Arcandia, le Porte di Etelios

Dove eravamo rimasti?

Di cosa parleremo nel prossimo capitolo? Ovviamente vi parlerò di tutte e tre le opzioni, ma la maggiormente votata di più delle altre. I due bambini. (50%)

Alla Locanda

Adran ricordava perfettamente la propria Cerimonia del Dono: il Padre Spirituale che invocava gli Dei e poi la forte luce bianca che lo aveva invaso.

Tutti gli abitanti di Arcandia avevano un Dono, che poteva essere una particolare abilità, oppure una vera e propria qualità magica.

E quel giorno aveva scoperto di essere un “Polemistis “, un guerriero.

Ogni Polemistis  aveva la propria “Ravdì“, un pezzo di legno e argento.   Il Dono del Polemistis consisteva proprio nell’utilizzare la Ravdì  e poterla trasformare in qualsiasi arma: dalla frusta alla balestra. Così venne accolto nella milizia ed addestrato per combattere, come tutti i Polemistis

I bambini di fronte a lui dovevano aver avuto la propria Cerimonia del Dono da uno o due anni, oppure non l’avevano nemmeno avuta.

Nei paesini più piccoli di Arcandia, era raro che ad un ragazzo venisse fatta una cerimonia. Perciò moltissime persone diventavano adulte senza conoscere il proprio Dono, magari straordinario,.

In effetti, quando Adran aveva visto i ragazzi fuori, raggomitolati sotto la pioggia, li aveva scambiati per bambini, ma invece potevano avere tredici o quattordici anni.

Li aveva fatti entrare nella locanda e aveva pagato per loro qualcosa che potesse riempire quegli stomaci affamati e quelle bocche che magari non toccano acqua pulita da giorni, e che si dovevano accontentare di quella che cadeva giù dal cielo.

Adesso però, seduti a un tavolo all’interno del rifugio,  poteva osservarli meglio.

Erano un maschio e una femmina.

Il ragazzo, quando lo aveva sollevato di peso per portarlo dentro, aveva cercato di lottare, ed anche adesso lo squadrava diffidente.

Aveva i capelli e gli occhi neri, penetranti, la pelle pallida faceva sembrare la chioma corvina ancora più scura alle luci del fuoco che scoppiettava nel camino.

La ragazza invece era totalmente diversa: i capelli erano una lunga e riccia massa rosso fuoco, che quasi nascondevano interamente il volto, su cui spiccavano gli occhi verdi e attenti.

Lei, al contrario dell’altro (fratello, forse), aveva messo da parte ogni sospetto e ora addentava con gusto la pannocchia alla brace che gli era stata messa sul piatto.

La locanda era un luogo abbastanza angusto, tre piani, al primo la cucina e una sala da pranzo per i clienti, riscaldata da un bel camino, al secondo le camere da affittare e al terzo le stanze dei proprietari.

Quando le si era avvicinato aveva intuito come fosse scampata alla distruzione: una barriera protettiva avvolgeva tutta la casa, respingendo all’esterno il male.

Probabilmente uno dei proprietari aveva quel particolare Dono.

Quando pensò che avrebbe potuto salvare tutto un popolo invece che la propria vita un’improvvisa rabbia s’impadronì di lui.

La scacciò: non era il momento di infiammarsi, doveva restare calmo.

Si rivolse ai due ragazzi: -Chi siete? Dove sono i vostri genitori?-

La ragazza stava per parlare ma l’altro la zittì con un gesto della mano.

-Noi non parliamo con gli sconosciuti- disse e sul suo viso comparve un’espressione ostinata.

-Nemmeno con quelli che ti offrono del cibo e un posto asciutto e caldo?- provò.

Ma il ragazzo rimase in silenzio.

-Peter, glielo dobbiamo- era stata la ragazza a parlare, e nei suoi occhi era comparso uno scintillio di decisione.

L’altro grugnì, così lei iniziò a parlare:-Io sono Isabelle e lui è Peter, abitavamo assieme a nostra sorella maggiore a Cloastra, un paesino a Sud-Est di qui-.

