Parasite

Dove eravamo rimasti?

Come continuerà la giornata di La'ika? Segue velocemente chi stava correndo dietro di lei (50%)

Parte due

“Se non sei veloce, puoi considerarti morto.”- non faceva altro che ripetere a chiunque incontrasse. Si era trovato moltissime volte in situazioni difficili, in cui la sua unica ancora di salvezza si era rivelata la sua grandiosa capacità nella corsa. Molto più veloce di qualsiasi ragazzo della sua età, Aaron veniva ammirato tra i più piccoli proprio per questo.
Tra i reietti, i parassiti o comuni, come venivano chiamati dalle terribili Arath, Aaron era un punto fermo. Nonostante vantasse di aver commesso parecchi crimini, trasgredito tantissime regole e messo a repentaglio molti e la sua stessa vita, ogni problema o domanda veniva posto alla sua attenzione. Che fosse un bambino in difficoltà, o che ci fosse da rubare qualcosa dalle grinfie delle Arath, lui era sempre in prima linea.
Alcuni pensavano che fosse un temerario, coraggioso come pochi. In realtà però, aveva ben altre ragioni.
-“Aaron! Aron!! Ehi? Ascoltami!” – strillava un bimbetto dai capelli neri come il carbone e gli occhi grandi, fiduciosi.
-“Luke? Cosa c’è? Cosa ti prende?”- Rispose Aaron, col suo solito sorriso beffardo.
-“Voglio essere veloce come te, da grande!”

Aaron scosse via un ciuffo ribelle che continuava a sobbalzare sulla sua fronte con un rapido movimento del volto, scacciando via ogni pensiero. Accellerò la corsa; riusciva a sentire il vento ronzargli con forza nelle orecchie, fin dentro al cranio, provocandogli delle fastidiose pulsazioni ai lati delle tempie. Tutto intorno a lui era sfocato, la vegetazione e gli alberi intorno avevano assunto dei contorni incerti, tremolanti. Il cinguettare degli uccelli diventava via via più lontano.
“Prendetelo!” – Un gruppo di due o tre Arath lo stavano inseguendo da più di venti minuti, ormai. Le gambe di un semplice Comune non avrebbero retto ancora per molto. Le Arath, invece, potevano correre per chilometri e chilometri senza mai sentire il bisogno di riposarsi.
-“Accidenti…”- Aaron prese un boccone d’aria, sentendolo strozzarsi poco sotto il suo petto, causandogli una fastidiosa fitta ai polmoni. Accellerò ulteriormente il passo, i piedi scalzi erano letteralmente in fiamme. I muscoli delle gambe stavano per cedere e le tre dietro di lui erano pericolosamente vicine.
“Reietto! Fermati! E’ un’ordine!” – Sibilò la Arath in testa al gruppo.
“Avanti amiche mie” – Aaron diede due piccoli colpetti alle sue gambe – “Non abbandonatemi proprio ora”.
Con quello che sarebbe dovuto essere un urlo, ma che si rivelò uno strillo strozzato, Aaron cambio repentinamente direzione. Andava troppo veloce per rendersi conto dell’errore; sotto i suoi piedi, un burrone scendeva giù per una decina di metri.
“No… NO NO!” – Scivolò giù dal dirupo, creando capriole e strane coreografie per aria. Nella sua tasca destra, c’era il suo prezioso bottino, non si sarebbe mai perdonato di averlo perso. Lo strinse con tutte le sue forze e, colpendo in pieno un masso durante la caduta, qualcosa fece un sonoro Crack.
Alla fine del suo scivolone, si ritrovò con il volto completamente sommerso dentro un fiumiciattolo. Ancora prima di riemergere, toccò la sua tasca; era intatta e, alzandosi di colpo, capì a cosa era dovuto quel rumore sinistro. Il suo braccio aveva assunto una posizione del tutto inusuale, ritorcendosi verso l’interno.
“Reietto!” – Le Arath lo osservavano dal precipizio. Una di loro cominciò un’agile discesa, per poi, ad un cenno della loro capo gruppo, fermarsi, indispettita. La loro pelle riluceva sotto la luce intensa del sole. Su Va’a’yl non pioveva da mesi, ormai.
Aaron tirò un sospiro di sollievo e strinse a se il braccio. Chiunque lo avesse visto per la prima volta, avrebbe giudicato la scena piuttosto comica: Un ragazzo visivamente provato che barcollava stringendosi al petto il braccio contorto, una mano in tasca, vestito di stracci, a piedi nudi e zuppo dal collo in su.
In ogni caso, se quelle tre avessero deciso di seguirlo nuovamente, nessuno lo avrebbe aiutato. Con un ultimo disperato tentativo, e noncurante del dolore, ricominciò la sua intrepida corsa e, per sua fortuna, il torrente portava dritto ai centri abitati. Decise però di addentrarsi nella vegetazione più fitta, per evitare di esser notato.
La mattina era ormai inoltrata e il sole cominciava a bruciare intensamente; si chiese se, quello che aveva intravisto con la coda dell’occhio, era la realtà o un’allucinazione dovuta alla stanchezza e al caldo che gli faceva ribollire il cervello.
“Oh no…” –
Una Arath era intenta a specchiarsi nelle acque del torrente a pochi passi dai piedi di Aaron. Come ipnotizzato, la osservò mentre dondolava il suo capo, facendo oscillare i capelli, scurissimi.
“Idiota, riprenditi.” – Ricominciò la sua folle corsa, facendo scricchiolare le foglie secche sotto i suoi piedi. In cuor suo, pregava che la Arath non si fosse accorta della sua presenza.

