Arcandia, le Porte di Etelios

Dove eravamo rimasti?

Chi o cosa incontreremo nel prossimo capitolo? Un mendicante che sa più di quel che dovrebbe. (50%)

Il Fuco del Viaggiatore

I tre erano fermi in mezzo ad un sentiero che s’inerpicava sulla montagna.

Il sole ormai tramontato da un pezzo, e le tenebre iniziavano a infittirsi.

Avevano superato il Camhedar da qualche giorno, adesso si avventuravano sulla catena montuosa di Luvrush, famosa sia per le sue valanghe che per la frequente caduta dei massi.

Adran era certo di esserci già stato qualche volta.

Quando, a dodici anni, era stato portato al fronte per essere addestrato, aveva trascorso anni duri e dolorosi tra accademie e corsi privati.

A diciassette anni era uscito dalla sua ultima accademia militare e aveva ricevuto il permesso di poter viaggiare per Arcandia.

Tutti i Polemistis  dovevano affrontare una scelta una volta concluso l’apprendistato: o entrare a far parte dell’Esercito e donare anima e corpo per il proprio regno oppure abbandonare il fronte, con però l’obbligo di dover tornare in caso di bisogno.

E così aveva fatto lui.

Non era passato tanto tempo, eppure si ricordava di Luvrush solo come un profilo scuro sull’orizzonte, una sbavatura di grigio e nero là dove la pianura incontrava il cielo.

Ed era principalmente per quel motivo che si erano persi.

-Ma come abbiamo fatto a smarrirci di nuovo?- la voce di Peter fendeva il silenzio come un coltello nel burro -Non avevi detto che avevi viaggiato per tutta Arcandia?-.

Adran non lo guardò nemmeno, dopo due giorni aveva imparato a convivere con il suo carattere burrascoso :-Per tutta no, solo per parte. Sono già stato qui, ma chissà perché me ne ricordo solo vagamente-.

Isabelle era qualche metro avanti a loro, con lo sguardo fisso nell’oscurità, come se il buio avesse potuto suggerirle una via.

-Non te lo ricordi? Perciò dovremo passare la notte …- Peter venne zittito dalla sorella.

Isabelle aveva sollevato il braccio e ora indicava un punto preciso sul versante opposto.

Adran strinse gli occhi per cercare di vedere meglio.

La luce di un fuoco. 

♦ ♦ ♦  

Il fuoco era stato acceso in una piccola caverna, una rientranza nella roccia proprio accanto al sentiero.

Era larga due metri e lunga quattro, con il soffitto (se così si può chiamare) munito di piccole stalattiti.

Impiegarono quasi un’ora ad arrivarci, si sedettero con la schiena contro la parete di roccia, la testa appoggiato sul petto per la stanchezza.

Solo poi si domandarono chi avesse acceso il fuoco.

♦ ♦ ♦

Era molto difficile saper dire dove finiva la carne ed iniziava la pietra.

Il vecchio era vestito di grigio sporco e marrone, la testa calva, le orecchie enorme e a sventola.

Era avvolto in un pesante mantello che lasciava scoperto solo il volto, anch’esso di sfumatura grigiastra.

Quando Adran si accorse di lui rimase a fissare gli occhi neri e profondi.

-Mi spiace, ma abbiamo visto il suo fuoco e abbiamo pensato che avesse potuto aiutarci: vede ci siamo persi …-.

Il vecchio continuò a guardarlo in silenzio, masticando qualcosa che probabilmente era corteccia.

-Siamo sulle montagne da qualche giorno ma evidentemente abbiamo preso la via sbagliata e…-

-Vi trovate sul Monte Zanna d’Orso, a un giorno di  cammino verso nord dalle fine di Luvrush- detto questo riprese a masticare, senza distogliere lo sguardo da Adran.

Quando riaprì la bocca per parlare tutti poterono ammirare la collezione di sedici denti marci e storti nella sua bocca :-Il mio fuoco riscalderà abbastanza anche per voi, ma dovrete darmi qualcosa da mangiare: sono stanco di corteccia d’abete!- .

Adran aprì la bisaccia e diete a ciascun una forma di pane.

