Arcandia, le Porte di Etelios

Dove eravamo rimasti?

Cosa accadrà nel prossimo capitolo? Sempre sulle montagne i tre trovano una fitta rete di gallerie con cui potrebbero arrivare prima a valle. (57%)

La Caverna

-Oh no!-.

Peter fu svegliato bruscamente e  in malo modo; e ciò non contribuì a migliorare il suo umore.

-Che c’è adesso?!- si mise seduto, strofinandosi gli occhi con le mani grigie di polvere.

Adran era in piedi davanti all’entrata della caverna, e fissava sconcertato il sentiero.

Isabelle gli fu subito accanto e Peter li raggiunse in un attimo.

Il sentiero era bloccato da massi e detriti,alcuni alti anche diversi metri,  probabilmente caduti da una zona più elevata della montagna.

Superarli era impossibile, a meno che qualcuno non avesse rischiato di arrampicarcisi sopra, pregando gli Dei di essere clementi.

Ma né Peter né Isabelle erano scalatori abbastanza esperti.

-Come facciamo, adesso?- chiese Isabelle, sconcertata.

Adran di portò le mani alla cintura, là, tra la Ravdì e un tintinnante sacchetto di pelle, c’era una lunga corda arrotolata.

-Dovremo calarci e arrampicarci lateralmente sulla roccia, per poi risalire quando il sentiero sarà libero dai detriti-.

Un dubbio s’insinuò nella mente di Adran.

Si girò, guardando i due ragazzi negli occhi:-Sapete scalare,

vero?-.

♦ ♦ ♦

Isabelle fu la prima.

Si erano legati assieme con delle corde, così anche se qualcuno  fosse scivolato il peso degli altri lo avrebbe sorretto, impedendogli così di cadere.

Adran la calava giù, e le sue parole di incitazione l’aiutavano a proseguire.

Diverse volte andò nel panico quando non trovò più un appiglio per le mani e i piedi e così doveva domandare ad Adran istruzioni.

Isabelle spostò il piede da una incavatura nella roccia ad un altra sottostante.

Ma quello che le era sembrato un buon appoggiò era invece una roccia fragile.

La roccia si sgretolò sotto i suoi piedi e per il terrore la ragazza scivolò e perse anche l’appiglio delle mani.

Scese di colpo di qualche metri, per un attimo si ritrovò da sola contro la grandezza del vuoto sottostante, lei sola contro la paura della morte.

Adran riacquistò la presa sulla corda e così alche la caduta di Isabelle s’interruppe.

Solo allora la ragazza riprese a respirare e a riaprire gli occhi, ostinatamente chiusi.

Davanti a lei c’era qualcosa d’inaspettato e d’impensabile.

La roccia formava un’altra rientranza, metri sotto quella in cui avevano dormito, ma molto più lunga e antica.

Isabelle si ritrovò a fissare il corridoio incredibilmente liscio, quasi fosse una bocca che, pronta a ingoiarla, si spalancava.

-Isabelle? Stai bene?- era Adran.

-Sì… credo che ci sia una cosa che vogliate vedere-.

♦ ♦ ♦

Adran passò la mano sulla parete lisca della galleria. 

-è naturale?- domandò Peter, avvicinandosi.

Guardava la grotta con sospetto, gli occhi scuri che osservavano ovunque, in cerca di un pericolo invisibile.

-No- gli rispose Adran,  -credo che sia stata scavata nella roccia in tempi lontani-.

-Adran, cosa facciamo?- gli domandò Isabelle, posandogli una mano sulla spalla.

Solo allora lui si voltò:-Proseguiamo per un po’, tentare non nuoce-.

Peter aveva dei dubbi, ma preferì stare in silenzio.

Era come se qualcosa, nel profondo della montagna, stesse gli stesse urlando un avvertimento.

Un urlo che solo lui poteva sentire.

Un urlo che preannunciava morte.

♦ ♦ ♦

Isabelle proseguiva a stento.

Era come se la roccia, grigia ed eterna, le stesse portando via ttta la vita.

Là sotto tutto era freddo e monotono.

