Parasite

Arath

La’ika era una Arath.

Apparteneva ad una stirpe antica, secolare, nata forse ancora prima del suo stesso pianeta; Va’a’yl. 

Le Arath si erano macchiate di crimini orrendi; Omicidi, malvagità e veri e propri stermini erano stati portati avanti dalla sua razza. Senza un vero e proprio scopo, per molto tempo si divertirono così, mosse, forse, da un sentimento talmente forte verso la loro razza che faceva sognare loro un mondo privo di “Parassiti”, così come venivano definiti gli abitanti di Va’a’yl. 

Proprio per questo, forse, si erano guadagnate il rispetto che ogni essere vivente riservava loro. Superiori perfino alle decisioni del sovrano, la Stella, nessuno osava contraddirle. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di incrociare il loro sguardo, ogni abitante del pianeta evitava i loro percorsi abitudinari e i loro strani giacigli, così come mai a nessuno fu mai permesso di sfiorarne, anche solo per errore, la ruvida pelle o i capelli corvini. Pena, la morte. 

Le Arath erano così; nessuna tortura, nessuna decisione lenta. Tutto in loro era fulmineo e improvviso. Non seguivano nessuno schema, non erano in grado di contemplare altre possibilità se non quella dettata dal loro istinto. Sotto molti aspetti, non si erano davvero del tutto sviluppate. Molti degli abitanti pensavano che, addirittura,  non fossero in grado di comprendere o provare delle vere e proprie emozioni se non il desiderio compulsivo di cacciare.

Le loro abitudini erano molto diverse da quelle dei reietti. Essendo creature notturne si erano dovute adattare ai loro ritmi, vivendo di giorno e riposandosi alla notte. Confondendosi tra i comuni, anche il loro aspetto stava mutando; La loro pelle diventava ogni giorno più secca e rozza, indurendosi per via del sole, il loro colorito si andava scurendo e le loro pupille si stavano pian piano restringendo. La luce solare le indeboliva, erano più vulnerabili. Qualcuno aveva addirittura provato ad approfittare di questa loro debolezza, cercando di eliminarne una, ma il corpo del povero coraggioso non fu più ritrovato e, da quel momento, ogni tentativo di resistenza fu vano.

La’ika era una di loro. Da molti anni, circa 300, il suo ciclo vitale era sempre lo stesso; Si risvegliava dal suo sonno, cominciava il suo giro di ronda diurno e, non appena completato, ritornava nel suo bozzolo. Molte volte era costretta ad eliminare qualche trasgressore; Un reietto che non si era presentato in orario al cospetto della Stella, una donna troppo stanca per lavorare, un cucciolo di un comune colto a rubare un frutto. Eseguiva gli ordini con lucidità e freddezza, qualsiasi cosa era ormai un’abitudine; Da quando aveva memoria, niente, nessun omicidio o “caccia”, come veniva definita dalla sua razza, la aveva mai toccata o intristita. Le Arath non sapevano cosa fosse la tristezza.

Molte volte si chiese se quello fosse un giusto modo di vivere. Se, in effetti, l’unica cosa che la sua razza concepisse fosse la violenza. Ma in un mondo come quello, dove regnava il caos e il disordine, non aveva molto tempo per pensare. Anche La’ika si limitò, ben presto, a seguire gli ordini della Stella.

Anche quella mattina, La’ika si destò dal suo sonno; Si liberò dal bozzolo che accompagnava le sue notti e cominciò sin da subito la sua ronda.

Quella mattina, Va’a’yl, era particolarmente bella; La natura cresceva rigogliosa sotto il sole caldo e accogliente, così come i particolari frutti che pendevano dagli alberi, rossi e succosi. I volatili pigolavano tranquilli nei loro nidi, e il torrente che La’ika seguiva ogni giorno era cristallino e pieno di vita. Si fermò per un attimo, rapita dalla sua curiosità felina, intenta ad osservare quello che sembrava un piccolo pesce incastrato in un ammasso di rametti. La creatura si liberò ben presto, e l’attenzione di La’ika si concentrò sulla sua stessa figura; Era alta, altissima, molto più di un semplice reietto o di un comune. La sua pelle risplendeva di piccoli puntini luminosi e, violacea com’era creava un forte contrasto, quasi stonato, con i suoi occhi grandi e gialli, le pupille strette e nere. I suoi capelli nerissimi scendevano lungo la schiena, intrecciati finemente. Se guardavi da vicino, potevi addirittura scorgere qualche ciocca più chiara, bruciata dal sole. Seminuda, come ogni Arath, indossava solamente un reggipetto in metallo che scendeva lungo tutto il suo torace, creando fiabeschi ghirigori e lasciandole scoperte le gambe. Le sue mani, grandi e dalle dita affusolate, terminavano in lunghissime unghie, affilate più di una lama. Era una creatura bella, bellissima. 

