella troia bionda che invitava spesso a casa: era l’unica che varcava quell’uscio, quello del loro nido d’amore. Incapace di piangere, si era afferrato a quei seni, nudo, mentre ella dormiva, senza mai guardarla in faccia, senza mai vegliare sul suo riposo. Non l’avrebbe baciata sulla bocca, su quelle bellissime labbra nere, e non l’avrebbe destata: si sarebbe svegliato solo, come al solito, circondato da bottiglie di Chivas, alle prime luci dell’alba.

<Gerà, ma si può sapere che tieni? Mi pari uno straccio.

Niente, Annibale: cose.

Cose di che, di femmine?

Eh, sapessi.>

Annibale era uno dei pochi del Comando che gli rivolgeva la parola. Tutti gli altri avevano interposto una forma di distanza protettiva, forse in buona fede, che però Gerardo odiava; il Fontana, invece, lo avvicinava come poteva per raccontargli dei fatti suoi… Gerardo si limitava a commentare a versi, sorridendo o girando gli occhi a seconda della risposta, ma in realtà si concentrava sull’accento: si divertiva nel vedere un magrebino con la cadenza bergamasca. Povero Annibale: quante cose avrebbe oggi da dirgli, se fosse ancora vivo. Da lì a qualche mese, perse anche lui in uno stupido conflitto di strada, nel tentativo di sedare una rivolta incominciata da un gruppo di tunisini. Neri come la polvere, si accesero allo sputo di un passante, inveendo contro quelli che accorrevano in sua difesa. I tentativi delle guardie di separarli furono durissimi; Gerardo, pistola alla mano, si fece spazio mentre trascinava via per il bavero della giubba il suo compagno ferito. In quella calca sabbiosa e secca, quegli occhi gialli sembravano tante perfide luci pronte ad uccidere. “Non sono nè i Rossi nè il Mostro, sono solo dei negri di merda: vedi di farcela!”. Legato alla barella, Annibale gli rivolse un sorriso: “negri di merda?”, chiese ironico, prima di sparire dietro le porte dell’ambulanza.

Una sirena passò in direzione contraria. Si accorse di essere quasi arrivato. Parcheggiò in diagonale, giocò qualche minuto con le chiavi, cercando quella giusta ed entrò in casa furtivo: c’era sempre stato questo silenzio? Posando la camicia sull’uomo morto, si girò verso le cornici esposte sul tavolino in salotto: lui e Annibale in mezzo al resto della squadra, immortalati in una posa statica; Filomena, in cuffietta bianca, abbronzata e con in braccio due bambine sorridenti; lui, al suo 60esimo compleanno, che soffiava su una torta in penombra. La cifra tonda era di nuovo alle porte, eppure tutti quei momenti gli apparvero vicinissimi, come accaduti ieri. Il sole irradiava spietato il salotto; il cane si era forse addormentato al fresco; entrò nella camera da letto, al buio, accendendo il lumino e frugando fra gli abiti. Fra le giacche di lana e i cappotti regalati e mai indossati, trovò imbustata una sua vecchia divisa. Ne indossò la blusa, la cintura e il cappello, lasciandosi addosso i suoi calzoni e i mocassini, e andò a specchiarsi: anche se c’era pelle che pendeva dappertutto, sotto sotto sembrava ancora lui. Eppure manca ancora qualcosa, si disse. Allungò il braccio sul fondo e, avvolta in un panno, trovò il suo tesoro. Stette diversi minuti a contemplare la sua immagine, a lisciarsi la divisa e ad impugnare la Beretta con fare comico.

“Adesso basta. È il momento di farla pagare a quei neri di merda”.

Uscì vestito, ma rientrò dopo poco per rimettersi la camicia di prima. “Fa troppo caldo”, fu la sua scusa.

Io a dire il vero, più di Celeste Nostalgia, avrei voluto scegliere un'altra canzone. Quale ci avreste visto, qui?

  • Non succederà più, Claudia Mori. (22%)
    22
  • Vado al massimo, Vasco. (33%)
    33
  • Morirò per te, Mina. (44%)
    44
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167 Commenti

  • Acc… complimenti, Gianluca! Molto stile Gomorra, ed il finale che lascia l’inquietudine. Dopo tanto, troppo tempo, ho aggiunto un nuovo episodio alla mia storia. L’anno scorso ho avuto troppi pasticci in giro, ma non me la sono dimenticata. Adesso voglio terminarla entro quest’anno. Se hai voglia, dimmi cosa nel pensi. Ciao!

