Ritorno a Sundial Bridge

Dove eravamo rimasti?

Per il prossimo capitolo, scegliere un fiore tra… Libro (58%)

Solo ciò che è necessario è pesante, solo ciò che pesa ha valore (Milan Kundera)

Dalla telefonata con Noah le ore sono passate con una rapidità sorprendente ed ora sono qui, seduta nella sua cucina. Un’altra volta. L’idea di una cena al ristorante l’ha scartata quasi subito, non ci sarebbe stata privacy ha detto. E lui vuole che ci conosciamo, perciò eccomi qua. Mi sento come una scolaretta il primo giorno di scuola, in attesa che il maestro le spieghi cosa fare.

«Gli occhi fissi al di là del cortile sul muro della casa di fronte, proprio come Tomàš.»

«Chi?» chiedo, spostando lo sguardo dalla finestra al mio interlocutore. Indossa un paio di jeans scuri a vita bassa che gli stanno un incanto, una maglia bianca con lo scollo a V che mostra un ritaglio del suo torace glabro. Ed è scalzo. Ha messo via le scarpe non appena siamo entrati in casa, dopo avermi chiesto il permesso. Temeva che non lo avrei gradito. Lui non sa che, a piedi nudi, è tremendamente sexy.

«Uno dei protagonisti de “L’insostenibile leggerezza dell’essere”» ribatte Noah, porgendomi una copia del libro. «Come lui, ti starai chiedendo se è meglio stare con me o rimanere sola». Aggira il bancone della penisola e viene a sedersi accanto a me. «Non esiste alcun modo di stabilire quale decisione sia la migliore, perché quello che avviene soltanto una volta è come se non fosse mai avvenuto.»

Mi chiedo se ne abbia citato un verso. È un libro che ho letto, ai tempi del liceo. Non ne ricordo un granché. «Mi stai dicendo che devo cogliere l’attimo?»

«Non lo dico io» mi strizza l’occhio, sornione. «Ma Kundera.»

Veramente lo diceva Orazio, molto tempo prima.

«Sai, quando ti sei addormentata nel mio letto, ho passato la notte a pensare a come mi sarei sentito quando te ne saresti andata». Mi guarda ammaliato, come in estasi davanti ad un dipinto. Non ricordo di essere mai stata guardata così da qualcuno, nemmeno da Giorgio. «Un’insostenibile leggerezza, ecco quello che ho provato». Gli occhi fissi sui miei. È un luccichio quello che vedo? «Quando andavo via dall’appartamento di una cliente, tornavo ad essere libero. Una sensazione straordinaria: nessun legame uguale nessuna responsabilità.»

«Sei sempre stato di quest’idea?»

«No» sospira, come per assolvere la coscienza. «Dopo il divorzio da mia moglie, ho lasciato Sacramento e mi sono trasferito qui con Nathan. Mi sono ripromesso di lasciar perdere l’amore e di dedicarmi solo a quelle che Tomàš definisce “amicizie erotiche”». Smette di parlare, ma non distoglie lo sguardo da me.

«E come mai?»

«Quando ti senti tradito, non credi più a niente». Posa la sua mano sulla mia e quel gesto così spontaneo smuove qualcosa in me.

Mi sembra di avere di nuovo vent’anni: quando il cuore ti frulla nel petto e ti chiedi cosa sia; quando ti basta uno sguardo o una carezza per farti perdere il controllo; quando le domande sono superflue e vivi il momento come fosse l’ultimo.

Incrocia le sue dita alle mie, le stringe forte. Sono calde e quel calore mi pervade con piccole scosse.

«Era malata e non me l’ha detto, perché ci stavamo separando. Non voleva la mia compassione, così era scritto nella lettera che mi ha fatto pervenire la madre dopo la sua morte». La sua bocca si richiude. Lo sguardo fisso sulle nostre mani intrecciate, mentre il mio è fermo su di lui.

Che angoscia. In questi casi non so mai cosa fare, temo sempre di dire la cosa sbagliata e finisco per restare in silenzio.

All’improvviso, torna a guardare me e mi sorride. Ecco l’appiglio che cercavo. «Perché vi siete lasciati?»

«Il classico dei cliché: mi ha tradito con il mio migliore amico» ride, sprezzante. «Non so ancora se essere arrabbiato con lei per avermi tradito o avermi tenuto nascosta la malattia.»

«Non esiste classifica che tenga, in questi casi.»

«Sì, lo penso anch’io». Lascia andare la mia mano e mi afferra per i fianchi. L’attimo dopo sono stretta a lui. No, avvinghiata è più appropriato. Mi sudano le mani e il cuore sembra impazzito: un ECG traccerebbe un’onda anomala, in questo momento. «Ma sono pronto a rimettermi in gioco per te» sostiene, tornando serio. «Se lo vuoi anche tu.»

Questa è un’altra di quelle circostanze in cui le parole fanno le valigie, aprono la finestra e preferiscono suicidarsi piuttosto che formulare qualcosa di sensato. Ma perché capitano tutte a me?

«Ti ho lasciata senza parole?». Sguaina il sorrisetto impertinente del suo repertorio oramai consolidato.

