Cronache di una cornacchia

Dove eravamo rimasti?

Cosa volete che racconti la protagonista? sesso a casa sua (50%)

Grazie

Non amo. Non provo. Non sento. In pratica ho scoperto l’elisir dell’eterna felicità. Dovrò farmi pagare una volta che avrò registrato la creazione di questa formula di sopravvivenza ad ogni evenienza. Voglio il cazzo, quelli si. Voglio essere toccata, bacia, scopata, palpata, ciucciata fino a non poterne più. Fino a sentire che lo sfregamento di un corpo contro il mio diventa insopportabile. Fino ad essere piena di sperma e saliva fino a farmi schifo. E’ così che voglio essere. Uno sguardo trattenuto in un fosso melmoso lungo un argine. Sono nuovamente tanto grata alla stagione tardiva che quest’anno sta riservando.  Una margherita con petali avvizziti e ricurvi ed il gambo rinsecchito. Mi vedo così. Non è colpa sua, vorrei poter dire il contrario; vorrei poter imputargli qualche colpa. La verità è che sono rinsecchita due anni prima. Lo posso incolpare di tanto altro, ma non di farmi stare così. Seduta sul bordo di un letto che non è il mio, guardo la mia immagine riflessa nello specchio. “Che cazzo mi è successo?! Come ci sono arrivata a questo?!”

Con lo sguardo che passa convulsamente dalle cornici sui comodini agli ingrandimenti affissi alle pareti, ho per un attimo il barlume di un’idea sana. Il primo dopo tanto tempo. La parola “scusa” tenta di riaffiorare tra i canali di scolo della mia mente. Non ci crederete, un tempo ero brava. Ero veramente brava. Però, le cose brave vanno calpestate, giusto? Le cose brave e buone, sono troppo facili, vero? Se sei brava e buona sei un’oca. In linea retta di pensiero, è così a scuola come nella vita di tutti i giorni. Così, mentre il mio sguardo rimbalza dal viso di sua moglie, sopra la testiera del letto, sorridente nell’abito da sposa, a quello di sua figlia che vagamente me lo ricorda, avverto una sottile fragranza di fuliggine salire verso lo stomaco. Senso di colpa? Forse. Stringo le lenzuola del letto. Del suo letto. Suo, di quella che sta appesa nel quadro sopra la mia testa. Mi sforzo. Stringo più forte. Stringo ancora di più fino a che le unghie mi si conficcano nei palmi. Accidenti, uscirà una volta per tutte un senso di colpa autentico e dirompente. Ci provo con tutta me stessa. Per una volta, una sola volta, voglio un senso di colpa che mi sbatta a terra. Voglio sentirmi male per lei, per quello che le sto facendo. Dopotutto, sono una donna anch’io. Dov’è finita la mia solidarietà femminile? Ne avevo da vendere. La grandine colpisce il vetro con un rumore ritmico, e l’aria gelida entra dalla finestra aperta del bagno. Mi viene la pelle d’oca ma non mi copro. Adoro avere freddo, mi piace il gelo: tremare, di piacere o di freddo, che differenza fa?  Sospiro, mentre i capezzoli s’irrigidiscono ed inevitabilmente mi bagno fra le gambe al ricordo della sua bocca lì dentro che, non posso negarlo, sa cosa fare. Quanto vorrei che fosse dicembre. Il buio presto, la neve, il mondo che per un po’ ti chiude fuori da se stesso e finge di non vederti. Ho questa sensazione passeggiando per la città d’inverno. Una fugace aurora boreale che si spegne come il crepitio di un focolare e non fa rumore. Credevo di voler essere questo, di dover essere questo per lui. Mi sbagliavo. Sono soltanto un gradino più su. Non è molto, ma è più di quanto avrebbe dovuto essere. Scendendo dal letto, inciampo in una bambola di pezza. Vorrei raccoglierla, simulo il gesto e mi blocco. Fisso i bottoni al posto degli occhi di quel fantoccio rosa, e all’improvviso mi sento troppo sporca per toccarlo. E’ il gioco di una bambina, tra l’altro non una bambina qualunque, mi sto facendo suo padre. La lascio lì. Credo di aver chiuso per sempre con i bambini, sono troppo puri per me. Il mio gesto non passa inosservato. Lo capisco più che altro dal ceffone che mi arriva sulla natica sinistra. Non faccio una piega nemmeno mentre con la mano mi stringe dove ha appena colpito. Avverto la barba ispida sul collo e contro la guancia, ed il solito aroma di muschio bianco che detesto. Un bacio veloce, mentre lo sento sfregarmi il cazzo contro le cosce. Con il braccio mi solleva il seno e lo accarezza. “Non sta facendo nulla di male, non sentirti sbagliata per nessun motivo”. Un sorriso ironico m’incurva il labbro. Io? Io non sto facendo nulla di male? Davvero? Non rispondo, e lascio che mi baci le spalle e lungo il collo, respirando quel momento avidamente. Voglio trattenerlo nei polmoni il più a lungo possibile. Voglio il retrogusto di questo pomeriggio tatuato nella gola e dentro le costole. Voglio la pioggia mista saliva che mi scorre lungo il ventre. Voglio il vento dentro. Alzo lo sguardo fuori dalla finestra, aprendo la bocca per far entrare la sua lingua. Il grigio azzurro di un pomeriggio proibito che si riflette come un temporale statico nei miei occhi. Un ultimo morso lungo il collo e si stacca da me, dirigendosi verso la cucina. “Ah, le cose di mia figlia puoi toccarle.” Un sorriso soddisfatto mi affiora sul viso. Al diavolo il mondo intero quando sono in questa stanza.