A Cloastra aveva sentito un Maestro che sosteneva che al centro della terra ci fosse solo magma e fuoco fluido, ma più scendevano verso il cuore della montagna, più la temperatura si abbassava e il loro vigore diminuiva.

Ad un certo punto, quando Isabelle credeva di non riuscire a farcela più, il corridoio di roccia si aprì.

I tre si ritrovarono in un palazzo sotterraneo.

Il soffitto era a volta, sostenuto da enormi colonne .

La stanza era enorme, lunga quasi settanta metri  e alta cinquanta.

-Ma… Dove siamo?-

Peter era rimasto a bocca aperta ed ora fissava l’imponenza che aveva attorno.

-Deve una specie di Sala del Trono di un popolo ormai scomparso- Adran indicò un punto dall’altra parte della stanza, dove si riusciva a vedere un enorme trono di roccia e ferro.

Accanto al trono, c’erano delle scale che, sperò Isabelle, portavano verso un uscita.

L’idea di ritornare all’aria aperta la riempì di gioia…

La testa le pulsò improvvisamente, Isabelle cadde in ginocchio per il dolore.

-Isabelle, stai bene?- una voce indistinta, come un sussurro da dietro una parete.

La testa le sembrava stare per scoppiare, gli occhi le lacrimavano, ma il dolore non si fermava, anzi, le sembrò che stesse mettendo radici in lei, mentre il suo cuore avvizziva e lei esalava il suo ultimo respiro …

Il buio inghiotti il suo urlo.

E lei.

♦ ♦ ♦

Si trovava ancora nel palazzo sotterraneo.

Lì c’era qualcosa di malvagio, lo sentiva.

Un essere in agguato, che attendeva latente il momento giusto per presentarsi.

Però, adesso che osservava meglio, capì che non sì trovava più nell’esatto punto di prima.

Era accanto al trono.

Lo studiò con più interesse: era di lisca pietra, con strisce di roccia rosso scuro che ne percorrevano il profilo.

No, non era roccia.

Era sangue.

Nel prossimo capitolo preferireste incontrare...

  • Ombra, ingannevole e misteriose tenebre. (38%)
    38
  • Freddo, neve e gelido ghiaccio (25%)
    25
  • Fuoco, luce, magma e fiamme (38%)
    38
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158 Commenti

  • Ciao Nicholas. Abbiamo letto il tuo racconto e lo abbiamo trovato bellissimo! Scrivi davvero bene, riesci a proiettare un’atmosfera perfetta,
    Continua così! Ci dispiace di essere arrivati alla fine, perchè ci sarebbe davvero piaciuto assistere alla formazione del tuo racconto.
    Saluti, Elizabeth e Nathaniel.

  • Ciao Nicholas. Inanzitutto complimenti. Hai 13 anni ma scrivi come se lo avessi fatto da una vita. Mi piace il tuo stile, è fluido, grammaticalmente corretto e lo stile che hai creato è molto simile a quello di Cronache del mondo emerso. Ci sta.
    E’ stato piacevole leggere la tua storia, mi ha incuriosito moltissimo la storia dei Doni.
    Pero un unico appunto: forse hai messo un po’ troppa carne sul fuoco.
    Insomma, passare da villaggi distrutti a montagne con labirinti sotterranei a sirene a rifugi nella foresta va bene, ma è un po’ veloce.
    Per il resto davvero, non posso che rinnovarti i complimenti.
    Continua così.
    Io ho scelto i bambini e i sogni. Due cose che vanno a braccetto da sempre.

  • Ciao, Nic.
    Fantastico! Incredibile! Spettacolare! Magico! (vuoi un’altra ondata di complimenti o posso andare avanti? 😛 )
    Sei sorprendente, riesci, in qualche strano modo, a scrivere con quello stile scorrevole e semplice in un perfetto equilibrio tra spensieratezza e azione.

    Questa cosa del sacrificio è molto inquietante, spero che tu abbia già un’idea perché altrimenti dovremo sacrificare qualcuno e la cosa non mi attira per niente!
    Continua così, Nic! Viaggia fino alla fine di questo racconto incredibile.
    Ci sentiamo al gran finale! 🙂

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