****
La’ika si girò di scatto, facendo rotolare qualche sassolino nel torrente ai suoi piedi.  Cominciò la sua corsa, abile come una cacciatrice

Quale sarà il destino di Aaron?

  • Le tre Arath tornano in azione (0%)
    0
  • La'ika lo catturerà (90%)
    90
  • Riuscirà a passare inosservato (10%)
    10
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16 Commenti

  • Gran bella storia, i miei più sinceri complimenti!
    Mi è piaciuto molto questo ritmo così trascinante, soprattutto perché riesce a coinvolgerti appieno nella lettura. E questa non è una cosa da tutti.
    Ci sono infatti certi racconti con la narrazione molto aggrovigliata e per capirli bisogna rileggerli più volte.
    Qui invece il racconto procede a ritmo incalzante, pieno di descrizioni e di eventi che ti portano in una realtà fantasy che in questi due capitoli è ancora poco chiara. Apprezzo questa scelta, poiché il contesto è sì sfumato, ma tale decisione sembra apposta presa per descrivere i personaggi. Da questi due capitoli lasci ben intuire che c’è un mistero che avvolge questo mondo, a me infatti pare che sia già successo qualcosa di grosso. S
    pero che i luoghi che andrai a descrivere possano ancora di più rendere questa trama affascinante, poiché i tuoi personaggi già c’è l’hanno un’anima. È anche vero che la descrizione di questi ultimi è molto superficiale, ma riesci sin da subito a capire che questa scelta non è lasciata lì al caso.
    In particolare, mi è piaciuto molto come hai deciso di raccontare chi sono attraverso le loro azioni, aggiungendo ovviamente una breve nota del loro passato e qualche piccola descrizione.
    Poi ti viene da chiederti chi siano questi “parassiti”… Certo, tu lo hai specificato sin dal primo capitolo, ma la descrizione introduttiva lascia intendere tutt’altro. Come se questa nozione fosse stata obbligata da qualcun altro che sia il vero parassita.
    Adesso ti comunico la mia scelta: non avendo potuto votare il primo capitolo, nel secondo ho selezionato quella dove La’ika trova Aaron. Sono sicura che questi due personaggi hanno molto in comune, uno è un (come dici tu) reietto che sfugge della sua realtà per sopravvivere e l’altra non si sente pienamente parte del suo gruppo perché diversa. Entrambi rompono gli schemi, e questo potrebbe essere la chiave per far comunicare i due.
    Detto questo, spero che tu possa aggiornare presto… Mi è piaciuta questa storia!
    Un saluto,
    Fant

    • Grazie mille, questi pensieri mi riempono davvero. Non è facile che qualcuno si interessi così ad una “storiella” appena nata 🙂
      Per vari motivi ho smesso completamente di pensare a questo “libro”, spero di ricominciare a scrivere a breve!

  • All’inizio dell’episodio, credevo che avessi ignorato l’opzione vincente dell’incipit (che, tra l’altro, ho anche votato) e che fossi partita per la tangenziale. Poi mi sono ricreduto con la conclusione. 🙂

    Aaron è ancora stanco ed ha un braccio rotto: l’unica soluzione è che venga catturato da La’ika. 🙂

  • Ciao Nannachi! Ho trovato la tua storia in tempo per seguirla dall’inizio. L’incipit mi ha catturato, è davvero di grande effetto 🙂 Ho votato per un incontro-scontro, forse un classico, ma… è la soluzione ad avermi attratto di più, anche se ammetto di essere stata indecisa fino all’ultimo sulla prima e l’ultima. Alla prossima!

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