La morte scese leggera

Genesi

Caro Mark,

mi spiace doverti scrivere questa lettera, so che non la prenderai bene.

Ma so che in fondo mi capirai, non siamo così diversi io e te.

Sarà passata poco più di un’ora dalla nostra discussione, mi spiace, credimi, di averti offeso in modo pesante, ma…

Non lo so, a volte faccio cose strane, lo so.

Ti ricordi quando eravamo bambini?

Ci divertivamo a tirare i sassi al cane del vecchio Hawing, ci passavamo letteralmente i pomeriggi con quel lurido bastardo di un cane.

Sono certo che te ne ricordi vecchio mio, dopotutto ti aveva azzannato una gamba, una volta.

Dio mio, quanto tempo ti hanno tenuto in ospedale? Un mese? Due?

Dio mio, quel bastardo era un vecchio rognoso, ma i denti erano come dannati cacciaviti.

Mi ricordo che te l’hanno staccato in due infermieri, quando gli hanno aperto le fauci ti si veda l’osso. Era bianco come avorio.

Comunque sto divagando inutilmente, sono qui per scusarmi per l’appunto.

Non volevo offenderti amico, credimi, non volevo farlo.

Ma è stato più forte di me.

Ok, non posso dire che non mi hai tirato le palle eh, perché quando vuoi pure tu sai essere stronzo. E pure molto.

Con me poi. 

Io ti ho sempre voluto bene. Non ti ricordi?

Si, tu ricordi… sei sempre stato bravo a ricordare le cose.

Ma vedi, prima…avevo un qualcosa dentro, come un sentimento, che mi bruciava dentro come lava sulle pendici di un vulcano ed io…beh, ho eruttato.

Contro di te.

Lo so è sbaglio.

Ma vedi, ora che ci penso meglio… forse non è del tutto colpa mia. 

Io sono anni che attendo, ho atteso anzi tutta una vita che tu… beh si insomma mi ringraziassi. 

Ho atteso pazientemente come Mosè sul ciglio delle acqua del Mar Rosso, ero come nel deserto occidentale del Sinea aspettando la chiamata del Signore (tu sei il Signore Mark, nel senso, è una specie di metafora insomma)

Si insomma, aspettavo che tu mi chiamassi e mi dicessi, Hey Albert sai che c’è? Ti voglio bene… o tipo Hey Albert, Grazie. Per essermi sempre stato vicino, per non avermi abbandonato come quella scrofa di mia madre quando ha saputo che mi facevo di eroina.

Hey Albert, grazie per aver sistemato tutto con lo spacciatore a cui avevo rubato mezzo chilo di dose.

Hey Albert, grazie per esserti disfatto del cadavere di quella povera stronza che io chiamavo fidanzata quando si è sparata in vena un mix di Xanax e merda cinese comprata per 20 dollari da un cazzo di immigrato coreano all’angolo della strada.

Hey Mark, tranquillo, va tutto bene. Siamo amici no?

Non so se te l’ho mai detto…ma ho ucciso io il cane del vecchio Hawing.

Non penso di avertelo mai detto.

Quando tu eri in ospedale, andavo al cancello della rimessa ed osservavo quel cazzo di cane. Lo odiavo Mark. Lo odiavo con tutto me stesso. Per quello che ti aveva fatto. Tu stavi male e lui era lì, libero, a farsi i cazzi suoi.

Una sera ho saltato il cancello, e mi sono avvicinato. 

Il cane era legato alla catena, appena mi ha visto è scattato per mordermi ma non è andato lontano.

Lo vedo che tirava quella sua cazzo di catena, il ferro gli premeva la gola, gli vedevo le vene ingrossarsi in modo innaturale, e lui continuava ad abbaiare come un matto. Io lo guardavo e basta.

Poi mi sono alzato e stando attento, ho preso la catena ed ho iniziato a tirare. Ero arrabbiato Mark. Molto. Ma non in quel momento. Prima. Forse dopo. Non so non ricordo.

L’ho soffocato con la sua stessa catena. Lo guardavo negli occhi mentre lo facevo. Ho visto che la luce dei suoi occhi si affievoliva lentamente, lui continuava a dibattersi, si è pisciato addosso verso la fine. Cercava di guaire, ma la sua lingua gli si era incastrata in gola.

Io continuavo a guardarlo. E mentre il suo cuore moriva come il sole durante un’eclissi…io sorridevo.

Mi dispiace Mark.

Ma anche stasera, mentre tu mi hai girato le spalle…

L’ho rifatto. Non è la prima volta che accade…l’ho già fatto in guerra ma da quando sono tornato..beh è la prima volta.

Mi spiace che sia stato con te Mark. Credimi. Mi dispiace.

Ma non dovevi offendermi.

Non ti sei accorto di nulla. Mentre aprivi la bocca per urlare il mio braccio ti aveva già bloccato la trachea.

Non hai sofferto. Verso la fine pure tu ti sei pisciato addosso, come il cane di Hawing. Come in guerra.

Non hai sofferto amico. Ti ho rotto l’osso del collo prima che che il tuo cuore emanasse l’ultimo battito.

Decapitazione interna si chiama.

