I frammenti dell’Ombra

Dove eravamo rimasti?

Non si fece attendere troppo, la Signora parlò chiaramente e senza mezzi termini verso Beatrice. "Delle altre... Sono rimaste quelle che bastano, e sono già dentro. Nadia non troverà nessuno eccetto..." (80%)

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Non si fece attendere troppo, la Signora parlò chiaramente e senza mezzi termini verso Beatrice:

«Delle altre… Sono rimaste quelle che bastano e sono già dentro. Nadia non troverà nessuno eccetto quell’ultima donna arrivata qualche giorno fa, quella… Prostituta incinta. Quando si dice che il caso non esiste eh?» – la Signora pareva compiaciuta dalla cosa, e se Beatrice ancora ignorava le ragioni di quell’affermazione, qualcosa le suggeriva che di lì a poco avrebbe avuto le idee più chiare.

Era stata proprio Nadia a trovarla, mentre tornava a casa, la prostituta era riversa su di un fianco al bordo strada, la puzza di alcool e sesso, i lividi in faccia e le macchie inconfondibili sui vestiti rovinati da una mano pesante. Per un istante le aveva fatto semplicemente… Schifo. Poi aveva avuto pena di lei. In ultimo aveva immaginato che alla villa le Vedove potevano accoglierla e darle uno scopo migliore di quello inseguito fino a quel momento. Doveva essere una donna dell’est, bionda, bella e giovanissima, ma con poca fortuna con gli uomini.

La pancia le era cresciuta e pure i capelli erano più lunghi di quanto ricordasse visto che, nonostante vivessero nella stessa villa, Nadia di rado si fermava a chiacchierare con Nastasya. – «’asya sei qui?» – aprì la porta di impulso, non riuscendo a trovare nessun altro nelle altre stanze che aveva battuto. La fretta andava crescendo. Nella stanza di Nastasya era già pronta una culla rimediata da un robivecchi, di massiccio legno scuro, la giovane prostituta era seduta di fronte allo specchio cui era solita truccarsi, di lato al letto. – «Nadia… pe-perché questo… ?» – indicando lo specchio annerito la donna rese nota la propria presenza e l’altra, già conscia del fenomeno diffusosi nella casa, non stette ad attendere più di tanto, ma la prese per un braccio tirandola in piedi, impaziente. – «Seguimi, Beatrice ha detto di raggiungere la Sala degli Specchi, andiamo.»

Quando Beatrice varcò la soglia della Sala insieme alla Signora, ciò che vide non sembrò colpirla come avrebbe dovuto. Ancora quella sensazione di calma sotto pelle, non le apparteneva completamente e al tempo stesso non le opponeva resistenza, trovando ben più vantaggio nell’accoglierla, che ad immobilizzarsi terrorizzata. Le Vedove erano posizionate di fronte agli specchi, undici per l’esattezza, l’ultimo era rimasto libero e Beatrice sapeva che non era destinato a lei, né alla Signora che al suo fianco osservava attenta la disposizione delle donne.

I loro volti aderivano, fondendosi, alle superfici degli specchi neri e liquamosi che si protendevano verso i loro corpi, ramificandosi lungo i loro lineamenti come merletto sulla pelle. Si infiltravano tra i loro capelli come mani arcuate a trattenerle ben adese al seno dell’oscurità.

«Beatrice» – la Signora la richiamò all’attenzione – «Nell’antichità l’uomo accendeva il fuoco non solo per mangiare o scaldarsi, ma per tenere a distanza il buio. No, non il buio, ma ciò che vi si nasconde. E non è la superstizione che, secoli passando, ha spinto gli uomini di conoscenza a forgiare le armi per combattere le ombre. Ma non è sciocco temere qualcosa che ci ha visto sicuramente nascere ed evolverci? Combatterlo persino. Quando invece potremmo imparare da questo.»

«Undici. Dodici sono le case della creazione, ma manca la dodicesima» – Beatrice l’ascoltava, ma al tempo stesso i suoi pensieri, se suoi erano davvero, si stavano concentrando su elementi più pratici. I passi di due persone, “madre”, eccola di nuovo Nadia, e non solo lei. – «Oh cazzo…» – seguì un bofonchiare in russo a bocca coperta, Nastasya aveva arretrato istintivamente portandosi le mani al ventre pieno, al contrario di Nadia che, affascinata o forse stordita, aveva compiuto l’esatto passo opposto, lasciando il polso della prostituta.

Lo specchio vuoto fu come battuto dal suo interno in un sordo colpo ripetuto. Era in fondo alla sala, ben frontale e in attesa. Ovale, come tutti gli altri, largo e lungo abbastanza da riflettere una persona nella sua interezza, rifinito con preziosi decori per tutta la cornice, incupiti da un argento lasciato a scurire senza cura alcuna. Il pavimento della stanza era di marmo nero venato di bianco. Ora, come mai prima d’ora, sembrava esser particolarmente adatto a quanto stava avvenendo. Grottescamente in tinta. Il soffitto era stato pitturato a volta stellata, richiamando la fantasia di alcune chiese gotiche: il blu intenso era interrotto dal giallo o dall’oro minuziosamente sagomato a forma di stella a raggi ben aperti, nell’intento di dare respiro alla pesante atmosfera della stanza nel suo complesso.

Percorrere la sala dava l’impressione stessa di entrare in uno spazio alternativo a quello conosciuto, e adesso la percezione era più forte che mai nelle membra di Nastasya. – «Pe-perché siamo q-qui?» – chiese incespicante la prostituta, passando in rassegna lo sguardo preoccupato sui volti delle altre tre che, rispetto a lei, sembravano mantenere un controllo maggiore.

