LA SOLITUDINE DELLE OSSA

Dove eravamo rimasti?

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FRATELLI

Aveva smesso di piovere.

Si passò una mano sulla fronte madida di sudore spostando i lunghi capelli rossi, poi si schiarì la voce tastandosi il collo proprio lì dove le era stato costretto e cercò di ricomporsi con l’indifferenza di chi ha solo schiacciato un pisolino ristoratore durante un lungo viaggio. Timidamente si guardò attorno e, dopo essersi assicurata della confortante presenza di soli umani, scivolò con la schiena lungo il sedile su cui era sempre rimasta seduta con l’unica compagnia della sua borsa.

Guardò fuori: finalmente un’ area di sosta! Il bus si stava fermando per fare rifornimento e per consentire ai passeggeri di sgranchirsi le gambe.

Laura infilò gli occhiali da sole e attraccò a terra su gambe traballanti come gelatina.

Entrò nell’autogrill e rivolse un sorriso gentile alla cassiera di mezza età: -Il bagno, per favore?-. La donna le rispose con un cenno del capo indicandole la porta bianca alla sua destra. Avrebbe dovuto affrontare le scale per arrivarci. I primi gradini furono letteralmente una tortura: non riusciva a piegare le ginocchia senza sentirle cedere ma riuscì comunque a raggiungerlo. Le piastrelle del pavimento erano umide di straccio appena passato e le sue scarpe lasciavano una scia confusa di impronte scure.Si diresse verso la prima toillet libera e chiuse a chiave. Si piegò in avanti: gli avanzi non ancora completamente digeriti di un cornetto all’ amarena si riproposero gioiosamente tuffandosi nell’ acqua del water. Laura tossì disgustata tenendosi lo stomaco con una mano.

Quando si rialzò due macchie di umido le si stendevano sulle ginocchia. Tirò lo sciacquone e recuperando la borsa uscì dal bagno. Andò ai lavabi per darsi una rinfrescata e ,riluttante, dovette accettare di guardarsi allo specchio: non era messa male quanto immaginava, ma non era di certo una bocciolo.

Risalì le scale con più sicurezza e uscì a prendere una boccata d’aria.

Si infilò in bocca una gomma da masticare solitaria trovata in una delle tasche della giacca mentre si portava il telefono all’orecchio.

-Pronto?-,  rispose una voce maschile.

-Amen! Ma quanto ci metti a rispondere?-, disse stizzita.

-Tutto il tempo che voglio! Fra quanto arrivi?-, le rispose suo fratello Michele divertito.

-Sei sempre il solito! Fra un’oretta sono lì. Cerca di non lasciarmi a piedi!-.

-Certo, ci vediamo fra poco! Cià!-, gracchiò Michele chiudendole il telefono in faccia: odio profondo.

Gettò nuovamente il telefono in borsa e sbuffando salì sul bus.

Riprendendo posto accanto al finestrino pensò di riaddormentarsi ma l’idea di poter aver un altro incubo la tenne sveglia nonostante la stanchezza. 

Un lampo squarciò il cielo: pioveva di nuovo.

In compenso era quasi arrivata a Coreto. Era questo il nome del luogo in cui era cresciuta: un posto che le era sempre stato stretto, un paese in cui la gente si nasconde dietro maschere fatte di cortesia, ma in cui le malelingue sguazzano, crescono e si moltiplicano crogiolandosi nella noia della quotidianità.

Quanti scheletri nell’ armadio nascondeva quel piccolo cumulo di case fra i monti? L’unica cosa che la rallegrava pensando a Coreto erano i vecchi amici e suo fratello: il suo odiato, quanto amato compagno di avventure, quello su cui aveva sempre potuto contare, quell’unica parte sana di famiglia.

-Signorina, o risponde o lo spegne!-, disse l’uomo canuto seduto di fianco a lei indicandole la borsa vistosamente innervosito dalla suoneria.

