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L’incubo nello specchio

Le gocce di pioggia cadevano incessanti sul volto disperato di Alan. Guardava in lato verso il cielo piovente nella speranza di trovare un angolo di nulla in cui evadere. Sperava che qualcosa lo risucchiasse verso l’alto e lo allontanasse dalla situazione in cui era. La pioggia gli scorreva sul volto e gli bagnava l’incolta barba. Amplificati dalle gocce d’acqua, i riflessi dei lampeggianti della polizia circondavano la silhouette dell’uomo. Abbassò la testa lentamente. Non ne aveva voglia ma era necessario tornare alla realtà. Si trovava in piedi su una buia strada di montagna a due corsie. Davanti a lui un’auto ferma con la portiera del guidatore aperta. Sull’asfalto, invece, tra lui e l’auto il corpo senza vita di una donna sdraiata a faccia in giù. Alan non si era accorto di avere ancora il braccio testo e la pistola ancora puntata verso dove poco prima c’era la donna in piedi. L’incessante cascata di pioggia sulla sua faccia nascondeva le lacrime. Non ci sarebbe stato bisogno di giustificarle ai poliziotti che lo stavano raggiungendo da dietro. Continuava a guardare la scena davanti a sé, ma il suo sguardo andava oltre al cadavere della donna. Da dietro il finestrino del passeggero posteriore, rigato dalla pioggia, si intravedeva il profilo di una bambina. -Non guardarmi- pensava Alan. -Non guardarmi ancora-. I poliziotti lo avevano ormai raggiunto.

Gli occhi di Alan scrutavano intensamente il proprio riflesso nello specchio del lussuoso bagno in cui si trovava. La sua rasatura perfetta e i capelli impomatati all’indietro, gli conferivano un’aria elegante ma al contempo severa. Alan respirò a fondo il rassicurante odore dello spray anticalcare che riempiva l’aria. La stanza era stata pulita di recente e questo lo confortava. La sua attenzione era però rivolta al nodo della sua cravatta che non riusciva a smettere di sistemare anche se, ad un occhio esterno, sarebbe comunque apparso perfetto. Si inumidì le labbra con la punta della lingua e respirò profondamente. Si passò le mani sui capelli assicurandosi fossero ancora compatti e pettinati e si chinò in avanti appoggiandosi con le mani sul marmo del lavandino sottostante, avvicinandosi ancora di più allo specchio. -D’accordo, sono pronto- sussurrò scrutando intensamente la superficie riflettente. -Avanti, venite a prendermi-. La luce al neon sfarfallò per qualche secondo tramutando la calda luce dell’ambiente, in un riflesso cupo e verdastro. In una delle due mani stringeva un tubetto di pillole. Erano la sua via di fuga, il suo paracadute, la sua barriera protettiva. Alan continuava a fissare lo specchio. Le luci ripresero a lampeggiare. Poi, il vetro dello specchio senza l’intervento di alcun agente esterno, si crepò rumorosamente al centro. Alan con il pollice fece saltare il tappo di plastica che chiudeva il tubetto di pillole. L’uomo deglutì e non smetteva di fissare lo specchio. La crepa si allargò su tutta la superficie del vetro. Poi qualcosa di appuntito e scuro tentò di penetrare il punto da cui la crepa era partita. C’era qualcosa dietro lo specchio e stava tentando di uscire. La crepa superò i margini dello specchio ed andò ad intaccare le piastrelle del muro. La cosa al centro dello specchio iniziò a penetrare il vetro da dietro allargando a dismisura e protraendosi in avanti verso Alan. Di un nero profondo, il tentacolo che spuntava dallo specchio si coprì di spine, prendendo le sembianze di un ramo di rovo ma mantenendo la consistenza di un tentacolo di carne e muscoli. Intanto le crepe continuavano il loro percorso lungo tutto il muro del bagno. Dal tentacolo centrale, sembravano diramarsi quelle che erano a tutti gli effetti delle radici, che andavano a crescere lungo le pareti. Tutto intorno ad Alan le piastrelle iniziarono a saltare e a rompersi, lasciando spazio a quelle orribili radici spinose. Il tentacolo centrale continuava ad allungarsi avvicinandosi al volto dell’uomo. Una voce ovattata sembrava chiamare il suo nome, ma Alan continuava a fissare il tentacolo che gli si avvicinava. -Alan!- Questa volta la voce si fece più insistente. Con un gesto rapido, Alan si portò alla bocca una pillola che ingoio con un rapido scatto all’indietro della testa. Strizzò gli occhi e li tenne chiusi per qualche secondo ritrovandosi nel buio più completo. Intorno a lui il silenzio. -Alan, cristo santo!- Gli occhi si riaprono. Intorno a lui tutto era tornato alla normalità. Lo specchio di fronte a lui era intatto e le piastrelle del bagno scintillavano di pulito. Aprì il rubinetto e si sciacquò la faccia. Dietro di lui, in piedi sull’uscio della porta, c’era un uomo grasso e stempiato. Attendeva una risposta di Alan tenendo le mani sui fianchi. La giacca del completo grigio aperta, lasciava intravedere il distintivo della polizia appeso alla cintura. -Cosa cazzo stai combinando? Ci facciamo notte qui-. Alan si voltò a guardare l’uomo e, dopo un cenno con il capo, lo raggiunse fuori dal bagno.

Il prossimo capitolo sarà ambientato in:

  • Un ristorante di lusso (22%)
    22
  • Un sudicio appartamento (33%)
    33
  • Una camera d'albergo (44%)
    44
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14 Commenti

  • Eccomi. Ti ho scoperto perché sei venuto a leggere il mio nuovo racconto e mi sono incuriosito per il tuo commento. Tranquillo, non è solo per un voto di scambio che sono qui, ho letto i due episodi e mi sono incuriosito.
    Anche nel secondo capitolo non hai dato una formattazione più chiara del testo, eppure è facile: basta andare a capo prima e dopo ogni dialogo. Gli a capo li puoi aggiungere anche dopo che hai incollato il testo su questo sito.
    Ti seguo con interesse.

  • Mi piace l’atmosfera da thriller classico mista a quella più cupa dell’horror. Concordo con chi dice che i dialoghi appaiono un po’ confusi (graficamente) ma ben costruiti nella forma, che per ora hanno aiutato molto a caratterizzare Richmann e Alan. Voto per conoscere meglio Alan, in fondo è il protagonista 🙂

  • Nuovo personaggio, magari colui/colei/la cosa che si sta divertendo. Seguo la storia, poiché le primissime righe mi hanno incuriosito, l’incipit per ora la parte più coinvolgente. Delle virgolette a mio avviso aiuterebbero a distinguere meglio i dialoghi, ma la scrittura è comunque scorrevole. A presto.

  • Ciao, il tuo racconto non aveva ancora ricevuto visite, così mi sono fatta avanti per rompere il ghiaccio. Su the Incipit è difficile avere “clienti”, nel senso che se vuoi essere letto, devi improvvisarti lettore a tua volta e leggere anche le storie degli altri. Come primo capitolo, è giusto non avere ancora tutto chiaro, l’alone di mistero è una delle caratteristiche che ti permette di agganciare i lettori. Mi pare di capire che grazie a una pillola, gli incubi se ne vanno. Ci spostiamo in un sudicio appartamento, lo so, non è il massimo, ma in fondo è pur sempre un horror… a presto.

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