  • Ma c’è un fatto di cronaca specifico che dovremmo ricordare?
    Ora però non puoi dire che fosse un racconto umoristico, gli spunti comici erano in netta minoranza rispetto agli aspetti drammatici. Il finale, poi.
    Ma perché Gerardo non è mai tornato à cercare la pistola?
    Il capitolo mi è piaciuto molto. Soprattutto il cocktail di “è troppo tardi” “chissà se magari ancora…” di Ciro con il padre.
    Ciao guagliò! 🙂

  • Ora però non puoi dire che sia un racconto humor: gli spunti comici sono decisamente in minoranza rispetto agli aspetti drammatici.
    Il finale poi. Ma c’è un fatto di cronaca preciso che dovremmo ricordare? A quella data?
    Però il capitolo mi è piaciuto molto, particolarmente il cocktail di “ormai è tardi” e “forse si potrebbe ancora, magari” di Ciro con suo padre.
    Alla prossima

  • Accidenti che finale! Anche se spesso l’humor si sposa con il drammatico, ci sono rimasta male. Secondo me non era questo che avevi in mente, probabilmente le scelte dei lettori ti hanno distratto dal tuo intento. Il racconto è ben scritto, come sempre. Mi piace il modo che hai di intervallare i dialoghi staccandoli dal testo, in questo modo risultano più incisivi. Non posso dire di essere entusiasta delle ultime righe, ma la nota in fondo, mi ha fatto capire che erano un omaggio a qualcuno, magari a un fatto di cronaca che al momento mi sfugge. Spero di rileggerti e mi auguro che non ci farai mancare il dialetto, una delle cose che ho sempre apprezzato molto in questo racconto. A presto 🙂

  • Bella storia, complimenti.
    Dall’inizio alla fine.
    Continuo a ripetere che non è humor, ma forse all’inizio avevi qualcos’altro in mente.
    In ogni caso, mi è piaciuto come hai gestito il punto di vista dei due protagonisti, sei riuscito a far empatizzare il lettore mantenendo una certa coerenza. Non è una cosa scontata.
    Il finale drammatico ha chiuso perfettamente il tema principale.
    Spero di rileggerti presto.

    • Ehi, ciao tu 🙂 grazie mille per avermi seguito fino all’ultimo, è un onore. Sul genere, devo solo scuotere le spalle : il dramma c’è l’ho dentro e l’intenzione di creare un qualcosa di humoristico traspirante da alcuni punti, ma non è preponderante. Ci sono occasioni, però, in cui si ride; non è tutto grigio.
      Sono contento che l’accoppiata sia risultata vincente e che si sia capita la polarità dei due.
      A risentirci 🙂

  • Ciro, è lui che è uscito di scena, vediamo cosa farà dopo tutto questo.
    Il capitolo è davvero godibile, soprattutto il finale con il team di salvataggio, ma secondo me ogni tanto eccedi con i commenti ( o didascalie, chiamale come vuoi) morali. Per esempio, tutto il “muto all’eco del suo buonsenso eccetera” secondo me è superfluo, si capisce dagli eventi che il ragazzo se ne frega del gesto di pietas dell’altro e agisce da teppista come ha sempre fatto, non serve che lo spieghi.
    Per me appesantisce il testo che se no è vivace e pieno d’azione, ma magari sbaglio io.
    Ciao guagliò 🙂

  • Questo a mio avviso è il capitolo migliore, m’è piaciuto davvero tanto. Ho trovato anche delle chicche letterarie tipo “cercavano di non far trasparire la totale incompiutezza dei loro pensieri”. Una frase da manuale che descrive alla perfezione personaggi e situazione. I dialoghi, anche grazie al dialetto, sono esilaranti. Quanto alla richiesta della sigaretta, mi ha fatto venire in mente lo stacchetto pubblicitario di Massimo Lopez, dove era invece una telefonata ad allungare la vita. Altra chicca letteraria, la troviamo più avanti: “aggrappato a un sottile respiro”. Finale perfetto per un racconto fuori dagli schemi. Non riesco ad immaginare il finale, na so già che mi dispiacerà salutare i personaggi. Prenditi tutto il tempo necessario e… comincia a pensare al prossimo. Bravissimo 🙂

  • Non sono una copiona, giuro, ma pure io ho premuto Play. Mi sono divertita parecchio allo scambio di battute, alcune delle quali, forse complice il dialetto, le ho trovate irresistibili. Però, verso l’ultima parte, ho trovato un forte messaggio sociale che mi ha fatto riflettere. Mi riferisco a: siamo una generazione che combatte contro se stessa” e alla risposta: “siamo noi quello che avete costruito”.
    I più grandi comici, erano anche drammatici quando era necessario, trovo che in questo capitolo tu abbia saputo dosare queste due qualità. Bravo. A rileggerti 🙂

    • Ti ringrazio. In effetti, ho cercato di dare dei momenti di sfogo a questi due personaggi a tratti molto diversi fra loro, cercando però di inserire alcuni elementi classici (un coro, dei punti di vista esterni, un riferimento politico). È stato un fuori programma divertente, ma che non è ancora finito. Non so bene cosa aspettarmi dal finale….

