Waves catcher – Cacciatore di onde

Dove eravamo rimasti?

Sei tu a decidere il colpo di scena Jacinto è un infiltrato (48%)

Segreti e misteri

Quando le cose con la moglie Rosana si mettevano male, Bastiano dormiva fuori dalla capanna. Quella sera sistemò un giaciglio per terra fatto di stracci e giornali e si preparò a trascorrere la notte all’aperto. Alle prime luci dell’alba era già sveglio, prese lo specchio, il rasoio e l’asciugamano e raggiunse il punto di dotazione dell’acqua, che si trovava vicino alla riserva. Si era portato dietro anche una camicia pulita e un paio di forbici per i capelli. Lavato e sbarbato sembrava più giovane, ma lo specchio gli mostrò i danni di una vita trascorsa nell’oceano. Le rughe di espressione sembravano solchi e gli occhi, a furia di difendersi dal riverbero del sole sull’acqua che bruciava come il fuoco, erano semichiusi.

Tornò alla capanna e preparò il caffè, che bevve in silenzio in una tazza di metallo aspettando che Rosana si svegliasse. Quello era il primo giorno che sua moglie avrebbe trascorso al servizio di Pablo Honorato, ricco uomo di affari che un tempo gli contendeva il suo amore. Dopo colazione si incamminarono lungo la spiaggia. Era ancora buio e incontrarono i pescatori scalzi con l’albero in spalla che raggiungevano le barche. Qualcuno era già salpato, si sentivano i tuffi e i colpi di remi e qualche volta, le voci roche che Bastiano conosceva a memoria.

“Stanotte ho visto una barca sugli scogli” disse Bastiano. “Deve averla trascinata a riva la corrente. Dovrebbe avere carena e chiglia sfondati, ma potrei rimetterla in sesto.”

Rosana rallentò il passo e gli piantò addosso gli occhi di velluto. “Pensi che qualcuno verrà a reclamarla?”

“Non credo, è ridotta troppo male. Più tardi chiederò a Jacinto di darmi una mano.”

Nel frattempo erano arrivati ai piedi della tenuta degli Honorato. Il cancello era aperto e lasciava intravedere un lungo viale con piante tropicali e cespugli. La villa era semi nascosta dalla vegetazione da cui spuntavano a fatica le torri merlate. Ai lati del cancello c’erano due colonne, sormontate da leoni di pietra dall’aspetto minaccioso.

Rosana gli strinse la mano. “Ci vediamo stasera, B.”

Erano anni che non lo chiamava così. Quando erano fidanzati aveva preso l’abitudine di chiamarlo con l’iniziale del suo nome. Era una specie di gioco, un dolce segreto che li univa. La vide sparire oltre il cancello e giurò a se stesso che avrebbe rimesso a posto la barca. Ad ogni costo.

Tornò alla baia e raggiunse la capanna di Jacinto, ma trovò la porta serrata. Girò intorno per vedere se l’uccello marino fosse da qualche parte e mentre osservava il tetto, notò un oggetto metallico. Sembrava un’antenna, ma era inutile in quel luogo, perché nessuno possedeva televisioni o computer. Cercò di spiare all’interno, ma le scaglie di cui era rivestita la capanna, erano state sistemate in una trama talmente fitta, che non sarebbe potuto entrare neppure uno spillo.

Jacinto era arrivato senza fare nessun rumore e lo osservava a pochi metri di distanza. Quando Bastiano lo vide, trasalì.

“Cosa sei, una specie di serpente?” disse.

“Mi stavi spiando?” rispose Jacinto di rimando, senza l’ombra di un sorriso.

“La tua capanna è un bunker, lasciatelo dire. Nella mia entrano vento e tempeste, forse dovrei sigillarla come hai fatto tu.”

Jacinto si avvicinò e lo squadrò. “Hai preso qualcosa?”

Bastiano lo allontanò con una mano. “Calma Milord, non facciamo la guerra tra poveri. Piuttosto l’antenna a cosa ti serve esattamente?”

Jacinto scosse la testa. “Immagino che non possiamo chiuderla qui, vero?”

“Be’, il tuo spagnolo è peggiore del mio e quanto al portoghese, non mi sembra che sia il tuo forte. Secondo me non sei neppure un pescatore, perché non ti ho mai visto armeggiare con una lenza. E stanotte ti ho beccato che sgattaiolavi fuori da uno dei pescherecci ormeggiati al porto. Devo continuare?”

“Credimi, Bastiano. È meglio per entrambi se chiudiamo qui il discorso.”

“Come preferisci. Dimmi almeno cosa ne è stato dell’uccello ferito. O è un segreto di Stato anche questo?”

Jacinto finalmente accennò a un sorriso. “Mangia come un forsennato. Gli ho costruito una gabbia per tenerlo al sicuro dai predatori, ma presto lo libererò.”

“Bene. In realtà sono venuto a chiederti aiuto per portare a riva una barca” disse Bastiano. “Ho intenzione di restaurarla. L’oceano mi chiama.”

Jacinto si fece serio. “Prima devo dirti una cosa importante.”

Bastiano sentì il naso che gli prudeva, succedeva ogni volta che erano in arrivo dei guai; era il suo parafulmine. Ci passò sopra il dorso della mano. “Spara” disse.

“Padre Nereo è venuto a cercarti poco fa. Stanotte è stato rapinato e picchiato. Gli hanno portato via una cosa tua. Mi dispiace.”

“Cristo Santo, hanno portato via la mappa!” esclamò Bastiano. “E il prete come sta?”

“Ha un bernoccolo sulla testa, ma niente di grave. Però devi raggiungerlo al più presto, perché c’è una persona che ti aspetta.”

“Chi?” chiese Bastiano.

“Luz Santamaria vuole vederti.”

“Dio!”

“Hai nominato troppi Santi per essere un ateo” gli gridò dietro Jacinto, mentre Bastiano a grandi passi si incamminava verso la chiesa.

Adesso che la mappa è sparita, come troveremo il tesoro?

  • Grazie a un'intuizione di Bastiano (40%)
    40
  • Nella memoria dell'ultimo indios di un'isola (27%)
    27
  • Grazie a una leggenda (33%)
    33
Loading ... Loading ...
Categorie

Lascia un commento

294 Commenti

  • Questo sito usa i cookies per migliorare l'esperienza utente. Cliccando su Accetto acconsenti all'utilizzo di cookie tecnici e obbligatori e all'invio di statistiche anonime sull'uso del sito maggiori informazioni

    Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

    Chiudi