La’ika si perse a far ondeggiare i capelli, muovendoli di qua e di là, ammirando il suo stesso riflesso. Le Arath erano creature molto vanitose, piene di sè.

La quiete di quella mattina si interruppe ben presto, però; qualcosa, alle sue spalle, passò di gran corsa. 

Come continuerà la giornata di La'ika?

  • Chi stava correndo sbatte contro di lei (33%)
    33
  • Continua ad osservare se stessa nel torrente (17%)
    17
  • Segue velocemente chi stava correndo dietro di lei (50%)
    50
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16 Commenti

  • Gran bella storia, i miei più sinceri complimenti!
    Mi è piaciuto molto questo ritmo così trascinante, soprattutto perché riesce a coinvolgerti appieno nella lettura. E questa non è una cosa da tutti.
    Ci sono infatti certi racconti con la narrazione molto aggrovigliata e per capirli bisogna rileggerli più volte.
    Qui invece il racconto procede a ritmo incalzante, pieno di descrizioni e di eventi che ti portano in una realtà fantasy che in questi due capitoli è ancora poco chiara. Apprezzo questa scelta, poiché il contesto è sì sfumato, ma tale decisione sembra apposta presa per descrivere i personaggi. Da questi due capitoli lasci ben intuire che c’è un mistero che avvolge questo mondo, a me infatti pare che sia già successo qualcosa di grosso. S
    pero che i luoghi che andrai a descrivere possano ancora di più rendere questa trama affascinante, poiché i tuoi personaggi già c’è l’hanno un’anima. È anche vero che la descrizione di questi ultimi è molto superficiale, ma riesci sin da subito a capire che questa scelta non è lasciata lì al caso.
    In particolare, mi è piaciuto molto come hai deciso di raccontare chi sono attraverso le loro azioni, aggiungendo ovviamente una breve nota del loro passato e qualche piccola descrizione.
    Poi ti viene da chiederti chi siano questi “parassiti”… Certo, tu lo hai specificato sin dal primo capitolo, ma la descrizione introduttiva lascia intendere tutt’altro. Come se questa nozione fosse stata obbligata da qualcun altro che sia il vero parassita.
    Adesso ti comunico la mia scelta: non avendo potuto votare il primo capitolo, nel secondo ho selezionato quella dove La’ika trova Aaron. Sono sicura che questi due personaggi hanno molto in comune, uno è un (come dici tu) reietto che sfugge della sua realtà per sopravvivere e l’altra non si sente pienamente parte del suo gruppo perché diversa. Entrambi rompono gli schemi, e questo potrebbe essere la chiave per far comunicare i due.
    Detto questo, spero che tu possa aggiornare presto… Mi è piaciuta questa storia!
    Un saluto,
    Fant

    • Grazie mille, questi pensieri mi riempono davvero. Non è facile che qualcuno si interessi così ad una “storiella” appena nata 🙂
      Per vari motivi ho smesso completamente di pensare a questo “libro”, spero di ricominciare a scrivere a breve!

  • All’inizio dell’episodio, credevo che avessi ignorato l’opzione vincente dell’incipit (che, tra l’altro, ho anche votato) e che fossi partita per la tangenziale. Poi mi sono ricreduto con la conclusione. 🙂

    Aaron è ancora stanco ed ha un braccio rotto: l’unica soluzione è che venga catturato da La’ika. 🙂

  • Ciao Nannachi! Ho trovato la tua storia in tempo per seguirla dall’inizio. L’incipit mi ha catturato, è davvero di grande effetto 🙂 Ho votato per un incontro-scontro, forse un classico, ma… è la soluzione ad avermi attratto di più, anche se ammetto di essere stata indecisa fino all’ultimo sulla prima e l’ultima. Alla prossima!

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