Scusa amico. Non volevo. Ma come vedi, fino all’ultimo ti ho voluto bene. E ti ho ucciso…come le tue sigarette. Ironico no?

Adesso sei ai miei piedi, nel semi interrato, i pezzi del tuo corpo sono sparsi come un puzzle composto a caso da un folle.

Scusami amico, non doveva finire così. Mi spiace credimi.

Però avevi ragione su una cosa Mark.

Nel mio cervello c’è qualcosa che non va.

E’ come se avessi dentro di me un demone crudele e spregevole assieme, che a volte muove le mie mani.

Scusami Mark. Ma in questo momento nella mia testa non c’è dolore, non c’è paura.

C’è solo la convinzione che una mente volta al bene appartenga solo ad un corpo debole. In questo caso il tuo.

A

Ho riposto il tuo corpo vicino a me, amico mio. Sempre assieme ricordi? Ma il mondo la fuori continuava a guardarmi in modo strano...

  • Carissimo sconosciuto... (25%)
    25
  • Cara madre... (50%)
    50
  • Caro Dottor White... (25%)
    25
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20 Commenti

  1. Bello, intrigante, ti viene voglia di conoscere già il seguito.
    Dopo due lettere e sicuramente la terza che seguirà, mi piacerebbe però che dopo la storia si dipanasse in maniera più “tradizionale” per evitare di cadere, tuo malgrado, in un esercizio di stile.

  2. Te lo posso dire ? Stilisticamente molto bravo.

    E’ che sei stato … come dire ? Lascia che ti tiri le orecchie un po’ anche io.

    Sei stato ridondante e sinceramente il gesto di ammazzare la madre, potrebbe capire il desiderio di uccidere ma suona tanto incoerente con l’amore che provava per lei.

    Va bene la malattia ma … boh ? Qua mi lasci un po’ perplesso.

  3. Dato il contesto direi proprio “Caro Dott. White”. Insomma, una pazzia descritta nei minimi dettagli. E’ un po la storia del coccodrillo, con gli psicopatici: si dice lacrime di coccodrillo, proprio perchè, nella leggenda, (almeno, io la spevo cosi), i coccodrilli mangiano gli amici, poi piangono perchè non li hanno più.
    Vorrei sapere A….a che cosa si riferisce. Non hai messo punti di sospensione dopo la prima lettera, quindi non riesco nemmeno ad abbozzare ad un nome….
    E’ tremenda come scrittura. Un horror proprio nel vero senso della parola. Di nuovo bravissimo!!

  4. Incalzante, pungente, terribile.
    Queste sono le sensazioni che ho provato leggendo il secondo capitolo. Per il terzo ho votato il dottor White, come logica conseguenza di ciò che è appena successo. Ma non mi stupirei che il nostro psicopatico indirizzasse i suoi interessi altrove.
    Ciao e al prossimo 😉

  5. Voterò per “carissimo sconosciuto” gli psicopatici, tra le altre cose, sanno rendere vividi i propri pensieri, e le vicende che costruiscono, addosso ad individui che nemmeno conoscevano. Mi è piaciuto davvero. Fa paura. Bravissimo!! Se ti va passa da me, un tuo commento mi farebbe enormemente piacere.

  6. Ciao Silenti,
    leggendo il tuo primo capitolo ho avuto paura, devo ammetterlo, sei molto bravo nel metterti i panni di uno psicopatico perché quelle sensazioni di mancanza di controllo, instabilità emotiva e violenza vengono fuori decisamente bene 🙂 Probabilmente tii leggerò con il contagocce (gli psicopatici mi impensieriscono parecchio ed ho un problema di empatia con quello che leggo ;)) ma lo farò anche volentieri 😀 Voto per Cara madre. A presto

  7. Eccomi qui con un nuovo nome. O meglio con un nuovo nome qui. Ne porto uno pesante bello mio che è il mio.

    Questo è un po come girare in moto senza casco: sono cavolacci tuoi.

    Sappiamo essere più volgari Silenti. M qua sa tanto di autobiografico almeno qua. Sai che il valore dell’amicizia per me è molto alto ed in questo personaggio è la stessa cosa. Anche in me qualcosa che non va. Naaa non me lo hai mai detto me lo sono detto da solo. Omicidi finora non ne ho commessi.

    In conclusione penso davvero di poterlo dire: è probabilmente l’incipit più bello che hai scritto. Complimenti davvero. Keep going. Io ho scelto la madre. Ho il difetto dell’impazienza e sentire la madre … Mi lascia parecchio sconcertato. Anche per esperienze simili. Non ho ucciso nessuno però … Chi è senza peccato scagli la prima pietra.

    Keep going my friend. E vai avanti che son curioso.

  8. Un horror originale che inizia come un romanzo epistolare. Nella lettera scopriamo che qualcosa non va, che l’amicizia è malata o meglio, lo è la testa di chi scrive la missiva. La lettera in realtà è quasi una confessione o un diario, perché il destinatario ha fatto una brutta fine. Penso che sia l’inizio di un ottimo lavoro in perfetto stile horror. Ho scelto la più inquietante tra le tre opzioni: la madre. Continua così e complimenti.

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