Prese il telefono: anonimo. Provò ad interrompere la chiamata più volte senza alcun successo e, così, fu costretta a vivisezionarlo per asportargli la batteria.

-Chiedo scusa…-, disse imbarazzata, con ormai l’intero entourage a fissarla.

*

La sgangherata stazione del paese si avvicinava.

Il telefono trillò nuovamente ma non ebbe bisogno di rispondere: questa volta era Michele.

Lo vedeva dal finestrino: era lì ad attenderla, in felpa e jeans strappati, stringendo in mano un grande e vecchio ombrello. Michele era arrivato in anticipo nella sua tipica tenuta da sono-stanco-morto. 

Il bus fermò nuovamente: tutto era proprio come la ricordava…murales più, murales meno.

Il portellone si aprì cigolante mentre i passeggeri assonnati e disorientati come bambini si preparavano a scendere. Laura fu l’ultima, scendendo si accese una sigaretta (era forse l’unico vizio a cui non avrebbe mai rinunciato) e andò verso il portabagagli in cerca della propria valigia.

-La valigia di una tredicenne.-, commentò sarcastico Michele alle sue spalle mentre lei cercava di estrarre il trolley rosa confetto dal portabagagli.

-Idiota…hai iniziato? -, gli rispose senza neanche voltarsi ma sorrideva e lui lo sapeva benissimo. 

Poi si diressero verso l’auto. Laura mise il bagaglio sul sedile posteriore della vecchia Marbella.

-Ma giri ancora con questo catorcio?-, gli chiese.

-Senti, la mia auto è dal meccanico e la vecchia Marbella di mamma è comoda in questi casi.-, disse quasi giustificandosi.

-Nervosetto?-, adorava punzecchiarlo.

Michele mise in moto l’auto che, tossendo, riuscì a partire.

Dove sono diretti Michele e Laura?

  • IN UFFICIO, MICHELE HA DIMENTICATO QUALCOSA (27%)
    27
  • ALLO STORICO BAR PER UN CAFFE' VELOCE (7%)
    7
  • "SEMPLICEMENTE" A CASA, CONOSCIAMO MEGLIO QUESTA FAMIGLIA (67%)
    67
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155 Commenti

  • Ciao NorahEmme, ho recuperato gli ultimi e ho votato “rimorso”. Perché “paura”, beh, fa sempre paura :). Mentre “odio” mi sa più di miccia iniziale che di finale. Peccato solo sia passato tanto tempo per questi capitoli finali, perché nel complesso mi sembra un racconto horror ben scritto ma mi sono inevitabilmente persa dettagli e emozioni che sarebbe stato meglio mantenere vivi con episodi più ravvicinati. Comunque brava, aspetto il finale.

  • Ciao, NorahEmme.
    Mi spiace, ti ho mandato in parità le opzioni, ma c’è tempo perché tornino a sbilanciarsi.
    Bel capitolo, molto ben reso il ricordo, brava.
    Ho votato per la paura, in fondo si tratta di un horror. 😉

    Alla prossima!

  • Ciao Norah!
    Letto tutto… sei veramente brava a lasciar crescere piano piano la tensione, disvelando qua e là le tessere del mistero. Mi piace il genere horror, anche perché i fantasmi sono spesso allegorie di traumi o di proprie angosce, dell’incapacita’ dei protagonisti di cambiare. E la famiglia è il teatro più naturale.
    Questo almeno è quello che penso io… :)). Bellissima lettura, ho votato per l’incubo, visto che ci sai fare :))
    Ciao!