Alla domanda di Nastasya si trova a rispondere...

  • Nadia che, pensando di comprendere la situazione, cerca di anticipare Beatrice con le sue deduzioni. (25%)
    25
  • Beatrice che la spinge a rivolgersi direttamente alle sue compagne agli specchi. (0%)
    0
  • La Signora che rivela ancora dettagli sul mistero della loro tradizione. (75%)
    75

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28 Commenti

  1. Ciao Sicut,
    La cosa si fa sempre più intrigante. L’unica cosa che non ho capito, cioè ho capito ma ho dovuto rileggere, é:
    I passi di due persone, “madre”, eccola di nuovo Nadia, e non solo lei.
    Ma é solo una sciocchezza e io sono un po’ rinco…
    Mi pare di vederlo il salone, col pavimento lucido, che io avrei lasciato tutto nero a riflettere la volta dipinta… ma va bene anche con le striature bianche.
    Aspetto il prossimo allora, trasloco permettendo ?

    • Ciao Kez!
      il “madre” è il richiamare di nadia quando lei e asya arrivano alla sala, quindi rivolto a beatrice, sono le virgolette che dovevano essere quelle altre parentesi ;_;
      Oh grazie!
      Il marmo nero omogeneo non credo esista (ma magari sbaglio eh), onde non scrivere ciofeche mi sono andata a vedere i tipi di marmi ed il nero ha delle venature molto interessanti che restituiscono una drammaticità (secondo me) in armonia con gli specchi, in quanto le venature fanno pensare effettivamente a delle “incrinature” e… niente mi creo le scene visivamente in testa prima di scriverle, quindi sono ben contenta di sapere se riesco a comunicarle anche a chi legge! Grazie!
      (e sì spero di uscire viva da questo trasloco)…

  2. Ciao Sicuro-Felem,
    Io dico che Nadia non troverà nessuno eccetto…
    Mi sono piaciute molto le similitudini usate per l
    Descrivere l’aspetto di Beatrice, il scivolare della melma sulle pareti che hai descritto come lacrime… mi piace la calma che si siede di fianco alla paura e la testa china sotto il peso dei pensieri. Ottimo capitolo! Il tuo stile sta prendendo forma, stai andando sempre meglio.
    Aspetto il prossimo.

  3. “Il pozzo iniziò a riversare fuori quella melma nera così velocemente che Beatrice, confusa, afferrò un frammento e scappò verso le scale”

    Stavolta ho dovuto pensarci un po’, ma alla fine ha vinto questa opzione per me.
    Attendo con curiosità il prossimo episodio!

  4. Bel capitolo!
    ciao Sicut-Felem.
    Mi piacciono le descrizioni, mi piacciono le frasi tipo:Il cuore le soffriva in petto (molto evocativa); ancora: di quel sibilo che i vecchi emettono poco prima di spirare, quando già il fiato si è fatto povero nelle loro gole, e la vita esile come la pelle sulle vene livide.
    Saper raccontar con pochi tratti efficaci è un’arte. Brava, aspetto prossimo episodio. Io ho votato la melma, perché fa molto horror e porta scompiglio!

  5. Sicut, ci stai facendo scivolare sempre più nell’oscurità.
    Un’oscurità densa di mistero in cui le uniche certezze sono rappresentate da un’ambientazione decisamente affascinante. Curioso di sapere cosa succederà.

  6. Bello dark questo capitolo. Mi è piaciuto molto (come le tue opere che ho sbirciato dalla tua bio). Purtroppo credo di averti portato in parità votando:
    Il volto di Betsie guardava imperioso verso Beatrice, rimproverandola per ciò che aveva dimenticato…
    Però mi piaceva molto come opzione.
    “Beatrice si sentiva pervasa da una tristezza che la sua mente stentava a riconoscere come propria…” molto bella anche questa, brava 😀

    • Grazie mille (Laney, Federica, Keziarica, Karasujin ecc…) innanzitutto.
      In realtà anche le situazioni di parità (mentre scrivo qualcuno ha cambiato di nuovo la “percentuale scelte”) mi ispirano, in parte perché fai contenti più lettori e in parte perché sono situazioni interessanti!
      Mi scuso dei refusi, me ne sono accorta solo a rilettura post-invio 🙁
      (tipo: cercò di volarsi -> voltarsi!!), sigh.

  7. Ho votato questa: “L’indefinita forma cercava una propria identità, assumendo più aspetti, senza mai averne uno che Beatrice potesse carpire nei lineamenti.”

    È un racconto misterioso, intrigante, hai fatto trasparire bene la tensione e confusione di Beatrice. Lo seguo con piacere.
    Attendo il prossimo episodio… Chissà che ne sarà di Bea 😉

  8. Svelare tutto subito no, sono d’accordo anch’io, però la tempistica dipende anche da quanto e come pensi di sviluppare la storia in se. Bello il modo in cui dai informazioni mostrando senza spiegare più del necessario.

  9. Ciao, bella idea quella del ricordo donato che non si può riavere indietro. Diceva Nietzsche che se si guarda troppo nell’abisso, quello alla fine guarderà dentro di te, è una frase che mi piace molto per questo scelgo Beatrice che fissa nel buio. Vediamo se davvero l’abisso guarderà Beatrice…
    A presto.

    • E’ tutto nuovo e molto magico qui! Mi sono buttata per gioco su consiglio di un’amica e spero di intrattenere con piacere chi passi per di qui, per cui ti ringrazio moltissimo della considerazione e della speranza sulla scelta (e sì, è una frase che ho nel cuore fin dall’infanzia, sono cose che ti “costruiscono”). Sono curiosa di vedere quale scelta prevarrà.
      A presto!

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