-E poi cos’è successo?- domandò Adran.

-Solo qualche settimana fa il cielo sì è fatto improvvisamente nero. Noi abbiamo pensato a qualche calamità passeggera, come un eclissi, ma è rimasto così per giorni, e man mano che passava il tempo la situazione peggiorava: c’erano persone che la notte sparivano, ci si svegliava all’alba e si ritrovava il bestiame ucciso e i campi fatti a pezzi, poi, cinque giorni fa, sono arrivati i mostri- il suo sguardo si oscurò per un attimo, mentre i ricordi si facevano parole.

-Erano orrendi: alcuni erano grandi come case e fatti di roccia e terra, altri piccoli e veloci, neri come le tenebre, e ancora e ancora, ma tutti seminavano solo morte.

Nostra sorella ci disse di fuggire, sarebbe venuta anche lei, ma aveva il Dono della Guarigione, perciò non poteva abbandonare i  nostri concittadini-

-Così siete scappati e siete arrivati qua?-  chiese.

-Sì-.

-E voi sapete cosa erano quei … mostri?- 

Questa volta fu il ragazzo a parlare:-In città c’era chi diceva fossero i mostri usciti dall’Etelios,dicevano che le Porte si fossero riaperte, ma i più religiosi sostenevano fosse una punizione divina, per uccidere gli infedeli.

Chi la pensava così è stato il primo a morire-.

Venivano dall’Etelios… brutta storia.

-Perfetto, grazie mille- disse, poi si alzò e portò le mani alla cintura, le mise in un sacchetto di stoffa e ne tirò fuori una mezzaluna d’oro, che porse ai ragazzi.

-Tenete, con questa starete bene per un mese, se l’oste e gentile-.

-Lei dove va?- gli chiese la ragazza.

-Vado a chiudere le Porte-.

Adesso anche il ragazzo, Peter, si era alzato -Veniamo con te-.

Adran accetterà?

  • No, ma i ragazzi non sono della stessa opinione. (75%)
    75
  • Certamente, che l'avventura abbia inizio. (17%)
    17
  • Figurati, due mocciosi sarebbero solo d'impiccio! (8%)
    8
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158 Commenti

  • Ciao Nicholas. Abbiamo letto il tuo racconto e lo abbiamo trovato bellissimo! Scrivi davvero bene, riesci a proiettare un’atmosfera perfetta,
    Continua così! Ci dispiace di essere arrivati alla fine, perchè ci sarebbe davvero piaciuto assistere alla formazione del tuo racconto.
    Saluti, Elizabeth e Nathaniel.

  • Ciao Nicholas. Inanzitutto complimenti. Hai 13 anni ma scrivi come se lo avessi fatto da una vita. Mi piace il tuo stile, è fluido, grammaticalmente corretto e lo stile che hai creato è molto simile a quello di Cronache del mondo emerso. Ci sta.
    E’ stato piacevole leggere la tua storia, mi ha incuriosito moltissimo la storia dei Doni.
    Pero un unico appunto: forse hai messo un po’ troppa carne sul fuoco.
    Insomma, passare da villaggi distrutti a montagne con labirinti sotterranei a sirene a rifugi nella foresta va bene, ma è un po’ veloce.
    Per il resto davvero, non posso che rinnovarti i complimenti.
    Continua così.
    Io ho scelto i bambini e i sogni. Due cose che vanno a braccetto da sempre.

  • Ciao, Nic.
    Fantastico! Incredibile! Spettacolare! Magico! (vuoi un’altra ondata di complimenti o posso andare avanti? 😛 )
    Sei sorprendente, riesci, in qualche strano modo, a scrivere con quello stile scorrevole e semplice in un perfetto equilibrio tra spensieratezza e azione.

    Questa cosa del sacrificio è molto inquietante, spero che tu abbia già un’idea perché altrimenti dovremo sacrificare qualcuno e la cosa non mi attira per niente!
    Continua così, Nic! Viaggia fino alla fine di questo racconto incredibile.
    Ci sentiamo al gran finale! 🙂

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