Nel prossimo capitolo

  • Prima di ora (29%)
    29
  • Qualcosa è successo (29%)
    29
  • Un Natale da dimenticare (43%)
    43
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29 Commenti

  1. Lo ammetto: la lettera minuscola all’inizio mi ha infastidito parecchio, ma poi sono andata avanti a leggere e ho capito che l’idea è stata geniale! Un altro capitolo bellissimo, complimenti. Le ultime righe mi hanno lasciata senza parole…e tutto il resto fa capire perfettamente quanto una festa che dovrebbe celebrare l’amore e l’Umanità delle persone si trasforma nell’esatto opposto se non hai legami affettivi stabili.
    Ritrovamento.
    Ciao ciao 🙂

  2. Uno sfogo personale della protagonista che fa capire il suo stato d’animo in un altro contesto. Non capisco molto la pertinenza con il resto del racconto, però immagino che nei prossimi capitoli ci farai capire qualcosa in più.

  3. Ciao Ele,
    ho votato prima di ora per cercare di capire meglio questa donna. Per ora non fa altro che dei lunghissimi sfoghi su come è, su come si sente, sul fatto che fa quello che fa fregandosene di tutti e di tutto praticamente. Però, come ti dicevo l’altra volta, mi sfugge ancora un significato, una spiegazione…manca un elemento di rottura in questo sfogo, secondo me: dove ci vuoi portare in sostanza?
    Stavolta devo dire che ho trovato lo sfogo anche più confuso: probabilmente questo è il capitolo che mi ha convinto meno….scusa la franchezza 😉
    Comunque continuo a seguirti…a presto!

  4. “Quanto vorrei che fosse dicembre. Il buio presto, la neve, il mondo che per un po’ ti chiude fuori da se stesso e finge di non vederti.” Questa frase è FANTASTICA! Non so quante volte l’ho riletta! Davvero bella, complimenti…sei stata bravissima a scrivere queste scene senza essere volgare, ma al tempo stesso esprimendo la voglia di trasgressione della protagonista, la tormentata svalutazione di se stessa. I primi dubbi si stanno insinuando in lei…a cosa porteranno? Secondo me lo scopriremo presto.
    Un Natale da dimenticare. Purtroppo quando detesti i legami, il Natale diventa il periodo più difficile dell’anno.
    Bravissima ancora, attendo con ansia il prossimo!

    • Ciao Artelisa! Credo che la protagonista fosse già cosi, caratterialmente parlando. Ciò che le è accaduto intorno ha soltanto reso il suo modo di essere ancora più sprezzante e menefreghista.
      Hai presente quella frase: “dicono che sono diversa, che sono cambiata, che non sono più quella di prima, ma nessuno mi ha mai chiesto il perché…” ?
      Ecco, le è accaduto questo.

  5. Mi piace il cinismo della protagonista. Anche se, di tanto in tanto, sente il bisogno di “qualcosa di più”. Poi passa, per ora. Sembrano i ragionamenti di una che ha sofferto parecchio, di una costretta a convincersi che i legami non valgano più nulla. Capisco perfettamente questo flusso di pensieri, anche se continuando così dubito che possa avere di più.
    O magari mi sbaglio…
    Tantissimi complimenti ancora

  6. Ciao Ele,
    altro capitolo davvero bello!
    Sono davvero piacevolmente stupita non solo dalla bravura che hai nello scrivere, ma anche nel descrivere quello che pensa/prova la protagonista. Mi è rimasto impresso un passaggio più di tutto il resto “adoro avvertire sulla pelle il metallo freddo della fede che porta al dito. Il simbolo esistente del tradimento che sta compiendo.
    Non voglio che la tolga, lui non lo fa.”
    E quindi la moglie è il suo capo eh? Interessante… ma lei sarà davvero così cinica come sembra?
    Per il prossimo dico in controparte…non ho capito che significa, ma la bambina e il peluche…non so, mi stonavano…
    Buona notte!

  7. Ciao! Parto col dire che non leggo quasi mai né rosa né, tantomeno, eros. Mi sono soffermata sul tuo racconto, mi ha attirato per qualche motivo e non sono riuscita a fermarmi fino alla fine. E’ scritto davvero bene, belle le immagini, le metafore, le parole…chissà se la protagonista continuerà a vivere così o se si accorgerà che questo modo di vivere la sessualità non la soddisfa appieno. Direi che torna al lavoro, almeno così si era proposta di fare. Ancora complimenti, seguo!

  8. Ciao Ele, e benvenuta qui! Il tuo incipit mi è piaciuto davvero molto, proprio ben scritto! Della storia non dici molto nella sinossi, quindi è tutta, intrigantemente, da scoprire…e io ho voglia di farlo,ti seguo!
    Molto bella l’immagine che hai tratteggiato quando lei passa davanti alle cornici e si chiede se l’ombra del suo sguardo sarà visibile alla moglie 🙂
    A presto! Buona giornata!
    Ps: finirai la tua storia vero?? Ti prego! Qui tutti gli eros dopo un po vanno in stand by!!!! Ah, dico lavoro, era in pausa!!

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