  • Rieccomi, NorahEmme.
    Ho votato “un arrivo improvviso”.
    Una storia avvincente e molto ben raccontata. Un horror, un thriller, come tutti i racconti ben costruiti, spazia tra i generi. Mi piace molto. Una cosa non ho ben capito: quando Laura incontra Francesco, lui le dice che il fratello gli ha chiesto di rimuovere le radici e piantare un nuovo limone. Poi, però, se non ho capito male, sembra ostile all’idea. Ecco, questa è l’unica, piccola sbavatura che ho trovato in una storia davvero bella e scritta bene.
    Ciao, ti auguro un ottimo weekend

  • Ciao, Norah.
    Bentornata.
    Ho scelto un altro incubo. Devo essere sincera: non ricordo nulla di questo racconto, è passato troppo tempo. Però, il capito mi è piaciuto. Spaventosa la visione nell’oblò. Brava. Non mi piace “unghia” per il plurale, ma è poca cosa 😉,

    Alla prossima!

    • Ti ringrazio! Mi spiace per “unghia”, rileggendolo nel contesto non posso che darti ragione e non mo nasconderò etichettandolo come una svista. Ancora di più mi spiace che sia passato così tanto tempo ma fra lavoro, studio e un computer che mi abbandonava un giorno si e l’altro pure non mi è stato davvero possibile scrivere. Ora ne ho uno nuovo di zecca e tanto tempo libero, per cui votate e nella prossima settimana avrete un nuovo capitolo😊

  • Ciao Norah,
    bentornata. Devo confessarti che non ricordo molto della storia, ho riletto il penultimo capitolo per rientrarci e mi è tornato in mente qualcosa, ma non tutto. Spero non te ne avrai a male 🙂
    Ultimamente c’è un ritorno di storie, molti racconti sospesi sono stati ripresi e questo è un bene, solo non riesco a leggere tutto e ne risente la visione d’insieme. Tuttavia, il tuo è un bel racconto, ben scritto e interessante. Questo nuovo capitolo sul sogno, con l’onomatopico DIN DIN mi è piaciuto molto, hai uno stile chiaro ed evocativo. Aspetto il prossimo, tu non farci aspettare troppo, perfavore 🙂
    Alla prossima!
    p.s. ho votato “menzogne”

  • Ciao,
    sono appena approdata al tuo raconto, e ho letto tutti i capitoli di seguito. brava, bellissima ambientazione, belli i dialoghi e ben delineati i personaggi,
    Noto che non scrivi da un po’. Spero di poter leggere la continuazione di questo racconto.
    A presto e ancora complimenti!

  • Buonasera NorahEmme, in questi giorni mi sono letta Kitsune e l’ho trovato molto curioso, così ho cominciato a seguire questa tua seconda storia. Trovo che tu abbia fatto un salto di qualità, se posso permettermi di scriverlo. La tua narrazione è molto più sciolta e mi piace il modo in cui riesci ad alternare i momenti terrificanti e quelli più tranquilli 🙂
    Buona scrittura!

  • Ciao Norah.
    La tua storia unisce il mistero del giallo con l’ansia di nervosismo provocata da un buon
    racconto di paura.
    Sei proprio brava, non sempre le unioni di genere finiscono bene: spesso lo scrittore divaga troppo da una parte, mentre dovrebbe approfondire altre questioni, solo l’esperienza riesce a portare qualcosa di buono.
    Dici di essere una segretaria, perciò hai a che fare quotidianamente con le parole e frasi di tutti i generi e campi.
    Il tuo racconto mi ricorda lievemente Insomnia di Stephen King, e il tuo stile e il suo non sono poi così differenti.
    Però, dato che non manca molto alla conclusione della storia, ti consiglio di mettere più suspense tra una riga e l’altra, devi incuriosire ma spaventare, coinvolgere il lettore ma anche incutergli terrore.
    Comunque hai ancora quattro capitoli per farlo, per ciò non ti metto fretta.
    Se hai voglia di passare a leggere il mio racconto mi farebbe piacere.
    Ti seguo.

  • TORNEREMO AL MONDO ONIRICO…
    Sta virando nel giallo questo horror, mi piace 😉 il capitolo mi è piaciuto, soprattutto la parte conclusiva con lo scambio di battute tra le due donne, molto realistico grazie al dialetto dell’anziana. Condivido, però, il commento di Paul, avresti potuto creare più suspense nell’introdurre il personaggio, giocare sul dubbio che fosse reale.
    Ciao Nora, a presto.