Quando il vecchio l’ebbe divorata si mise a guardare il cielo, il suo sguardo vitreo si perdeva tra quella moltitudine di stelle.

-Sono tempi duri, questi, bisogna restare uniti- borbottò.

Peter, che era rimasto zitto in presenza del vecchio s’incuriosì:-Lei sa qualcosa di quel che è successo?-.

Il vecchio non si girò nemmeno a guardarlo:-Certo.

Sono le rocce a raccontarmelo, è il grigio del cielo, la profondità della notte, il sapore dell’acqua.

Tutto qui attorno mi sta urlando un avvertimento-.

-è vero, allora? Le Porte di Etelios si stanno riaprendo?- La voce di Isabelle risuonò ancor più decisa, messa a confronto con quella tremolante del vecchio.

-Sì, si stanno aprendo, tutte e tre-.

Era risaputo che l’Etelios aveva tre regni: quello freddo e silenzioso di En, quello infuocato di Mel e quello buio e ingannatore di Ogar.

-Ci dica di più- Peter guardava il vecchio come un libro che non riusciva a interpretare.

-Si apriranno tutte e tre in posti di versi, per diverse e innumerevoli volte.

Fino adesso si sono aperte per pochi minuti, riversando su Arcandia solo un millesimale parte dell’esercito di mostri che in quelle terre dimora, ma presto rimarranno aperte per giorni, anni, fino a non chiudersi mai più-.

-E perché gli Dei non intervengono?- domando Isabelle.

-Gli Dei non esistono- le rimbeccò il fratello.

-Gli Dei esistono, ragazzo, ed esisteranno per sempre.

Ma quello che sta succedendo è un problema solo degli uomini-.

Solo in quel momento Adran alzò gli occhi da terra e guardò il vecchio.

Ma lui era scomparso.

Cosa accadrà nel prossimo capitolo?

  • Sempre sulle montagne i tre trovano una fitta rete di gallerie con cui potrebbero arrivare prima a valle. (57%)
    57
  • Sempre sulle montagne i tre s'incappano in un luogo intrigante e misterioso. (43%)
    43
  • I tre escono dal Luvrush e s'incamminano in una foresta tropicale (non cercate di capire la geografia di Arcandia, è tutto un altro mondo) (0%)
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158 Commenti

  • Ciao Nicholas. Abbiamo letto il tuo racconto e lo abbiamo trovato bellissimo! Scrivi davvero bene, riesci a proiettare un’atmosfera perfetta,
    Continua così! Ci dispiace di essere arrivati alla fine, perchè ci sarebbe davvero piaciuto assistere alla formazione del tuo racconto.
    Saluti, Elizabeth e Nathaniel.

  • Ciao Nicholas. Inanzitutto complimenti. Hai 13 anni ma scrivi come se lo avessi fatto da una vita. Mi piace il tuo stile, è fluido, grammaticalmente corretto e lo stile che hai creato è molto simile a quello di Cronache del mondo emerso. Ci sta.
    E’ stato piacevole leggere la tua storia, mi ha incuriosito moltissimo la storia dei Doni.
    Pero un unico appunto: forse hai messo un po’ troppa carne sul fuoco.
    Insomma, passare da villaggi distrutti a montagne con labirinti sotterranei a sirene a rifugi nella foresta va bene, ma è un po’ veloce.
    Per il resto davvero, non posso che rinnovarti i complimenti.
    Continua così.
    Io ho scelto i bambini e i sogni. Due cose che vanno a braccetto da sempre.

  • Ciao, Nic.
    Fantastico! Incredibile! Spettacolare! Magico! (vuoi un’altra ondata di complimenti o posso andare avanti? 😛 )
    Sei sorprendente, riesci, in qualche strano modo, a scrivere con quello stile scorrevole e semplice in un perfetto equilibrio tra spensieratezza e azione.

    Questa cosa del sacrificio è molto inquietante, spero che tu abbia già un’idea perché altrimenti dovremo sacrificare qualcuno e la cosa non mi attira per niente!
    Continua così, Nic! Viaggia fino alla fine di questo racconto incredibile.
    Ci sentiamo al gran finale! 🙂

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