Dove eravamo rimasti?
L’occhio
Bastiano era già a diverse miglia dalla riva, si voltò e vide una sottile linea chiara sormontata da montagne azzurre che le nuvole facevano sembrare innevate. Davanti a se, l’isola Areia Vermelha bruciava. L’incendio si era sviluppato a ovest, nell’unico punto di attracco. L’isola era uno scoglio di origine vulcanica circondato da un anello di corallo: era impossibile avvicinarsi senza essere travolti dai marosi che si infrangevano sulla barriera. Tra l’altro, la barca imbarcava acqua; purtroppo il collante usato per le saldature era troppo fresco e, come era prevedibile, non aveva retto.
Bastiano decise di avvicinarsi il più possibile e poi di immergersi. La bombola di ossigeno gli avrebbe permesso di raggiungere ed esplorare le grotte, che si trovavano proprio al di sotto dell’incendio. Mentre disarmava i remi e si allungava per prendere la sacca a prua, notò in lontananza la sagoma di alcuni pescherecci che procedevano lungo la corrente. Erano bassi, quindi era probabile che fossero molto lontani. Gli venne in mente che c’entrassero qualcosa con l’incendio e si affrettò a completare le operazioni per immergersi.
Indossò la maschera, le pinne e il boccaglio. La bombola dell’ossigeno era molto pesante e lo sbilanciò fino a farlo cadere in acqua. Restò qualche secondo aggrappato alla barca e osservò l’isola; la foresta e il sottobosco erano stati ridotti in cenere e l’area era avvolta da una cortina grigia e spettrale, simile alla nebbia. Sul versante superiore, il fuoco aveva aggredito gli alberi ad alto fusto, le fiamme rosse si allungavano a lambirne le chiome e rilasciavano un fumo scuro e denso.
Lasciò la presa e s’immerse. Sotto la superficie era tutto calmo e tranquillo, l’acqua era più scura e i raggi del sole formavano dei prismi azzurri attraversati da pesci di ogni forma e colore. Bastiano nuotò sicuro verso le grotte, conosceva molto bene quella zona e aveva calcolato il tempo necessario per esplorarle e tornare in superficie. I pesci nuotavano in branchi sopra di lui, mentre i coralli e milioni di alghe ondeggiavano al suo passaggio, come una foresta. I pesci più grossi non lo infastidivano, ma ne studiava le dimensioni, per essere certo di non incorrere in uno squalo.
Quando infine giunse alle grotte, si accorse che l’alta marea le aveva sommerse quasi completamente e che gli ingressi erano stati sigillati da metri cubi di roccia e materiale calcareo. Comprese in un attimo che era stato opera dell’uomo: qualcuno aveva usato la dinamite per far saltare tutto per paura o forse per vendetta. Magari proprio quei pescherecci che si allontanavano.
Risalì in superficie e il calore lo investì, si tolse la maschera e sganciò la bombola dell’ossigeno, troppo pesante per restare in superficie. L’odore acre della foresta che bruciava saturava l’aria. Nuotò nella direzione opposta, e ogni bracciata gli costava una fatica immensa, stordito dal fumo e respinto dalla corrente. Riuscì ad aggrapparsi a un lembo di roccia per riprendere fiato. Un uccello marino gli volteggiava sulla testa, come un avvoltoio.
“Vattene” gli gridò Bastiano. Ma quello era tenace, lo aveva puntato e non lo mollò fino a quando stremato, raggiunse la spiaggia e si trascinò sulla ghiaia punteggiata di granchi blu. Nel cielo c’erano ogni sorta di uccelli che volavano in modo disordinato. Il loro richiamo si univa a quello disperato delle scimmie che tentavano, spesso inutilmente, di sfuggire all’incendio. A un certo punto, l’uccello marino atterrò accanto a lui, beccò uno dei granchi che si era avvicinato troppo e poi aprì le ali come un pavone. Soltanto allora Bastiano si accorse che era l’uccello che aveva curato, perché tra le ali aveva ancora il filo di rame che aveva usato per aggiustarle.
Si mise a sedere sulla ghiaia e lo guardò meglio, mentre l’acqua già lambiva i nidi degli uccelli e la risacca si portava via le uova.
“Fammi vedere cos’hai tra le zampe” disse. Sfilò un foglio di carta arrotolato, fissato con un cordoncino. Era una parte della mappa e in basso c’era un messaggio di Jacinto, che però non era in grado di leggere. La mappa mostrava il punto in cui si trovava l’occhio; era in alto, vicino alla laguna, a pochi metri dal fuoco. Se Luis si trova sull’isola, deve trovarsi lì, pensò Bastiano.
Ma quando lo raggiunse scoprì che l’occhio era una piccola fenditura del terreno dove sarebbe stato impossibile calarsi. A giudicare dalla posizione, era probabile che coincidesse con le grotte sotterrane e che si potesse raggiungere attraverso il fitto dedalo dei passaggi sottomarini.
L’alta marea stava divorando l’isola e ciò che non aveva potuto il fuoco, presto lo avrebbe completato l’oceano.
Se Luis era nelle grotte al momento dell’esplosione, era probabile che fosse rimasto intrappolato al loro interno.
Le grotte erano già sotto il pelo dell’acqua, la barca affondata, il tesoro sepolto e Bastiano lottava contro insetti, crotali, boa e ragni, che per salvarsi raggiungevano a frotte il punto più alto dell’isola.
L’occhio.
Siamo arrivati alla nona puntata, grazie per avermi seguita fino a qui. Nel decimo e ultimo capitolo troveremo...
- Un aereo (36%)
- Una chiesa (23%)
- Una spiaggia (41%)

04/09/2017 at 21:22
Ciao Angela! Io ci metterò più di Napo, ma lo leggerò appena sarò libero (poi ti spiego il perché) :))) Certo che se avvisavi…
04/09/2017 at 21:33
Ciao Diego, non sapevo fossi ancora su The Incipit. Comunque, ritorno in grande stile per te e Napo 🙂
Ci aggiorniamo quando avrai più tempo a disposizione. Un caro saluto.