  • E’ un peccato sprecare con mezza frase il fatto che la vecchia fosse la stessa del sogno sul pullman (ammesso che si riferisse a quel sogno). Ci avrei giocato di più sopra. Magari l’avrei suggerito mediante la descrizione della donna e soffermandomi su un dettaglio che la accomunasse con la sua versione onirica, senza svelarlo esplicitamente ma lasciando al pubblico la possibilità di arrivarci da solo. Non lascerei da parte il mondo onirico. Ormai deve diventare una parte fondamentale della storia, altrimenti tutto il primo capitolo risulterebbe pressochè inutile 😀

  • Cuao Norah, bentornata!! Aspettavo da un po un tuo nuovo capitolo, e vedo che questo ha introdotto molte novità. Da questo punto di vista l’ho trovato molto interessante, anche se ad essere sincera, rispetto ai precedenti per me è risultato meno scorrevole. Hsi abbondato un po troppo coi gerundi, ad esempio. ..
    per il prossimo direi che sta tutto sitto i nostri piedi…mi ha incuriosito 🙂
    Buona serata!
    Ps: ho pubblicato un nuovo episodio anch’io e mi farebbe piacere se mi dessi un tuo parere 🙂

  • A mio parere hai dato troppo spazio al viaggio, a discapito di una più approfondita contestualizzazione della storia principale. Non dai tempo al lettore di abituarsi alla nuova realtà della protagonista (la casa) che già succede qualcosa. Capisco l’esigenza di affrettare gli eventi causa il limite dei 10 capitoli, ma scalettando meglio gli eventi e, soprattutto, minimizzandoli all’essenziale, riusciresti a dare i tempi giusti. Ad esempio, la tensione tra Laura e il padre arriva all’apice troppo presto. Io avrei optato per un crescendo in parallelo al crescendo degli eventi paranormali di cui Laura è vittima. Si vede troppo e troppo presto.

  • Ciao Norah,
    io ho optato per un ex, anche se forse così mettiamo altra carne al fuoco….
    Sono contenta di aver trovato il tuo racconto tra gli horror (un genere che amo molto) perché è tra i più interessanti che ho letto finora.
    Hai la capacità di tratteggiare ambienti e personaggi con grandi sfumature, attirando ilettore nella storia proprio come se fosse lì. Bellissimo il particolare della ragazza sul soffitto, mi ha ricordato The Grudge ( grande horror!).
    Buon fine settimana!

  • L’incipit è la parte migliore. Descritta molto bene fini nei minimi dettagli, è stato come vedere la scena di un film. La creatura nell’angolo mi ha fatto addirittura più paura della scena nella quale la vediamo distintamente. A volte sono le cose che percepiamo e non vediamo a spaventarci di più. Per la scelta, io credo che si rivolgerà a un ex. C’è sempre un filo sottile che ci lega alle persone cha abbiamo amato. Anche se sono state pessime con noi, hanno fatto comunque parte della nostra vita, ci conoscono, non saranno mai degli estranei. A presto Nora e complimenti per il brano.

  • Grazie a tutti voi per aver commentato e votato!
    Purtroppo non sono riuscita a rispondervi uno per uno come faccio di solito, ma vi ho letto tutti ed ho apprezzato ogni riga 🙂
    Spero tanto che questo capitolo vi piaccia ed anche che vi terrorizzi un pochino…non troppo altrimenti poi chi mi vota più?! XD
    Faccio un giro fra le vostre storie: a rileggervi tutti!
    PS: esatto Cinzia! I pedalini non sono altro che i fantasmini (calzini) 😀

  • Ho scelto anch’io la camera, anche se ero tentata dal pronto soccorso che però avrebbe fatto perdere troppo tempo prezioso e tutto sommato non era utile alla storia. Bella l’immagine della tazza di Ines ormai inservibile che pendeva sul lavello. Ho trovato qualcosa di struggente e qualcosa di macabro. Un bel mix. A rileggerti.

