Scintille

Napalm

Scintille.

Sono tornate.

Credevo di aver risolto questo problema qualche anno fa, con la modifica della terapia, ma evidentemente mi sbagliavo.

In genere arrivano quando sto per addormentarmi.

O forse quando sto per svegliarmi?

Non ne sono sicuro, ho sempre trovato difficile distinguere i due momenti.

La scorsa notte ho deciso di passarla in bianco, rimanere svegli è l’unico modo per evitarle.

Le scintille, dico.

Magari se riuscissi a resistere per qualche giorno potrei in qualche modo scamparla.

Certo, sono consapevole del fatto che prima o poi la stanchezza arriverà inesorabile.

Già nel pomeriggio ad esempio, il mio corpo ha iniziato a reclamare le ore di sonno che gli spettavano.

Che dire, forse non avrei dovuto sedermi sul divano.

Il problema è che quei morbidi cuscini rispettano a pieno le promesse del negoziante che me l’ha venduto.

“Questo sofà è una nuvola” aveva detto.

Avrà sicuramente esagerato, però quando ho chiuso gli occhi mi sono sentito effettivamente in paradiso.

Per pochi fulgidi istanti ovviamente, perché poi sono arrivate.

Le scintille, dico.

Erano vicinissime, il loro calore iniziava già ad arricciarmi le sopracciglia.

Mi stavo preparando a sentire il solito lancinante dolore delle ustioni oculari, quando un’esplosione mi ha svegliato.

Proveniva dalla TV, fortunatamente era rimasta accesa.

Ancora parzialmente immobilizzato dai postumi del sonno guardo lo schermo del televisore, ci metto qualche minuto per metterlo a fuoco.

Un soldato a torso nudo accovacciato sopra una trincea sta parlando con alcuni suoi sottoposti. Alle sue spalle, diverse esplosioni squarciano il terreno.

Il suo tono autoritario lascia intendere che ricopra una carica importante, probabilmente un ufficiale. Si tratta di un combattente temprato dalla guerra, dato che non sembra curarsi delle bombe che continuano a cadergli dietro.

Rivolgendosi con fierezza ai soldati, dice qualcosa a proposito di quanto gli piaccia l’odore del napalm al mattino.

Sbadiglio.

Cerco il telecomando tra le pieghe del divano e cambio canale.

Sul video adesso ci sono due tizi che viaggiano su un aereo di linea.

Uno dei due, quello che indossa gli occhiali da sole, sta spiegando all’altro che è possibile creare del napalm mescolando benzina e succo d’arancia congelato.

Questa cosa non ha senso.

Come si fa a mescolare la benzina con un solvente acquoso congelato?

Forse però ha detto concentrato, devo aver capito male.

In ogni caso non credo si possano amalgamare tra loro, hanno proprietà chimico fisiche incompatibili.

Afferro il cellulare e chiamo Gionata.

Mentre il telefono squilla, tolgo l’audio al televisore.

Dopo qualche secondo il mio amico risponde al telefono.

“Pronto? Che succede?”

Il suo tono è preoccupato.

“Gionata, che roba è il napalm?”

“Come?”

“Il napalm, che cos’è?”

“Mattia, mi hai chiamato a quest’ora per chiedermi cosa sia il napalm?”

Nella sua voce adesso, mi sembra di percepire una sorta di latente irritazione.

“Sì perché? Che ore sono?”

“Le dieci di sera.”

“Non è molto tardi.”

“Non è questo il punto. Non potevi semplicemente cercarlo su google?”

Rimango in silenzio.

Sinceramente non ci avevo pensato.

“Mattia, va tutto bene?” domanda nuovamente preoccupato.

No, non va bene.

Sono tornate, capisci?

Le scintille, dico.

“Mattia, tutto ok?” ripete inquieto.

“Sì, tranquillo. Tra poco vado a dormire. Ci sentiamo domani.”

“D’accordo” risponde poco convinto.

Sto per riagganciare, quando lo sento dire:

“Comunque il napalm è una specie di esplosivo.”

“Quello l’avevo capito, volevo sapere chimicamente da cosa è composto.”

“Cosa?”

“Tritolo, idrocarburi, nitroglicerina. Queste cose qua.”

“Mattia…”

“Sì, d’accordo. Lo cerco su google” taglio corto interrompendo la comunicazione.

Rimango sul divano a guardare le immagini senza sonoro che scorrono sul televisore.

Ho fame, solo ora mi rendo conto che non ho ancora cenato. Inoltre ho caldo e mal di testa.

Mi alzo e vado ad aprire la finestra per cercare un po’ di refrigerio.

Quando spalanco il vetro vengo investito da una zaffata di fuliggine. Un odore acre mi penetra le narici.

Deve esserci un incendio non molto lontano da qui, probabilmente qualche piromane ha bruciato l’ennesima automobile.

Sto per chiudere la finestra, quando sul marciapiede dall’altro lato della strada vedo una figura tristemente familiare.

Il prete.

Ancora lui.

Mi osserva dietro i suoi spessi occhiali da vista.