  • Dati i due soggetti propendo per quello che c’è in frigo.
    Non è che alla fine questi due trovano un alleato e una ragione per essere meno arrabbiati con la vita l’uno nell’altro?
    Questo capitolo mi è piaciuto davvero molto.
    Sarà lo straccio bagnato a refrigerio dal sudore che è molto d’attualità? 🙂
    Ciao

  • L’inquilino, d’altronde mi chiedo perché non sia venuto a bussare prima.
    Questo Gerardo non sta bene: un analista, un amico, due psicofarmaci, al peggio un confessore, ma bisogna dargli una mano prima che esploda davvero.
    Ciao

    P.S. AvaNbracci? Con la N? vabbé che sono le vacanze estive, però.. XD

  • Visto il filo conduttore del racconto, non succederà più.
    Mi sono un po’ persa anch’io, non ho capito tutto il filo temporale della biografia di Gerardo, né rispetto alla storia principale. E cosa c’entrava la scelta tra le opzioni nell’ultimo capitolo? E non ho capito il riferimento ai rossi e al mostro?! Insomma non ho capito quasi nulla, ma mi aggrappo, e la lettura resta piacevole, ci sono immagini molto suggestive, come quelle della lacrima/sudore/insetto. 🙂
    Piccola nota in rosso: fino a prova contraria supplicare è transitivo. “L’aveva supplicata”, non “le aveva supplicato” .
    Ciao

    P.S. Ma sei sicuro che il genere sia humour?

    • I tuoi commenti mi costringono sempre a rimboccarmi le maniche. Partiamo dalla fine.
      Humor è il genere più vicinona quello che voglio raccontare. Anche se sembra anacronistico, ci sono molti spunti ironici e ne aggiungerò molti altri.
      La nota in rosso la accetto con vergona e guance arrossite.
      Il Mostro, i Rossi e la città di Hama sono riferimenti temporali. Spero di non aver creato confusione mischiandoli tutti insieme.
      Questo trip è nella mente di Gerardo, mentre torna dall’appartamento del nipote. Per mancanza di spazio, non ho inserito asterischi e, per continuità volutamente oscura, ho mantenuto tempi e strutture simili, per dare l’impressione di viaggiare nel passato con Gerardo. Ovviamente il tentativo non è riuscito al meglio.
      Grazie per esserci sempre e non temere: sarò molto più chiaro in futuro.

      • Ma figurati, guance rosse, era perché l’avevono notato. Forse è solo che è molto molto denso, il capitolo, vuoi metterci un sacco di cose, forse troppe.
        Capisco cosa siano i rossi e il mostro con la maiuscola, ma Gerardo ha avuto a che farci nell’ambito del servizio? O è un riferimento più generico alle violenze delle epoche passate. O fu di servizio e Firenze?
        L’ho trovato solo un po’ criptico, ma sono le sue memorie, ci sta.
        Ti saluto e vado ad affrontare il solleone ^^

  • Visto che a casa mia le armi, anche quelle di servizio, solitamente non entrano, vada per il fatto in casa.
    Non ho capito quale informazione aggiuntiva ci dia l’infanzia da minoranza mussulmana in India del padre, ma fa folklore, colora^^
    Ma questo pezzo viene dopo lo scontro con Gerardo, o prima? Perché se torna subito a svaligiare dopo una paura così, coraggioso ma scemo, il ragazzo.
    Ancora una domanda (non so se si è capito ma il capitolo me ne ha fatte sorgere parecchie): ma il rolex del babbo è vero, o taroccato made in Mergellina? Perché se se ne può permettere uno vero il figliolo farebbe il topo d’appartamento solo per piacere.
    Non per criticare le tue opzioni, ma personalmente non mi piacerebbe aggredire nessuno, ah, sì la Santanché o Salvini magari sì, ma dubito mi si intrufolino mai in casa, XD