  • Ciao Norah, è la prima volta che ti leggo e spero di farlo ancora, fino all’ultimo capitolo.
    Apprezzo molto il tuo stile oltre che il lessico che utilizzi, potresti limitare un po’ l’uso degli aggettivi, nonostante ciò trovo che tu sappia sceglierli con cura, le tue descrizioni sono tutt’altro che banali.
    Al momento mi sembra che la situazione sia ancora piuttosto tranquilla, nonostante l’escalation nel confronto verbale con il padre, attendo il capitolo successivo.

  • Ciao Norah,
    questo capitolo mi è piaciuto davvero molto, sia per la scrittura scorrevole, che per quei particolari che hanno arricchito delle scene molto palpitanti (l’asciugamano sbiadito, la tazza della madre, il corpo a marcire. ..un vero colpo nello stomaco quello…) …per il prossimo ho votato vialetto di casa. ..l’opzione più singolare 🙂
    Ciao, Cinzia

    Ps: ma che sono i pedalini? Calzini?

  • In camera sua…
    Wow, capitolo stupendo: la tensione tra padre e figlia cresce; i ricordi si mescolano alla realtà, sconvolgendola completamente; i rimorsi e i rimpianti si rincorrono in una folle corsa… e tu sai usare molto bene la tecnica dello show don’t tell 😉
    L’unica cosa che modificherei è quel “inciso su” con “inciso sopra”, penso suoni meglio.
    Ciao 🙂

  • Ciao a tutti voi che capiterete da queste parti!
    Nello scorso episodio avevano vinto i ricordi ma dato che molti di voi spingevano per il possibile litigio ho provato a non deludere nessuno.
    Buona lettura e, come sempre, fatemi sapere quali sono le vostre impressioni e se il capitolo vi è piaciuto (o anche no)! 😉

  • Parto questo commento facendoti i miei più sinceri complimenti.

    Il testo è scritto veramente bene, sintassi, grammatica, figure poetiche (vivisezionare il telefono…. è bellissima quella frase)…mi piace veramente molto questa storia, seguo interessato all’evoluzione di questi testo. Per ora tutto è calmo però non voglio perdermi nulla 🙂

    Complimenti ancora

  • Perdonami l’attesa, ero convinta di aver già commentato la tua storia, invece scorrendo la pagina mi rendo conto che non è così. Probabilmente ne ero convinta perchè l’avevo già letta. Mi riscatto subito: voto per i ricordi. Hanno sempre quel sapore vago di tristezza, e solitamente portano in due strade: armonia, per i bei momenti risvegliati dalla voce, oppure ai litigi, perchè spesso e volentieri i ricordi sono caratterizzati da rancori seppelliti e battaglie lasciate a metà, e sarebbero anche le altre due opzioni messe a disposizione. Quindi mi sento di stare nel mezzo scegliendo i ricordi. Detto questo, mi sono piaciuti moltissimo tutti e tre i capitoli, ed attendo con ansia il seguito 🙂

  • Ciao Norah,
    io dico ricordi, in questo caso credo che saranno malinconicamente evocativi.
    Altro capitolo dalle descrizioni molto vivide: l’unico appunto che posso farti è l’uso del presente ad un certo punto della narrazione….a me stona sempre un pò il passaggio da un tempo ad un altro, sorry 😉
    Per il resto episodio coinvolgente e…grazie per la lezione di botanica 😉
    Condivido un pò l’osservazione di LittleRedOwl sul fatto che sia comprensibile che il padre abbia voluto abbattere una pianta legata ad un ricordo così doloroso.
    Comunque le dinamiche di questa famiglia sono ancora tutte da scoprire, e quindi…alla prossima!