Ho paura di sapere cosa gli stia passando per la testa in questo momento, quindi cerco di buttarla sul ridere. «No, scherzi? È che quando le cerco, le parole giocano a nascondino. Sai come…»

No, questa volta si sono completamente volatilizzate. Quando un paio di labbra si posa sulle tue, le parole si rendono inopportune. Un bacio non ha bisogno di essere raccontato. Un bacio va assaporato, gustato come un gelato al cioccolato che ti inebria i sensi, solleticandoti il palato e lambendoti le labbra. Un bacio abbatte ogni barriera, persino quella innalzata dalle parole.

Il bacio avrà abbattuto tutte le barriere di Giulia?

  • Forse (33%)
    33
  • No (7%)
    7
  • (60%)
    60
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202 Commenti

  • Oggi pesco storie interrotte, fortunatamente questo mi da la possibilità di leggere con calma i capitoli precedenti.
    Mi piace come scrivi, la trova una storia alla ricerca di se stessi e l’amore nonè che un tramite, o almeno così mi è sembrato. Voto per forse perchè le incertezze sono dureda comabattere….Spero che tornerai appena tiè possibile.
    Io intanto voto e aspetto.
    Appena puoi siamo qua!

  • Ciao Anna… è dal primo pomeriggio che inseguo il tuo racconto. Prima ho letto… dopo un po’ ho votato… ora finalmente riesco a commentare.
    Questa storia è frizzante e leggera e la madre di Giulia è fantastica con quella telefonata e lo smalto fresco che deve asciugare.
    La scena del risveglio nel letto dello sconosciuto è davvero raccontata così bene che mi sono immaginata la scena alla perfezione. Bravissima!
    Ora mi aspetto un “sì”, minimo! Complimenti e buona serata!

  • Rieccomi, Anna. Ma sì, le ha abbattute, e come direbbe Orazio a Clarabella di fronte a una grigliata di pesce: “Carpe diem et trote gnam!”.
    Anch’io ho letto L’insostenibile eccetera da adolescente, ricordo solo che mi era piaciuto, nonostante non l’avessi trovato particolarmente leggero come il titolo poteva suggerire 😀
    Tenerone, Noah, nella realtà diffiderei un po’ di lui, ma in fondo, anche se non si dovesse dimostrare vero amore, che male c’è a scambiare qualche tenerezza con uno che ti attizza anche solo denudandosi un piede? 😀
    Ciao, ti auguro un’ottima settimana!

  • Sì, scusa sono inguaribile, quindi Sì.
    La tua prosa è poetica e a tratti essanziale, un insieme di onde dinamiche che portano il lettore fino all’ultimo capoverso senza aver acceso quella dannata sigaretta che si era portato appresso quando aveva iniziato a leggere il tuo episodio convinto che lo avrebbe fatto fumando. Invece si arriva alla fine e si rimane male, cavolo ma che è finito?
    Anna il tuo modo di raccontare convince e premia chi crede in te perché non lo deludi mai.
    Ti ho fatto dei complimenti? Lo sai che non li so fare. Era solo la verità.

  • Anna ma che fai mi copi le opzioni?!?!
    Ah, ah, ah, mi è proprio scappato da ridere quando le ho viste 😉
    E anche tu hai fatto una virata decisa verso il rosa… bello!
    Sono stata indecisa per un po’ tra “sì”, e “forse”, che, forse, era più in linea col personaggio di Giulia…ma poi quello che lei pensa mi ha guidato verso la scelta finale: un bacio rende superflue le parole e ti inebria i sensi…e secondo me lei aveva solo bisogno di sentirsi inebriata…
    Quindi alla fine ho optato per il sì.
    Il capitolo è bello, coinvolgente, anche lui si confessa e si scopre un lato diverso…forse mi è sembrato solo un po’ improvviso il totale trasporto di lui verso lei (è addirittura disposto a rimettersi in gioco conoscendola così poco..), ma sull’amore non si può mai giudicare e tutto può essere, quindi…viva l’amore!! 😉
    Al gran finale…tuo e mio 😉

  • So di aver fatto una scelta fin troppo romantica, ma ho optato per il “sì”. Considera che nel racconto di Danio ho votato per una strage, quindi direi che a te è andata decisamente meglio 🙂
    Scherzi a parte, scrittura elegante e raffinata, che ormai credo sarei in grado di riconoscere. La trama ha virato sul rosa ma ho imparato ad apprezzare il genere, soprattutto se le vicende sono ben articolate e costruite come questa. Nono capitolo, quindi ci ritroveremo nel finale e qualcosa mi dice che saprai renderlo indimenticabile. A presto ♥

  • Rosa puro stavolta, con qualche vena d’ironia. Hai cambiato più volte registro in questo racconto, capitolo dopo capitolo, e tutto sommato su questa piattaforma si può, se si vuole sperimentare, o forse si deve, se si gioca fino in fondo con l’interattività con i lettori. Diciamo che, giunti alla fine, vedo pochi margini per recuperare il dualismo e il sogno dei primi capitoli. Sbaglio?
    Forse

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