    • Aaaaaah, befana, sono contentissimo di questo commento…..
      Il motivo del flashback, perché di questo si tratta (Ciro sta andando chiaramente a rapinare le persone dalla lista e, in un dialogo che ho dovuto escludere, si vede Ciro prendere la. 38) è doppio, narrativo e contenutistico: per dare uno stacco alla vicenda in un punto di akme (scommetto non hai cliccato il link sul titolo) ; per mettere in risalto alcuni aspetti culturali del razzismo all’italiana (lo straniero viene discriminato dal colore della pelle, anche quando è nato e cresciuto in Italia ed è figlio di italiani almeno per metà etc.).
      Ricorda che Ciro è molto giovane e vive in un contesto molto particolare. Ti posso suggerire “La paranza dei bambini” di Saviano per decifrare un po’ meglio la mentalità adolescenziale di ALCUNI, non tutti, GRUPPI.
      Per quanto riguarda Salvini e la Santanchè, ti prego, critica pure!

  • Io difenderò sempre le barriere contro l’eccesso colposo.
    Non so esattamente in Italia, in Francia la difesa deve essere immediata giustificata e proporzionale all’ offesa. Insomma, il commerciante che insegue il ladro che scappa per sparargli nella schiena “perché sono due volte che mi rubano in casa” non esercita una legittima difesa! Tanto per non tirare in ballo le attualità. 😉
    Questo capitolo mi è piaciuto di più, forse perché è più lineare, più “narrativo”.
    Ciao

  • Non è cambiato niente, anzi… Gerardo non si trova in una posizione migliore del “mariuolo”: quella non è casa sua e ha ammanettato un minore con le manette che avrebbe dovuto restituire insieme alla pistola, quando è andato in pensione.
    Accedendo ai link che hai indicato credo di aver scaricato qualcosa che non avrei dovuto… sono legittimata a chiederti un risarcimento? 🙂

  • La nazionalità del ladro non è casuale…vero?
    Comunque non è cambiato nulla per quel che ne so. Notte o giorno, se hai la sfortuna-fortuna di sparare a un ladro che ti minaccia, andrai sempre incontro a delle grane.
    Qualcuno ha detto che la difesa deve essere proporzionata all’offesa, quindi se uno ti assale con un bastone dovresti averne uno sempre sotto il letto. Ma se il malvivente ha una pistola, e tu no…e mò?
    Ottimo episodio, hai reso bene il concetto, a presto.

  • Non è cambiato praticamente niente. In Italia non cambia mai niente, tutt’al più si fa finta di cambiare un dettaglio.
    Mi chiedo se hai scelto un mariuolo mulatto per accondiscendenza ai rigurgiti razzisti di fin troppi italiani o, all’opposto, per darcene una lettura opposta.

  • Ciao Gianluca,
    secondo me fai benissimo a parlarne, anche se questo non esclude un approfondimento psicologico dei personaggi, ad esempio trovo che il protagonista sia già ben caratterizzato, anche se siamo solo all’inizio della storia.
    Mi è piaciuta molto la scelta di iniziare in media res, ha catturato immediatamente la mia attenzione!
    Seguirò la storia con grande interesse.

    Alla prossima !

  • Un instant book su un tema ostico, che può dividere. Per stare sul tema dovresti scrivere gli episodi a ranghi serrati.
    Non c’è che dire: hai attirato la mia attenzione con questo tema. Voglio vedere come te la cavi. Dal tono meridionalista del primo episodio, prevedo che scontenterai i giustizieri leghisti (e a me sta bene).
    È la prima volta che leggo qualcosa di tuo e, se sto commentando, vuol dire che non ho lasciato l’incipit a metà, cosa che faccio spesso con i racconti esordienti. Ti seguo, poi si vedrà.
    Vai con la satira (ma non da Bagaglino, per carità).

  • Allora …. non sono un marketer ma ne so!

    Devo ammettere che hai colto sull’attenzione e buon pro per te.

    Il racconto è leggibile ma come hai dato come opzione e ti consiglio concentrati ora sui personaggi e la loro storia. Non necessariamente interiore, anzi, te lo sconsiglio perché è interessante sulle prime e noiosa sulle rimanenti. A parte questo, se vuoi parlare comunque del tema, nessuno te lo vieta, neppure io 🙂

    Ti seguo. Ciao. 🙂

  • Fai bene a parlarne… anche perché, più che il politico, è il giudice a stabilire fino a che punto sia “legittima” la difesa (vedi i casi di cronaca in cui un commerciante finisce in carcere al posto del rapinatore che lo ha derubato, perché ha “osato” difendersi e ci è scappato il morto).
    Bentornato Gianluca, ti seguo volentieri in questa nuova avventura.
    A presto.

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