    • Ciao Cinzia e grazie per essere tornata a trovarmi!
      Sul passaggio da un tempo all’altro devo darti ragione: non ero molto convinta neanche io di questa scelta ma ho voluto tentare. In ogni caso non accadrà più perché, come hai detto tu, stona!
      Questa faccenda dell’albero mi ucciderà, comunque giuro che ha una sua logica ?

  • La tensione, a volte, è solo il preludio di un furioso litigio. Tra Laura e il padre c’è qualcosa, è chiaro, e l’accenno alla scomparsa della madre è probabilmente il fulcro.
    Altro bel capitolo, vediamo se questa tensione riuscirà a stemperarsi o se invece aumenterà.
    Ciao e a presto 🙂

  • Parola d’ordine… armonia! Il litigio, date le premesse, mi pare troppo scontato, i ricordi rallentano troppo il ritmo, almeno in questo stadio…
    Francamente la scelta del padre di abbattere l’albero a cui la moglie si è impiccata non mi pare proprio così folle. Voglio dire, mi pare comunque un simbolo sgradevole, qualcosa che difficilmente si potrebbe coltivare con amore. Non sono sicura che l’attaccamento che la nostra protagonista sembra provare per quella pianta non sia vagamente morboso…
    Sono curiosa di capire qualcosa di più delle logiche di questa famiglia.
    Ps. con che velocità cresce una pianta di limoni?

    • Il limone in questo caso a lei ricorda un momento felice in famiglia, mentre il padre, sopraffatto dall’alcol, lo demonizza: sono semplicemente diversi punti di vista. Proprio come identificare un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno!
      Comunque un albero di limone cresce 20 cm all’anno ed arriva a misurare anche 7 metri d’altezza (poi dipende dal tipo di limone: il mio quattrostagioni non arriva neanche a un metro e venti, ma è una sua caratteristica), solitamente vengono venduti già alti intorno al metro e mezzo per essere piantati in giardino. Se lo hanno piantato quando aveva cinque anni, ed in questo racconto la protagonista ne ha approssimativamente 28, quanto sarà alto il limone? Corso di giardinaggio gratuito!

  • Ciao, direi a casa… Mi sembra il posto più naturale verso cui dirigersi.
    Non sono ben riuscita a raffigurarmi il posto in cui si svolge la storia, anche se le descrizioni sono indubbiamente ben fatte… Forse perché io stessa vivo in un paesino e mi viene automatico fare i confronti con la mia realtà e quella raccontata da te.
    L’ horror non è il mio genere prediletto, ma una storia ben scritta invoglia certamente alla lettura… Passerò ancora da queste parti! Alla prossima!

    • Ciao gufetto rosso, grazie per aver votato e commentato!
      Comunque il paesino ancora non lo abbiamo visto nei capitoli, stazione dei bus a parte, ma se ti sei persa fra le mie parole proverò a fare chiarezza: la storia si svolge in autobus per il primo capitolo, mentre per il secondo vediamo come scenario l’autogrill, di nuovo il bus ed infine si arriva alla stazione del paese. Mi dispiace se lo hai trovato confuso!
      Coreto ovviamente non esiste ma nei prossimi capitoli lo renderò il più vero possibile e vivendo in un piccolo paese anch’io credo di avere non pochi spunti per farlo ?
      Alla prossima cara!

  • Ciao Norah,
    mi fa piacere leggere un horror, mi piacciono gli horror, e trovo interessante il tuo titolo 🙂
    Ho apprezzato le tue descrizioni molto vivide e sono curiosa di sapere cosa ci riserverai…intanto dico casa..cosa c’è di meglio con un tempo da lupo, dopo un lungo viaggio e un incubo a occhi aperti?? A presto!!!

    • Ciao Cinzia e grazie per il voto, ma soprattutto grazie per aver commentato! Leggere le vostre idee e opinioni è motivante, sapere che il mio stile colpisce per le descrizioni lo è ancora di più?
      L’opzione della casa momentaneamente vince su tutte, quindi non ti resta che attendere il prossimo capitolo per sapere se ci saranno altre apparizioni della nostra “amica”!
      A presto?

