Arcandia, le Porte di Etelios

Dove eravamo rimasti?

La luce non smetterà mai di splendere! Finché io vivrò, finché l'amore m'incendierà il cuore, le tenebre non potranno mai vincere! Nenphilias, la Ninfea Marmorea, la città galleggiante al centro del lago, l'ultimo barlume di speranza contro le tenebre, sempre più potenti (67%)

Salvezza

Isabelle non sapeva che fare.  Si sentiva persa, sola, come mai in vita sua. Adran e Peter rimanevano immobili, nonostante lei implorasse loro di fare qualcosa, di combattere contro quel canto misterioso.

Le Marinidi scivolavano lentamente tra i flutti, si muovevano agilmente attorno alla barca.

Isabelle si costrinse a pensare in fretta. Aveva già sentito leggende che parlavano di quelle bellissime donne del mare, che ammaliavano i marinai, per poi divorarli nelle profondità.

Ma un conto era ascoltarle raccontare, mentre viverle era tutt’altra storia.

“Cosa faccio? Cosa faccio?” la sua mente era come annebbiata, sembrava che il canto iniziasse a mostrare i suoi effetti anche su di lei.

Le Marinidi danzavano veloci attorno a loro, i loro volti di una fredda bellezza erano illuminati da un sorriso affamato.

“Per prima cosa” si disse “Cerca di liberare i remi”. Fece un respiro profondo, per calmarsi, poi si mise all’opera. Le due aste erano probabilmente bloccate da un mucchio di alghe particolarmente intricato.

“Se per incastrarle le abbiamo ruotate in senso orario, basta ruotarle in senso contrario e si libereranno” pensò, ma non ne era per niente sicura.

Strattonò il remo, compiendo un ampio cerchio in senso antiorario. Il remo si liberò, e Isabelle se lo trovò tra le mani, a guardarlo con espressione stupita.

Proprio quando pensava di avere una possibilità le sue speranze si vanificarono di nuovo. 

Il canto delle Marinidi stava diventando più forte. Se lo sentiva rimbombare in testa, melodioso, inafferrabile. Doveva sbrigarsi.

Percepì Peter e Adran muoversi dietro di lei, si sporgevano dalla barca, verso l’acqua e le creature che essa nascondeva.

Si buttò verso di loro, spingendoli a terra. Afferrò dalla cintura di Adran la corda che avevano utilizzato per arrampicare, e li legò stretti alla barca. Un problema era stato risolto, ma mancavano ancora le Marinidi da affrontare.

Sembravano veramente arrabbiate che il loro canto non sortisse più alcun effetto. Spalancavano la bocca, e per un attimo perdevano il loro fascino, perchè così scoprivano le due serie di denti enormi e appuntiti.

Iniziarono a nuotare più rapidamente, e più volte Isabelle dovette tenerle a bada con il remo libero. Vedeva i loro occhi brillare di un odio famelico, insaziabile.

Isabelle sapeva che non sarebbe riuscita a resistere a lungo. Presto il sonno e la stanchezza l’avrebbero fatta cedere, e allora sarebbe stata la fine.

Un fischio sommesso attirò la sua attenzione: un dardo era uscito dalla nebbia e si era conficcato in profondità nel legno della barca. Doveva essere un avvertimento.

Sembrava che ciò avesse reso le Marinidi in allerta, ma erano troppo affamate per andarsene.

Sentì di nuovo un fischio, e un altro dardo andò a conficcarsi nel fianco di una Marinide, che si immerse, urlando di dolore.

Arrivarono altre tre frecce, che centrarono tutte meticolosamente il bersaglio.

Vedendo le proprie compagne morire così rapidamente, le Marinidi restanti fuggirono nelle profondità del lago.

Fu in quel momento che la nebbia si dileguò, mostrando tre zattere in legno candido, fino ad ora nascoste dalla foschia.

In piedi sulle barche c’erano diversi arcieri, tutti con l’arma ancora pronta in mano, con la freccia già incoccata, che guardavano guardinghi l’acqua.

Isabelle sentì qualcuno gridarle qualcosa, ma non comprese le parole. La sua mente era rivolta a Peter e Adran, e al pericolo che avevano corso.

Avevano rischiato di morire, ancora una volta. E Isabelle era certa che non sarebbe stata l’ultima.

♦ ♦ ♦

Nenphilias in Eirlind significa letteralmente “Ninfea di Marmo”. E quello non era un nome che le era stato dato per caso.

Nenphilias sembrava infatti un vero e proprio bocciolo marmoreo, che galleggiava al centro del lago. Padiglioni e torri dai riflessi dorati si elevavano dal centro della città, come dita puntate verso le stelle.

In realtà la città non galleggiava, ma un ingegnoso sistema di pilastri e colonne faceva di lei un’unica palafitta di roccia.

Era uno di quei pochi posti che Adran non aveva mai visitato.

Gli uomini che li avevano salvati avevano messo a loro disposizione diverse stanze nel cuore della città, promettendo che “la Dama” avrebbe potuto riceverli il giorno dopo.

Chi fosse mai la Dama Adran non lo sapeva, e nemmeno gli interessava poi molto.

Perché aveva paura che delle domande che gli attanagliavano la mente nessuno conoscesse la risposta, neppure una misteriosa Signora del Lago.

La Sala più importante della Reggia di Nenphilias è...

  • La Biblioteca di Marmo (63%)
    63
  • L'Arena Cangiante (38%)
    38
  • La Sala del Trono (0%)
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158 Commenti

  • Ciao Nicholas. Abbiamo letto il tuo racconto e lo abbiamo trovato bellissimo! Scrivi davvero bene, riesci a proiettare un’atmosfera perfetta,
    Continua così! Ci dispiace di essere arrivati alla fine, perchè ci sarebbe davvero piaciuto assistere alla formazione del tuo racconto.
    Saluti, Elizabeth e Nathaniel.

  • Ciao Nicholas. Inanzitutto complimenti. Hai 13 anni ma scrivi come se lo avessi fatto da una vita. Mi piace il tuo stile, è fluido, grammaticalmente corretto e lo stile che hai creato è molto simile a quello di Cronache del mondo emerso. Ci sta.
    E’ stato piacevole leggere la tua storia, mi ha incuriosito moltissimo la storia dei Doni.
    Pero un unico appunto: forse hai messo un po’ troppa carne sul fuoco.
    Insomma, passare da villaggi distrutti a montagne con labirinti sotterranei a sirene a rifugi nella foresta va bene, ma è un po’ veloce.
    Per il resto davvero, non posso che rinnovarti i complimenti.
    Continua così.
    Io ho scelto i bambini e i sogni. Due cose che vanno a braccetto da sempre.

  • Ciao, Nic.
    Fantastico! Incredibile! Spettacolare! Magico! (vuoi un’altra ondata di complimenti o posso andare avanti? 😛 )
    Sei sorprendente, riesci, in qualche strano modo, a scrivere con quello stile scorrevole e semplice in un perfetto equilibrio tra spensieratezza e azione.

    Questa cosa del sacrificio è molto inquietante, spero che tu abbia già un’idea perché altrimenti dovremo sacrificare qualcuno e la cosa non mi attira per niente!
    Continua così, Nic! Viaggia fino alla fine di questo racconto incredibile.
    Ci sentiamo al gran finale! 🙂

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