Il suo sguardo mortificato cerca di evocare i soliti superflui sensi di colpa.

Come sempre mi accusa indirettamente di essere io stesso la causa della mia sofferenza.

Cosa vuoi stavolta, prete?

Vuoi che ti chieda perdono?

Sappiamo entrambi che non ho nulla di cui scusarmi, per cui lasciami stare.

La sua espressione afflitta non fa che aumentare il mio fastidio nei suoi confronti.

Scuoto la testa.

Vattene, stai perdendo tempo.

Il prete alza lentamente un braccio.

Ho detto vattene.

Indica qualcosa alla sua sinistra.

Non guardare.

Seguo il suo indice teso.

A pochi isolati da qui, una densa colonna di fumo si muove lentamente verso il cielo scuro.

Cosa farà Mattia?

  • Cucinerà un'omelette (36%)
    36
  • Si dirigerà verso l’incendio (57%)
    57
  • Andrà dal prete (7%)
    7
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259 Commenti

  • Ciao FueGod, come te lo spiego che sono terribilmente dispiaciuta per non aver potuto tenere il ritmo degli ultimi due episodi?
    Ed ora che ho letto tutto, come faccio a spiegarti che questa storia mi è piaciuta di brutto?
    Che tu fossi un abile narratore era chiaro: nelle storie precedenti hai tirato fuori personaggi e trame accattivanti… In questa hai saputo aggiungere un’atmosfera molto particolare che si è mantenuta in ogni singolo epidodio. In qualche commento precedente avevo scritto che il tuo racconto, trasformato in colore, sarebbe stato una mescolanza di rosso e nero. Lo penso ancora. Lo stile che hai usato fa divorare la storia a chi legge: c’è ritmo, mistero, orrore… le certezze crollano e c’è un continuo riposizionamemto delle idee e delle supposizioni… fino ad arrivare al finale. Sei riuscito a regalare una sfumatura ironica a Mattia nell’ultimo capitolo. Ironia che svanisce tra le parole dell’ultimo scambio di battute. E la storia continua…
    Complimenti. Spero di rileggerti presto 😉
    Buona serata!

    • Ciao Athelas e bentrovata anche qua.
      I tuoi commenti sono sempre densi di lusinghe 😀
      Non importa se ti sei persa un paio di capitoli (a parte che non hai potuto dire la tua), l’importante è che sia arrivata alla fine.
      E che abbia continuato il tuo racconto, avevo paura che restasse incompleto. Spero vivamente che tu riesca a trovare il tempo per finirlo 😀
      Ci vediamo dalle tue parti,

      a presto

  • Ciao, FueGod.

    Mi scuso se non ti ho commentato con continuità, ma ti assicuro – è il caso di scriverlo? Penso di no 😉 – che ti ho seguito sempre.
    Prima un’obiezione all’obiezione della buona Marezia: il significato originale del termine conteso è quello di un rapporto di un individuo adulto con un adolescente, in realtà il senso è andato traslando verso un sinonimo di omosessualità solo recentemente. Quindi, direi che ci può stare. Ammesso che i ragazzini fossero adolescenti, in caso contrario ha ragione Marezia 😀
    La storia mi è piaciuta, così come il colpo di scena nel colpo di scena.
    Mi ha ricordato “Finestra segreta, giardino segreto”, ma ho preferito il tuo finale all’epilogo di Stephen King (e ti assicuro che non scherzo).
    In ogni caso, bravo: scrittura efficace, trama convincente, e sottolineo sia “trama” che “convincente”, in un posto dove troppo spesso il poco spazio o il desiderio di sperimentazione fa scrivere racconti di cinquantamila caratteri in cui non succede assolutamente nulla.
    Mi piace come scrivi e mi piace la tua “poetica”, che sento molto vicina: l’indagine della mente umana, l’esplorazione del confine tra realtà e immaginazione, ammesso che questo confine esista… Insomma, le tue storie hanno per me un sapore sempre familiare e piacevole. E poi sei bravo, lo sai ma è giusto rimarcarlo, ogni tanto, no? 😉
    Insomma, complimenti!

    Ciao, a presto

    • JAW,
      sapevo che eri lì da qualche parte a seguire silenziosamente le peripezie del buon Mattia.
      Per quanto riguarda l’obiezione, le accolgo tutte 😀 Se la differenza era così sottile ci può stare che il povero ispettore snervato abbia fatto confusione.
      L’epilogo di Stephen King è stato uno dei miei preferiti, quando l’ho letto ero giovane e ingenuo e mi ha colpito molto. Certo, era un finale non troppo originale, ma forse era una delle mie prime letture con un epilogo del genere. D’altra parte abbiamo discusso (e scritto) più volte riguardo questi risvolti psicologici.
      Nel mio caso il doppio colpo di scena era essenziale per non essere troppo scontato. Se ci sono riuscito, posso ritenermi più che soddisfatto e il fatto che tu lo abbia preferito addirittura a Finestra Segreta mi rende assai felice.
      Beh, ti ringrazio infinitamente per il commento,
      ci vediamo in giro nel web 😀

      a presto

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