  • A casa.. almeno così farei io…
    Sarò sincero, l immagine di quella vecchia mi accompagnerà per molte notti.. hai reso molto bene l idea dell orrore che può generare l assurdo… Ed è una cosa che mi fa venire i brividi.. brava.. attendo il seguito…
    Ciao

  • Dopo un simile viaggio, credo che Laura voglia solo andare a casa. Molto realistico il “rapporto” tra i due fratelli, punzecchiature a non finire ma un grande amore. Michele ha nominato la mamma parlando della macchina; c’è ancora? è morta? esiste anche un padre? E allora conosciamola questa famiglia.
    Ciao e a presto 🙂

  • Bellissimo anche questo secondo capitolo. Descrivi in modo molto chiaro, mi piace molto il tuo stile. Sicuramente li dobbiamo conoscere meglio, però per me potrebbero passare dall’ufficio di Michele. Magari, mentre lui sale in ufficio, lei potrebbe rivedere la dolce ma terribile nonnetta dell’autobus 😉

  • Rieccomi, NorahEmme. Ho votato per i fratelli, vorrei che rimanesse sull’autobus quindi niente autostop e la solitudine mi fa paura 😀 😀
    Proprio un bell’incipit: immagini vivide, rese molto bene, non hai aspettato una riga per entrare nel cuore dell’horror 😀
    Mi è piaciuto soprattutto il fatto che all’inizio hai descritto una situazione molto comune (almeno per i pendolari): la pioggia sui finestrini, la tappezzeria damascata (eh, sì, la conosco bene!), così che mi sono sentito in un ambiente familiare. A questo punto, l’orrore!
    Bello!
    Ciao, ti auguro un sacco di ottimi giorni

    • Ciao Erri, è davvero un piacere accoglierti fra i lettori del mio umile racconto!
      Ti ringrazio per aver votato, per il complimento e per aver apprezzato le descrizioni di questo primo “orrido” capitolo: facendo anche io parte del clan dei pendolari, non potevo fare a meno di descrivere la noiosa routine del viaggio e la lieve nostalgia che si ha per casa 😀
      Spero davvero di poterti sorprendere anche con il prossimo capitolo!
      A presto ed auguro un sacco di ottimi giorni anche a te! 😀

    • Ciao Danio,
      dopo aver letto la tua storia mi sento onorata di questo commento!
      Grazie per aver votato e soprattutto mi fa davvero piacere leggere la tua opinione su un personaggio che spero di caratterizzare al meglio: per ora non posso sbilanciarmi nè fare troppe promesse ma spero di non deluderti! 😉
      Alla prossima 😀

    • Ciao Basilissa,
      grazie per aver votato e grazie le belle parole! Leggere commenti come il tuo mi rende davvero felice anche se credo di avere ancora tanto da imparare: molte cose le ho capite solo grazie a questo sito, alle persone meravigliose e piene di fantasia che lo popolano, alle storie altrui e, soprattutto, alle critiche e penso di poter dare ancora di più col tempo!
      Tornando alla storia, di scheletri ne vedremo non pochi…fuori e dentro gli armadi! Spero di non deluderti…
      Alla prossima! 😀

    • Ciao Befana (spero non risulti come un’offesa XD)!
      Grazie per aver votato, comunque capisco che possa essere un inizio un po’ movimentato ma è solo il primo capitolo di una storia e non di un’antologia…
      Momentaneamente due opzioni sono alla pari quindi aspetterò ancora un po’ prima di scrivere il secondo capitolo 😀

  • Impazzisco sempre per il tuo stile descrittivo, gli odori, i suoni, i colori, prendono tutti forma concreta nella mia mente. Mi incuriosisce la storia, perché laura sta facendo ritorno al suo paese? La signora anziana è stata davvero un brutto sogno? Ho votato fratelli.
    Spero di leggere subito un altro capitolo, a presto!

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